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Le monete Romane.

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SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA - IL MUSEO

LE MONETE ROMANE

Due sono le monete che sono state rinvenute nel 1950 a Sambruson e che il Vanuzzo scrive fossero databili all'epoca di Claudio e di Vespasiano. Dalla foto, unica testimonianza visiva rimastaci relativa alle monete, è possibile analizzare solo quella riferibile a Claudio; la seconda, coperta per metà dalla prima, sembra presentare un cattivo stato di conservazione (tav. XII, n. 27). La moneta visibile è un asse43, che effettivamente è stato coniato al tempo di Claudio. Tale tipo di moneta è attestato, in particolare, da Augusto (imperatore dal 27 a.C. al 14 d.C.) fino a Nerone (imperatore dal 54 al 68 d.C.)44.

E bene premettere che, con la riforma monetaria di Augusto, si assiste alla ripresa della coniazione in bronzo (lega di rame e stagno, in varie proporzioni, in cui possono entrare piccole quantità di altri elementi nella fusione, ad es. alluminio) dopo le disordinate emissioni del periodo delle guerre civili. In base a tale riforma, la moneta enea (lett. di bronzo) fu coniata in quattro nominali: sesterzio, dupondio, asse e quadrante; i primi due coniati in oricalco,varietà di bronzo simile all'oro e costituita principalmente da rame, mentre gli altri due in rame quasi puro.

L'asse di Sambruson, in base al confronto con il catalogo di monete di Orvieto, doveva presentare un diametro di circa 28 mm e un peso di 11, 76 g. Dalla foto pare che il suo stato di conservazione fosse piuttosto buono.

Questa tipologia di asse presenta, sulla fronte, la testa di Claudio nuda e rivolta a sinistra e, nella legenda, l'epigrafe D/TICLAUDIVS CAESAR AUG P M TR PIMP P P Poiché nella legenda compare il titolo P(ater) P(atriae) che gli è stato attribuito nel gennaio del 42 d.C., questo particolare segna una separazione cronologica tra le varie emissioni dell'Imperatore Claudio.

Sul retro, che è anepigrafe, è rappresentata Minerva elmata e drappeggiata, incedente a destra; la dea brandisce il giavellotto con la destra e tiene lo scudo circolare sul braccio sinistro. Ai lati si ritrovano le lettere S e C.

I sesterzi, i dupondi, gli assi e i quadranti, fino al 4 a.C., riportano sul retro i nomi dei triumviri, o tresviri, e dei quattuorviri monetales, i giovani funzionati dello Stato responsabili della regolarità delle emissioni, i quali operavano sotto il controllo diretto dell'imperatore e del Senato. I loro nomi, accompagnati sul retro delle monete enee, scomparvero presto, nel 4 a.C., lasciando il posto alla sigla S C, Senatus consulto: sul suo significato gli studiosi sono indecisi, ma pare attesti il controllo almeno formale del Senato sulle emissioni enee, mentre all'imperatore era riservata la coniazione dell'oro e dell'argento.

Tutte le emissioni enee di Claudio provengono dalla zecca di Roma, che fu da lui prescelta come sola zecca centrale, sebbene emissioni di bronzo non ufficiali fossero probabilmente coniate altrove. Gli studiosi fanno risalire la foggia di questo tipo di moneta agli ultimi anni

della carica di Claudio, imperatore dal 41 al 54 d.C. Vi sono, infatti, molti esemplari datati agli anni dal 50 al 54 d.C., anno della morte dell'imperatore. Altri studiosi ritengono che queste monete fossero già presenti negli anni dal 42 al 44 d.C.

Le monete rimanevano in circolazione anche dopo la morte dell'imperatore che le aveva coniate; infatti, si possono trovare in contesti datati ad anni successivi.

Sempre a Claudio sono attribuiti altri assi, che riportano le seguenti iconografie: esemplari con Minerva, vista come patrona dell'imperatore letterato e soldato; è attestato il tipo di Constantia, la virtù che Claudio aveva scelto di perseguire, mentre Libertas allude alle promesse di governo costituzionale e ancora vi sono esemplari di emissione in onore del fratello Germanico.

Così doveva presentarsi la moneta di Claudio:

 

Esemplare di asse dell'epoca di Claudio, Orvieto (bergamini 1995).

Le monete sono molto importanti per fare considerazioni economiche su un sito. Come abbiamo visto, e soprattutto vedremo in seguito, l'ambito in cui era inserito Sambruson porta ad ipotizzare un grande movimento di merci e persone e, quindi, anche di denaro. Poiché i dati a disposizione sono scarsi, possiamo solo fare delle ipotesi.

NOTE:

43  bergamini M. 1995, Museo Claudio Faina di Orvieto. Monete romane imperiali da Augusto a Commodo.

44  Una moneta e un'olletta, che sono conservate presso la Soprintendenza a Padova, fanno parte dei reperti rinvenuti dal Vanuzzo. Con molta probabilità torneranno aNAntiquarium.


Dal volume "AD DUODECIMUN MANSIO MAIO MEDUACO"

di MONICA ZAMPIERI (Associazione Culturale Sambruson La Nostra Storia)

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 16 Maggio 2012 13:40)

 

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