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La Parrocchia di Sambruson, Storia e Quadro Religioso.

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IL PERIODO STORICO RECENTE - REALTA' ATTUALI O RECENTI

Storia e quadro religioso

Parrocchia di Sambruson: visite pastorali e vita religiosa

Autore Don Giampietro Dona'

La parrocchia di Sambruson ha una storia molto antica. L'esistenza del paese o,  come allora si diceva, della Villa di Sambruson è attestata per la prima volta il 15 giugno 1117. Il primo sacerdote di cui si ha memoria e che è stato nominato arciprete di Sambruson è il sacerdote Giovanni attorno all'anno 1222. Il diritto di giuspatronato sulla chiesa arcipretale di Sambruson è stato concesso da Papa Giulio II alla famiglia Badoer con bolla papale del 14 giugno 1508. Fino al 1763 la Chiesa sembra essere stata di piccole dimensioni ed è stata costruita ex novo in un quadriennio e precisamente dal 1763 al 1767. È stata consacrata il 26 giugno 1768 dal Cardinale Priuli.

La parrocchia ha una grande estensione territoriale anche dopo le decurtazioni fatte a favore di Dolo, Paluello, Lughetto.


Il contesto politico

Analizzarne il contesto politico, sociale, economico e religioso non è facile. Prima di tutto perché, nel corso degli ultimi due secoli, ci sono stati molti cambiamenti. Nel 1797 termina la Repubblica di Venezia. Nel nostro paese alcune ricche famiglie del patriziato veneto (Badoer, Tiepolo e altre) avevano ville e possedimenti. Per un breve periodo tutto il territorio è sottoposto al dominio francese con l'Impero napoleonico.

Dal 1806 al 1814 la chiesa padovana, come anche le altre chiese diocesane venete, subisce la politica ecclesiastica elaborata a Milano dal ministero per il culto e soprattutto a Parigi dalla corte imperiale, e questo comporterà dei cambiamenti nella gestione amministrativa e anagrafica delle parrocchie. Con la caduta di Napoleone tutto il territorio passa sotto il dominio dell'Impero Austro-Ungarico, dominio che si protrarrà fino al 1866, e anche durante questo periodo interverranno altri cambiamenti nella gestione delle parrocchie specialmente nell'ambito amministrativo.

Gestione amministrativa:

Massari, Fabbricieri, Consiglio di Amministrazione, Consiglio per gli Affari Economici

L'intervento statale negli affari ecclesiastici non deve meravigliare perché anche la Repubblica di Venezia non ha sempre riconosciuto il potere del Papa nella nomina dei Vescovi e specialmente nell'assegnazione dei Benefici Parrocchiali e dei benefici in genere. La presenza statale, in questo periodo, è irrobustita con l'attivazione dei "delegati speciali" del ministero per il culto. Nella Diocesi di Padova i delegati hanno il loro ufficio e tengono il loro archivio non solo nel capoluogo, ma anche a Teolo, Piazzola, Battaglia, Este, Conselve, Montagnana, Monselice, Piove di Sacco, Dolo, Camposampiero, Cittadella, Mirano. Tutto questo ha delle ripercussioni anche nell'ambito della nostra parrocchia, specialmente da un punto di vista amministrativo con la scomparsa dei "massari" e con la nomina dei "fabbricieri". I massari erano coloro che già nel XIV secolo erano chiamati a gestire gli aspetti economici che in qualsiasi modo coinvolgevano la parrocchia. Erano eletti annualmente da distinte assemblee dei capi di casa delle tre ville di Sambruson e, nelle riunioni, ciascuno si faceva insieme promotore e sostenitore delle opinioni, osservazioni e problematiche della villa che rappresentava. Al termine del loro mandato dovevano rendere conto del loro operato economico e sottoporre le scritture contabili ad appositi revisori o "sindici".

Dal 1 gennaio 1808 ai massari subentrano i fabbricieri e questa struttura amministrativa, "la fabbriceria", resterà in funzione, sia durante il regno Lombardo-Veneto che durante il regno d'Italia, fino al 1929 con la firma dei Patti Lateranensi. I fabbricieri potevano essere da tre a cinque e venivano nominati dal potere politico. Di fatto la fabbriceria doveva trovare i mezzi economici per far funzionare al meglio la chiesa parrocchiale. I fabbricieri erano persone del paese, capaci di svolgere funzioni di gestione e controllo, ma talvolta privi di istruzione. Dopo la firma dei Patti Lateranensi del 1929, il parroco diventava membro di diritto della fabbriceria alla quale rimaneva affidata l'amministrazione del patrimonio e delle rendite della chiesa. Il suo presidente doveva essere formalmente nominato dal prefetto d'intesa con l'autorità ecclesiastica diocesana. Il nome di fabbricieri resterà in uso fino a circa il 1985, ma con mansioni e compiti diversi. Dal 1938 al 1985 gli affari economici della parrocchia, saranno gestiti da un consiglio amministrativo strutturato e funzionante secondo il regolamento della Diocesi di Padova, approvato dal Vescovo Mons. Agostini nel 1937. La nomina dei membri veniva effettuata dal Vescovo su proposta del parroco che poteva presentare i nominativi delle persone che lui riteneva idonee purché di età inferiore ai 60 anni. I membri del Consiglio duravano in carica tre anni.

