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Sambruson e il territorio circostante

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SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA - L'INTERVENTO ROMANO NELLA VENETIA

SAMBRUSON E I SITI VICINI

La principale fonte di informazioni per i rinvenimenti archeologici dei siti veneti, quelli minori e, in particolare l'area circostante Sambruson, è costituita non solo dalla serie di volumi Carta archeologica del Veneto, ma da altri contributi che danno informazioni non prettamente relative a rinvenimenti archeologici.

Il sito di Sambruson, per il suo valore storico, è segnalato sia nel volume Le zone archeologiche del Veneto2, sia nel Censimento, catalogazione e individuazione dei centri storici del Veneto.

Le Carte archeologiche stilate per le diverse regioni d'Italia si dimostrano molto importanti per analizzare un territorio nel suo complesso. Infatti, le pubblicazioni oggi a disposizione riguardano soprattutto i siti più rilevanti, mentre trattano marginalmente quelli periferici. La Carta archeologica, invece, si occupa anche di tutti quei siti che hanno restituito minore quantità di materiale, molte volte di scarsa qualità, ma comunque d'importante valore storico per poter descrivere un quadro più completo di un territorio.

Come già in precedenza affermato, Sambruson può essere ragionevolmente incluso nell'agro centuriato di Padova-Camposampiero94. Tutta l'area d'influenza di Patavium è stata nel secolo scorso oggetto di ritrovamenti per lo più fortuiti o comunque non frutto di interventi programmati e controllati con criteri stratigrafici. Molte zone sono state indagate da appassionati locali o studiosi di archeologia, non da veri archeologi e la Soprintendenza archeologica del Veneto, il più delle volte, è intervenuta solo a rinvenimenti effettuati, per controlli o per un lavoro d'inventario. Il risultato è una grande quantità di materiale appartenente a diverse epoche, una parte del quale non contestualizzato; a ciò si aggiunge un rilevante numero di reperti andati dispersi col passare del tempo o ristagnanti nei magazzini della Sovrintendenza o di qualche Museo.

Basta sfogliare la Carta Archeologica del Veneto per constatare come nel Veneto anche piccoli paesi abbiano restituito materiale di epoche antiche. Prendendo in considerazione in modo dettagliato un'area di dimensioni più ridotte del territorio patavino, ossia l'area limitrofa il paese di Sambruson e circoscrivendo, quindi, una zona all'incirca di 10 km2, che da Mirano a Nord, arrivi fino a Campolongo Maggiore a Sud, e dalla laguna ad Est, arrivi fino a Vigonovo, si può osservare come tutto il settore abbia restituito grande quantità di reperti, in particolare di epoca preistorica, romana e medievale, senza considerare quanti ancora ve ne siano sepolti sotto il terreno.

Osservando attentamente le attestazioni delle principali evidenze archeologiche dell'area presa in esame, che si possono leggere nella Carta Archeologica del Veneto, e le piante realizzate dalla prof.ssa S. Pesavento Mattioli96 (tav. XXVIII) e dalla dott.ssa S. Bonomi97 (tav. XX), si può accertare come a Sambruson sia tradizionalmente attestata la presenza di "un contesto funerario o di tombe". Viene segnalato anche il ritrovamento di iscrizioni funerarie e di un cippo miliare. Nella pianta più recente realizzata da S. Bonomi, Sambruson è anche indicato come un "centro o nucleo con caratteristiche amministrative e giuridiche, commerciali e itinerarie, fondiarie: municipium, colonia, forum, mansio, fundis" (tav. XX). La stessa definizione viene data alla vicina Porto Menai, mentre nei paesi circostanti si può constatare come la presenza di presunti contesti funerari sia elevata; esempio sono Lugo, Bojon, Vigorovea, Vigonza e San Nicolo. Proprio in quest'ultimo paese, in particolare in località Roncaglia, sono state rinvenute vere e proprie strutture abitative98. Le piante indicano anche la presenza di un grosso contesto funerario a Lova e di più piccoli a Tombelle, Vigonovo, Saonara. Anche nel territorio di Vigonza e in quello di Albignasego è attestato il ritrovamento di un cippo miliare e di iscrizioni funerarie.

Le informazioni riportate in questa documentazione non permettono, però, confronti del tutto affidabili, poiché molti dei siti esaminati non sono mai stati studiati e indagati scientificamente. Si possono, comunque, raccogliere dati generali sul tipo dei ritrovamenti e pertanto valutare quali sono presenti maggiormente rispetto ad altri.

I paesi, situati nel territorio circostante Sambruson, attestano una predominanza di presunti contesti funerari, ma non mancano le attestazioni di strutture, che però sono soprattutto "resti di singole costruzioni a carattere residenziale o strutture di funzione non meglio precisatele" (cfr. tav. XX).

Per quanto riguarda più strettamente i rinvenimenti archeologici, la Carta Archeologica diviene il principale riferimento.

Importante è sottolineare il fatto che per Sambruson, come per gli altri siti inclusi nella Carta Archeologica, non sono stati inventariati tutti i frammenti rinvenuti, ma probabilmente solo quelli di maggiore interesse. D'altra parte, essendo i siti molto numerosi, non era possibile elencare tutti i materiali nel loro complesso.

