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Durante il COVID 19. Silloge di poesie di O. Moretti

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SAMBRUSON. CULTURA, COSTUME, TRADIZIONI, AMBIENTE. - LETTERATURA A SAMBRUSON (III)


Caro Olindo
Complimenti, per le belle poesie. La più toccante e significativa per me (credo lo sia anche per te) è l’ultima della silloge “Anche se mi sei vicino”. Il primo verso

Ma dove posso posar le mie carezze

ci rammenta quanto di carezze siamo avari con le persone che amiamo, quando le carezze siamo ancora in tempo a donarle.

Ti ringrazio, Luigi.


Prima e durante il COVID 19

10 poesie

Il tramonto e l’orizzonte

Sono qui, ora,
dov’è l’orizzonte,
dove giunge il vivere,
dove ancor si sente respirar la vita
e palpitare il cuore,
dove pur si soffre, di dolore.
E’ qui che vedo il tramontar,
color di rose,
e il sole che, calando,
lentamente muore.
E se mi provo
a sfidar l’ignoto,
con il pensier che spingo
oltre confine,
la vita ancor riappare,
così, come già vissuta.
Senza però dolore,
e con tanta Bellezza e Amore.
E, nell’immensità del tempo,
mi piace pensar lo Spirito
che, dal terreno vivere rapito,
ancor si prende a nutrimento,
passioni, gioie e sentimento,
tal che la vita nuova
se ne alimenti,
e si rinnovi...all’infinito.

Andando, piano, per la via

S’alza in volo, all’improvviso,
un bell’airone cinerino,
e la garzetta, disturbata,
pure s’alza, spaventata;
poi si fermano, impettiti,
a distanza calcolata.
Andando, piano, per la via,
ogni cosa ci fa compagnia.
Ed alzando gli occhi al cielo,
che ora appare infinito e azzurro,
mi piace chiedergli che, stasera,
mi porti stelle da ammirare
e ch’io possa interrogare:
per dar cibo al mio pensiero
che cerca senso, e vuole amare.
Ed or mi viene da pensare
ch’ero in montagna, ieri, a camminare,
ed entrando dentro al bosco,
volli fermarmi, per ascoltare:
e quanti suoni e freschi odori
ebbi allora da gustare.
Poi, la sera, sul soffice cuscino,
rivedendo il giorno ed il cammino,
mi prese un sonno così profondo,
che vissi, sognando, in un altro mondo.
Ad andar lenti, per la via,
anche l’anima ci fa compagnia.
E, con l’anima e col silenzio,
parlo, ascolto e guardo in alto,
anche se sono tra tanta gente,
come sul ponte di Rialto.
Agendo quindi un poco a rilento,
mi emoziono, penso e son più contento;
e forse è questo il modo migliore
per coltivare e crescere anche l’amore.

Metamorfosi fotografica

Emergono figure, in queste foto,
come spettri,
da un magma caotico e sofferente;
e, con truci sembianze,
quali ombre di fantasmi
provenienti da mondi di paura,
sembran cercar l’umano,
per poi carpirne il senso,
nella quotidianità del vivere.
Ed ecco apparir dal torbido,
all’orizzonte assai lontano,
forme di più umane sembianze;
metamorfosi d’anime sofferenti
che, a poco a poco,
inseguon l’orme delle speranze.
Allora appaiono corpi nuovi,
che dan forma al primordiale intruglio,
ed attingendo vita e spirito,
si mostrano nudi, puliti e belli;
d’una bellezza bianca e candida,
che affonda le radici
nel mito e nella gioia.
Appare infine un volto,
di erotica, trasparente purezza,
che s’accompagna all’anima,
ad esprimere l’umana bellezza.

Quando il cielo scende

Quando il cielo scende, a baciare la terra,
ogni istante, d’una vita felice,
si ferma nel tempo, e si stupisce.
Si avvolge il pensiero all’istante rinato,
e palpiti nuovi si rimettono in moto.
E’ come se il bello non fosse mai morto,
e, col silenzio e la voluta attenzione,
si tornasse a riviverne ogni emozione.
Le emozioni che attingo dal viver lontano
oggi aumentan la gioia, cui dan buona mano.
Il ricordo mi porta al bello che ho avuto
e nel cuore mi resta un sentimento che è muto.
Un lume si accende (che sia la speranza?).
Eri ospite, al mare, di miei parenti in vacanza.
Ora affido ogni istante al ricordo che avanza:
in sottoveste sottile e lingerie tutta bianca,
apparivan le forme in gran trasparenza.
Credo ancor che, la scena, tu l’avessi pensata,
per lasciarmi il ricordo d’un corpo
che, quando riappare, è come d’ambra dorata.
Son finite le ferie e mi vuoi salutare:
mi chiami con te che ti vai a preparare;
allo specchio ti incipri e ti prepari ad andare;
mentr’io, ragazzino, resto dietro seduto,
e (come senz’altro tu avresti voluto),
timidone qual sono, ti osservo ammirato
e, trattenendo il respiro…ne resto turbato.