A seguito delle modifiche apportate al Codice di Diritto canonico, in conformità alle indicazioni del Concilio Vaticano II e dopo l'approvazione, da parte del Vescovo, di un apposito regolamento, nel 1985 i consigli amministrativi delle Chiese vennero soppressi e sostituiti con un Consiglio per gli Affari Economici. Il Consiglio parrocchiale per gli Affari Economici è composto da cinque membri nominati dal Vescovo su proposta del parroco, il quale deve prima acquisire il parere del Consiglio Pastorale Parrocchiale. Dura in carica per cinque anni. Per mantenere un collegamento con il Consiglio Pastorale uno di essi dovrebbe far parte del Consiglio Pastorale stesso.

Attività produttiva

Dopo l'Unità d'Italia e le guerre del Risorgimento ci sono state le due guerre mondiali del 1915-1918 e del 1939-1945 e, tra le due guerre, il fascismo.

Dopo la seconda guerra mondiale nasce la Repubblica Italiana con un pesante dopoguerra impegnato nella ricostruzione del paese e diviso da ideologie politiche contrastanti. Con una lettura veloce si può dire che Sambruson fino agli anni cinquanta era un ambiente rurale in cui predominava l'agricoltura (piccoli proprietari terrieri e fittavoli dediti ad una agricoltura prevalentemente di sussistenza). Dal 1950, con la corsa all'industrializzazione, il paese ha subito un cambiamento quanto mai rapido e massiccio. È evidente che tutti questi cambiamenti politici non potevano non influire anche nelle vita civile e nella pratica religiosa della nostra popolazione. È pure chiaro, che man mano ci avviciniamo al nostro tempo, la documentazione è più ampia e più precisa, mentre più risaliamo indietro più è scarna.

La maggior parte della popolazione maschile e femminile in età lavorativa, specialmente giovani dai 15 ai 30 anni, ha iniziato a lavorare nelle fabbriche, stabilimenti di Porto Marghera o nei calzaturifici della Riviera del Brenta. L'attività agricola è stata portata avanti dalle persone adulte o anziane coadiuvate dai figli, quando i turni di lavoro permettevano loro di dare una mano nella conduzione delle piccole proprietà terriere.

Dal 1990 in poi si può dire che è in atto una ulteriore evoluzione. Si sono moltiplicate in paese piccole attività industriali a conduzione familiare o con un impegno minimo di manodopera esterna. Il passaggio dalla vita di contadino a quella di operaio o di piccolo imprenditore ha provocato notevoli cambiamenti negli usi e nei costumi e delle persone e delle famiglie. C'è stata una maggiore apertura al mondo esterno, maggiori occasioni di incontro, presa di coscienza dei problemi del mondo del lavoro con la partecipazione alle lotte sindacali per rivendicare i propri diritti. È notevolmente aumentata la possibilità di viaggiare, conoscere altri paesi e questo anche per l'aumentato benessere economico e per il fatto di poter disporre di entrate familiari certe e costanti. Questo nella realtà contadina non era possibile perché le entrate erano condizionate dall'andamento della stagione e dai raccolti. Le persone hanno iniziato a non vivere più nell'ambito dei ristretti confini del paese. Questo è un fenomeno molto vasto, possiamo dire nazionale, se non addirittura mondiale. Da noi mi sembra importante far notare la celerità con cui è avvenuto e i cambiamenti che ha portato.

 

Vita religiosa

La vita religiosa ne ha risentito? Sotto certi aspetti si potrebbe dire di no. Una vita religiosa anche vivace sembra essere continuata: i bambini vengono ancora, nella quasi totalità, battezzati; raggiunta l'età prescritta ricevono i sacramenti della Penitenza, della Eucaristia, della Cresima. Le persone che muoiono ricevono sepoltura religiosa.

