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CERCANDO TRA LE STELLE Poesie inedite di O. Moretti (post 2010)

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SAMBRUSON. CULTURA, COSTUME, TRADIZIONI, AMBIENTE. - LETTERATURA A SAMBRUSON (II)

 

CERCANDO TRA LE STELLE

Poesie inedite di O. Moretti

(Dopo il 2010)


 

 

NATALE

Mi stai accompagnando
col tuo sogno bianco,
su neve candida,
nell'albeggiare chiaro.
Son raggomitolato e stretto,
meraviglioso fresco manto,
specchio di bellezza
per l'amore e l'anima.
Soffice cammino,
per i miei piedi nudi.
Mèta carica di felicità,
mi appari così lontana;
eppure mi sei vicina
nel momento dolce
di infiniti spazi,
di indefinite verità.
E' l'alba intonsa
nella città che dorme.
Lo spirito e il corpo
si bagnano di senso.
Ora che ascolto il vento
raccolgo voci di umanità;
umanità che è nata
in questo grande sentimento.
Sogno o son desto?

Mi sono alzato stamattina
col cuor leggero
di chi ha sempre amato;
di chi ha sempre atteso, desiderato.
Sono quindi corso alla tua casa
e ti ho bussato,
ma non mi hai risposto.
Forse non c'eri.
O forse m'eri vicino
e non ti ho scorto.
Oggi è Natale,
c'è tanta neve, c'è neve vera.
Bianca immacolata e soffice
mi si offre
nell'immensità e nel canto.
Avrei voluto dirti
che mi era caldo il cuore,
che mi portavo dentro
grandi quantità d'amore.

Mi si erano, dentro gli occhi,
illuminati i sensi,
mentre cercavo luce
per tanti avvenimenti.
E ancor mi vien da chiedermi
se sono davvero desto.

Ora preferisco alzarmi,
(mi sento un po' smarrito)
su spazi leggeri e alti,
più verso l'infinito.
Vorrei incontrarti ancora,
vorrei risentirti dentro.
Vorrei che reggessi il mondo
e ti occupassi di ogni bambino.
Vorrei che portassi per mano gli uomini
e che ci tenessi tutti vicino. 
(pubblicata sul libro “Gocce di emozioni, antologia rivierasca” Ed. Laboratorio DS – Dolo, nel dicembre 2009)

PASQUA

Corriamo dai,
sulle ali morbide del vento,
coi battiti del silenzio
e dell'immenso.
Dentro l'anima dell'amore
sta il mondo vero degli umani.
E, coi figli e i nipotini,
scorre incantevole,
il tempo che sto vivendo.
Nella mia storia innamorata,
salgo sul carro del vincitore,
in compagnia dell'Angelo cantore...
e, sulle note di una musica infinita,
mi pare ch'egli canti
che tutto è Amore.

Ma Tu, ora...Tu stai soffrendo...
Anche Tu sei figlio...
e sei mio fratello.
Rischi di morir di stenti...
o d'annegare in mare.

Nell'intimità che mi comprime,
si svolge, lenta, la tua agonia.
Ti prego tanto, fratello mio,
battimi Tu, sul petto,
se dimentico di farlo io.

E' Pasqua, oggi...
Fissami bene, dentro gli occhi,
perchè io... vorrei distrarmi.
Penetrami dentro il cuore;
insegnami a guardare il cielo,
(lo sguardo rivolto al sole)

Quanto... diciamo sempre di fare...
e poi, d'amore, sappiamo solo parlare.

E' capitato ieri, che a un bambino,
è sfuggito, giocando, il pallone di mano,
finendo nel prato del suo vicino.
Questi gli disse: non te lo dò!
E poi, col coltello, glielo bucò...

E' vero, purtroppo,
che non trovo risposte,
alle solite domande:
Chissà perchè son nato?...
Chissà per chi sei morto?...
Chissà, poi, perchè sei risorto?

(Pubblicata in “Gocce di emozioni 2”, Ed. Laboratorio DS – Dolo)

