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Gli studenti di Sambruson, nel dopoguerra, alla Scuola Media E.Tito

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SAMBRUSON. CULTURA, COSTUME, TRADIZIONI, AMBIENTE. - AVVENIMENTI, STORIE

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Gli studenti di Sambruson nel dopo guerra e primi anni cinquanta, alla Scuola Media Parificata E.Tito di Dolo.

 

Quando, sfogliando le pagine del Gazzettino, ho letto “Prof. Gino Zennaro”, mi è scattata automaticamente la domanda “che sia proprio lui? ”.
Leggo con curiosità il contenuto dell’articolo:

Zennaro Gino di professione professore, nato a Venezia il 21 settembre 1913, abitante a Dorso Duro 87 dal 1943 come reduce di guerra. Il prof. Zennaro ha una lunga storia di eccellenza. Dopo il Marco Polo ha insegnato a Venezia e al Lido. È stato uno dei precursori dell'insegnamento legato ai moderni metodi elettronici e con il patrocinio dell'Unesco lo ha allargato creando Telescuola. Le sue qualità didattiche e il suo valore umano di insegnante e di Preside sono stati ufficialmente riconosciuti con la nomina a Cavaliere Ufficiale.

La storia sembra la sua, ma non trovo riferimenti ai suoi primi anni di insegnamento come Preside alla Scuola Media Parificata E.Tito di Dolo.
Finalmente la conferma.  Era il padre di Elena Zennaro la campionessa di nuoto che aveva partecipato alle olimpiadi di Melbourne, e questo era un fatto noto a tutti noi studenti della scuola.
Ma cosa centra con Sambruson questo articolo?
Centra perché da tempo cercavo una motivazione, un aggancio  per ricordare gli studenti, proprio quelli di Sambruson, che dal primo dopoguerra fino alla metà degli anni cinquanta frequentarono la scuola media Parificata E. Tito di Dolo della quale Zennaro era preside.
Eravamo pochi, distribuiti nei tre anni di corso, compagni di scuola e amici. Si andava a scuola e si tornava su vecchie biciclette sgangherate e fatiscenti ombrelli quando pioveva; non c’era il servizio di autobus.

I compiti a casa erano molti e nelle case di campagna non c’era ancora la corrente elettrica perciò si studiava e si facevano i compiti alla luce del lume a petrolio. Era il tempo dei pantaloni a sport, quelli fissati sotto il ginocchio, degli zoccoli chiusi di legno e cuoio (sgalmare), del calcetto o calcio balilla o meglio bigliardino che ci fermavamo a giocare tornando dalla scuola, nella trattoria Giudecca alla Bassa, sempre che  qualcuno avesse cinque o dieci lire da spendere.
Non era ancora scuola dell’obbligo. La frequenza bisognava guadagnarsela con gli esami di ammissione. Questi esami, fatti alla fine della quinta elementare erano molto selettivi e a mio parere abbastanza iniqui perché decidevano di fatto il futuro dei ragazzi; decidevano praticamente se il ragazzo doveva continuare a studiare oppure smettere, imposizione fondamentale fatta con un banale esamino a ragazzi di dieci anni. Alcuni compagni delle elementari si sono trascinati, per tutta la vita, il rimpianto e il rammarico di non essere stati ammessi.

Alla scuola parificata E.Tito,  si pagavano tasse salate. Ricordo ancora, 27000 lire per il diritto alla frequenza. Era allora circa lo stipendio mensile  di un operaio e pesava enormemente sui bilanci familiari soprattutto quando gli studenti erano due o tre e lo stipendio era unico.

Questi studenti erano una nuova categoria rispetto a quelli, sempre di Sambruson, ricordati nel recente articolo di questo sito (La burla dei terribili studenti di Sambruson). Loro erano gli studenti predestinati, figli dei benestanti, noi eravamo i primi studenti quasi tutti delle classi povere (contadini e operai), rappresentativi dell’inizio di un riscatto sociale completato poi con la scuola dell’obbligo.
I nostri genitori hanno avuto sicuramente il grande merito di aver sacrificato molto e tenacemente per mandarci a scuola. Qualche anno dopo, con la scuola dell’obbligo, le cose furono più facili.

Ricordo bene tutti, questi amici di Sambruson che frequentavano la piccola gloriosa scuola media E.Tito. Alcuni di loro non ci sono più. Gli elenco in ordine alfabetico:

Brusegan Bruno
Celeghin Renata
Celeghin Roberto
Dittadi Guido
Fattoretto Franco (casello 12)
Gottardo Paolo
Levorato Giuseppe
Levorato Maria Grazia
Livieri Angelo
Marigo Renzo
Migliorini Mario (ponte nuovo)
Menegazzo Mario
Zampieri Anna
Zampieri Luigi

Spero di non dimenticare qualcuno.
Un solo laureato in seguito, fra di loro, alcuni diplomati, altri non hanno concluso la scuola media.

Erano tempi abbastanza duri e difficili per gli studenti di allora; non esistevano i nove e i dieci in pagella, i bei voti erano 6+, 5+, 7-. Era una scuola molto selettiva; un 6 e mezzo nel compito di italiano era una grande soddisfazione, 8 era il voto massimo per un compito di matematica perfetto non solo per il risultato ma anche per la esatta procedura di risoluzione. La riparazione delle materie a ottobre era normale e molto frequente.
La materia importante nella nostra scuola media era il Latino che con il preside Zennaro, studioso latinista, veniva trattato in modo approfondito. Zennaro, fra le altre cose, è rimasto infatti conosciuto per aver introdotto, proprio alla scuola media E.Tito, un nuovo metodo di insegnamento del latino con innovative interpretazioni anche e soprattutto nella pronuncia. Per esempio il dittongo ae di rosae e di mariae si doveva tassativamente pronunciare tal quale come scritto e non rose e marie, come da secoli veniva pronunciato nel latino ecclesiastico. Questo fatto generò, al tempo, sconcerto fra i preti.