Sotto altri aspetti sicuramente una trasformazione c'è stata e continua ma anche qui il quadro della situazione non può e non deve essere letto in un'ottica strettamente locale ma collocato nel contesto più ampio nel quale viviamo; ecco allora che il numero dei bambini che vengono battezzati è diminuito come pure quello dei bambini che ricevono i primi sacramenti ma tutto questo è direttamente proporzionale e non va disgiunto dalla drastica diminuzione delle nascite. Siamo passati, nel nostro contesto, dai 100-120-140 bambini battezzati ogni anno nel periodo che va dal!900 al 1915, agli 80-100-110 degli anni dal 1915 al 1940, agli 85-95 degli anni 1940-1950, ai 60-75 degli anni 1950-1975, per poi progressivamente scendere sotto i 50 e normalmente anche sotto i 40 bambini battezzati per anno. Per le prime comunioni si possono fare più o meno le stesse considerazioni. Per quanto riguarda i morti, se si esclude il periodo della I guerra mondiale e la concomitante epidemia della "spagnola" e precisamente il 1918 (189 morti così divisi: adulti 51, bambini 37, soldati 101) per il resto possiamo dire che ci si è tenuti in un trend annuo abbastanza uniforme. Dal 1930 ad oggi il numero dei morti per anno si colloca tra i 30 e i 40.

Un discorso a parte merita il numero dei matrimoni e il matrimonio religioso in particolare. In certi periodi il numero di matrimoni per anno è stato piuttosto alto. Nel 1920 ad esempio 43, nel 1925 è stato di 40, nel 1935 di 42, nel 1970 di 47 e questo ultimo dato è veramente anomalo ma non è facile trovare una spiegazione soddisfacente. In altri anni è stato piuttosto basso: nel 1900 ad esempio è stato di 15, nel 1915 di 14, nel 1943 di 18, e nel 1980 di 21, nel 1990 di 22 e nel 2000 di solo 9 matrimoni religiosi. Su questi ultimi dati sicuramente ha influito l'accresciuto numero di matrimoni civili e il prendere piede delle convivenze. È difficile dare una spiegazione esauriente e completa. Sicuramente con l'introduzione del divorzio, con l'affermarsi del matrimonio civile per chi non è credente, con il diffondersi delle convivenze, o prematrimoniali o stabili, qualcosa è cambiato ma anche qui credo che si possa affermare che il nostro paese non si distingue da tutta la nazione.

Popolazione

Si diceva più sopra che il paese è molto esteso e infatti anche la popolazione residente è sempre stata, almeno nel periodo da noi preso in considerazione, piuttosto numerosa. Dai dati desunti dalla cronistoria parrocchiale e dalle articolate relazioni fatte dai parroci in occasione delle visite pastorali noi vediamo che Sambruson conta 2220 nel 1822, 2860 nel 1875, 2641 nel 1884, 2830 abitanti nel 1894, 3650 nel 1915, 4000 nel 1925 e tra i 3700 e i 4000 si mantiene fino agli anni 70 (1970) per poi continuare a crescere fino ai circa 5000 abitanti di oggi. Popolazione numerosa, popolazione almeno apparentemente stabile fino agli anni 70, formata da nuclei di famiglie residenti da parecchie generazioni.

Le Visite Pastorali

Come è vista la vita religiosa della popolazione da parte dei parroci che la guidano e nelle relazioni che stendono per i vescovi in occasione delle visite pastorali? Osserviamolo insieme.

Visita Pastorale di Mons. Modesto Farina

La prima relazione che prendiamo in esame è quella che si trova nella visita pastorale di Mons. Modesto Farina, visita avvenuta il 20 maggio 1822. Regge da poco la parrocchia don Michele Angelo Vinera, nato a S. Fiore di Conegliano il 10 maggio 1784, designato alla parrocchia di Sambruson dal nobile veneziano Sebastiano Badoer nel 1820 ed entrato nella stessa come arciprete il 6 luglio dello stesso anno. Vi rimarrà fino alla morte avvenuta il 26 aprile 1866, dopo aver retto la parrocchia per quasi 46 anni, cioè per quasi mezzo secolo. Coadiutori sono don Giovanni Teardo di anni 34 e don Antonio Veneranda di anni 52. Sacrista è don Arminio Lucadello di anni 62. Don Francesco Bressani di anni 52 è confessore e mansionario Forati e don Luigi Gottardi di anni 64 è mansionario di "casa sua". I fabbricieri sono Giovanni Badoer, Angelo Simioni, Carlo Zabeo, Giovan Battista Fabris.

Prendendo in considerazione la visita pastorale del vescovo Farina, l'unica durante tutto il ministero pastorale di don Vinera, noi possiamo dire che, se la stessa è molto minuziosa nel descrivere come si è svolta la visita, nel presentare in dettaglio gli altari, l'elenco delle reliquie autenticate o meno, i 15 oratori privati allora esistenti nell'ambito della parrocchia, l'elenco dettagliato di tutti i paramenti sacri, dei vasi sacri e di tutti gli oggetti che servono per il culto, il nome, la provenienza e l'età dei sacerdoti presenti in parrocchia, il numero degli abitanti (2220), diviso tra quelli da comunione (1742) e quelli non da comunione (478), il numero dei cresimati (194), non vi è una sola parola sulle condizioni di vita della popolazione, sulla frequenza religiosa, sulle difficoltà che gli abitanti del paese potevano incontrare.

