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UN NUOVO EDIFICIO SCOLASTICO. Di Giorgio Basso Direttore Didattico.

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IL PERIODO STORICO RECENTE - LA SCUOLA ELEMENTARE DI SAMBRUSON, TESTIMONIANZE

Una visione di Sambruson di alcuni Insegnanti delle Scuole Elementari degli anni '60, in occasione dell'inaugurazione dei nuovi edifici scolastici.
di

 LUIGI GIORGIO BASSO

 Direttore Didattico del Circolo di Dolo

       Aprile 1962.

Un   nuovo   edificio   scolastico

 Problemi e soluzioni

II progresso della scienza pedagogica, dagli ultimi anni dello scorso secolo, è stato senza dubbio influenzato dall'azione concomitante della sociologia, della psicologia dell'infanzia e della psicologia sperimentale.

Questa influenza ha posto in maggior risalto il valore, ormai universalmente accettato, di alcuni grandi principi dell'educazione contemporanea: e cioè una attenzione particolare per gli interessi e le necessità reali del fanciullo; un alleg­gerimento del carico di nozioni (a vantaggio di un miglior approfondimento); l'importanza, nello sviluppo intellettuale, dell'osservazione e della riflessione, par­tendo dai contributi offerti dall'ambiente; l'esigenza di un inserimento armonico del singolo nel tessuto sociale. Si giustifica in tal modo la tendenza, sempre so­stenuta, ma soltanto in questi ultimi cinquant'anni seriamente concretata, di un'apertura sempre più larga della scuola elementare sul mondo esterno. Appare chiaro che questo orientamento, qui troppo brevemente sintetizzato e motivato, non porta soltanto a modifiche nell'ordinamento amministrativo della scuola, all'emanazione di nuovi programmi di studio, alla redazione di nuovi e adatti testi scolastici, ad una diversa preparazione degli insegnanti e così via, ma si tira dietro l'adattamento delle strutture edilizie della scuola alle sue nuove ne­cessità: si tratta cioè di armonizzare l'insegnamento, che il fanciullo riceve al momento nel quale la sua intelligenza si sveglia, col quadro in cui vive, con le cose che vede e tocca.

Il problema non è cioè tanto o non è solo quello di dare comunque ambienti alla scuola, che pure è un'esigenza obbiettiva e pressante (infatti al 30 gennaio 1959 un rilevamento statistico effettuato dal Ministero della P.I. denunciava una carenza di aule superiore alle 63.000 [50.800 per le sole elementari], non computando i locali cosiddetti adattati, ma in verità inadatti e privi di tutti gli apprestamenti che un'aula scolastica richiede; e se oggi molto è stato fatto, anche in grazia, della legge 9 luglio 1954, n. 645, istitutiva di provvidenze straordina­rie a favore dell'edilizia scolastica, la situazione permane grave e per l'invecchia­mento naturale delle costruzioni preesistenti e per l'istituzione di nuove catte­dre e per le nuove necessità originate dalle scuole di completamento dell'obbligo che dovranno sorgere in tutti i Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti).