I numeri 246 e 247 della Carta Archeologica sono dedicati alle due zone di Sambruson. Per la zona A il testo riporta la scoperta di tombe a cappuccina da parte del Vanuzzo, il ritrovamento di monete di Claudio e di fibule oggi disperse, di grande quantità di frammenti ceramici, tra cui tegoloni spezzati e un mattone bollato di Claudio. Per quanto riguarda la zona B, si menziona la scoperta di una piattaforma di pali lignei orizzontali e il rinvenimento di palchi cervini, di una ciotola d'argilla, di una grossa ansa di olla e di un'ascia. Come sarà meglio spiegato in seguito, questi dati, oltre ad essere parziali, non sono scientificamente attendibili.

Anche nei paesi confinanti con Sambruson sono stati rinvenuti materiali simili a quelli appena descritti. Tra Sambruson e Mira, ad esempio in via Brentelle, sono state trovate delle tessere di mosaico e dei frammenti di vetro, di cui si sono oggi perse le tracce. Come a Sambruson, alcune tombe sarebbero state rinvenute anche ad Arino, frazione di Dolo, negli anni 1950-60, il cui corredo, però, è andato perso100. Si ha notizia di un'anfora spagnola, di una africana101 e di una testa femminile in marmo trovate a Porto Menai. Due pozzi di epoca romana sono stati rinvenuti a Gambarare di Mira102, insieme a frammenti di ceramica grigia e di terra sigillata nord-italica; un frammento di mortaio103 e alcune tegole104 provengono da Malcontenta di Mira. Entrambi i paesi sono situati a Est di Sambruson. Anche Mira ha restituito frammenti ceramici, in particolare, frammenti di anfore, tessere di mosaico e tegole. Ma è soprattutto il Comune di Mirano, situato a Nord di Sambruson, a essere ricco di reperti archeologici: anfore, olle e ollette, ciotole-coperchi, pesi da telaio troncopiramidali, tegole, alcune iscrizioni e un cippo miliare105. Reperti di età paleoveneta e romana sono stati rinvenuti anche a Ovest di Sambruson, a Stra, a Vigonovo e a Vigenza, grazie alla maggiore vicinanza al florido centro patavino. In particolare, un altare funerario cilindrico con iscrizione in greco è attestato a Stra; macine e materiali non meglio specificati a Vigonovo106; laterizi, ciotole, anfore e tessere musive a Vigenza107.

A Sud di Sambruson i rinvenimenti sono localizzati per lo più a Camponogara, Lugo e, in particolar modo, a Lova di Campagna Lupia. A Camponogara sono stati rinvenuti negli anni 1970 due inumati privi di corredo, posizionati su grandi tegole, e laterizi in genere, mentre a Lugo sono attestati un'iscrizione e reperti di età romana, indicati senza altra specificazione; poi mosaici, un pozzo, anfore e alcune monete imperiali. Lova, posta a circa sette km da Sambruson, è un sito di notevole interesse archeologico, già parzialmente studiato, che ha restituito grande quantità di reperti, sia appartenuti ai Veneti antichi sia ai Romani. Nella Carta archeologica, infatti, compare un lungo elenco, in cui però non è netta la separazione tra i pezzi pertinenti al periodo paleoveneto e quelli romani: si tratta di ossuari, bronzetti, iscrizioni funerarie, piatti, tazze, frammenti di ceramica grigia, terra sigillata, mattoni bollati, uno dei quali prodotto dalla figlino, Pansiana, antefisse fittili e mosaici108. Nella pubblicazione, edita a seguito delle indagini archeologiche condotte a Lova109, vengono aggiunti, ai reperti appena elencati, anelli, monete, frammenti di ceramica di impasto e frammenti di terra sigillata. In questo sito, a differenza degli altri, sono state condotte delle prospezioni elettro-magnetiche e dei saggi di scavo stratigrafico tra il 1990 e il 1993, che hanno rivelato l'esistenza di un complesso architettonico monumentale di grandi dimensioni; in particolare sono state individuate le fondamenta di due templi che, sulla base dei reperti archeologici rinvenuti, soprattutto i bronzetti votivi, sono da ritenersi un luogo di culto ascrivibile ad un arco cronologico compreso tra il II sec. a.C. e il II d.C.

