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Le campane di Sambruson

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Un vivo e sentito ringraziamento a Roberto Semenzato e Nerio Causin che hanno curato la pubblicazione

LE CAMPANE DI SAMBRUSON anno 1997

dalla quale abbiamo largamente attinto per presentare questo articolo.

 

 


 

 

A prefazione dell'articolo inserisco alcuni pensieri del Prevosto Giuseppe Locatelli che ho trovato particolarmnte incisivi, attuali e molto pertinenti a riflessioni su valori morali, storici e popolari delle campane e dei campanili.

NEL SUONO DEL TEMPO LA VOCE DELL’ETERNO

Nel terzo Millennio, perché ancora le campane?

Hanno esaurito il loro compito di scandire il tempo con il suono delle ore, per noi con orologi precisissimi, che calcolano istanti del giorno e della notte.

Non servono più come riferimento per il viandante, che a sera rischiava di perdersi nelle campagne o nei boschi, e che al loro suono poteva orientarsi verso il convento; per noi, attrezzatissimi ed autosufficienti per i nostri viaggi.

Non servono più per segnalare incendi o temporali imminenti o pericoli pubblici, per noi che abbiamo inventato sirene e sistemi di allarme.

Non servono più nemmeno come coprifuoco della sera, per noi abituati alle ore piccole.

E rischiano di non essere più nemmeno un orgoglio.

Eppure proprio oggi le campane, proprio perché più inutili, acquistano più senso di prima.

E’ per i nostri orecchi, carichi di musica e di rumori, ma incapaci spesso di ascolto delle parole e della Parola, che le campane suonano.

E’ per il nostro correre affannato, è per il nostro tempo, che deve essere sempre produttivo e retribuito, che le campane suonano.

Le campane ci chiamano all’azione apparentemente più inutile: alla preghiera, che apre il nostro povero e ricco tempo all’ Eternità.

Proprio perché oggi non siamo meno viandanti dei pellegrini del medioevo, le campane continuano a suonare. Per chiederci, e dirci: dove stai andando? Che cosa stai facendo della tua vita?

Le Campane di Sambruson

storia

Dalle visite pastorali si apprende che la chiesa di Sambruson, fin dal 1400, era provvista di campane.

Le fusioni e rifusioni operate sino ai giorni nostri sono state molteplici, ma solo dalla fine del XVIII sec. l'archivio parrocchiale ne conserva la documentazione.
Nella seconda metà del 700, il campanile, da poco rico­struito, era dotato di un concerto di tre campane e di una quarta campana detta «da richiamo o campanella», di pic­cole dimensioni, che veniva suonata poco prima delle fun­zioni liturgiche.
Nel 1800 la campana mezzana si ruppe. Per ripristinare il concerto, la ditta «Fratelli dalla Venezia» rifuse le due campane minori2 ed apportando un'aggiunta di 171 libbre3 di metallo, realizzò due nuovi bronzi di libbre 2000 e 1425.
La «campanella», che pesava libbre 240, nel 1814, venne sostituita da una campana "usa"4 di libbre 307 che funzionò sino al 1844, quando la ditta Daciano Colbachini la rifuse utilizzando il metallo della campana rotta.

 

 


Note:

1 La costruzione del campanile iniziò nel 1743 con «vivo entusia­smo e concordia dei fedeli guidati dall'arciprete don Cristoforo Valier» grazie ad un lascito testamentario del precedente arciprete don Pietro Barrj. La grandiosa opera, avviata dall'impresa del signor Boato Francesco di Dolo, fu completata dai fratelli Berno di Sambruson, i quali, «condonando una bella somma guadagnata, si resero alta­mente benemeriti della parrocchia». Venne collaudato il 12 novem­bre 1753 dal perito pubblico Rossi Paolo. Costò la somma di lire venete 28.423 e 13 soldi.

2 Forse anche la campana minore non era in buone condìzioni.

3 Una libbra corrisponde a circa 500 grammi.

4 Nel 1814 il signor Pietro Antonio Pigazzi vende alla parrocchia una campana «usa» di libbre 307 ritirando «metal vecchio» per lib­bre 240.