Molte, troppe delle nostre scuole sono state concepite per l'audizione della parola dell'insegnante, l'osservazione passiva, l'insegnamento libresco. Ora, la pedagogia contemporanea si ispira ad un ideale preciso che viene sintetica­mente espresso col termine SCUOLA ATTIVA: una scuola, cioè, dove il sa­pere bello e fatto viene subordinato alla riscoperta; il libro cede il posto all'osservazione attiva dell'ambiente naturale, geografico, storico e sociale, o vien dopo di questa; l'espressione verbale uguale per tutti, stereotipata, è sostituita dalla espressione libera, senza intralci; l'insegnamento simultaneo, collettivo si trasfor­ma in un'educazione variamente adattata alle possibilità individuali, nella quale tutti i bambini non debbano per forza fare allo stesso tempo la medesima cosa. Come ciò può essere possibile, o almeno non reso difficoltoso, quando molte delle nostre aule e scuole sono, per costruzione ed arredo, soltanto degli «audi­tori», in cui i maestri non trovano i mezzi necessari per l'educazione attiva pro­posta, oltre che dai risultati della ricerca pedagogica, dai vigenti programmi didattici? Il problema è allora quello — e ritorniamo sul discorso precedente­mente iniziato — di non costruire una scuola elementare purchessia, ma di adattare l'architettura scolastica a quei criteri pedagogici di cui s'è detto, di creare una scuola aperta alla vita: la sua posizione, i suoi locali e la sua attrez­zatura mobile dovranno essere adattati a questa funzione.Requisito fondamentale, valido sia per una scuola urbana che rurale, dovrà quindi essere la scelta di un terreno vasto e lontano da strade rumorose, circon­dato da spazio verde; tale da corrispondere a quattro condizioni pedagogiche spesso trascurate: la possibilità di numerose osservazioni dell'ambiente naturale in seno alla scuola, la salubrità degli spazi verdi, favorevoli alla pratica di una buona igiene fisica, l'apporto della natura alla formazione estetica e morale degli allievi e, infine, la gioia di vivere che procurano uno spazio sufficiente e la tran­quillità del luogo di lavoro. Per quanto riguarda la parte più propriamente architettonica, vai la pena di rifarsi ad un tema discusso al recente Congresso internazionale di Edilizia Scolastica, tenutosi a Milano nel 1960 a cura del Centro Studi della Triennale. In quella sede si è messa in evidenza una situazione critica dell'edilizia scola­stica comune a tutti i Paesi del mondo. Non si tratta degli aspetti più ovvi di una carenza quantitativa, come sopra è stato pure denunciato, ma soprattutto di una crisi di idee e di uomini e di mezzi adeguati, crisi di cui spesso, pressati dall'urgenza del problema di 'far scuola', come aule da mettere a disposizione degli alunni, non si avverte l'importanza. E v'è una giustificazione a ciò in quanto l'esperienza comune vissuta da tutti, dirigenti e decenti compresi, è quella di considerare la scuola come « aule -f- aule -(- aule » fino alla sufficienza per acco­gliere « classi -f- classi -f- classi ». Ora, appunto in sede di Congresso internazio­nale, a questo orientamento ci si è opposti, per affermare che proprio il con­cetto di unità-aula da sommarsi ad unità-aula debba ormai essere considerato come non più sufficiente per una edilizia scolastica adeguata e adeguantesi a una scuola trasformata o in trasformazione. Una scuola ideale, sia che conti molte o poche classi, dovrebbe distinguersi funzionalmente in almeno quattro unità: la direzione, il servizio medico, il cen­tro di osservazioni giornaliere, il centro di educazione fisica, oltre, beninteso, alle classi. Gli elementi di ogni unità possono riunirsi in un solo locale o esser divisi in più locali specializzati. Tra le unità la circolazione sarà agevole e al riparo dalle intemperie. Nella direzione, oltre all'ufficio del direttore, si dovrebbero comprendere la sala di riunione degli insegnanti, la biblioteca pedagogica, la sala di ricevimento dei parenti e il museo scolastico. Il servizio medico dovrebbe disporre di un gabinetto medico-psicologico e di una infermeria. Il centro di osservazioni giornaliere potrebbe essere composto di un piccolo giardino botanico e zoologico e di un angolo per osservazioni climatiche con, almeno, un pluviometro, un anemometro e un termometro a massima e minima. Nel centro di educazione fisica gli allievi dovrebbero disporre d'uno spazio di gioco sufficiente, d'una palestra, di docce, d'uno spiazzo per i giochi spor­tivi e d'una piscina. La palestra, il campo sportivo, la piscina, come pure una sala per le feste, potrebbero essere comuni a più scuole ed essere concepiti per servire anche agli abitanti del luogo, in modo tale da non disturbare l'andamen­to pedagogico della scuola. Le aule, indubbiamente l'elemento principale dell'edificio, pur situate nel contesto architettonico che abbiamo cercato di delineare, dovrebbero essere stabilite di preferenza a pianterreno e provviste di larghe finestre, così da permette­re una vista agevole delle immediate vicinanze. Polivalenti nella loro funzione, esse dovrebbero consentire il lavoro intellettuale e manuale, collettivo ed indi­viduale, attraverso la disposizione dei luoghi e l'attrezzatura. Nell'aula, cioè, do­vrebbero coesistere insieme l'auditorio, il luogo di lavoro intellettuale, l'angolo-biblioteca, il laboratorio di attività creatrici e la veranda. Dovrebbe esser possi­bile ai bambini di fissare le loro opere pittoriche e grafiche con agevolezza, sen­za paura di deteriorare le pareti. Scaffali eleganti e alla portata della loro sta­tura sarebbero un invito ai fanciulli ad ordinare i loro lavoretti in plastica, le costruzioni, ecc.

