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Il catalogo dei reperti

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SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA - I REPERTI ARCHEOLOGICI

PREMESSA METODOLOGICA AL CATALOGO DEI MATERIALI ARCHEOLOGICI

In questo capitolo viene data spiegazione della stesura del Catalogo delle ceramiche, che è possibile utilizzare visitando l’Antiquarium. In esso sono contenuti i materiali oggetto di studio.

E stato realizzato, infatti, il catalogo di tutto il materiale ceramico di epoca romana2 rinvenuto dal dott. Vanuzzo durante i suoi scavi nel 1950. Non avendo, come spiegato in precedenza, indicazioni stratigrafiche dello scavo3, si è deciso di presentare i materiali dividendoli per classi ceramiche. L'ordine con il quale vengono esposte tali classi è dettato dalla classificazione degli impasti e dalla cronologia all'interno dei gruppi che così vengono a formarsi4. Pertanto, prima vengono trattate le produzioni fini, poi le ceramiche comuni divise in comune grezza e comune depurata, quindi le anfore e infine i laterizi. All'interno del gruppo delle fini, si è seguito un ordine cronologico che vede prima la ceramica grigia, poi la vernice nera, le pareti sottili e, quindi, la terra sigillata. All'interno di ogni classe si trattano dapprima i frammenti diagnostici, ossia quelli che presentano elementi che ne permettano il riconoscimento, per poi passare ad analizzare brevemente i materiali troppo frammentati e/o non identificabili, o perché già rappresentati altrove da un reperto di tipo analogo5.

Per catalogare i reperti si è creato un database in Microsoft Office Access6 e i dati sono stati inseriti attraverso una maschera costruita in base ai dati che i materiali potevano fornire. Si è scelto di utilizzare un'unica maschera di input dati per poter studiare le informazioni inserite nell'insieme e si è scelto di differenziare solo i report di stampa, poiché determinate classi occupavano poche voci. Alla fine del presente capitolo sono riportate alcune schede del Catalogo.

Per tutti i reperti illustrati il Catalogo è composto dalle seguenti voci:

Numero di scheda7: viene indicato il numero progressivo delle schede.

Numero di inventario: viene riportata la sigla numerica che corrisponde al numero di inventario del frammento.

Disegni: viene indicato il riferimento alla tavola e il numero dell'immagine all'interno di essa.

Foto: viene indicato il riferimento alla figura e il numero dell'immagine all'interno di essa.

Provenienza: viene indicato il luogo di rinvenimento del reperto; area A per i materiali di epoca romana, medievale e rinascimentale, area B per quelli di epoca preistorica. Si è scelto di inserire questa voce anche se i reperti provengono quasi tutti8 dall'area A, perché si possa con un lavoro futuro aggiungere anche i restanti reperti delle altre epoche all'interno dello stesso database.

Classe: viene indicata la classe ceramica di appartenenza del frammento9.

Forma: viene indicata la forma visivamente riconosciuta, o stabilita tramite confronti o ancora ipotizzata.

Tipo: quando possibile, la tipologia viene indicata mediante confronti con i repertori correntemente in uso relativi alle varie classi ceramiche, e citata con il nome del repertorio o dell'autore seguito dalla numerazione della forma corrispondente (esempi: Conspectus 14.1 e Morel 2280). Viene presentata prima la tipologia più importante, e fra parentesi vengono indicate le altre. Per alcune classi di materiali, ad esempio la ceramica comune, non esistono al momento dei repertori universali, ma delle pubblicazioni parziali, per cui questo campo nel database rimarrà vuoto. Trattandosi di una classe legata per lo più a ristrette aree di produzione, a carattere quindi locale e/o regionale, risulta utile, per avere comunque una tipologia di riferimento, rivolgersi alle pubblicazioni dell'area della Venetia e della Cisalpina.

Parte morfologica: si indica la parte o le parti conservate del pezzo in esame. Se il frammento appartiene ad un orlo o ad un fondo, se ne misura, dove possibile, la percentuale del vaso conservata.

Misurazioni: vengono indicati il diametro massimo dell'orlo e del fondo, se presenti, l'EVE, ossia la percentuale dell'orlo e del fondo conservata, il peso in grammi se il frammento è uno10 e, infine, si indica il numero dei frammenti.

Impasto: il campo impasto è suddiviso in due parti, in "colore frattura" viene indicato il colore della frattura fresca secondo le Tavole Muriseli, e in "numero impasto" si indica il numero arabo corrispondente al tipo di impasto11 (catalogo degli impasti) rappresentato dal frammento in esame.

Descrizione superficie interna: vengono  descritte le caratteristiche della superficie interna. Se è presente uno strato di rivestimento se ne specifica il colore utilizzando i codici delle Tavole Muriseli, le caratteristiche e lo stato di conservazione.

Decorazioni: se sono presenti se ne descrivono le caratteristiche.

Dati epigrafici (bolli, iscrizioni o scritte dipinte)  : se presenti se ne descrivono le caratteristiche.