Visita Pastorale di Mons. Manfredini

Dalla visita pastorale del vescovo Mons.Manfredini del 22-23 maggio 1875, oltre 50 anni dopo quella di Mons. Modesto Farina, la descrizione della parrocchia si fa sempre più dettagliata. Vi è arciprete, dal 1867, Don Giovanni Bettini nativo di Padova che succede a Don Vinera e vi rimarrà fino al 1877. Vi sono due cappellani, don Francesco Pinaffo e don Pietro Vialetto e i fabbricieri sono Sante Marchiori, Sante Giacomazzo, Antonio Longo.

Gli arcipreti sono invitati a rispondere ad un questionario molto dettagliato che tocca molti aspetti della vita della parrocchia. Oltre alla descrizione degli edifici sacri, degli altari, degli oratori privati - siamo passati dai 15 del 1822 agli 8 del 1875 - delle reliquie, della suppellettile sacra; ci sono domande specifiche che riguardano la formazione religiosa della popolazione, il carattere di questa popolazione, la partecipazione alle spese per le costruzioni (chiesa e canonica) e per il culto.

Sulla formazione religiosa nella visita del Manfredini troviamo scritto: "II Vangelo si spiega in questa Chiesa Parrocchiale dall'Arciprete in tutte le domeniche e, non essendovi luogo separato, la Dottrina Cristiana si insegna in Chiesa separando i fanciulli dalle fanciulle. I fanciulli che dovrebbero intervenire alla dottrina sarebbero 200, le fanciulle 200 circa, ma in parte non intervengono e pochi sono ancora i maestri e le maestre specialmente in questo tempo. Gli adulti di ambo i sessi, dopo il catechismo dei piccoli, vengono istruiti con la spiegazione delle quattro parti della Dottrina Cristiana".

"Poche anzi rare sono le limosine avventizie e queste vengono consegnate all'Arciprete e ai cappellani che ne fanno tosto l'applicazione; le limosine della Chiesa vengono erogate per il culto, quelle delle anime in celebrazione di Messe e qualche ufficio". La popolazione complessiva consta di 2860 persone, i maschi sono 1285 e le femmine 1575. Gli ammessi alla Comunione sono 1871.

Il Vescovo concludendo la visita scriverà che trova i fanciulli della Dottrina Cristiana bene istruiti e se ne complimenta con l'arciprete: "significhiamo al reverendo Arciprete la nostra soddisfazione e aggradimento".

Visite pastorali del Cardinale Giuseppe Callegari

Nella prima visita pastorale del Vescovo Mons. Giuseppe Callegari del 26 ottobre 1884 è arciprete don Nicola Antonio Bonomo, nativo di Cesuna e arciprete di Sambruson dal 6 dicembre 1877. I fabbricieri sono Marchiori Francesco fu Sante, Dona Giovan Maria fu Antonio, Coin Pietro fu Giovanni. Oltre l'arciprete vi sono due cooperatori, don Francesco Pinaffo e don Giovan Battista Sambo.

Nella relazione che accompagna questa visita troviamo scritto: "La Chiesa è in ottime condizioni, quanto alla sua parte materiale. Vengono rettamente amministrati i sacramenti, convenientemente bandita (presentata e spiegata) la divina parola, abbastanza istruiti i fanciulli d'ambo i sessi con rudimenti della Dottrina Cristiana, ben tenuto l'archivio parrocchiale, con esattezza amministrate le rendite della Chiesa". Nella S. Messa il Vescovo da la Comunione a 240 fedeli e poi amministra il Sacramento della Confermazione a 244 persone.

La presentazione della parrocchia che ne fa l'arciprete, è piuttosto dura: "la natura della parrocchia è invidiosa, collerica, permalosa, superstiziosa, maliziosa. In poche parole, come dissemi il vecchio Vicario generale Mons. Domenico Favero, è una parrocchia difficile". Gli abitanti della parrocchia sono 2.641, ammessi alla Comunione 1.752 dei quali una quarta parte circa trascura di adempiere al precetto pasquale ad onta degli avvisi, le raccomandazioni, le prediche con cui, di tratto in tratto, si procura di scuoterli da tale deplorevole ignavia. In un'altra parte della relazione l'arciprete dice: "circa 300 non fanno Pasqua, molti di questi non vengono mai nemmeno a Messa. Generalmente ritardano a portare i bambini al battesimo per pretesto della mancanza dei padrini o altro. Il popolo frequenta poco le funzioni in Chiesa".