IL SOLE E L'INFANZIA

Sono nato in marzo, a primavera,
all'alba di un mondo nuovo che ancor non c'era.
Si dice che allora non avevamo niente;
ma, io mi ricordo, c'era tanta gente.
So che mio padre, e anche mia madre,
e le sorelle che erano grandi,
lavoravano tanto, tirando avanti a fatica.
Io invece mi davo sempre da fare
ad inventare giochi per potermi sfogare.
Mi piacevano tanto i giorni caldi d'estate,
ma anche, d'inverno, le distese innevate,
e, sotto il sole, che le illuminava splendente,
provavo un gran gusto d'esser presente.
Si era sì poveri, ma pur fortunati:
con tante occasioni per relazioni e rapporti.
C'era infatti la stalla che ci dava calore,
e, con le carte e i racconti di storie, si passavano ore.
Tra i primi ricordi mi appare ben chiaro,
quel dolce mattino che ero a letto assonnato,
e, improvviso, un trambusto mi aveva svegliato.
Avevo quattr'anni da poco compiuti,
ma presentendo cosa stesse accadendo,
rimasi in attesa (e fingendo), per parecchi minuti.
Poi qualcuno mi disse “ti vuole la mamma”.
Allora corsi veloce a star vicino a mia madre,
per prendermi coccole e veder mio fratello,
che era nato da poco, così piccolo e bello.
Ed ancora ricordo pochi anni più tardi:
ch'io giocassi a banditi, o a fare il dottore,
vivevo, con l'anima, sensazioni d'amore.
Amavo quei campi, la pesca, l'arsura,
e anche, d'estate, quell'ombra nascosta
dove portavo le amichette del cuore,
per esplorare innocue pulsioni d'amore.
Eran dei pieni di vita, che mi facevan vibrare.
Son quei profumi, quei prati, quelle ombre,
sono anche quelle ansie, quei cieli e quel sole,
che spesso mi fanno ancora sognare.
E ogni anno a Pasquetta, di là del canale,
una moto partiva e ne sentivo il rumore;
veniva a prendermi, per portarmi a giocare,
quel caro papà del mio amico migliore.
E da loro mangiavo focacce e anche more.
Mi alzavo il mattino, nei giorni di festa,
e correvo veloce sul fiume, a guardare:
c'era gente che da prima dell'alba era lì per pescare.
Ed era sempre col sole e sull'argine verde,
che nella dolce frescura, mi mettevo a sedere.
Spesso in quei tempi, mamma e papà,
io facevo impazzire.
Allora mio padre, non sapendo che fare,
correva dal maestro, per farsi consigliare;
gli chiedeva come agire con quel figlio scapestrato;
ma il maestro rimaneva sconcertato.
Infatti a scuola ero buono, bravo e attento,
e quindi il maestro, di me era contento.
E pure il parroco non aveva altro da dire,
quando papà si andava a sfogare,
se non che a dottrina mi davo da fare:
“Olindo si presenta a catechismo, ma vuole correre a giocare,
perciò mi chiede, subito, di farsi interrogare;
risponde bene, e quindi lo lascio andare.”
Ci fu anche quel giorno benedetto, che la mamma spazientita,
(lei era buona, dolce e calma, ma l'avevo ormai stremata)
prese in mano una ciabatta e la lanciò in tutta fretta;
mi colpì vicino a un occhio e poi mi strinse, disperata.
Povera mamma, non meritava d'essere così tanto castigata.
Queste cose, come ogni ricordo che mi riaffiora nel pensiero,
accaddero sempre in uno spazio illuminato, da un sole vero.
Anche quando, in terza media, a Ivrea, mi presi una bella cotta,
per una bambina che, di domenica, veniva a messa qualche volta.
Fu una cosa di poco conto, ma in quel momento mi aiutò a capire
che ero fatto per altre strade, e cambiai rotta per il mio avvenire.
Anche allora, ricordo ancora, era un bel giorno illuminato,
e l'estate, a fine scuola, nel collegio non sono più tornato.
Andai invece, per le superiori, a Milano in un pensionato.
Per nove anni ci sono stato, anni cari che ho sempre amato.
Lavoravo di giorno, studiavo la sera, ma mi sentivo motivato.
Avevo gran gusto di comprarmi le cose e di doverle anche usare:
penso ai libri, alle penne, al regolo, ai compassi, al calibro;
tutte cose che ancor oggi, mi sembra quasi di poter odorare.
Di quel periodo, che penso importante, in cui forse son maturato,
son tanti i ricordi che tengo nel cuore, per esserne ancora coccolato.
Ricordi di storie, storie vere d'amore, che per la vita mi han preparato.
E come sfondo ad ogni mia storia, sempre mi appare un bel sole splendente.
Io penso che il sole lo si debba cercare, perch'egli possa poi farsi vedere.
E penso sia fonte di grandi ricchezze, e ch'egli ne doni a dismisura,
a chiunque lo chieda e a ogni creatura.
(Pubblicata sul libro “Gocce di emozioni, antologia rivierasca” Ed. Laboratorio DS – Dolo -dicembre 2009)

MONOLOGO CON VERDI

Ragazzo, a Milano, d'estate,
in una tiepida sera, un'amica mi disse:
“Dai, vieni con me, andiamo alla Scala,
a veder Rigoletto”

Lei era schietta, elegante, di buona cultura;
vestita di giallo, attraente e matura;
ne odoravo il profumo di donna,         .
di giovane donna, fragrante e proibita.