Datazione:   si   indica,   se   possibile,   la   datazione   precisa   del   frammento   o,   più frequentemente, l'arco cronologico. Può accadere che la voce rimanga vuota perché il pezzo è molto frammentario e risulta difficile attribuirlo ad uno specifico tipo, ma anche perché la fonte che si utilizza per la tipologia o il confronto non riporta una cronologia per il tipo in questione, generalmente perché non sicura o perché cronologicamente troppo ampia, o ancora perché il contesto stratigrafico di provenienza del reperto utilizzato per il confronto non permette di datare tale materiale.

Osservazioni: si inseriscono le informazioni che non rientrano nelle altre voci, o delle notizie particolari, ad esempio la presenza su grande parte del materiale ceramico di fori passanti praticati nel 1950 per unire frammenti combacianti e/o per fissare i pezzi ai sostegni di legno sui quali sono stati ritrovati nel 1999.

Confronti: in questa voce si indicano i confronti tipologici o comparando.. All'interno di questa voce si indicano i confronti puntuali dei tipi presi in esame, o i casi di notevole somiglianza. Per i confronti con eventuali varianti, si rimanda ai capitoli successivi. Per i confronti, ci si riferisce alle pubblicazioni riguardanti i vari materiali provenienti dai diversi scavi. Questi ultimi sono stati effettuati in epoche storiche diverse, in diverse aree geografiche e possono seguire metodologie di scavo e documentazioni molto diverse tra loro, e più o meno affidabili. Si privilegiano i confronti con l'area della Cisalpina12, ma preziosi sono anche quelli con l'area nord-occidentale. In alcuni casi si sono utilizzati anche gli scavi di Luni e quelli di Settefinestre, anche se appartenenti ad un'area diversa. La citazione viene fatta con il luogo di rinvenimento del frammento e, dove possibile, viene specificato se si tratta di una necropoli o di un abitato. Fra parentesi vengono citati l'autore e l'anno di pubblicazione del testo. Es.: Altino, abit. (bortolin 2005, tav. XVII, 1). Per citare i riferimenti bibliografici si è utilizzato principalmente un criterio: autore e anno di edizione. Solo in rari casi si è indicata l'abbreviazione del titolo, come ad esempio per il Conspectus formarum terrae sigillatae italico modo confectae, citato sempre Conspectus.

Riguardo alla cronologia, va specificato che la datazione utilizzata è quella proposta dal repertorio di riferimento per la classe in esame e/o dal confronto tipologico con reperti provenienti da altri scavi. Nei capitoli seguenti vengono analizzati i pezzi relativi alle varie classi ceramiche. I più significativi saranno accompagnati dal numero di catalogo, che può essere consultato presso l’Antiquarium.

Vengono riportate di seguito in questo articolo, alcune schede delle 344 totali del Catalogo dei materiali (zampieri 2006B), per rendere più comprensibile la parte teorica spiegata in precedenza.


NOTE

 

 1     Per le definizioni dei materiali cfr. celuzza m.g., de vos M., papi E., regoli E. 1985a, Glossario, in Settefinestre. Una villa
schiavistica nell'Etruria romana. La villa e i suoi reperti, Modena, pp. 21-30.

       zampieri 2006B.

    Cfr. cap. 1 Parte Seconda.

4     Lo stesso ordinamento scelto nel catalogo viene mantenuto anche nel capitolo relativo all'analisi delle classi ceramiche.

5    Nel caso dei reperti di Sambruson questa opzione si verifica raramente.

    Database (con maschere e report) costruito dall'autore.

    Si sono dovuti utilizzare numeri con tre cifre per permettere l'ordinamento corretto del database.

8 Nell'area B è stata rinvenuta una piccola quantità di materiale di epoca romana così descritti: "...un'ansa di una grossa olla e dei frammenti di tegole". Il fatto che i frammenti siano così esigui e generici rende possibile attribuire i reperti dell'epoca romana all'area A.

9 cuomo DI caprio N. 1985, La ceramica in archeologia. Antiche tecniche di lavorazione e moderni metodi di indagine, Roma; COTTICA d. 2004, Introduzione allo studio della ceramica in archeologia e Materiale illustrativo, dispense del seminario La ceramica romana, a.a. 2003/2004.

10    Se i frammenti sono più di uno non viene indicato il peso, perché non fornisce informazioni utili ai fini di questa ricerca.

11    Per quanto riguarda la tipologia degli impasti, si rimanda al capitolo ad essa dedicato.

12   Si precisa che nel database non si sono potuti citare i siti archeologici con il nome latino, poiché il programma permette di inserire solo determinate parole in corsivo.


 

Dal volume "AD DUODECIMUN MANSIO MAIO MEDUACO"

di MONICA ZAMPIERI (Associazione Culturale Sambruson La Nostra Storia)


SCHEDE DEL CATALOGO MATERIALI ARCHEOLOGICI

  

Ultimo aggiornamento (Martedì 26 Giugno 2012 15:31)

 

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