Un quadro, come si può cogliere, non molto positivo ma che deve essere valutato anche tenendo conto di altri elementi, tra cui il fatto che l'arciprete, come risulta sempre dagli atti della stessa visita pastorale, "tratta poco il cappellano, gli si mostra molte volte sprezzante e in paese ci sono discorsi poco favorevoli al parroco". I fabbricieri, nella relazione che fanno al Vescovo, sottolineano pure loro alcuni limiti del parroco. "Il parroco è tardo al confessionale, non piace predicando sicché non vanno ad ascoltarlo. Ha temperamento molto caldo. In paese si fa qualche chiacchiera a suo riguardo, ma bisogna tener conto della qualità della popolazione". Resta il fatto che l'arciprete è in parrocchia solo da sette anni e dopo tre anni troviamo al suo posto il vicario parrocchiale don Andrea Biasiolo, che sarà colui che riceve la seconda visita pastorale del vescovo, poi cardinale, Giuseppe Callegari.

La visita avviene il 14 marzo 1894. Oltre al vicario parrocchiale in parrocchia ci sono altri due sacerdoti, don Giuseppe Fabbian cappellano e don Vincenzo Nordio di Chioggia che ha la sua casa e officia nell'oratorio di sua proprietà. I Fabbricieri sono Marchiori Francesco fu Sante, Roson Antonio fu Domenico, Menegazzo Giovanni fu Luigi. Le persone addette al servizio della Chiesa sono Pagin Giuseppe, Organo Giuseppe e Scattin Giovanni.

Nella relazione che il Biasiolo fa al Vescovo, il giudizio sulla popolazione espresso dal suo predecessore viene almeno in parte mitigato. "E a quanto alla natura, che è una parrocchia difficile, si può aggiungere una mitigazione nell'aggettivo collerica, perché di indole più mite e tranquilla, restando che si mantiene pretendente ed esigente dai preti quel che intende con le sue viste".

Gli abitanti della parrocchia sono ora 2.830 e gli ammessi alla Comunione 1.881 ma "poco più che un migliaio adempiono la Pasqua ad onta delle raccomandazioni e degli stimoli che loro si danno". "La bestemmia soprattutto prende voga in questo decennio, sempre più anche nelle lingue femminili, e si che per le due predicazioni e le due funzioni di riparazione e in altre occasioni si batte contro tale vizio con orrore dei buoni e poco frutto dei viziosi". "Per i fabbricieri la popolazione è in generale favorevole alle cose di Chiesa e contribuisce, per quanto può, a mantenere sufficientemente il decoro della Chiesa."

Nelle chiese sussidiarie o curaziali o oratoriali solo don Vincenzo Nordio di Chioggia ha la sua casa e il suo oratorio. Il signor Brusoni Antonio ha smesso di officiare nel suo oratorio e ne ha venduti gli arredi.

Visita Pastorale di Mons. Luigi Pelizzo

L'arciprete che presenta la relazione al vescovo Mons. Pelizzo per la visita pastorale del 4 marzo 1915 è don Federico Congi. In parrocchia vi sono altri tre sacerdoti oltre all'arciprete. Sono don Alessandro Bertan, cappellano, don Pietro Vanzo, e don Domenico Frigo che, dopo essere stato arciprete di Sambruson dal 1897 al 1907, si è ritirato a vita privata per motivi di salute. I fabbricieri sono Masato Luigi detto Biondo, Compagno Giovan Maria detto Pastoretto, Menegazzo Ambrogio. Sono addetti al servizio della Chiesa Organo Giuseppe e Polo Giacomo.

Dopo aver descritto lo stato degli edifici parrocchiali, in modo particolare della canonica che dice essere in "condizioni pessime, specie per quanto riguarda i serramenti, i muri, i pavimenti", parlando della parrocchia e sottolineandone le piaghe, oltre alla bestemmia e al turpiloquio aggiunge "indifferenza religiosa, freddezza ai santi sacramenti, profanazione delle feste, amoreggiamenti lussuriosi, festine da ballo". Nella relazione morale che l'arciprete predispone per la visita del Vescovo a proposito dei disordini che riscontra nella parrocchia scrive: "ragioni principali di siffatti disordini sono, a mio giudizio, i seguenti: L'indifferenza religiosa devesi ricercare nel veleno propinato da circa 30 anni di teorie sovversive e antireligiose dilaganti a Dolo e quindi nella vicinissima Sambruson. Ora mezzo passo si è fatto; la rocca che sembrava inespugnabile fu in parte espugnata nelle passate elezioni, però la popolazione attuale di tali idee è tuttora imbevuta, né sarà facile per ora sradicarle del tutto. La speranza si pone nelle nuove generazioni informate a sentimenti più sani. Fino a pochi anni fa i confessionali stavano chiusi a chiave e si aprivano solo nelle tre maggiori solennità di Pasqua, Assunzione e Natale, ora detti confessionali stanno sempre aperti, qualche anima buona tutti i giorni s'accosta alla S. Comunione. Una fiorente congregazione di circa 100 Figlie di Maria almeno una volta al mese, e più spesso, riceve i sacramenti e il primo venerdì del mese, consacrato al S. Cuore di Gesù, parecchie giovanette pure si accostano al Banchetto Eucaristico... Si spera che questa parte di gioventù, oggi più fedele, sia di rimprovero e nello stesso tempo di eccitamento agli adulti che si accostano ai Sacramenti in parte a Pasqua, in parte a Natale e nella ricorrenza della Commemorazione dei fedeli defunti. Ancora una Santa Missione potrà arrecare vantaggio, ma siccome il Paese è alquanto esigente e accorre, se viene accontentato, sarebbe necessario provvedere almeno un Missionario fecondo, uno ad esempio come Mons. Liviero, solo in tal caso la Missione potrebbe scuotere tanta e siffatta indifferenza".