Il mobilio, sempre commisurato al bambino, dovrà essere bello, robusto e leggero: bello, per contribuire alla formazione del buon gusto, e piacere; robu­sto e leggero insieme, perché l'alunno possa spostarlo senza paura di danneg­giarlo. Tale inoltre, che i tavoli individuali possano essere riuniti in tavoli di squadra o collettivi.

Se consideriamo che il fanciullo trascorre una gran parte della sua esistenza a scuola, appare evidente quale influenza eserciti l'ambiente scolastico, non solo sul suo sviluppo intellettuale, ma anche sulla formazione del gusto e sull'edu­cazione civica. Per quanto riguarda il primo, pur evitando che l'edificio scolasti­co sia una costruzione di lusso, che sarebbe inutile, o dannoso, appare indispen­sabile mettere i fanciulli in contatto con locali, attrezzi e materiali di qualità e di buon gusto. Educare vuoi dire, oggi, favorire lo sviluppo delle possibilità pro­prie di ciascun essere. Le manifestazioni artistiche dei fanciulli ci attestano il loro senso estetico: appare perciò desiderabile che, fin dalla sua prima età, il fanciullo possa abituarsi a godere di mobili gradevoli all'occhio e al tatto, di lo­cali dalle proporzioni armoniche e dai colori gai, ma non affaticanti, di attrezzi della migliore qualità e fattura, di materiali adeguati.

Per l'educazione civica non è nemmeno il caso di far notare come il decoro dell'ambiente, la proprietà e la funzionalità delle installazioni, uniti all'opera educativa dell'insegnante, che dovrà insistere sulle buone abitudini di comporta­mento e sul rispetto della «cosa di tutti», valgano più di cento lezioni cattedratiche. Inquadrato, sia pure a grandi linee e sotto un profilo generico, il problema di un'edilizia scolastica funzionale e aggiornata pedagogicamente, vorremmo ora esaminare la soluzione data in concreto per gli edifici scolastici di Sambruson di Dolo: con animo benevolo, ovviamente, che ci si rende conto di come al raggiun­gimento di determinati ideali ostino non poche difficoltà di natura pratica.