Magica sera innamorata.
Sera di battiti, d'amore inespresso,
di voglie e pulsioni frenate,
di tentazioni istintive smorzate.
Sono certo che le avrà percepite;
anche se io mi son comportato...
da cavalier servente, compassato.

“Ah! La maledizione!”
fu quell'urlo disperato,
di quel padre disgraziato,
così crudamente bastonato.
E, nel brivido lento che mi ha penetrato,
ne colsi, pesante, la tragica beffa,
cui la sorte l'aveva obbligato.
E ad esprimerne la disumana crudeltà,
la musica grandiosa, che hai composto.

Fu lì Verdi, che ti ho conosciuto.
Da lì poi, ti ho sempre seguito.

Ora avrei, tante cose da dirti.
Son cose che nascono dentro,
nelle pieghe segrete del cuore;
e lì restano, mute, a dar senso
a desideri e sentimenti d'amore.
Lì, immoto, rimane anche il silenzio,
e, come fosse pienamente compiuto,
immobile resta, anche il mio tempo.
E sopra gli spazi di ogni pensiero,
portato in alto dal sentimento;
terrò gli occhi, chiusi con forza,
e così, forse, potrò anche parlarti.
Anch'io, ti dirò, ho attizzato fuochi,
ho galoppato ansie, ho liberato i sensi.
Poi, finalmente, mi son rilassato...
e forse anche abbandonato...
a quel dolce, immenso mare;
a quel cielo infinitamente azzurro,
che, nel destino, mi può accompagnare.

Vorrei anche sentirmi complice,
...e fuso, nelle tue emozioni.
Nei canti d'umanità e d'amore,
nelle imploranti coralità di popoli,
nel crogiòlo di sensualità e passioni.
Ed ancora, nelle melodie struggenti,
che si alzano lievi, da questa terra,
e, salendo, diventano giganti...
nei sensi, e nella preghiera.

LE MASCHERE

Mi stringo, dentro l'anima,
nell'angolo del mio silenzio,
poi prego, ascolto e penso.
Le maschere che sfilano,
ora son tutte bianche,
come son bianchi i sogni
e forse le speranze.
Ed esse non lo sanno,
se attendere o se amare.
Per ora han solo freddo,
dentro, nel loro cuore.
Si risveglia nella mente
un bel pensiero, in chiaro,
e poi s'affaccia al vivere,
danzando lentamente...
un po' sembra sereno,
un po' è più amaro.

Saltellando, son passati prima,
Arlecchino e Colombina,
e, di certo, son diversi
da Gianduia e Giacomina.
A Pierrot che è molto umano,
con la lacrima sul viso,
volentieri darei una mano
per riceverne un sorriso.

O mia bella bambolina,
non voglio più aspettare,
abbandona la mascherina
e vieni con me a giocare.

Ora lascia che io ti baci
sulle onde di un bel mare,
accarezzami e poi taci,
io ti voglio solo amare.

Sei gentile mascherina;
sei dolce, triste, tanto carina.
Hai abiti eleganti,
sono ricchi e sono sgargianti,
ma il tuo viso sembra smunto
e gli occhi son fissi e stanchi.
Lenta e impettita vai,
con lo sguardo diritto e fiero,
ma è pallido il tuo volto,
impassibile e sempre assorto.
Eppure, ne sono certo,
mia cara bambolina,
dietro al paravento,
c'è un'anima bambina.
Un'anima che vuole amore,
che si apre al sentimento.
Per poterla conquistare
mi farò spirito nel vento.

Fammi veder che piangi
con lacrime di gioia,
non esser più fredda e triste,
buttiamo via la noia.

Rincorro i battiti del tuo cuore
mentre mi penetri con occhi d'amore.
Non temere, ti voglio un bene vero;
non scherzo ora, ti amo per davvero.

FOTOGRAFIE

Sull'ombra nitida dei miei pensieri,
frescura mattutina di prima estate,
si posano lievi, come piume danzanti,
visioni docili allo sguardo e rilassate.
E, come folate d'aria leggera,
sfiorando i miei ricordi, nel presente,
mi aprono gli occhi, l'udito e la mente.

T'affacci all'uscio della mia casa
e mi doni l'anima con il respiro.
Oggi ancora, tu ti fai motore,
mi spingi, scuoti e mi dai vigore.

Nel primo verde che si dà in natura,
immoto nel silenzio dell'infinito cielo,
riprovo il brivido di quel bel piacere
che, con gran voglia, nel suo apparire,
d'ogni bellezza mi torna a riempire.

E poi rientrando nell'umana vicenda,
per indagarla o per goderla,
o forse, a volte, per tornare a soffrirla,
o per cercar di comprenderla
e sperar di ammirarla...
spesso, nel tempo di un fresco ricordo,
mi godo il sapore di buona frutta matura,
nata dai semi che, inconsapevole, ho sparso,
quand'ero giovane, per la vita futura.