 

 

La precarietà del concerto si ripresentò nel 1854. Venne rifuso dalla «Premiata fonderia Colbachini Pietro di Bassano Veneto» che realizzò un nuovo concerto benedetto nel giugno 1854 dall'arciprete don Michelangelo Vinera.
Questo nuovo terzo di campane (libbre 3117 - 2120,6 - 1508,6), assieme a quella di richiamo del 1844, servì la par­rocchia sino al 1906 quando, per dare al popolo il segnale di morte del vescovo Giuseppe Callegari, nella seconda festa di Pasqua, una campana si ruppe (la maggiore).

 

 

La fonderia Colbachini di Bassano, interpellata dall'ar­ciprete don Domenico Frigo, presentò i seguenti preventivi:

1) Rifusione della sola campana rotta per ricostituire il con­certo in DO MAGGIORE esistente.

2) Rifusione di tutte le campane (compresa la campanella di richiamo) per realizzare un nuovo concerto di quattro campane in SI DIESIS MAGGIORE. Venne attuato il secondo progetto che richiese una spesa complessiva di L. 6.360, ripartite in L. 2.200 alla con­segna, L. 1.160 a dicembre 1907 e L. 1.000 per i successivi tre anni.

L'arciprete, con molta scrupolosità, fece riportare nelle nuove campane tutte le iscrizioni e le immagini già impres­se nella fusione del 1854, raccomandando esplicitamente al fonditore di procurargli un buon concerto così da soddisfa­re la popolazione che è «di assai difficile accontentatura».

Le nuove campane ebbero le seguenti caratteristiche:

I° CAMPANA:    peso Kg. 1700, nota SI
Intitolata a Sant'Ambrogio vescovo di Milano, a S. Pietro Apostolo, alla Madonna ed al Crocifisso.
Iscrizione: «LAUDO DEUM VERUM, PLE-BEM VOCO, CONGREGO CLERUM, DE-FUNCTOS PLORO, FESTOQUE HONORO». (Lodo il vero Dio, chiamo il popolo, unisco il clero, piango i defunti, faccio fuggire le bufere, dò splendore alla festa).

II° CAMPANA:   peso Kg. 1188, nota DO#
Intitolata a S. Valentino, a S. Paolo, alla Madonna ed al Crocifisso. Iscrizione: «EXAUDI DOMINE VOCEM POPULI TUI ET LIBERA EUM AB OMNI MALO». (Ascolta Signore la voce del tuo popolo e liberalo da ogni male).

III° CAMPANA: peso Kg. 831, nota RE#
Intitolata a S. Rocco, a Sant'Antonio da Padova, alla Madonna ed al Crocifisso. Iscrizione: «ECCE CRUCEM DOMINI FUGITE PARTES ADVERSAE» (Ecco la croce del Signore, fuggite voi forze cattive).

IV° CAMPANA: peso Kg. 711, nota MI
Intitolata a S. Biagio, a S. Giovanni Batti­sta, alla Madonna ed al Crocifisso.
Veniva lasciata al fonditore facoltà di incidervi «quelle iscrizioni che gli tornano meglio».

Campana III, particolare: S.Rocco

 

 

 

 

Le campane suonarono la prima volta alla vigilia di Sant'Ambrogio, 7 dicembre 1906, e vennero solennemente consacrate, dopo un triduo di preparazione tenuto dal "valente oratore" don Alessandro Torcellan, Arciprete di Gambarare e dal Patriarca di Venezia Aristide Cavallari (28 aprile 1907).

Un importante documento fotografico pervenutoci, ritrae l'alzata delle nuove campane: in primo piano, tra un'immensa folla, le signorine Zemira e Matilde De Lorenzi, Rosa Franchin e Giuseppina Pancera che funsero da madri­ne alle campane.