Visita Pastorale di Mons. Elia Dalla Costa

Nella visita pastorale del vescovo Mons. Elia Dalla Costa del 3 maggio 1925, quando è arciprete da appena un anno Don Nicolo Munari, la situazione non è molto cambiata. Viene sottolineata ancora la bestemmia, l'indifferenza religiosa, la profanazione della festa, il ballo. L'arciprete di allora aggiunge: "una metà della popolazione ascolta la S. Messa festiva però non si rispettano rigorosamente le astinenze e i digiuni. Solo 1.500 fedeli soddisfano il precetto pasquale su circa 4.000 abitanti residenti". Oltre all'arciprete in parrocchia vi è il cappellano don Giuseppe Ponchio e vi è, sempre ritirato a vita privata, l'ex-arciprete don Domenico Frigo. Viene pure sottolineata la presenza di 4 suore in paese dal 10 aprile 1920. Sono le suore di S. Dorotea di Vicenza giunte in paese per aprire la scuola materna parrocchiale che porteranno avanti in modo continuativo fino ai nostri giorni. Sempre nel 1920 era stata fatta una missione parrocchiale ma con pochi frutti. Il Vescovo durante la S. Messa, che celebra nel corso della visita pastorale, da la S. Comunione a circa 650 persone e amministra la Cresima a 126 ragazzi. È responsabile della cassa della Fabbriceria Roson Giovanni.

Visite Pastorali di Mons. Carlo Agostini

Nella prima visita pastorale del Vescovo Mons. Carlo Agostini del 2 aprile 1933, mentre è ancora arciprete di Sambruson Don Nicolo Munari, è cappellano don Antonio Masiero e vi è, sempre ritirato a vita privata, Don Domenico Frigo, vengono sottolineati gli stessi "vizi" già fatti presenti nelle visite precedenti.

Gli abitanti sono 3.774. Come abbiamo fatto notare più sopra la media dei bambini che nascono per anno è di circa 100, i morti sono 40 e i matrimoni 30. Fabbricieri sono Gottardo Egidio, Stocco Giacomo, Naletto Antonio.

L'arciprete di allora fa notare che "i due terzi della popolazione soddisfa il precetto pasquale" (si accosta cioè al sacramento della confessione e riceve la Comunione Pasquale). Da un confronto con quanto era stato scritto nella precedente visita pastorale qui sembra ci sia stato un notevole cambiamento: da 1.500 su 4.000 ai due terzi che soddisfano il precetto pasquale. Il Vescovo durante la visita Pastorale da la S. Comunione a circa 1.000 persone e amministra il Sacramento della Cresima a 247 ragazzi.

Nella seconda Visita Pastorale del vescovo Mons. Agostini del 5 marzo 1939 l'arciprete di allora Mons. Luigi Rimano fa una descrizione più dettagliata della popolazione. Parla infatti di popolazione rurale: "ci sono circa 4.500 campi, 150 operai lavorano a Porto Marghera, 10 industriali, 1 mediatore, 5 venditori ambulanti, muratori e falegnami relativamente pochi". Le condizioni economiche degli abitanti sono in genere discrete. Pur lamentando i soliti vizi, già sottolineati dai predecessori, il Rimano sottolinea anche l'intensa vita religiosa che gravita attorno la parrocchia, le associazioni di Azione Cattolica, le confraternite del SS. Sacramento e della Dottrina Cristiana, l'Opera della Propagazione della Fede e la S. Infanzia. Parla dei sacramenti, della loro preparazione, della partecipazione alla S. Messa feriale (circa 50 persone) e festiva. Si ha l'impressione di una parrocchia più viva, in movimento. Il Vescovo durante la visita da la S. Comunione a circa 1.200 persone e amministra il sacramento della Cresima a 193 figlioli.

Il cappellano è don Giuseppe Ceccotto e vive ancora in parrocchia, ma ritirato a vita privata, don Domenico Frigo. I Fabbricieri sono Bareato Lorenzo, Disarò Gino, Dona Augusto.