Fotografie...mie care, dolci fotografie...

Per l'amore che ho sempre vissuto
e il gusto del bello che ho coltivato
mi piace, col cuore, fermarmi a giocare,
con voi che, sbiadite, vi fate ammirare.
Mi par di nuotare in un mare di sogni,
nella luce e nei luoghi di quell'alba serena,
rinnovando emozioni con palpiti veri,
grazie a voi che nutrite sentimenti sinceri.
( Diploma di merito al Premio Nazionale di poesia- Alberoandronico di Roma )


FIORI DI LOTO

Sono appena arrivato
in aperta campagna,
nel luogo di festa,
e mi siedo, beato,
nel verde del prato.

L'aria è pulita
e il cielo è terso.

Evviva gli sposi!
Sono belli e radiosi.

Nel pomeriggio splendente,
volgo lo sguardo lontano
e intravedo, improvvisa,
(mi chiedo che sia,
ma forse son fiori?)
una macchia che spicca,
sul piano del campo.
Un amico vicino mi dice:
-son fiori di loto!

Allora, lento, mi muovo
nella dolce frescura
che mi accarezza odorosa,
nell'ombra degli alberi alti.
Poi mi fermo a osservare
quell'isola rosa che appare.
Ed è proprio vero:
-son fiori di loto!

Espressioni di vita,
del bello e del puro,
simboleggiano il sole,
il cielo, la terra, il futuro;
ma anche il presente e il passato;
rappresentano, credo,
l'intero creato.
Sono fiori che si fanno guardare
e che, all'amore, d'istinto,
mi fanno pensare.

E la vita che scorre,
nel momento si arresta.
Ora voglio sognare.
Prima sogno che cado nel vuoto,
poi, invece, di risalire;
così, il vuoto, lo posso riempire.

Mi vien da pensare a quando si dice:
-ti voglio bene!
Che cosa vuol dire?

Che si tratti di un dolce sentire,
che spinge istintivo all'abbraccio
e che, trattenendo il respiro,
ci dona il sapore di un bacio?
Che possa essere anche,
un impulso spontaneo a donare,
senza, è ovvio, sperar di riavere,
ma solo per dire, di cuore:
- se occorre son qui, non temere!?
Che sia finestra per lanciarsi a volare?
O uscio aperto che attende,
perchè si possa rientrare?
Che sia piacere di offrirsi, gratuiti,
con rispetto e col cuore?
Oppure domanda che si pone a indagare,
per cercare, negli occhi dell'altro,
incoraggianti risposte sul cammino da fare?

Certo è gran bello il sentimento d'amore,
che alimenta emozioni e fa palpitare.
Ed è bello goderne la pace, i silenzi,
la fisicità nel contatto, il calore.
Non desiderio, né pena,
ma solo abbandono sereno
(ma, forse, sono rientrato nel sogno).
Eppure son certo
che, sempre, l'amore sia puro;
sia che vibri, o si rilassi,
che si esprima con gioia,
o con lacrime e abbracci,
con intensa passione
o con teneri baci.
Ma cosa sia l'amore davvero,
credo resti dentro il mistero.

E come i fiori di loto si fanno ammirare,
così l'amore, se appare, sa farsi godere.
Ma occorre conoscerlo e saper coltivare,
con cura e attenzioni, perchè possa durare.

SENTIERI

Si muovono,
le mie passioni,
su candidi sentieri,
tra veli discinti e bianchi.
Son lì, nelle pupille grosse,
i desideri cauti
e i controllati affanni.
Ai margini dei miei pensieri
si muovono dita soffici,
con tocchi leggeri e lenti;
e si posano teneri baci
che io trattengo, immobili,
su labbra dischiuse e languide.

Il desiderio è nato
su un cielo che fu lontano
e che ora è qui vicino.
Ed è fermo, lì, sull'uscio.
Gli basta sol fare un passo
per adagiarsi, docile,
nelle braccia dell'amore,
con impetuosi palpiti
che fan vibrare il cuore.

E mentre sto sul monte,
credendo di toccare il cielo,
da giù mi arrivan voci
che dicon di tornare.
Io posso salire o scendere,
scegliendo i miei sentieri.
Ma ch'io salga sopra il monte
o scenda giù nella valle,
vorrei fosse per amore;
per aggiungere alla vita,
un po' di senso e di sapore.