Il signor Menegazzo Luigi, organizzatore della festa, rimase alquanto deluso per il cattivo tempo che imperversò durante tutta la giornata.
Nonostante ciò, «la festa riuscì gioconda e di piena sod­disfazione».
Il nuovo concerto fu subito apprezzato da tutti grazie all'abilità dei campanari guidati da Giuseppe Organo (appassionato, competente estimatore «dell'arte di suonar le campane», prestò servizio come sacrestano e campanaro di Sambruson per più di sessant'anni) che seppero sfruttare al massimo tutte le possibilità sonore dei nuovi bronzi.


REQUISIZIONE BELLICA E RIFUSIONE DELLA

CAMPANA MAGGIORE

II Governo italiano, nel 1941, dette disposizione alle Curie vescovili di compilare un esatto inventario delle cam­pane esistenti «sui campanili degli edifici destinati al culto». In caso di necessità, il Ministero della produzione bellica avrebbe requisito il 50-60% del peso effettivo delle campane esistenti in ogni parrocchia, utilizzandole per la costruzione di armi.
Venivano esentate dalla rimozione le campane:
- delle Cattedrali
- dei Santuari
- aventi pregio storico od artistico.

La temuta requisizione iniziò nell'aprile 1943 a partire dalle parrocchie più grandi della bassa padovana.
L'arciprete, don Luigi Rimano, onde evitare la triste disposizione, inviò subito un accorato appello al Ministrò della produzione bellica, evidenziando:
- l'importanza della chiesa Arcipretale di Sambruson in quanto matrice delle parrocchie di Dolo, Paluello, Camponogara; risalente al 500 d.C., tra le più antiche della Riviera del Brenta.
- l'antichità del campanile «imponente mole giudicato la torre più severa ed artistica dei dintorni».
- il valore delle campane che, pur essendo state fuse nel 1906, conservavano lo stesso metallo delle precedenti, più antiche.
- la popolarità del concerto, evidente nella poesia musicata a cadenza ritmica.
Purtroppo la richiesta dell'arciprete non venne conside­rata.

Il 27 luglio 1943, la ditta Daciano Colbachini di Padova, incaricata per la raccolta, procedette alla rimozione dì due campane: la maggiore (Kg. 1677) e la minore (Kg. 696).


Con l'armistizio dell'8 settembre, le autorità politiche e militari preposte alla difesa territoriale di Padova, delegaro­no al vescovo Mons. Carlo Agostini, la custodia di tutte le campane della diocesi requisite, evitandone, in tal modo, la consegna in mano ai Tedeschi.
L'11 settembre un incaricato della Curia vescovile, riti­rava le campane dal centro di raccolta e le riconsegnava alla chiesa di Sambruson.
«Da un esame praticato alle campane in argomento, si riscontrò che la campana maggiore portava delle incrinature causate dalla cattiva conservazione nell'ammasso di requisizione, incrinazione che dava sospetto ad un eventuale rottura in primo concerto».
Le previsioni non tardarono ad avverarsi. La sera di Natale 1945, mentre le campane suonavano a distesa, improvvisamente, la maggiore si ruppe.

Per la rifusione si interpellò l'ingeniere Colbachini di Padova, il quale consigliò «di voltare le altre tre campane per­ché molto infossate dove i battagli battono».

Vennero richiesti due preventivi: uno per la rifusione della campana maggiore, un altro per la fusione di una nuova campana (Kg. 550 circa) di nota FA# che, unita alle altre esistenti, avrebbero costituito un concerto di cinque campane (FA# - MI - RE# - DO# - SI).

La campana maggiore (1946)

