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Dott. Lino Vanuzzo, Archeologo, Poeta

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Dott. Lino Vanuzzo, Archeologo, Poeta

L'uomo Lino Vanuzzo

per mettere le cose al giusto posto

Da "TROVEMOSE AL MUSEO" di A.Zilio.

Chi era Lino Vanuzzo (1907-1986)?

Si era laureato, aveva insegnato matematica alla scuola media “Reginaldo Giuliani” di Dolo. Di lui, oggi, non si ricorderebbe nessuno. Non aveva figli. Le parentele con gli anni si allargano, si allentano, sfumano. E’ normale.

Lino Vanuzzo, è a tutti noto, scriveva più volentieri una poesia a un giovinetto piuttosto che a una giovinetta. Non per scelta, ma per sua natura. Di lui non ho trovato storie torbide, da cronaca sgradita, ma solo barzellette, allusioni, battutine infelici, sorrisini. Stavamo alla larga. Ci era stato raccomandato, ordinato. Orribile abbastanza per chi subiva una simile quarantena preventiva. Attorno a lui cominciò a crearsi il vuoto, a crescere il silenzio, la solitudine. La solitudine, se non  è scelta come fa l’eremita, è il maggiore tormento per l’uomo. La solitudine è bella, è prolifica se è parziale, se è occasionale, se è un bisogno. Se ti è imposta è una prigione. Lino Vanuzzo, in un certo senso, era un prigioniero in questo nostro buon paese di Sambruson.

Per valutare, per capire i suoi comportamenti, il suo attaccamento alle sue scoperte non si può prescindere dalla sua natura umana. Non potremmo mai capire nel suo significato più profondo e recondito “La cavallina storna” se non conoscessimo la storia personale, familiare e sociale di Giovanni Pascoli.

“Erano altri tempi!” Che giustificazione è mai questa?

Quella fu l’unica vita che lui ebbe. E quello fu il luogo e il tempo assegnatigli dal destino. Le scoperte archeologiche furono l’occasione unica, originale di attrarre l’attenzione del paese e del mondo della cultura su di sé. Se avesse fatto solo il geometra, sarebbe stato sempre in coda. La scoperta lo esaltò, lo innalzò. Credette, in parte gli fu fatto credere, di avere pareggiato i conti con la società che lo accoglieva, mai sorridente, ma sempre con saccenza. A questa nuova posizione sociale, una volta lusingatosi di avere pareggiato i gradini del dislivello, non volle mai più rinunciare. Inseguì follemente i suoi reperti, perché significavano oltre. Oltre il valore artistico, storico, scientifico che tutti attribuivano agli scavi. Significavano l’ingresso nei consueti rapporti, scoprì di essere ricercato da giornalisti e cineasti, di avere ragazzi pronti a lavorare per lui, per niente. Bastavano una sigaretta e un bicchiere di vino. Si scoprì a livello. Con lui, in quei giorni, si parlava seriamente, si ragionava. Non ne approfittò mai. Non salì mai in  scanno. Non manca lettera, e in 36 anni ne scrisse molte, in cui, presentandosi, non citi le sue scoperte archeologiche. Mi sono venute a noia a forza di leggerle! A scuola parlava e informava delle sue tombe, delle anfore, delle palafitte, delle antefisse Si presenta come scopritore, sicuro di distinguersi, di tirarsi su, di attrarre l’attenzione dell’uditore, che, altrimenti, a prima vista, sarebbe scivolata via.

Qualunque altro si sarebbe scoraggiato, avrebbe abbandonato. Lui non poteva. Non poteva perdere l’ancoraggio che gli permetteva di stare autorevolmente aggrappato alla società del suo tempo, a fronte alta, certo di essere ascoltato, accolto.

Non mi risulta facesse parte di associazioni, di partiti, di club, di congreghe. Queste partecipazioni avvengono per comunanza di idee, di interessi, di obiettivi, ma anche perché ti fanno sentire a tuo agio, ti fanno sentire nel tuo habitat, nel tuo “brodo” accogliente. Per la comunanza di interessi, di gusti, di aspettative, di vizi, di libertà di usare linguaggi arditi e osceni dopo le inevitabili cene di amiconi, di famiglie bene… Lui non poteva esserci. Non poteva dileggiare, offendere. Era lui l’oggetto dell’offesa.

Ci sono persone, simboli, difetti e debolezze umane, argomenti degni di rispetto che vengono dissacrati volutamente nella grassa canea dei dopo cena, al termine di impegnativi dibattiti culturali, di convivi politici e sindacali, quando i riflessi si appannano e appari al naturale… quando chissà perché! per tirarti su… getti ancora più sotto, con linguaggio scurrile, chi, non per sua volontà, già vi è.

Sono comportamenti che, nella massa, si accettano, ti mimetizzano, ti autorizzano. Sono gli stessi atteggiamenti che ho scorto in persone per bene su una tribuna di calcio intabarrate, intruppate, eccitate nell’anonimato della folla, inveire sguaiatamente contro l’arbitro, cioè, in quel momento, la legge. Il buio e la massa servono a molte persone composte ad essere scomposte. Gratis. A lui non è mai successo. Non mi risulta. Ma non perché fosse immune da gesti maleducati possibili, ma perché, forse, non gli era mai offerta, o non ha cercato, occasione.

Questa non è una santificazione, ma una semplice, banale verità.

