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Trasformazioni territoriali

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IL PERIODO STORICO RECENTE - MORFOLOGIA DEL TERRITORIO

Trasformazioni territoriali e pianificazione urbanistica

II lungo processo di modernizzazione che ha interessato la pianura centrale veneta negli ultimi due secoli del secondo millennio ha sottoposto il territorio a diverse e numerose trasformazioni, aggiornandolo ai requisiti di efficienza e razionalità che la cultura emergente richiedeva. Il tratto di territorio che collega le città di Padova e Venezia ha visto concentrarsi significativi provvedimenti infrastrutturali a cavallo tra i due secoli ed è stato precocemente interessato da quel processo di espansione delle città maggiori e di urbanizzazione delle campagne che ha dato luogo all'attuale situazione insediativa.

Se si osservano su un arco di tempo così vasto e da una conveniente distanza, le inevitabili discontinuità scolorano e sembrano piuttosto accelerazioni e decelerazioni di un unico processo di accumulazione incrementale, che ha progressivamente e sempre più rapidamente addensato oggetti e funzioni in un territorio poco denso, seppure estesamente abitato fin da epoche remote e ricamato in tutte le sue parti da una fitta e pervicace attività antropica; accumulazione incrementale che l'avvento della pianificazione territoriale nella seconda metà del Novecento non sembra aver messo in discussione, se non nel renderne esplicite le intenzioni e nel cercare di governarne l'accelerazione.

Se osservate da vicino, invece, le trasformazioni sono sempre piccoli o grandi traumi e il territorio sembra costruirsi per continue discontinuità.

I "materiali", attraverso i quali il processo di modernizzazione si è realizzato, sono i più vari per forma, per scala, per funzione, per forza trasformativa: fer­rovie e strade, argini e canali navigabili, nuove colture e sistemi di irrigazione, villette e capannoni industriali, caselli autostradali, recinzioni. E non solo ag­giunte ma anche materiali "in negativo": molte sono state le elisioni, le perdite, gli elementi sacrificati. Anch'essi, attraverso le tracce che hanno lasciato sul territorio, nei documenti, nella memoria, fanno parte della sua storia.

Sambruson, frazione del comune di Dolo, il cui territorio si estende a sud del corso del Naviglio Brenta che unisce Padova a Venezia, non fa eccezione. La sua posizione relativamente marginale rispetto alla fascia infrastrutturale principale e leggermente decentrata rispetto al cuore della conurbazione centroveneta, ha conferito un ritmo più lento al processo di accumulazione, ma non ha risparmiato al territorio nuove operazioni di attraversamento (la ferrovia, le linee dell'alta tensione), simili a quelle sperimentate in epoca veneziana con le deviazioni della Brenta. L'urbanizzazione non si è arrestata al volgere del millennio, anzi semmai è accelerata con i programmi per la costruzione della cosiddetta "metropoli del terzo Veneto", che chiede oggi una nuova riflessione collettiva. Speriamo vivamente che la lettura delle trasformazioni che hanno interessato in passato questo piccolo territorio e delle modalità con le quali la pianificazione territoriale le ha promosse e regolate, oggetto del presente saggio, possa contribuire ad aumentare nei cittadini l'amorevole consapevolezza che già hanno nei confronti del proprio territorio.

1. Ai margini dell'asse Padova Venezia

II territorio di Sambruson è situato in prossimità dell'asse Padova - Venezia, a sud della Riviera del Brenta. Storicamente la parte di territorio ricompresa tra i due capoluoghi era già stata individuata come asse infrastrutturale di rilievo per il Dominio Veneto e comprendeva strade carrabili, canali navigabili per il trasporto di merci e persone e infrastrutture per l'adduzione dell'acqua potabile alla città lagunare. Il Naviglio Brenta era al centro di questo asse complesso: sulle sue rive si affacciavano le dimore del patriziato che vi trascorreva le sue villeggiature, le piazze delle maggiori ville, come Strà, Dolo e Mira, le attività produttive come i mulini di Dolo, le dimore degli artigiani.

Sambruson, che era stato in età antica un centro di grande importanza lungo l'antica direttrice della via Annia, in età moderna e contemporanea si trova in una posizione relativamente marginale rispetto al fervere di attività sulla Riviera, che segna il confine del suo territorio verso nord. Le ripetute diversioni del Brenta hanno infatti reso più sicure la Laguna e la Riviera, ma hanno sacrificato i territori a sud, attraversati dai grandi tagli arginati.