Nella terza visita pastorale del Vescovo Mons. Agostini del 6 ottobre 1946 la situazione generale non è molto cambiata. È sempre arciprete don Luigi Rimano e come cooperatore don Beniamino Celadin, i fabbricieri sono sempre Barcate Lorenzo, Disarò Gino e Dona Augusto. Il vescovo dà la S. Comunione a circa 900 persone e conferisce il sacramento della cresima a 184 figlioli. Tra la seconda e la terza visita c'è stata la seconda guerra mondiale. Sempre in questo periodo, con un decreto vescovile, sono state disaggregate dalla parrocchia 94 famiglie, per complessivi 567 abitanti, per un passaggio più consistente alle parrocchie di Dolo, in parte a quella di Paluello e in parte a quella di Lughetto. Il numero degli abitanti, al 30 aprile 1946, è sceso a 3.587 per complessive 608 famiglie.

Da ricordare che l'8 ottobre 1935 viene firmato il decreto vescovile con cui viene notificato il decadimento del diritto di giuspatronato sulla Chiesa Arcipretale di Sambruson della famiglia Badoer, per estinzione della famiglia stessa che godeva di questo privilegio.

La situazione economica è praticamente invariata, anche se l'arciprete aggiunge: "parecchie famiglie versano in misere condizioni". Quello che, secondo l'arciprete non va, è che la situazione dopo la guerra è tornata come prima. "Dall'ultima visita pastorale la parrocchia, negli anni 1940-1941, ebbe un forte progresso nella fede, nei costumi e nella pratica religiosa. In questo periodo, cui si può aggiungere il 1943 e parte del 1944, erano pochi gli assenti alla vita cristiana. Erano veramente massa di popolo fedele alla S. Messa e alla Sante Funzioni. Si può veramente dire che le semplici domeniche erano frequentate come attualmente sono frequentate le feste solenni. Comunioni frequenti, ritiri mensili, tridui e novene frequentatissime, fanciulli e fanciulle fedelissimi alla S. Messa e alla S. Comunione, alla Dottrina Cristiana. Fiorente l'Azione Cattolica. Ora invece le cose sono molto mutate, specie nell'ultimo anno. Le cause possono essere: operai di fabbrica imbevuti di idee materialistiche, massime funeste, propaganda senza posa, comizi pubblici spesso contro la religione".

Come si può vedere un quadro molto meno roseo del precedente forse influenzato anche dal fatto che era appena terminata la seconda guerra mondiale e le tensioni erano tante e forti.

Visite Pastorali di Mons. Girolamo Bortignon

Nella prima visita pastorale del vescovo Mons. Girolamo Bortignon, il 22 novembre 1953, nella parrocchia, da circa due anni, c'è un nuovo arciprete, Don Carlo Segala che, in occasione della visita del Vescovo, fa un'ampia descrizione della vita religiosa degli abitanti. È presente come cooperatore don Arcangelo Tribbia. Il Vescovo conferisce il sacramento della Cresima a 87 figlioli.

L'arciprete sottolinea che solo il 50% dei fedeli si premura di frequentare la Chiesa e di mandare regolarmente i figli al catechismo e alla S. Messa festiva, mentre "una parte vive completamente assente dalla vita parrocchiale, rimane sorda ad ogni invito e l'indifferenza religiosa ha soffocato ogni nobile sentimento". Viene data una possibile spiegazione di questa indifferenza. Si accenna all'influsso della ideologia marxista allora molto in auge. È curioso un cenno alla superstizione "abbastanza diffusa invece è la superstizione e si crede con facilità che le streghe e i maghi possano mandare delle malattie e si citano esempi nei discorsi, però si va dal sacerdote a chiedere la benedizione affinchè il maleficio non debba continuare". Vi è pure un cenno sulle condizioni morali che non si discosta molto da quanto era stato detto in precedenza. I fabbricieri sono Semenzato Simeone, Gottardo Riccardo e Vescovi Giuseppe.

Viene descritta anchela situazione amministrativa del Comune.L'Arnministrazione ha poco interesse per la frazione perché quasi tutte le risorse si impegnano per abbellire il centro con strade, illuminazioni e specialmente scuole moderne. Le scuole di Sambruson, invece, furono sempre trascurate e anche al presente si presentano in uno stato compassionevole, antieducativo e antigienico. Le case sono di privati, generalmente ben tenute, e si vede che volentieri fanno dei sacrifici per acquistare una casetta e tenerla bene. Anche l'igiene familiare e personale di solito è ben curata. Le condizioni economiche sono decisamente cambiate: la popolazione consta ora metà di operai e metà di contadini. Si è realizzato quanto era stato affermato all'inizio sulla trasformazione sociale che avviene negli anni 50.