La sua presenza ad un incontro, non di affari, tra amici, avrebbe rovinato tutto, avrebbe impedito qualunque discorso sconcio, qualunque maleducazione che, in veste ufficiale, esercitando una professione, eviti, controlli. Ma di cui hai maledetto bisogno per sfogarti, per liberarti. Purché tu non sia solo. Colpendo, inabissando altri ti illudi di tirarti su… Ci sono tanti modi di buttarsi giù!

Lino Vanuzzo aveva un enorme bisogno, per la sua posizione nella cultura locale? macché! come persona, come uomo, come individuo… di elevarsi non in superbia, non oltre, ma… alla pari. Vanuzzo i modi per emergere li trovava nei suoi scavi, nelle sue palafitte, perché gli permettevano di parlare, di scrivere, di farsi ascoltare alla pari. Finito? Tornava nella sua solitudine.

Credo che non si possano evitare queste osservazioni, parlando degli scavi di Sambruson.

Credo che servano per mettere le cose al giusto posto. Che non sarà mai pari al livello d’amore che il protagonista ha loro dedicato. E al nostro paese.

Come trasuda dalle sue carte.

Le cose che abbiamo in museo sono scintille. Le scintille illuminano.

Ti fanno intuire la bellezza della luce.

Per noi sono molto.

Stando vicini al piccolo museo, da noi recuperato, stiamo pagando un debito.

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Come archeologo Vanuzzo è ampiamente presente in svariati articoli di questo sito internet che vi presentiamo in sequenza, con possibilità di scelta diretta con un clic:

3. Associazione Trovemose
(IL PERIODO STORICO RECENTE /REALTA' ATTUALI)

4. Sambruson sito 24 Via Annia
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/LA VIA ANNIA E SAMBRUSON)
... dell'Antiquarium di Sambruson di Dolo provengono dai recuperi effettuati negli anni Cinquanta del secolo scorso da Lino Vanuzzo, appassionato ricercatore locale, nell'ambito del territorio comu­nale di ...
5. Sambruson e i siti vicini
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/LA MANSIO MAIO MEDUACO)
... sono dedicati alle due zone di Sambruson. Per la zona A il testo riporta la scoperta di tombe a cappuccina da parte del Vanuzzo, il ritrovamento di monete di Claudio e di fibule oggi disperse, di grande ...
6. Descrizione dei reperti
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/I REPERTI ARCHEOLOGICI )
... di questo territorio, influenzate in modo diverso dalle importazioni o produzioni ad esempio di ceramica attica o vernice nera. La ceramica grigia rinvenuta dal Vanuzzo durante il recupero del 1950 consta ...
7. Il catalogo dei reperti
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/I REPERTI ARCHEOLOGICI )
... In esso sono contenuti i materiali oggetto di studio. E stato realizzato, infatti, il catalogo di tutto il materiale ceramico di epoca romana2 rinvenuto dal dott. Vanuzzo durante i suoi scavi nel 1950. ...
8. I reperti archeologici di Sambruson
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/I REPERTI ARCHEOLOGICI )
9. I reperti archeologici di Sambruson
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/I REPERTI ARCHEOLOGICI )
... nominati dal Vanuzzo nel suo Resoconto degli scavi e oggi perduti. Per quanto riguarda le anfore, si registra la presenza nell'Antiquarium di un frammento di anfora con collo a imbuto. Osservando attentamente ...
10. Sambruson e il territorio circostante
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/L'INTERVENTO ROMANO NELLA VENETIA)... di Sambruson. Per la zona A il testo riporta la scoperta di tombe a cappuccina da parte del Vanuzzo, il ritrovamento di monete di Claudio e di fibule oggi disperse, di grande quantità di frammenti ceramici, ...
11. Le monete Romane.
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/IL MUSEO)LE MONETE ROMANE
Due sono le monete che sono state rinvenute nel 1950 a Sambruson e che il Vanuzzo scrive fossero databili all'epoca di Claudio e di Vespasiano. Dalla foto, unica testimonianza visiva ...
12. Il Museo del 1950. I reperti allora,oggi.
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/IL MUSEO)IL MUSEO DEL 1950 : I REPERTI ALLORA, I REPERTI OGGI
Nel Resoconto del Vanuzzo, non esiste un'elencazione ordinata e precisa dei reperti. Molto utili si sono rivelati due elenchi, stilati da funzionari ...
13. Le foto aeree
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/GLI SCAVI ARCHEOLOGICI)
... vari, avvenuti durante gli scavi delle fondamenta per la costruzione delle loro abitazioni. I reperti rinvenuti dal Vanuzzo non fanno pensare ad un contesto funerario; nulla toglie che in altre aree del ...
14. La storia dei rinvenimenti
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/GLI SCAVI ARCHEOLOGICI)
... fu affidato al Prof. Vanuzzo dalla Soprintendenza alle Antichità l'incarico di restaurare un monumento (foto alla tav. I, 2), posto nella località "Al Ponte" di Sambruson5 (pianta alla tav. XVII). Durante ...
15. Premessa allo studio dei rinvenimenti
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/GLI SCAVI ARCHEOLOGICI)
... tra i paesi di Mira e Dolo sulla provinciale Dolo-Chioggia, nel 1950 è stato effettuato uno scavo archeologico condotto dal prof. Lino Vanuzzo e uno scavo sovrinteso dallo stesso Vanuzzo, ...
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articolo a cura di luigi zampieri

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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 10 Giugno 2020 12:15)

 

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