Che di una scuola nuova ci fosse bisogno, sarebbe inutile affannarsi a di­mostrare. Ma vai la pena di riportare quanto scriveva un insegnante in una re­lazione del 1959: « L'edificio scolastico di Sambruson, pur avendo subito am­pliamenti e trasformazioni, dovuti soprattutto al fatto di avere a disposizione nuove aule, piuttosto che ad esigenze di funzionalità ed ammodernamento, risale al periodo intorno al 1866; gli ampliamenti suaccennati risultano effettuati verso il 1881 e verso la fine del secolo. Questo spiega perché l'attuale edificio abbia un così strano e curioso intreccio di entrate e di uscite, di aule piccole e grandissi­me, di aule con un numero impressionante di aperture (una, ad esempio, che non è tra l'altro fra le più spaziose, dispone di ben sette finestre e tre porte). Tutto è in uno stato da far risaltare evidentissimo il segno lasciato da intere generazioni di scolari... Le uscite immettono direttamente sulla strada... Le aule sono otto (14 le classi) e variano per ampiezza, per luminosità e per quanto ri­guarda le uscite e la vicinanza ai gabinetti; una del primo piano, la maggiore fra tutte, non ha uno sbocco diretto alle scale, per cui vi si accede attraversando un'altra aula, con grave disagio per le classi che si alternano in quest'ultima. I gabinetti... sono in numero insufficiente (5 per una popolazione scolastica di 309 alunni), antigienici e ubicati secondo un criterio discutibile poiché, mentre alcuni comunicano direttamente con le aule e quindi sono al «servizio» solo di determinate classi, altri, per la loro posizione, si vedono convogliare gli alunni di tre classi, con non lieve disagio per i ragazzi che, oltre a doversi portare al­l'esterno per raggiungerli, sono costretti a fare lunghe file... ».

Si aggiunga che solo nel 1960 venne installata, in cortile, una cannella di acqua potabile, e che il locale adibito a refettorio, a fianco della scuola, dove veniva servita, in più turni per mancanza di spazio, la refezione agli assistiti dal Patronato, fu dovuto nello stesso anno abbandonare, essendo il tetto peri­colante.

Si tralasciano, per brevità, notizie, altrettanto sconfortanti, sui pavimenti, sugli infissi, sul sistema di riscaldamento e sull'impianto elettrico: nessuna de­scrizione, per realistica che fosse, varrebbe a dare un quadro completo delle tri­stissime e avvilenti condizioni della scuola, quali han dovuto sopportare per tan­ti anni alunni ed insegnanti.

La questione della nuova scuola era stata già sollevata ancor prima dell'ul­tima guerra, non tanto per il numero delle classi (che allora erano 8), quanto per le condizioni già infelici dell'edificio in uso, ma la sua soluzione era impedita dall'impossibilità obbiettiva per il Comune, cui spetta per legge la costruzione degli edifici scolastici, di accollarsi l'onere relativo.

Finalmente nell'anno 1953 veniva elaborato il progetto di massima che pre­vedeva la costruzione di un edificio scolastico in due piani, con 16 aule (già in quell'anno le classi erano 14, come attualmente), da erigersi in un'area di mq. 7000 circa, scelta dalla Commissione Provinciale nei pressi della chiesa parrocchiale di Sambruson, con una spesa prevista per circa 70 milioni. L'edificio comprendeva inoltre tutti gli ambienti accessori previsti nelle norme ed istru­zioni del R.D. 27-5-1940, n. 875. Il progetto di massima venne ammesso ai be­nefici di legge per un primo lotto di 53 milioni e già si stava elaborando il pro­getto esecutivo quando sopravvenne la legge 9-8-1954, n. 645, più favorevole delle norme precedentemente vigenti (aumentava il contributo dello Stato ai Comuni), che portava però mutamenti notevoli nelle modalità di progettazione delle scuole elementari e materne.

Nel frattempo era sorta una discordanza di pareri circa l'edificio unico. Ac­canto ai sostenitori di questa soluzione v'era, sia tra la popolazione, sia tra le autorità scolastiche, chi propendeva per la costruzione di plessi scolastici distinti e staccati. Si faceva notare come la estensione notevole del territorio della fra­zione avrebbe potuto rendere alquanto difficoltoso il raggiungimento della scuola da parte di quegli alunni che abitano nelle zone limitrofe; così come si richia­mava l'attenzione sulla necessità, per gli alunni abitanti in via Stradona, via Carezioli e via Brentasecca, di attraversare l'incrocio di via Stradona con la pro­vinciale per Chioggia (di traffico, se non particolarmente intenso, certo alquanto animato in determinate ore), il che comportava qualche apprensione da parte dei genitori.