Nella seconda visita pastorale del vescovo Mons. Bortignon, il 5 febbraio 1961, il numero degli abitanti è sensibilmente diminuito da 3.820 a 3.590 e il numero delle famiglie è invece cresciuto da 711 a 804. Il motivo di questa diminuzione in un tempo relativamente breve (circa sette anni) non è chiaro, a meno che non si voglia leggerlo come una emigrazione verso Porto Marghera, cioè vicino al posto di lavoro. Viene sottolineato il grande numero di persone che lavorano nell'industria, circa 600 uomini e oltre 300 donne, oltre a 120 apprendisti e garzoni, su una popolazione globale di circa 3.600 persone, compresi i bambini e i vecchi.

E sempre arciprete don Carlo Segala. E cooperatore don Giovanni Guerra. La frequenza alla S. Messa festiva in parrocchia viene calcolata intorno al 40%. Il Vescovo conferisce la Cresima a 57 fanciulli e nella relazione che fa dopo la visita pastorale, conferma ai sacerdoti "l'ottima impressione riportata all'esame del Santo Catechismo sostenuto dai figlioli: l'organizzazione ci è parsa efficiente, la frequenza buona, ed il profitto lodevole, specialmente nelle classi superiori".

Nella terza visita pastorale del vescovo Mons. Bortignon, il 4 aprile 1976, vi è una situazione di disagio che traspare nella relazione che il nuovo arciprete, don Amedeo Greggio, fa al vescovo. Al momento della visita pastorale in paese non vi è più un cappellano. La popolazione è in crescita, 3.756 persone, e ancor più sono in crescita le famiglie, 1.039, a motivo dei cambiamenti in atto: è scomparsa la famiglia patriarcale e crescono le famiglie mononucleari. Il tipo di occupazione ora è prevalentemente nell'industria. Quasi tutte le ragazze hanno un lavoro extrafamiliare o nei calzaturifici o nelle maglierie o come infermiere più o meno qualificate nell'ospedale. La frequenza alla S. Messa domenicale è calcolata essere del 37%. Il Vescovo amministra il Sacramento della Cresima a 189 ragazzini. Vi è poi un'analisi socio-demografica della popolazione che riteniamo opportuno riportare. "Religiosamente la comunità si presenta divisa in tre fasce:

a) Un nucleo costituito dalle più antiche famiglie della parrocchia, tradizionalmente praticanti.

b) Una seconda fascia è data da un buon numero di famiglie, di estrazione agricola, e ora inserite nell'industria e nei servizi terziari.

e) Infine il gruppo delle famiglie da sempre operaie, dove resiste forte l'influsso del vecchio socialismo e gioca un ruolo importante il comunismo; famiglie abbastanza compatte nel disertare le espressioni religiose comunitarie, nell'accettare pregiudizi sulla Chiesa. Accolgono con cordialità e interesse il sacerdote, chiedono i sacramenti e mandano al catechismo i figli solo in vista di questo, frequentano la Chiesa nelle grandi feste, nei funerali. Sono solidali tra di loro, sensibili agli aspetti sociali".

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Questo è il quadro religioso della parrocchia quale appare dalle relazioni degli arcipreti al Vescovo in occasione delle visite pastorali effettuate dal 1822 al 1976 e dalle osservazioni fatte dagli stessi Vescovi dopo le visite. E certo che l'ottica è quella di persone che vivono la vita religiosa della parrocchia e sicuramente sono influenzati anche dalle loro personalità, dall'impegno profuso, dai risultati o dalle delusioni che hanno ricevuto.

in progress inserimento immagini

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Attività e Quadro Religioso attuale della Parocchia

 in progress

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Bibliografia

Archivio della Curia Vescovile e della Biblioteca Capitolare di Padova (ACVP).

Archivio Parrocchiale di Sambruson (APS).

P. Gios, La Chiesa e la comunità di Asiago dal 14. al 20. secolo, Comune, Ufficio patrimonio e ambiente, Asiago 1998.

P. Gios, Un vescovo tra nazifascisti e partigiani: mons. Carlo A.gostini vescovo di Padova: 25 luglio 1943 - 2 maggio 1945, Istituto per la Storia Ecclesiastica Padovana, Padova 1986.

Storia Religiosa del Veneto, Diocesi di Padova, P. Gios (cura di), Gregoriana, Padova 1996.

M. poppi, In Santo Ambrosone. Uomini ed eventi a Sambruson, Noventa Padovana 2008.

M. poppi, Cazzago novecento anni : appunti sulle vicende di un paese e di una parrocchia, Parrocchia di Cazzago, Centro parrocchiale ACLI, Cazzago di Pianiga 2005.

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Dal volume "SAMBRUSON TRA OTTOCENTO E NOVECENTO"

(Associazione Culturale Sambruson La Nostra Storia)

Si ringraziano sentitamente : Don Giampietro Dona' autore

                                          Gianni Deppieri Presidente Associazione

                                                                                   articolo a cura di luigi zampieri

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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 05 Marzo 2014 12:12)

 

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