Possiamo dedurre alcune notizie sulla situazione territoriale di Sambruson nella prima metà dell'Ottocento, facendo riferimento alle diverse componenti del Censo stabile1. Sono particolarmente interessanti i dati raccolti in occasione della stesura dei cosiddetti Atti Preparatori, descrizioni dettagliate dei comuni censuari sottoposti a catasticazione negli anni Venti e Trenta dell'Ottocento, comprendenti le Nozioni Generali Territoriali, le Nozioni Agrarie di Dettaglio, le Qualità dei Terreni e il Prospetto di Classificazione.

Sul difficile rapporto di questo territorio con le acque le Nozione Generali Territoriali non sono avare di notizie. Primo ad essere citato è "il fiume Brenta [che] in parte confina al nord di questo territorio, indi prosegue attraversando, fino in confine al sud"2. Il doppio taglio diagonale in direzione nordovest - sud e sudest che si riconosce nella cartografia, non è altro infatti che il nuovo corso del Brenta (Brentone o Brenta nova), oggetto di diversioni fin dal Cinquecento, che taglia il paese di Sambruson in due parti, collegate tra loro prima da un traghetto e poi da un ponte3. Le sue acque, deviate dal corso principale in prossimità di Dolo, venivano condotte attraverso le campagne del Padovano fino a sfociare prima in Laguna e poi in mare. E se in un primo tempo queste opere possono essere state motivo di commercio e di sviluppo, nell'Ottocento "il fiume Brenta è navigabile, non però in tutte le stagioni, né in tutti i momenti", rendendo svantaggioso il bilancio costi-benefici del suo passaggio.

Inoltre le torbide portano "sabbia e belletta [= melma, fango] che sempre più ne colma il fondo" e la forza delle piene "cagiona danni diretti per corrosioni. Nel tronco che ci riguarda, ad onta di continue e grandi minacce, non si ricordano rotte, come purtroppo se ne contano spesse e recenti superiormente ed inferiormente con grave danno e con inondazioni di questo suolo, massime dalla parte a destra".

Anche se la Laguna spinge le sue propaggini più occidentali fino a lambire il territorio di Sambruson nella sua parte sud est, dove i terreni scendono sensibilmente di quota, "non vi sono paludi, né altre acque ordinariamente stagnanti". I toponimi (Inferni, Basse) danno conto della fragile situazione altimetrica e quindi idraulica, visto che il Brenta scorre "tutto superiore di metri due circa al piano degli adiacenti terreni, contenuto da grandi arginature".

La frazione di Sambruson

 

Sugli argini corrono le strade pubbliche, che collegano Sambruson con il sud della provincia. A nord la strada comunale "detta della Bassa", cioè quella che corre in destra del naviglio Brenta, collega il territorio di Sambruson con Venezia e con Padova. Vi si affacciano le case di villeggiatura dei veneziani Badoer e Bragadin, e dei padovani Avogadro (poi Velluti).

Interrotta dalla diversione del Brenta, la via Stradona, parallela alla Riviera, porta verso Porto Menai e Gambarare verso est e vi si affacciano altre dimore signorili come quella dei Carminati. Verso Ovest sulla stessa direttrice innerva la zona detta, con un altro toponimo di carattere morfologico, "delle Alture", dove si affacciano altre dimore signorili come villa Gottardi. Le strade pubbliche, però, "non sarebbero sufficienti al bisogno dell'agricoltura" e sono integrate dalle strade campestri, private ma "gravate dal carico di pubblica servitù"4 di passaggio.

All'inizio dell'Ottocento l'agricoltura è l'attività prevalente nel territorio di Sambruson. I campi, di proprietà degli ultimi rampolli delle grandi famiglie patrizie o della borghesia emergente, sono dati in affitto o a mezzadria ai contadini di Sambruson, che risiedono nelle case coloniche e nei casoni, sul fondo loro affidato (la "masseria", più grande, o la "cesura", più piccola e senza stalla5").

 2. Trasformazioni a scala vasta

II territorio interessato dall'asse infrastrutturale che collega Padova a Venezia è destinato a mutare profondamente nel corso dei duecento anni che ci separano dalla stesura dei primi catasti. È in quest'area che si concentrano infatti le maggiori trasformazioni territoriali dell'età contemporanea.

La vocazione infrastrutturale della Riviera del Brenta viene confermata dalla politica austriaca di modernizzazione e razionalizzazione della viabilità: la strada postale lungo la riviera viene sistemata e a tratti rettificata per renderla più efficiente. Attorno alla metà del secolo viene costruita a nord della Riviera la Ferrovia Ferdinandea. Il primo tratto ad essere completato ed inaugurato è proprio quello Padova-Mestre, nel 1842, seguito dal ponte translagunare ferroviario nel 1846. La costruzione degli altri tratti dura fino al 12 ottobre 1857, quando entra in esercizio la linea completa: Venezia è collegata a Milano, il Regno Lombardo Veneto è tenuto insieme, ancora per pochi anni, dalla strada ferrata.