LA VOCE DEL SILENZIO

Mi stai accompagnando
in questo giorno di festa,
nella placida sera
di un bel cielo stellato,
dove s'ode, si dice,
il parlar del silenzio.
Ed è lì, nella quiete avvolgente,
ch'io cerco risposte
a una domanda insistente.
A sentir quelle voci,
senza nulla vedere,
mi si chiudon gli occhi,
per meglio ascoltare.
E, tra soffi e sussurri,
si muove nel vento,
un sentimento leggero,
che è pieno di senso.
“Non preoccuparti” mi dice...
“perchè ora sei qui, io sono con te
e, quando il tempo verrà,
ci sarò... per morire.
E' flebile il bordo
che bisogna varcare.
Si lascia qui l'anima
insieme col cuore,
per entrar col pensiero nel vuoto,
dove si vive in compagnia dell'Amore.”
“Sarà bello!” gli dico...
“Ma per ora son qui,
a cercar di sognare”.
( Diploma di merito e consegna medaglia in Campidoglio – Alberoandronico – Roma )
( Selezionata e pubblicata da ALI Penna d'Autore – Torino )


ACCANTO ALL'ANIMA

Non posso immergermi
nelle profondità del lago;
e ancor non potrei salire
sopra l'immensità del cielo.

Mi è caro quindi il vivere,
compagno del silenzio,
che ha fine solo
con gli sguardi e il desiderio.
Accanto all'anima
e alla bellezza,
mi fermo, immobile,
col sentimento,
ad indugiare, attentamente,
sul divenire e sul presente,
per indagarne il senso,
in ogni istante.
E mentre guardo
al giorno levante,
per goderne i colori
nell'aurora nascente,
mi richiama il vivere
che ora sta soffrendo,
d'un'umanità in miseria,
mentr'io sto gioendo.
Temo allora,
che al calar del tramonto,
ancor non vedrò,
sù nel cielo,
le macchie piene
di rosa e di rosso,
che, di solito,
fan sempre sperare,
in un giorno nuovo
per tutti migliore.
Eppure, al mondo,
basterebbe guardare
con occhi buoni,
perché, poi, tutti
lo potessero gustare.

FOTOGRAFIA DI UN RICORDO

Nel pomeriggio iniziato
i raggi del sole
colpivano dritti,
come frecce di fuoco.
I contadini, nell'afa,
dormivano, madidi,
(il riposo era sacro),
mentr'io, ragazzino,
al riparo d'alberi vecchi,
nell'ombra accogliente,
sedevo sull'argine fresco,
e tu, con l'amica,
ti adagiavi sull'erba,
sull'argine a fronte.
Era fondo, il canale,
più largo di un fosso,
e così, separati,
osavamo sussurri,
di norma evitati.
Rigogliosa natura,
nel piacevole ricordo,
carica di emozioni
e dolcissime pulsioni.
Rapite armonie
e silenzi d'anima
mi si fissano lenti
a dar forma a una foto:
con il fondo sfumato
da desideri infiniti,
che si scambiano, ascoltano
e poi si compiacciono.
Nitide, invece,
le tue pose abbandonate,
sensuali e ricercate.
Come pure i canneti verdi,
ad intrecciarsi
sulle acque scure,
e la vicina barca nera
che attende, leggera,
il ritorno del pescatore.


L'OROLOGIO del PAESE

Caro orologio del mio paese che,
vecchio e stanco, ti eri fermato,
ora siam qui, tutti a guardarti,
ammirando il lavoro prezioso,
del bravo artigiano che ti ha restaurato.

Quanta vita avevi visto passare
dall'alto del luogo
che privilegi abitare,
e dal quale scandivi, discreto,
le umane avventure,
fissandone i tempi del lavorare,
e quelli dei pasti e del riposare.
Talora vedevi anche l'uomo soffrire,
in attesa arrivasse qualcuno da amare.
Segnavi i momenti di ogni apparire
e gli ultimi istanti
di chi doveva morire.
E poi ti fermasti, per riposare.
Non si fermava invece il divenire,
che, inesorabile e continuo, scorre,
in compagnia dei battiti del cuore:
talora di gioia o crisi, incertezze,
paure, speranze, o di dolore.

Sul campanile, presto,
riprenderai il tuo posto.
Però sappi che i tempi,
oggi, sono cambiati.
Conterai quindi le ore
di un paese che si muove veloce
e non ha tempo di sognare.
A questo paese, che mi piace abitare,
auguro momenti per fermarsi a pensare.
Spero quindi che qualcuno, guardandoti,
e riflettendo sul tempo che passa,
possa ancora scoprire
quanto è bello sognare,
o sentire il silenzio parlare,
come anche, ascoltando il mistero,
nutrirsi del sacro e poterne gioire.
( Diploma di merito – Alberoandronico – Roma )


TRA LA VITA E IL CIELO
(ai nipotini)


Mi corri incontro deciso,
senza ostacoli, per l'abbraccio,
nella stretta e nel sorriso,
per grande parte di baci,
per immenso affetto,
con leggerezza innata, di bimbo,
senza sensi di paura,
con infinita fiducia.