Si proponeva allora l'elevazione di un edificio nella zona già scelta (Brusaura) e di un altro, minore, in località Redentore, a nord della via Stradona. In tal senso l'amministrazione comunale deliberava il 13-7-1956 l'appronta­mento dei progetti esecutivi di due plessi scolastici da erigersi appunto nelle due zone indicate. Lo studio ingg. Bragato di Dolo redigeva allora, in data 29 set­tembre 1956 il progetto completo per un edificio di 5 aule per la località Reden­tore; e in data 20 ottobre 1956 un secondo progetto per Brusaura di due edifici contigui ed eguali di 5 aule ciascuno.

Alla tesi del decentramento, che si basava su ragioni topografiche ed anche didattiche in sé apprezzabili, si opponeva che il numero degli inadempienti non giustificati era ridottissimo (2 — nel 1959-60 — su una popolazione scolastica di 311 unità) e non determinato dalla lontananza della scuola; in più, la popola­zione, in linea di massima, nutriva più fiducia in una scuola accentrata, perché ritenuta meglio organizzata e più funzionale, e vicina alla scuola materna molto frequentata e funzionante anche da doposcuola.

Intanto il Comitato tecnico del Provveditorato OO.PP., nel 1957, mentre ap­provava il progetto per la località Redentore, respingeva quello della località Brusaura, prescrivendo che fosse rielaborato prevedendo un unico edificio di 10 aule. Il progetto relativo (unico fabbricato di due piani) fu presentato dallo studio ingg. Bragato in data 10 marzo 1958. Nel frattempo (1957) lo Stato con­cedeva l'ammissione ad un contributo integrativo di L. 17.000.000, il che portava la somma da impiegarsi per opere scolastiche a Sambruson a 70 milioni.

La questione dei due plessi distinti si dibattè a lungo, con quale vantaggio per la celerità dei lavori si può ben immaginare. Finalmente nella riunione del Consiglio Comunale di Dolo, avvenuta il 3 febbraio 1960, si adottò la soluzione dell'unico plesso, da costruirsi a Brusaura. La decisione, facendo proprie le te­si dei sostenitori dell'accentramento, era motivata anche da ragioni di rispar­mio (acquisto di una sola area, unificazione dei servizi idrici, di riscaldamento e custodia), risparmio che avrebbe consentito la costruzione di un edificio assai decoroso, tale da dar lustro, anche architettonicamente, alla frazione.

Purtroppo, la costruzione di un solo edificio avrebbe richiesto la presenta­zione di un progetto totalmente nuovo, l'approvazione dello stesso da parte degli organi competenti, insomma una serie di pratiche burocratiche che avrebbero ri­tardato di molto l'esecuzione dei lavori. Si ripiegò allora — si poteva perdere dell'altro tempo? — sui due progetti già approvati (quello di 10 aule e quello, predisposto per «Redentore», di 5) da costruirsi nell'area scelta ancora nel 1953, quella appunto di via Brusaura, a Nord della Chiesa Parrocchiale.

Superando la scuola le 12 aule, venne anche progettata — ed approvata — una palestra coperta da edificarsi, nello stesso terreno, ad ovest dei due edifici scolastici. I lavori per i due edifici si iniziarono nell'estate del 1960; nell'ottobre del 1961 v'entravano finalmente le scolaresche, anche se restavano da compiere la sistemazione del terreno scoperto e la recinzione, così come erano da iniziare i lavori per la palestra (che comprenderà anche l'alloggio per la custode).

Sebbene un giudizio definitivo si potrà dare a lavori interamente compiuti, quando cioè anche la palestra sarà costruita, fin d'ora, sulla scorta delle costru­zioni effettuate e del progetto, si può tentare un raffronto tra le condizioni ideali cui ci si è richiamati nella prima parte di queste note e la realtà effettuale.

