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Don Israele Bozza

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PERSONE - PERSONE IMPORTANTI

Don Israele Bozza

Un ricordo importante soprattutto per noi ”tosi” degli anni 50 , ora vecchi, riguarda Don Israele Bozza, cappellano a Sambruson negli anni 1955/56.

Il “ricordo” per Don Israele, mi è stato sollecitato da molti che scorrendo il nostro sito, ne hanno denunciato la mancanza tra le “persone” da ricordare, segno evidente che nonostante la breve sua permanenza a Sambruson, solo due anni, questo uomo ha lasciato una impronta forte e indelebile nel paese.

Nato a S. Angelo di Sala il 10 maggio 1922, dopo gli studi del Seminario divenne sacerdote  il 1 luglio 1945. Vicerettore del Collegio Vescovile di Este fino al  1952. Diventa Cappellano di Pontevigodarzere fino al 1955. A settembre diventa cappellano a Sambruson fino all’anno successivo.

Nel 1956 è chiamato a prestare il suo servizio nella Diocesi di Bologna. Dal 1958 al 1968 è parroco di Chiesanuova di Poggio Renatico. Dal 1968 al 1973 Parroco di Stanghella e Vicario Foraneo.

Dal 1973 al 15 luglio 1979 è parroco di S. Carlo. Dal 1979 al 2000 è Parroco di S. Stefano, protomartire, in Piovene. Successivamente viene nominato Penitenziere al Duomo di Thiene fino alla morte che sopraggiunge il 23 dicembre 2009.

Aggiungo una testimonianza di A. Zilio.

Venne don Israele, aveva il naso rotto per una caduta in Lambretta contro un paracarro. Voce tonante, sguardo fulminante, entusiasta e severo ad un tempo. Ci calamitò tutti e costruimmo la corte da bocce. Il massimo per il momento. Campo da calcio? Non ancora. Impossibile anche a pensarci. Ci voleva una fase propedeutica. E fu questa. La strada era stata  aperta. Il calcio a Sambruson cominciò con lui, aprì la strada: muovendosi per far sostituire le  inutili colture agricole della Curia. Almeno da come l’ho vista io. Per me è un grande ricordo. Perché? Perché ci trasmise entusiasmo, voglia di fare da noi stessi … qualcosa per noi. Ad avere dei progetti, a impegnarci a realizzarli. A non avvilirci, ma fare, provare, guardare avanti.

Ecco l’uomo, il prete, il maestro.

Fu mandato a Bologna “la rossa”. Anni durissimi per i “bianchi”, allora. Andammo in corriera a trovarlo. Poi ci perdemmo di vista. E’ morto a Piovene, da qualche tempo, dove ha lasciato un grande ricordo di magistero. E’ giusto che anche noi ci ricordiamo di lui.

In gita da Sambruson a Bologna nel 1957

 


articolo a cura di luigi zampieri


 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 10 Giugno 2020 12:16)

 

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