Gli studenti di Sambruson ricorderanno sicuramente anche alcuni dei nostri antichi insegnanti, oltre al Preside Gino Zennaro.

Prof. Gallegra di lettere, bravo e troppo buono.

Prof. Brugliera di ginnastica, da ricordare per la sua severità. Divenne poi famoso come presidente  della società sportiva Coin di Mestre allora fra le prime in Italia.

Prof.ssa Zampieri di Francese

Prof.ssa Simonetti di lettere

Prof.ssa Mazzoni di matematica, poi ritrovata alle superiori

Prof.ssa Novello di lettere

Il segretario Tino Boato

L’articolo del gazzettino che segue, pubblicato integralmente, non ci interessa tanto per alcuni contenuti, anche polemici sullo sfratto del professore all'età di 100 anni o sulla speculazione turistica a scapito dei residenti a Venezia, (argomenti di carattere politico-sociale pur validi ma che non vogliamo qui trattare) quanto per il ricordo di Gino Zennaro nostro preside, insegnante e uomo di cultura che ha avuto meriti e riconoscimenti ma soprattutto, ribadisco, per ricordare quel piccolo gruppo di amici, compagni di scuola, studenti abitanti a Sambruson che hanno frequentato in quei mitici anni ’50, la Scuola Media Parificata E.Tito che nessuno, tranne loro, probabilmente più ricorda. Un caro saluto a tutti loro e complimenti al Preside Gino Zennaro per la sua bella età raggiunta.

L. Zampieri.

 


 

Professore centenario sfrattato

La sua ex casa ora ospita turisti

Gino Zennaro compirà 100 anni domani. Grazie a un amico ha avuto un nuovo alloggio. Il difficile distacco dopo 70 anni passati tra quelle mura.

Il Gazzetino (Venezia) 20 Set 2016

Tomaso Borzomì

COMPLEANNO DOPO LO SFRATTO Sopra, l’ex abitazione di Gino Zennaro a Dorsoduro 87, trasformata in casa per turisti. Nel cerchio, il professore che domani festeggerà i cento anni.

È il simbolo della storia veneziana di questi tempi, una città che cede sempre di più il passo alla speculazione sul turismo, a discapito della residenza. La storia del quasi centenario Gino Zennaro (li compirà domani), ex professore noto in città, racconta di un uomo sfrattato di casa a 99 anni per far spazio, con l’abitazione dove era in affitto dal 1943, in rio terà dei Catecumeni, a due passi dalla Basilica della Salute, a una palazzina ad uso turistico. A raccontare la vicenda è una delle tre figlie, Laura: «Quest’estate lo sfratto sarebbe stato esecutivo, non avremmo saputo cosa fare senza l’aiuto del Sunia, che per fortuna a luglio dello scorso anno ci ha messo in contatto con la famiglia Messinis, a cui dobbiamo molto, che ha scelto di accoglierci». E così Gino, docente di lettere e latino tra gli altri anche di Arrigo Cipriani (che segnalato il suo caso), si è potuto spostare di solo una ventina di numeri civici, in casa di quella che è stata una sua allieva, rimanendo nella stessa zona dove ha vissuto per più di 70 anni: «Non è stato facile spostarlo - ha spiegato Laura - ha sofferto una fatica fisica e morale perché si è dovuto staccare dalle sue mura e veder diventare la "sua" casa un conglomerato di 6/8 appartamenti ricavati anche dal magazzino. Ogni mattina si sveglia e ci chiede di portarlo a San Marco e così faremo domani, accompagnandolo alla Porta Santa della Basilica».

Un caso fortunato, quello di Zennaro, perché pare che gli anziani veneziani non ricchi siano destinati sempre di più ad emigrare: «Le persone con cui ho parlato prima di trovare una soluzione mi hanno raccontato di storie tristissime e senza pietà - prosegue Laura - con anziani, anche malati, mandati fuori di casa a Mestre per far spazio al turismo. E così sarebbe potuto accadere a noi, perché la famiglia che ha comprato la palazzina al civico 87 è la Loison di Vicenza, imprenditori nel ramo della pasticceria di alta fascia». E così capita che alcuni «foresti» comprino a Venezia, sfrattino i residenti e speculino sul turismo, come toccato a Zennaro, la cui famiglia ha dato molto alla città: «Mia sorella Elena è stata olimpionica di nuoto - conclude Laura - mentre mio padre ha insegnato in tante scuole della città e in tv, diventando Cavaliere ufficiale per meriti scolastici e inventando un sistema di insegnamento che è adottato oggi ad Oxford».

Un visionario, Gino Zennaro, che è riuscito in molte imprese, compresa quella di rimanere a Venezia per tutta la durata della sua lunga vita, raggiungendo anche l’alba dei cento anni da una casa dalla quale può almeno osservare le sue vecchie mura.

 


articolo a cura di L.Zampieri

 


Ultimo aggiornamento (Mercoledì 05 Luglio 2017 17:16)

 

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