Non entreremo ovviamente nel merito circa la parte tecnica della realizza­zione: i progetti ottennero a loro tempo l'approvazione degli organi competenti e perciò stesso rispondono ai requisiti richiesti dalla legge.

L'area scelta è senz'altro idonea, anche se la costruzione della palestra ri­durrà lo spazio scoperto: il terreno, comunque, supera abbondantemente la su­perficie prevista dalla legge come minimo. Suscita, invece, una certa perplessità la costruzione di due edifici scolastici contigui e pur assai diversi quanto a con­cezione architettonica (ed anche la loro ubicazione sul terreno: l'edificio minore nasconde la facciata principale del maggiore). S'è detto delle ragioni di urgenza e di necessità che, in un certo senso, impedirono una diversa soluzione. Certo è che un unico edificio, pur articolato nelle funzioni, come all'inizio s'è prospetta­to parlando della scuola ideale, avrebbe consentito un'unificazione dei servizi e, soprattutto, una differente impostazione sul piano estetico ed urbanistico. Si vuo­le in sostanza affermare che le due costruzioni denunciano apertamente il fatto di essere state concepite per località diverse e diverse esigenze.

Scendendo ad analizzare le caratteristiche dei due edifici e iniziando dal maggiore, appare assai interessante la soluzione data ai locali per attività collettive. Al piano terra troviamo una sala ed un corridoio di disimpe­gno per le aule, diviso dalla sala da quattro pilastri. L'area complessiva della sala, del corridoio e del vano scale è di mq. 230; mentre per il corridoio, come del resto per tutti gli altri ambienti dell'edificio, l'altezza è di m. 3, la sala ri­sulta alta m. 6,25. Questo ambiente potrà essere utilizzato, oltre che per il nor­male disimpegno delle aule, per esercizi di educazione fisica nella stagione fred­da, per riunioni, per manifestazioni scolastiche pubbliche.

Le aule, quattro di mi. 6,50x6,00 e una di mi. 6,00x9,00, presentano una buona esposizione ed illuminazione naturale (rapporto tra superficie finestrata e superficie pavimento: circa 1/5) e sono provviste di finestrini di aereazione che danno sul corridoio di disimpegno, dalla parte opposta alle finestre.

Sempre al piano terreno trovano posto un locale per insegnanti, un gabi­netto medico (ambedue di mi. 4,40x4,20 )il locale per termo (la caldaia serve per tutt'e due gli edifici), un ambiente di disimpegno (mi. 4,32x3,00). I locali ultimi descritti sono serviti da un corridoio, che ha entrata a sé direttamente dall'esterno, con possibilità perciò di isolamento dalle aule.

Sul fronte Sud, un porticato (di mi. 1,80x13,50) consente un riparo dalla pioggia e dal sole e, dal punto di vista architettonico, rompe gradevolmente la facciata, altrimenti troppo monotona.

Al primo piano, cui si accede per mezzo di una scala a sbalzo della lar­ghezza di mi. 1,20 a tre rampe, la disposizione, l'ampiezza e il numero delle aule sono gli stessi che al piano inferiore. Un ballatoio di disimpegno alle aule ed ai gabinetti si snoda attorno alla sala centrale del piano terreno (larghezza metri 2,67 dalla parte delle aule a Sud e ad Ovest e mi. 6,50 dalla parte Est, dove ha termine la scala). La sala per attività collettive è posta sul lato Sud-Est, sopra ai locali dei servizi vari ed ha un'estensione di mi. 13,16x11,68 (mq. 153 circa).

I servizi igienico-sanitari, due gruppi per ciascun piano, sono per ubica­zione, costruzione e funzionalità in tutto rispondenti ai requisiti voluti.

II riscaldamento è assicurato da un impianto di termosifone ad acqua calda con bruciatore automatico a nafta; il complesso caldaia-bruciatore serve, come s'è detto, entrambi gli edifici.