Mi nutri l'anima
di tenerezza e brividi.

Nell'impeto che mi cerca,
come pure nell'attesa,
a volte un po' restìa,
di un bacio,
appare l'Essere della bellezza.
In pochi attimi di silenzio,
si fissano negli occhi, sinceri,
misteriosi sentimenti di bontà,
e come interminabili carezze,
spingono il cuore a tante speranze,
tal che, in futuro,
sembrano diventar certezze.

GRAZIE, PUCCINI

Soavi melodie struggenti,
mi fan lontano
dal quotidiano andare,
e parmi di gustar profumi
e sapori di vitalità sublimi.
Si rinchiude in lacrime,
il mondo, attonito,
per quel voler la morte,
che, sola, può salvar
l'onore e l'amor filiale,
che mai muore.
Per infausto destino,
si passa, a volte,
dall'infinità del credere
a delusione atroce.
In un istante poi tutto crolla,
e ciò ch'era luce e sole
s'abbatte, si dispera,
e sprofonda in una notte nera.

E pur ci son momenti
che brucian di passione,
per sensi d'umano amore,
o ansie d'infatuazione.

Chissà come vacillavi,
ebbro di cose e sentimenti,
ad inseguir la musica,
che poi afferravi.
E ancor mi immagino,
come, quasi stordito,
l'immensità del tutto
avrai pregustato.

Grazie Puccini,

per il turbinìo di brividi

e la grandiosità dei canti.
Grazie anche
per il piacer del pianto
che mi riempie l'anima
di commozione e incanto.

LA FOTO E IL BACIO

In quei giorni di sole,
di mare e di sale,
sulla spiaggia sbirciavo
il tuo corpo di luna,
con aria d'apparente distacco,
immaginandomi d'esserti,
lontano e ignorato.
Tu eri bella, matura e sicura;
io invece, nel gioco d'amore,
ero incerto e un po' scarso.
Ho vissuto quei giorni,
quasi come in un sogno,
e, se pur ragazzino,
mi illudevo che tu mi pensassi
e mi venissi vicino.
Finchè poi, quella sera,
mi invitasti a un incontro
che, imprevisto, mi scosse,
bramato com'era.
Pochi passi in silenzio
su quel viale alberato,
in un cocktail di fresco
e gradevoli odori,
mi stringesti, improvvisa,
in un bacio agognato.
In quegli attimi lenti,
di gustosi sapori,
fui rapito al presente
da palpiti e umori.
Le tue braccia, avvolgenti,
col profumo di fiori,
mi sciolsi e commossi
in lacrime dolci.
Batteva forte il mio cuore
mentre il corpo vibrante,
s'ubriacava d'amore.
Fui stordito e appagato,
rapito nell'estasi
di quel bacio incantato.
Tu ch'eri donna,
in quella sera dorata,
hai acceso una fiamma
e te ne sei andata.
In questa foto, con amici comuni,
riconosco di ognuno
la vita che è stata;
ma non di te,
ch'eri venuta a trovarli,
e, dopo quel bacio,
non sei più ritornata.

( Menzione della Giuria – Centro Studi Cultura e Società – Torino )

SPAZI DI SILENZIO

Spazi di silenzio, e d'infinito,
s'adagiano, leggeri come piume,
su vaste campagne verdi,
all'orizzonte estese.

Natura e luoghi
che mi videro bambino,
e che ora, d'improvviso,
mi si svelano radiosi,
nella luce del mattino.

Oggi che il piacer s'affina
e che mi gusto,
nel pensiero, il vivere,
sento di poter credere,
che spesso, e ancora,
ogni emozione ha origine,
da sentimenti inconsci,
cullati nell'immensità di allora.

IL RIPOSO DELL'AMORE

Amore caro,
io corro incontro al canto
che torna a primavera
e mi riempie il cuore.

Andrò nella notte
a cercar la vita?
Sarà con l'aria fresca
e poca luce, e viva,
che barche e pescatori
navigheran pel mare?

Io resto sulla sabbia,
e li vedo andare...
e sogno la lor vita,
mio caro amore.

E il pescator che passa,
accanto a me, ubriaco,
non mi distrae dal sogno
che, la sua barca,
laggiù, lontano,
ha in me destato.

Dolce e leggera vai,
barchetta mia,
e porti via con te
il pensier mio.

S'adagia là, il mio amore,
sull'ampio seno
dell'infinito mare.
In luoghi piccoli
non potrebbe stare,
per donarsi, e riposare.