Altre grandi opere infrastrutturali interessano il territorio. Le frequenti rotte del Brenta inducono il Governo Austriaco a rivedere nuovamente il corso del Brenta: nel 1816 viene scavata una nuova diversione, la Cunetta, da Fossalovara di Stra fino a Corte di Piove di Sacco, dove si immette nel corso della Brenta Nuova; nel 1840 il fiume verrà reimmesso nella laguna di Chioggia, a Conche6. La Brenta Nova a Sambruson diviene pertanto superflua e viene interrata. La nuova cultura ingegneristica interviene anche sulla geometria dell'alveo, rettificandone i meandri più pronunciati, per esempio sul Brenta a nord di Padova, sul Naviglio Brenta tra Fiesso e Dolo, sul Bacchiglione in più punti tra Padova e Bovolenta.

Grande influenza sulla situazione socioeconomica e sulle dinamiche di sviluppo di quest'area hanno avuto anche le attività industriali. Nel 1831 si installa a Mira una fabbrica di candele steariche, che sarà il primo nucleo della Miralanza, quotata in borsa fin dal 1924. L'impresa impiega un grande numero di dipendenti, reclutati nelle aree circostanti, tra le quali anche Sambruson. Nello stesso periodo i Velluti potenziarono la fornace in via Ettore Tito per la costruzione di mattoni che via via darà lavoro a molte decine di persone del luogo. Tali fornaci hanno fornito la materia prima per la costruzione dei campanili di Dolo e Venezia.

Non si tratta però dell'unica attività industriale: nei primi anni del Novecento viene avviata l'operazione Porto Marghera dove si concentreranno negli anni tra le due guerre numerose industrie chimiche, che andranno a formare durante la ripresa del secondo dopoguerra il polo industriale più grande del Nord-Est e il più denso d'Europa. Intanto anche Padova si doterà della sua zona industriale che verrà dislocata a est del centro cittadino, cioè all'altro capo dell'area del già ricordato asse infrastrutturale Padova-Mestre. Dagli anni Settanta in avanti si svilupperà invece il cosiddetto modello Nordest, basato sui distretti produttivi e sulla piccola e media impresa: la Riviera appartiene al distretto della scarpa, che si dirama nel territorio circostante.

Sambruson si trova, assieme ai centri della Riviera, in una posizione privilegiata per l'accesso alle localizzazioni industriali, che stanno assorbendo rapidamente la forza lavoro in eccesso proveniente dal settore primario in via di meccanizzazione. Le politiche dei trasporti agevolano gli spostamenti giornalieri dalle campagne alle fabbriche. Nei primi anni Trenta, il movimento dei pendolari lungo l'asse viene facilitato dalla messa in esercizio della Tranvia Padova-Fusina, che percorre la Riviera fino a Oriago per poi dirigersi verso Fusina e verso Marghera e Mestre. La ferrovia Venezia - Adria collegherà al capoluogo veneziano il Cavarzerano e la Saccisica. Lo sviluppo della produzione di energia elettrica su grande scala, che fin dagli anni Venti sfrutta le centrali idroelettriche montane, viene incrementato nel dopoguerra con la costruzione delle centrali di Fusina. L'area attorno a Marghera diventa un centro di smistamento di linee elettriche ad alta tensione che vi convergono da ogni direzione, sospese sui grandi elettrodotti che solcano le campagne circostanti.

Intanto, a confermare e incrementare l'asse infrastrutturale Padova - Venezia, dal 1933 è in funzione una prima autostrada, a cui si aggiungeranno nel dopoguerra la Venezia - Trieste e la Brescia - Padova. Sempre nell'ottica del potenziamento della connessione tra le due zone industriali viene avviato nel 1968 il cantiere dell'Idrovia Padova-Venezia. Il canale navigabile con funzioni eminentemente commerciali, che dovrà passare a sud della Riviera, verrà realizzato solo in parte e non entrerà mai in funzione.

Le grandi opere che hanno segnato le trasformazioni di questo territorio sono state accompagnate infine da un vasto processo di urbanizzazione, che ha trasformato le campagne venete nella cosiddetta "città diffusa", mentre la modernizzazione dell'agricoltura contribuiva a mutarne radicalmente il paesaggio agrario.

Gianni Cagnin, Viviana Ferrario
Dal volume "SAMBRUSON TRA OTTOCENTO E NOVECENTO"
(Associazione Culturale Sambruson La Nostra Storia)
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                                                                                                                                                articolo a cura di Luigi Zampieri

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 08 Gennaio 2014 14:19)

 

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