Fu approvata ed eseguita, nel marzo 1946, la sola rifu­sione della campana maggiore, che costò L. 170.000. Nella domenica di Passione 1946, l'arciprete la benedì ed il gior­no dopo fu definitivamente installata nel campanile.
Fin dal primo concerto tutti si resero conto che la nuova campana non era intonata con le altre tre. Alcuni interventi per portarla in tonalità esatta (limatura della superficie interna), risultarono vani. La rifusione, prevista, non venne attuata.
Nello stesso anno, l'arciprete donò alla parrocchia una piccola campana (Kg. 100 circa) fusa e collocata in campa­nile dalla ditta Colbachini di Padova.
Testimone di questi eventi è il signor Giovanni Pinton che apprese il mestiere di campanaro da Giuseppe Organo e fu l'ultimo continuatore (dal '43 al '57) della secolare tra­dizione campanaria di Sambruson.
«Le campane - ricorda il signor Pinton - oltre ad annun­ciare le funzioni liturgiche, richiamavano l'attenzione a momenti principali della giornata, comunicavano le ore scandite dal grande meccanismo dell'orologio, venivano suonate per "rompere le nubi" durante i temporali, avverti­vano la popolazione in caso di incendi, avevano insomma una funzione importante per tutta la Comunità».


La presenza dell'orologio è documentata sin dalla costruzione del campanile. Il meccanismo attuale risale al 1914. Fu l'arciprete don Federico Congi ad acquistarlo dalla rinomata ditta "Balasso cav. Giuseppe" di Piove di Sacco.

 

Lettera autografa di don Luigi Rimano alla ditta Balasso per una riparazione dell'orologio del campanile nel 1943


Il giorno iniziava alle ore 5.00 col suono de «l'Ave Maria»; nel periodo scolastico, verso le ore 8.30, un'altra campana chiamava i fanciulli per l'inizio delle lezioni.

Alle ore 9.00 continuava la tradizione di suonare la cam­pana «terza» in memoria di una benemerita benefattrice della parrocchia, defunta. La mattinata si concludeva con il suono di mezzogiorno.

Nel pomeriggio, verso le 16-16.30, una campana ricor­dava ai contadini che lavoravano nei campi di rincasare per la mungitura. Alle 19-19.30 veniva suonata «l'Ave Maria» e dopo circa mezz'ora, con la stessa campana, «L'ora di notte» che concludeva la giornata.

La campana de «L'ora di notte» richiamava l'attenzione per una preghiera in suffragio ai defunti.

I matrimoni e le grandi ricorrenze venivano annunciate la sera precedente con il suono festoso delle campane.

Il signor Pinton era coadiuvato nel suo lavoro dai familiari (anche la mamma Amalia lo aiutava a suonare le cam­pane) ma nelle grandi solennità, per i «segni in concerto», ricorreva all'aiuto di almeno sei uomini che (per passione e per guadagnare qualche soldo) riuscivano a creare, con maestria, delle bellissime armonie apprezzate da tutti. Nel 1957 Giovanni Pinton si dimise dal servizio di campanaro e, pochi mesi dopo, l'arciprete don Carlo Segala fece elettrifi­care le campane. L'elettrificazione  è  stata  realizzata  dalla  ditta   Giuseppe Morellato e figli. Spesa complessiva L. 1.200.000. Fu un evento rivoluzionario! L'automatismo delle cam­pane garantiva risparmio di manodopera, di fatica e rappre­sentava una «comodità» che pochissime parrocchie avevano a quei tempi. Purtroppo questa innovazione pose fine alla secolare tradizione campanaria di Sambruson che, ancor oggi, a distanza di quarant'anni, molte persone ricordano con nostalgia.

La rifusione delle campane nel 1997

La manutenzione ordinaria, effettuata negli ultimi anni all'intero impianto delle campane, non è stata più sufficien­te a garantirne funzionalità e sicurezza.

Contemporaneamente alla primaria necessità di sosti­tuire il castello (corroso dalla ruggine) e l'impianto elettrico di motorizzazione, inadeguato alle nuove norme di sicurez­za, è riemerso il problema di rifondere la campana mag­giore,   lasciato   in sospeso dal lontano 1946.
Un sopralluogo della fonderia Da­ciano Colbachini di Padova, ha inoltre evidenziato la pre­carietà delle altre tre campane risa­lenti al 1906: «di di­segno leggerissimo, con brutta voce (la campana, una volta percossa dal battaglio, emette poche vibrazioni; ne consegue un suono di breve durata), molto probabilmen­te il metallo non è "bronzo campana" al 100%».
Considerate le suddette motiva­zioni, si è ritenuto

4.6.1997 Atterramento della campana minore

opportuno rifondere l'intero concerto, mantenendone però invariate la tonalità e tutte le iscrizioni tramandate dal 1854.