QUOTA 102

Miei cari nipoti,
cent'anni vi ho atteso...
ma, per quanto vi ho amato,
ero certo che, un giorno,
mi avreste trovato.
Quota 102: l'obiettivo era quello,
e, per esso, andavamo al macello.
Era tutto di fango questo bel prato,
quando i nemici mi han mitragliato.
Non feci l'eroe, ero solo un soldato.
Portavo soccorso a un compagno ferito
che mi spiace non avere aiutato.
Tra i lampi e il rumore assordante
fui rapito in un attimo
da gran luce abbagliante.
Eravam qui, nel Carso,
e, abbandonando la guerra,
feci dono del corpo a questa terra.
Fui rapito all'inferno, e all'orrore,
per tornar nell'Eterno, che è Amore.
Son scomparso alla vista,
ma fui sempre presente;
vi ho sempre seguito,
nell'assenza apparente.

Caro nonno Isidoro,
aveva quattr'anni la mamma,
la tua dolce bambina,
e fin da quando son nato,
di te, mi ha sempre parlato.
Nei suoi occhi miti, ti ho sempre veduto.
Quanto eri buono, l'ho sempre saputo.

Ora che mamma è con te,
non vi ho certo scordato.
E' nel vostro ricordo,
che, qui, son venuto.
Ora piango, ma solo di gioia,
perché sono felice, d'essere stato,
figlio e nipote, così fortunato.

RAGIONE, FEDE E LIBERTA'

Luci, colori, silenzi...
Flebili respiri, che van, col pensiero,
per gli spazi infiniti.
E s'io fossi Te; di Te costruito?
Apparso in questo tempo finito,
finché poi, scomparendo dal mondo,
son sempre Te, nell'Eterno che E'?
Vivendo, mio Dio, Ti ho sempre sentito,
di forti emozioni mi hai sempre riempito,
d'amore e d'umano ho sofferto e gioito.
So che sei qui, in ciò che mi appare;
sei Amore, Bellezza, e nel divenire;
sei Cuore che batte per farmi gioire;
Pensiero che muove e fa inebriare.
Sei quel che so, e che non posso sapere;
Mistero che vive e non posso svelare.

Ma è bello amarti Signore,
sentire i silenzi che, di Te, san parlare,
adagiarsi, stupiti, nel cosmo
che, muto, si ferma a guardare.
Forse in questo sta il senso di tutto?
Esser fatti di Te, essendo Spirito tutto?
Sia ciò che mi appare,
sia me che son Te e in Te posso tornare?
Ti sei fatto Uomo per dar senso al soffrire,
per unirti al dolore, alla gioia, all'amore.
Io che son uomo, da quando son nato,
con libertà originaria, Ti ho sempre amato.

CI SONO LUOGHI

Ci sono luoghi ai quali torno,
di tanto in tanto,
per incontrar lo Spirito.
Luoghi cari in cui prendo cibo
e mi alimento:
di primitivi sapori,
d'immensità di spazi,
di sentimenti e sensi.

Lì, sorge l'alba di ogni giorno
e cala il sole di ogni tramonto.

Lì, l'anima contempla il cosmo
che si addensa nella mente,
e che, indagato dal pensiero,
si riespande immensamente.

Lì, s'incontrano le mie tante voci.

Lì, c'è emozione e c'è futuro.

Lì, nella pace e nella quiete,
vivon le gioie e le speranze.

Lì, vien voglia di pregare...
perché l'Amore e la Bellezza
possano, al mondo, prosperare.

LE VELE

Si scioglie la notte
nell'albeggiare chiaro,
come schiuma che sfuma
sull'immenso mare.
Mi aggrappo ai sogni
che sto rincorrendo,
ma sfuggono sparsi
e si stanno infrangendo.
Provo a raccoglierne
i pezzi a memoria;
li riordino e chiamo
per il tempo che è stato;
intanto anche oggi
un nuovo giorno è iniziato.
Se sarà tutto di luce,
chissà, lo vedremo
(per qualcuno di più,
per altri un pò meno?)
Ora comincio a giocare
con la barca sul mare.
E' un  mattino di luce,
per poter navigare.
Col vento in poppa
le vele son gonfie
e spingon la barca
a veleggiare veloce.
In coperta mi stendo
con gli occhi nel cielo,
nell'azzurro che è immoto.
L'orizzonte fa sfondo
al rumor del silenzio:
odo, infatti, il sussurro del vento
e il dolce fruscio
della barca che va.
Col calore del sole,
dopo un po', mi addormento.
E così sogno
che è un mare d'amore;
ce n'è proprio per tutti;
ha un grande cuore.
Sogno che lotto, combatto,
che sono un eroe.
Ma ci vuol poco a capire
che son solo un uomo.
Mi basta il rumore di un tuono.
Mi sveglio che il sole è sparito,
ci son brutte nubi,
credo arrivi bufera.
A resistere, penso,
potrei naufragare.
Ammaino le vele,
mi conviene aspettare.
Poi torna il sereno
e il sole splendente.
Io rialzo le vele
e riprendo ad andare.
Di nuovo mi muovo
nel blu di quel mare.
Vorrei grandi braccia,
per abbracciare.
C'è un mondo nuovo
che ora mi appare;
dove ognuno comprende
che convien solo amare.
Ma ecco, di nuovo,
il ciel che si imbroncia
e mi fa preoccupare.
Le vele, no!
Non si devono strappare!
Cerco d'essere attento,
ma potrei anche sbagliare.
E, se questo accadesse,
spero che il mare
mi vorrà risparmiare,
senza farmi soffrire.
Del resto, da sempre,
il mare l'ho amato;
spero quindi, che sarò ricambiato.
S'avanza il tramonto
e il vento si placa.
Son tanti i motivi
per farmi pensare.
Il mio cuore, pur piccolo,
mi fa palpitare;
ho però la speranza
di poter incontrare
un cuore più grande
che mi insegni ad amare.
E' quasi l'ora, di tornare a sognare.
Dirigo la barca, virando all'amore.
Con le vele rigonfie
solcherò la mia notte,
dirigendo sull'alba
di un giorno migliore,
dove spero sarà, pace per tutti,
senza più dubbi e senza dolore.