Gira la ruota

Gira la ruota del molino di Dolo
mentre scorre la vita, con l’acqua del fiume,
e col rumor dei silenzi che ora non odo.
Intanto il pensiero arriva fin là:
dove affioran domande
la cui sola risposta, è: chi lo sa?
E se, nel futuro, posso solo sperare,
a indagare il passato, riesco anche a gioire.
Sono nato, ho vissuto, son qui ora, seduto,
a pensare, guardare, osservare…
e mi par che la vita mi voglia parlare;
col fiume che scorre e va verso il mare,
mi ricorda di giorni che furon d’amore.
Scorgo nel cielo una parentesi rosa
e sento nell’anima l’amor d’ ogni cosa.
Ogni pianta e ogni fiore mi sanno donare
profumi e bei frutti ch’io posso gustare.
Di certo Natura si fa sempre apprezzare,
ancor più quando l’uomo la sa rispettare.
La vita mi ha dato gioie e piaceri,
ma per avere più pace interiore,
mi manca qualcosa, ad esser sinceri.
Vorrei fossimo, tutti, un pò più felici
e che il tempo di ogni dolore,
ogni volta, si potesse spiegare:
e quand’è l’uomo che lo vuol procurare,
non mi è facile capire
com’egli possa essere contento
nel fare che, altri, debbano soffrire.
Forse non sa che amare ogni essere vivente
dona forza al futuro e diventa conveniente.

Coronavirus, non vincerai.

Mi provo a scrivere di...versi,
ma i pensieri vanno…
come fossero dispersi.
Si chiude l’uscio della fantasia,
per colpa d’un virus, che uccide,
e non si sa bene cosa sia.
Oggi il cielo è davvero sereno;
un bel sole splende, ma è come
se l’aria contenesse veleno.
Non vien voglia d’uscire…
e lo vietano leggi e buon senso,
cui conviene senz’altro ubbidire.
L’ambiente è deserto e sembra irreale…
Con le ore che scorrono lente,
rinchiudersi a casa sembra normale.
Gran brutta bestia l’epidemia
che ruba, al vivere, tanti
parenti e amici, e se li porta via.
E credo sia facile immaginare,
con quale tristezza oggi si muore:
soli, e lontano dalle persone care.
Ma tu, Coronavirus, non vincerai:
son troppi gli uomini,
che ti combattono da eroi.
E se oggi cresce il gusto del dare,
al fin della lotta,
avremo un mondo migliore.
A restar soli per necessità,
chissà che accresca il vivere,
con più spirito di comunità.

Una strana primavera

Profumano i fiori di vita neonata
e l’erba si incipria con tanti colori.
Tuban gli uccelli che cercano amori
per darsi, in futuro, una bella nidiata.
Le primavere, son sempre belle,
ma nella presente, con l’epidemia,
mentre guardo, la sera, verso le stelle,
penso a chi piange o è andato via.
E, di giorno, col sole splendente
che indaga sul verde del prato,
nuda, si posa la mente,
a godersi i profumi del fato.
Non si esce di casa, non si va via,
sol corre, se vuole, la fantasia:
a immaginare un futuro migliore,
a cercar spinte e forza interiore.
E’ Pasqua domani, ma niente Messa:
l’entrata in chiesa non è permessa;
leggi e buon senso lo voglion proibire,
per evitare che ancora si debba morire.
E Tu, mio Signore,
per Amor morto, in un grande dolore,
fa che, nel piccolo, Ti possiamo imitare,
anche, soltanto, imparando a donare.

Al limitar dell’uscio

Forse potrei parlarti dentro l’anima
con l’idioma poco usato dei silenzi,
che in ogni vita vive e si tramanda.
Parlar di quei sorrisi complici,
carichi di brividi e scoperte,
con cui marchiavi l’ore della vita;
o di piaceri, e desideri d’infinito;
o della luce che, (saetta tra le canne),
rubava spicchi di passione e di futuro.
O sole, oh quanto sole,
a riscaldare i palpiti e l’umore.
Come pale spinte dal vento,
così giravano vortici e sentimento.
Si godeva d’incanti e pure d’amore,
senza por freni, al galoppare del cuore.
Nel caldo e l’afa del meriggio tardo,
è musica la brezza che sibila leggera.
Mi sembra d’accompagnar la vita
ad altra vita e, mentre respiro e penso,
inciampo, quasi, al limitar dell’uscio
che, nel cader, mi s’apre, sull’immenso.

Un raggio di sole

Un raggio di sole traspare,
sulla riva di un lago dorato,
mentre l’aria mi porta il profumo
dell’amore e dei baci che ho dato.
Traspira, nel cielo, il silenzio,
che è eco di mille parole:
sembran voci di giovani palpiti,
e, di gioia, il cuore mi duole.
Nel vecchio, che ora si esprime
come un frutto che cade maturo,
sembra acerbo quel giovane ardore
che pareva illuminare il futuro.
E mi piace poter confrontare,
le varie stagioni del viver l’amore,
sentendo nel cuore, e pur nella mente,
che ognuna fu bella, e ancor la presente.
Ora ho voglia di centellinare
ogni istante della vita che appare,
ma anche i ricordi di ogni momento,
gustandone umori, passiti dal tempo.

Anche se mi sei vicino

Ma dove posso posare le mie carezze?
Su quale corpo?
Dove sei con i tuoi baci e le tue mani?
Eppure sento che ci sei.
Ci sei e ci sarai sempre.
Ti cerco con le lacrime e col pianto.
Mi raccolgo attorno al tuo ricordo,
ma non ti vedo, anche se mi sei vicino.
Mandami le dolci parole d’amore,
nei sogni della mia notte solitaria.
Mai tu volevi palesar l’amore
che ci stringeva, ma, dove sei ora,
l’amor s’esprime senza pudore.
Ciò che per me sei stata, lo grido ora,
nell’eco disperato del silenzio.
Per me sei stata amore;
amor di passione e di pensiero,
amore vero, amore sincero.
Amor che sussurra al vivere
che l’essere innamorati
è cosa bella, ed è sempre godibile.

 

 


a cura di L. Zampieri


 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 28 Ottobre 2020 08:25)

 

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