L'edificio minore, ad un solo piano, comprende la sala per attività collet­tive, che disimpegna anche tre aule, di mi. 15,50x7,30, con un'altezza massima di mi. 6,95 e minima di mi. 4, mentre tutti gli altri locali hanno un'altezza di ni. 3,10; un corridoio di disimpegno di due aule e dei servizi di mi. 10.42x2,50; 5 aule: 4 delle quali di mi. 6,00x6,00 e una di mi. 7,90x6,00 (in quest'ultima, contando la scuola attualmente 14 classi, trova posto il refettorio del Patronato Scolastico); due locali, di mi. 3,00x3,00, che serviranno per cucina e dispensa; tre gruppi di servizi igienici: uno per insegnanti, uno per femmine e uno per maschi.

L'illuminazione naturale e la ventilazione sono state anche qui accorta­mente curate, in aderenza alle prescrizioni igieniche più avanzate.

All'approvvigionamento idrico dei due edifici è stato provveduto mediante allacciamento all'acquedotto del Mirese.

La tinteggiatura, sia dell'esterno come dell'interno, appare gradevole ed efficacemente curata. L'arredo è quello previsto dalle norme ministeriali, ed è accettabile per funzionalità e decoro. Dal punto di vista pedagogico (che è quello che qui ci interessa), il giudi­zio sulle costruzioni già eseguite ci pare possa essere sostanzialmente positivo; anche la modesta ampiezza delle aule, peraltro nei parametri di legge, è compensata dal non rilevante numero degli alunni per ciascuna classe; nella progettazione inoltre è stato tenuto giusto conto della necessità dei servizi ausi­liari.

E' certo però che l'opera va completata.

E non soltanto con la costruzione della palestra (alla quale va annesso l'al­loggio per la custode), i cui lavori stanno per iniziare, ma con la sistemazione — che dovrebbe essere imminente — del terreno scoperto (viali d'accesso agli edifici, aiuole, prato, zone per i giochi), con la costruzione di un apposito riparo per le biciclette degli alunni abitanti più lontano (e non sono pochi), con la messa a dimora, magari in occasione delle varie Feste degli Alberi, di piante che aggiungano decoro ed ornamento al complesso scolastico.

E ancora ci si augura che l'amministrazione comunale voglia sovvenire ai bisogni didattici delle Scuole (impianto per la Radio scolastica, sussidi per l'inse­gnamento) così come ha contribuito per la formazione delle bibliotechine delle 14 classi che sono state tutte fornite di numerosi e adatti libri.

In questa prospettiva, già parzialmente attuata e che non potrà non avere tra breve integrale realizzazione, è certo che l'educazione dei fanciulli di Sambruson (e qui si assommano nel termine educazione tutti i vari aspetti — strumen­tali, intellettuali, artistici, sociali, religiosi — dello sviluppo della personalità dell'alunno) troverà le migliori condizioni ambientali per compiersi.

Agli alunni l'augurio più affettuoso di saper profittare compiutamente del­l'opera realizzata dall'impegno di tante persone — amministratori, autorità sco­lastiche, tecnici, operai — col contributo ed insieme a vantaggio della colletti­vità.

Ai loro insegnanti una calda esortazione a continuare la loro opera, già così meritoria nei miseri ambienti in cui hanno lavorato fino ad ieri ed ora certa­mente più produttiva di semi di bene perché si espleterà in una sede degna e decorosa.

Agli amministratori, e in particolare al Sindaco di Dolo, cav. Meneghelli, che ha seguito amorosamente, si può dire giorno per giorno, il sorgere dei nuovi edifici, un vivo ringraziamento per aver voluto — superando difficoltà non po­che — dotare Sambruson delle Scuole che da tempo attendeva, a lustro del paese e ad elevazione morale e spirituale della popolazione.

LUIGI GIORGIO BASSO

Direttore Didattico del Circolo di Dolo

Aprile 1962.


a cura di Luigi Zampieri

 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 06 Novembre 2013 16:22)

 

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