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La Brenta Nova o Brenton

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DAL MEDIO EVO ALL'OTTOCENTO - SAMBRUSON E LA QUESTIONE DEI FIUMI

La Brenta Nova o Brenton

Poiché le diversioni del Brenta fino allora eseguite non avevano limitato i danni provocati dagli interramenti alla laguna ed alla stessa Venezia, e neppure avevano bloccato le esondazioni e gli allagamenti di campagne e paesi, il 12 ottobre 1488 il Senato decise di far scavare un ulteriore diversivo, chiamato Brenton, che, partendo da Paluello, portasse le acque del fiume a scaricarsi nel ramo del Brenta che, dopo aver attraversato la Saccisica, giungeva in mare a Brondolo: e cioè nel corso dell'antico Madoacus Minor, che era ancora ben attivo. Le spese dovevano essere a carico dei territori di Padova, Treviso, Vicenza, Verona e Brescia. Ma ci accorse subito che

"a voler tuor quella aqua de sopra Paluelo verso Stra... seria... opera di grandissimo tempo et spexa, iactura et danno"

e cioè che il suo scavo avrebbe significato dare il via a grandi spese per un diversivo di cui, in realtà, non si sapeva se fosse atto a risolvere davvero gli annosi problemi. Così pochi giorni dopo, il 21 ottobre, il Senato ne sospese l'esecuzione e deliberò di creare invece un nuovo canale, chiamato Brenta Nova o Nuova, che utilizzasse l'imboccatura ed un tratto dello sborador di Sambruson. Quel giorno si approvò che

"la dieta aqua dela Brenta Nova sia tolta per el sborador de S. Bruson fino de là del ponte perteghe CCC incirca. Et de lì sia fatto uno nuovo alveo da esser costrutto dove za sono, de ordene de dicti deputadi, sta posti i segnali, adeo chel scorra fin al luogo de Conche in Brenta Vecchia... e similiter siano fatti quelli sboradori a detta Brenta Vecchia e Nuova che sarà giudica necessario, e cavado il Brenton come sarà espediente"

Per l'esecuzione fu prescelto il progetto del bergamasco Alessio Aleardi (o Agliardi).
Nel nostro territorio la Brenta Nova doveva:
-   utilizzare l'imbocco ed il corso dello sborador di Sambruson fino a 300 pertiche dal ponte di Dolo-Giudecca in direzione sud-est ("Da la bocha del sborador de S. Bruson fin passado el ponte se varda levante sirocho, ponente maistro. La bocha ha de cascada pie sette");
-   da quel punto doveva volgere pressappoco verso sud

"Voltandose per la strada dove è el cortivo de Marco Teresa, over di Badoeri, si entra per la strada che se varda per la quarta de sirocho, verso ostro, et a la quarta de maistro verso tramontana".

In definitiva, essa doveva ricollocarsi per circa 630 metri sullo sborador e, all'altezza della casa  di  Marco Teresa,   che  era  proprietà dei Badoer, volgere a meridione dirigendosi verso Corte; in realtà la volta fu scavata più a sud, a circa due chilometri dall'imbocco.

Nei documenti la Brenta Nova viene comunemente ed indifferentemente chiamata anche Brenton.: tuttavia,   poiché   a   Sambruson   con   questo nome fin dal secolo XII si indicava e si indica un  diverso  importante  canale  di  scolo,  ad evitare che si ingenerino confusione fra i due corsi d'acqua nelle pagine che seguono col nome Brenta Nova faccio sempre riferimento al    solo     diversivo    quattro-cinquecentesco, mentre utilizzo il nome Brenton con esclusivo riferimento allo scolo locale. Lo scavo della Brenta Nova fu avviato presto, ma procedette tanto a rilento che l'alveo fu terminato solamente, ed

"abbenché non del tutto ridotto a perfezione, del MCCCCVC".