Il 4 giugno 1997, alla presenza dell'arciprete di Sambruson don Lorenzo Carraro, del parroco di Mira Porte don Ruggero Maso e di un numeroso gruppo di persone, la ditta «Mario Vanin» di Silvelle (PD) ha effettuato l'atterra­mento delle campane. Anche i bambini dell'asilo parroc­chiale hanno manifestato entusiasmo e stupore durante le varie fasi dell'operazione. Qualche adulto ha rievocato avve­nimenti legati alla storia delle campane, altri le hanno toc­cate, come per stringere la mano ad un caro amico in par­tenza. Gesti semplici di affetto e riconoscenza per quelle campane che, per più di novant'anni, hanno scandito la vita della nostra Comunità.

4.6.1997 La campana Terza viene caricata sul camion


La fusione è stata affidata alla ditta Daciano Colbachini che, nel mese di novembre 1997, ha realizzato il seguente concerto:

I° CAMPANA:     peso Kg. 1890, altezza m. 1,53, diametro m. 1,53, nota SI
Intitolata a S. Pietro Apostolo, a Sant'Am-brogio vescovo di Milano e alla Madonna Annunziata.
Iscrizione: LAUDO DEUM VERUM, PLEBEM VOCO, CONGREGO CLERUM, DEFUNCTOS PLORO, NIMBUM FUGO, FESTOQUE HONORO. (Lodo il vero Dio, uni­sco il clero, piango i defunti, faccio fuggire le bufere, dò splendore alla festa).

II° CAMPANA:   peso Kg. 1400, altezza m. 1,40, diametro m. 1,40, nota DO#
Intitolata a S. Valentino, al Crocifisso e a S. Paolo Apostolo.
Iscrizione:    EXAUDI    DOMINE    VOCEM POPULI TUI ET LIBERA NOS AB OMNI MALO. (Ascolta  Signore la voce  del  tuo popolo e liberalo da ogni male).

III° CAMPANA: peso Kg. 1180, altezza m. 1,24, diametro m. 1,24, notaRE#
Intitolata  a   S.   Rocco,   Sant'Antonio   da Padova e a S. Giovanni Battista. Iscrizione: ECCE CRUCEM DOMINI, FUGITE PARTES ADVERSAE. (Ecco la croce del Signore, fuggite voi forze cattive).

IV° CAMPANA: peso Kg. 900, altezza m. 1,15, diametro m. 1,15, nota MI
Intitolata a S. Biagio, S. Giuseppe e a S. Leopoldo.
Si è voluto dedicare una campana anche a S. Leopoldo perché ha svolto il ministero di confessore straordinario nella nostra chiesa arcipretale.

Iscrizione: PANEM NOSTRUM QUOTIDIANUM DA NOBIS ET LIBERA NOS AB OMNI MALO. (Donaci ogni giorno il pane e libera­ci da ogni male).

 

Per garantire alle campane un suono armonioso, diffusivo ed una maggiore durata nel tempo, oltre alla raffinazione del metallo vecchio, sono stati aggiunti circa dieci quintali di bronzo.
L'incastellatura e l'elettrificazione, comprensiva di un moderno automatismo per il suono ambrosiano, è stata curata dalla ditta «Vanin Mario» di Silvelle (PD) ed ha pre­visto anche il recupero del campanello donato da don Luigi Rimano ed inutilizzato dagli anni sessanta.

Le nuove campane vennero consacrate domenica 7 dicembre 1997 dal vescovo emerito di Fidenza mons. Mario Zanchin.

Furono collocate nel campanile il successivo 9 dicembre.

Domenica 21 dicembre, al termine di un concerto delle corali di Sambruson, Malcontenta e Liettoli, i nuovi bronzi fecero udire solennemente la loro voce.