TI RINGRAZIO, SIGNORE

Ti ringrazio, Signore,
per essere nato in un mondo
che, ricordo, era pieno di sole,
e che, mentre giocavo,
ero certo, sembrava migliore .
E Ti ringrazio, Signore,
per essere stato curioso a indagare;
per i profumi emanati da un fiore;
per l'odore invitante dei libri
che, presto, ho iniziato a gustare;
per le varie occasioni d'incontro:
aiuti importanti al mio maturare.
Grazie ancora, Signore,
per la fede e l'amore
che mi hai fatto incontrare;
per i figli e i nipoti
che mi hai dato da amare;
per il gusto del bello,
e la spinta interiore a cercare;
e pur per l'aiuto a sperare,
e perchè m'offri un sostegno sicuro
cui mi posso, al bisogno, aggrappare.
Dimmi sempre Signore


che, anche nel dubbio,
su Te posso contare;
che sei l'amico sincero
di cui, sempre, mi posso fidare;
e che, pur se Mistero,
Tu vivi, Tu soffri, gioisci, mi ami,
e non mi vuoi abbandonare.
E poi dammi, Signore,
una gioia ancor grande:
ch'io viva tra gente che,
amando gli altri, li voglia aiutare.
E che bello sarebbe, Signore,
veder che chi soffre può migliorare,
evitar di morire, viver sereno
con chi, cercando la pace interiore,
finalmente la sente, piena, nel cuore.

MONOLOGO CON LA LUNA

Occhio chiaro del cielo,
tu, luna, bianco dorata,
ti muovi, la sera,
sull'eterno percorso.
Eppur tu non c'eri,
nel tempo in cui avvenne
l'immane, fecondo, boato.
Non puoi quindi dirmi
dell'universo com'era,
e se, prima, un creato
ci fosse pur stato;
o se anche il pensiero,
che con l'uomo si è espresso,
già si fosse di per sé originato.

Ma la vita,
che mi è stata donata,
sono certo che
l'hai sempre osservata,
nel lento respiro del cosmo
che l'ha accompagnata.

Nel chiaror delle notti,
sopra il lago di Como
o sui monti di Staro,
come anche a Milano,
sui viali innevati,
con me ti gustavi, discreta,
il sapore di baci ed abbracci.
E pure sul campo appartato,
intrusa nell'intimo incanto,
silenziosa e furtiva, sei apparsa,
a rischiarare il bel corpo
che, nudo, mi faceva ubriaco.

Con arcani sussurri,
e voce piumata,
cheta, nell'anima,
mi sei sempre stata.
Come eterna poesia,
nel sentimento che scorre,
alimenti speranze,
sogni e fantasia.

IL BIMBO E L'INFINITO

Ssst...silenzio! C'è un bimbo che dorme.

Nel suo flebile respiro
alita l'anima di un mondo intero.
Alla vita che è nata dal morir di una stella,
si aggiungon nel bimbo,
la coscienza e il pensiero,
che, nel cosmo, distinguono l'uomo
e lo pongono dentro il mistero.
E, volendo indagare,
l'uomo svela i segreti dell'universo che appare,
ma non sa cosa dire, sul perché egli sia nato,
e a cosa, infine, sarà destinato.
Penso quindi che, per quanto sia immenso,
il creato si possa esplorare e spiegare,
mentre un uomo, pur piccolo, che soffre,
che gode e che si mette a pensare,
in sé contiene un qualche cosa di grande
che, con l'amore e col mito,
confonde un bimbo con l'infinito.


articolo  a cura di l. Zampieri


 

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