Bisogna tener conto del fatto che la maggior parte dei dati inseriti nella Carta archeologica, proprio perché riguarda piccoli siti e modesti ritrovamenti, non è sempre stata adeguatamente studiata e molti dei dati riportati nel testo appartengono a ricerche effettuate negli anni 1950-60 e 1970, quando non solo l'approccio metodologico allo scavo e ai materiali archeologici era diverso, ma anche i criteri interpretativi di tale materiale erano differenti, ed oggi superati. Chiaro esempio è Sambruson: la Carta archeologica del Veneto riporta la tesi di Vanuzzo secondo la quale i suoi ritrovamenti provenivano da una stazione palafitticola databile all'età preistorica e da una necropoli dell'età romana. In realtà, lo studio dei materiali di epoca romana ha portato a conclusioni che difficilmente si avvicinano a quelle del Vanuzzo. La presenza di ceramica a vernice nera, terra sigillata, anfore, ceramica comune e una grande quantità di laterizi, analizzati nel loro complesso, fa infatti pensare più ad un sito abitativo che ad una necropoli111. Mancano, inoltre, reperti che usualmente si rinvengono in sepolture, quali unguentari, cinerari, oggetti e strumenti simbolici dello status e del genere del defunto e resti ossei. Anche se il Vanuzzo ha trovato due scheletri e scrive nel suo Resoconto degli scavi di aver rinvenuto, all'interno di vasi, delle ceneri umane, non è possibile considerare le tesi del professore completamente attendibili. Anche per quanto riguarda il ritrovamento della stazione palafitticola, la datazione non è certa. Già nel 1950 alcuni studiosi avevano espresso dubbi, poiché non c'erano motivi sufficienti per escludere si potesse trattare di un'arginatura di epoca romana. Anche se il Vanuzzo scrive di aver rinvenuto, insieme ai pali dei reperti di epoca preistorica, un'amigdala, una punta di freccia e un'ascia, ciò non costituisce una prova scientifica, poiché non si è trattato di uno scavo stratigrafico; non ci sono cioè dati che confermino che i reperti, di cui si è appena parlato, fossero situati all'interno del medesimo strato archeologico dei pali. La datazione dei frammenti di alcuni pali lignei, che sarà effettuata nei prossimi mesi, potrà definire meglio la situazione.


 

NOTE

90 Per le villae romana vedi mengotti e. 1984c, Le villae, in Misurare la terra: centuriazione e coloni nel mondo romano, Modena, pp. 163-164. Vedi anche denti 1991, I Romani a Nord del Po. Archeologia e cultura in età repubblicana e augustea, Milano.

91 capuis l. et alii 1984a, b, e (capuis l., leonardi e., pesavento mattigli s., rosada g.), Carta archeologica del Veneto, I, II, III, Modena. Per quanto riguarda in modo specifico il paese di Sambruson, esso è indicato sulla carta alle pp. 34-35 in capuis et alii 1994d, con un pallino rosso piccolo, che corrisponde ad un "ritrovamento sporadico, dall'oggetto singolo ai materiali quantitativamente insufficienti per definire la qualità del sito. In realtà il materiale si dimostra in quantità sufficiente per poter fare delle ipotesi. Il motivo per cui è stato inserito nel gruppo dei materiali di quantità insufficiente è che solo una parte dei reperti, quella di maggior valore, viene menzionata nella sezione dedicata ai vari siti, dove sono elencati i tipi di reperti rinvenuti. Di questo argomento se ne parlerà in seguito nel presente paragrafo.

92 In mavian, pasqualin, dalla pietà 1987, Sambruson è indicata sulla cartina delle zone archeologiche del Veneto, ma non vengono forniti ulteriori dati.

93 Regione del Veneto 1985. Anche in questo caso Sambruson viene indicata su una cartina del Veneto quale sito storico, ma non vengono forniti altri dati. Cfr. foglio n. 127, sito n. 114.

94 Cfr. paragrafo 1 del presente capitolo. Inoltre cfr. mengotti 1984a; in BOSIO 1984, l'autore avanza delle riserve riguardo a questa tesi; preferisce, infatti, attenersi ai soli dati riscontrabili sul terreno. Vedi anche rosada 1984b.

95   capuis et alii 1994d.

96    PESAVENTO MATTIOLI 1984.

97   bonomi 1987, tav. V.

98 Si tratta di un edificio di sette ambienti. Vedi BUSANA M.s. 2002, Architetture rurali nella Venetia romana. Distribuzione degli insediamenti rurali di età romana nel territorio della Venetia centrale, Verona.

99   capuis et alii 1994d, n. 243.

100 capuis et alii 1994d, n. 248.

101 capuis et alii 1994d, n. 276.

102 capuis et alii 1994d, p. 70.

103 capuis et alii 1994d, n. 287.2, p. 71.

104 capuis et alii 1994d, n. 275.

105 capuis et alii 1994d, p. 69.

106 capuis et alii 1994d, nn. 203-207, pp- 61-62.

107 capuis et alii 1994d, nn. 196.1-197, p. 60.

108 capuis et alii 1994d, nn. 235.2, 235.3, 235.4, pp. 65-66.

109 bonomi s., verosnese s. et alii 1995, II santuario alle foci di un Meduaco. Indagini archeologiche a Lova di Campagna Lupia, in Archeometra, Padova, p. 7-11.

110 BONOMI, VERONESE 1995, p. 1.

111 Anche la conclusione a cui si è giunti rimane un'ipotesi, seppure molto probabile, poiché solo uno scavo potrebbe dare risposte più attendibili, sempre che il lavoro agricolo non abbia reso impossibile il ritrovamento di stratigrafie intatte.


Ultimo aggiornamento (Lunedì 25 Giugno 2012 16:22)

 

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