 


A conferma della popolarità delle campane di Sambruson propongo alcune delle svariate versioni della filastrocca "din den don e campane de Sambruson". La prima cantata a Venezia, l'ultima è quella che ho imparato da bambino a Sambruson e che ricordo ancora.

 

Dall'album "Lungu sonnu".
DIN DON CAMPANON
(filastrocca tradizionale di San Bruson, Venezia)
arrangiamenti:Cantilena

Din, Den, Don
le campane de Sambruson
le sonava tanto forte
che butava zo le porte;
ma le porte iera de fero
volta la carta 
ghe ze un puliero;
el puliero iera mato
volta la carta 
ghe n'è un altro
n'altro mato da ligare
volta la carta 
ghe ze so mare.
Ma so mare ze inocente
volta la carta
ghe ze un dente
un dente massearo
volta la carta ghe ze un pomaro
un pomaro pien de pomi
volta la carta ghe ze do omani
che i va a bevare all'osteria
volta la carta
che la ze finia

Din don campanòn
quatro vecie sul balcon
una cuse, una taia
una fa capei de paia
una fa cortei d'argento
par taiarghe la testa al vento.

*************************

LE CAMPANE DI SAMBRUSON
Din, den, don,
le campane de Sambruson
e sonava tanto forte,
e butava zo e porte.
E porte gera de fero,
volta ea carta ghe xe 'n sculiero,
'n sculiero pien de piova,
volta ea carta ghe xe 'na rosa,
'na rosa che sa da bon,
volta ea carta ghe xe 'n limon,
el limon xe massa fato,
volta ea carta ghe xe 'n mato,
'n mato da ligare,
volta ea carta ghe xe 'n mare,
'n mare e 'na marina,
volta ea carta che xe 'na gaina,
'na gaina che fa cocodè,
volta ea carta ghe xe 'n re,
'n re e 'n rearo,
volta ea carta ghe xe'n peraro,
'n peraro con tre piri,
volta ea carta ghe xe do sbiri,
do sbiri che fa da pàeo,
volta ea carta ghe xe 'n gàeo,
'n gàeo col beco rosso,
volta ea carta ghe xe 'n posso,
'n posso pien de acqua,
volta ea carta ghe xe 'na gata,
'na gata co do gatei,
volta ea carta ghe xe do putei,
do putei che fa ostaria,
volta ea carta che ea xe finìa.

**********************************

 

Din dan don e canpane de Sanbruson
e sonava dì e note
e butava zò e porte
ma e porte iera de féro
volta ea carta ghe xé un caliéro
un calièro pien de piova
volta ea carta ghe xe na rosa
ea rosa sa da bon
volta ea carta ghe xe un meon
ma el meon xe massa fato
volta ea carta ghe xe un mato
un mato da ligare
volta ea carta ghe xe un mare
un mare de marina
volta ea carta ghe xé na gaina

ea gaina fa cocodè
volta ea carta ghe xé un re
un re e un rearo
volta ea carta ghe xé un peraro
un peraro che fa i fighi
volta ea carta ghe xé i strighi
I strighi che fa miao
volta ea carta ghe xé el babao
un babao col bèco rosso
volta ea carta ghe xé un posso
un posso pien de aqua
volta ea carta ghe xe na gata
e ea gata coi gatèi
volta la carta ghe zè i putèi
e i putéi fa ostaria
volta ea carta che ea xe finia.

****************************

 

Din den don

E campane de Sambruson

E sonava tanto forte

E butava zo e porte

E porte gera de fero

Volta ea carta

Ghe gera un puliero

El gaveva ea coa rossa

Volta ea carta

Ghe gera na possa

Na possa piena de acqua

Volta ea carta

Ghe gera na gata

Ea gata gaveva i gatei

Volta ea carta ghe gera i putei

I putei vendeva pan

Volta ea carta

ghe gera un furlan

el furlan faseva ostaria

volta ea carta

ea se finia.


 


articolo a cura di Luigi Zampieri


 

 

Ultimo aggiornamento (Giovedì 09 Febbraio 2017 15:18)

 

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