Invero le problematiche da risolvere (fra cui il problema delle pendenze) erano tante, che ancora l'8 novembre 1501 il Consiglio dei X dovette dare disposizioni perché si completasse con sollecitudine l'opera. A distanza di ben vent'anni, il 27 maggio 1507 i Savi alle acque decisero di vedere come funzionava e, per averne una prova, dettero l'ordine che vi fossero immesse le acque:

"Non è più da differire la expeditione di questa Brenta Nova, né azonzer più spesa a la Signoria Nostra se prima non se vede qual habi ad esser lo exito de dieta Brenta Nova, acciocché con la experientia se possa iudicar et veder el fin de quella, et però l'anderà parte:che in Dei nomine dar se debbi pricipio al serrar dela Brenta a S. Bruson e poner tutta quella nel suo alveo nuovo aperta prima la bocha dela ditta Brenta, et fatto levar l'arzerino è fra i do sboradori a Conche e largata la volta dolce di essa Brenta al Bachion, come è sta deliberato... Imo se vedi l'esperientia dela Brenta, come è preditto, et casu quo la non reuscisse sit omnino aperta et renduta nel pristino suo esser".

Come si desume dalla disposizione, non si trattava (pur se normalmente lo si afferma) dell'apertura definitiva del canale, ma di una prova per studiare le sue funzionalità ed efficienza; successivamente essa fu seguita da ulteriori periodi di apertura e chiusura dell'imboccatura per lasciarvi defluire o bloccare le acque, così da poter controllare ciò che accadeva, oltreché per effettuare lungo il suo corso opere e lavori di completamento, come l'erezione di mulini.
Dal testo appare comunque chiaro che pure allo scavo della Brenta Nova a Venezia si dava solamente il valore di un ulteriore tentativo di soluzione dei problemi della laguna, ma senza certezze di riuscita: in realtà tante fatiche di troppi obbligati, tanto denaro profuso, tante campagne tagliate in due, paesi divisi, espropri forzati, tutto venne realizzato senza la sicurezza di un esito positivo. E, col senno di poi e come ben presto si constatò (dando ragione alle molte critiche sulla poca efficienza del canale a causa della sua limitata pendenza avanzate da fra Giocondo da Verona), si può affermare che fu un'impresa quasi inutile. Tuttavia, occorreva attendere il sopraggiungere di molte altre rotture di argini ed allagamenti di paesi e campagne, molti altri studi di idraulica ed una miriade di progetti perché oltre trecento anni dopo, con lo scavo del tronco Cunetta da Stra a Corte, si desse una risposta fattiva (pur se nemmeno essa ancora definitiva) al problema delle inondazioni del Brenta.

Lo scavo della Brenta Nova aumentò i disagi per Sambruson, e non solo perché anche i suoi uomini furono obbligati a intervenirvi per prestazioni, lavori e servizi gratuiti oppure, quando pagati, remunerati con salari irrisori, o perché le sue terre divennero per anni un cantiere aperto su cui andavano e venivano sterratori, scariolanti e trasportatori di materiali e terra fatti venire da tutto lo stato (con inimmaginabili disagi per il loro vitto e alloggio, ed il sostentamento e il ricovero del bestiame impiegato), ma anche perché:

-   non si dette risposta ai già pesanti problemi relativi alla viabilità del paese, dato che nemmeno in quest'occasione fu costruito un ponte per congiungere almeno la zona della chiesa con la Stradona; anzi,

-   oltre alle strade che in precedenza erano state tagliate a causa dello scavo dello sborador, ora veniva spaccata in due anche la rettilinea via che portava dalla chiesa all'argine di San Paterniano (sui suoi due tronconi oggi sono sovrapposte le vie Villa e Galilei);

-   poiché nemmeno in questa occasione vennero costruiti nel nostro territorio ponti-canali per permettere il passaggio sotto la Brenta Nova dei fossati e dei canali di Alture e di Sambruson Torre, si dovette provvedere a spostarne ulteriormente verso sud i corsi. Il caso più significativo fu quello del Brenton (la delibera precisava: "e cavado il Brenton come sarà espediente"), che fu fatto correre in un alveo scavato parallelo alla Brenta Nova fino al confine con Camponogara, a partire dal quale cambiava nome ed assumeva quello di Brentella. Già nel 1503 l'impaludamento di terreni provocato dalla mancanza di efficienti sistemi di scolo aveva portato rappresentanti padovani a protestare a Venezia contro l'apertura della Brenta Nova, con l'affermazione che essa sarebbe stata la "ruina del Padoan" ed, in particolare, della Saccisica;

-   problematica si fece la situazione degli abitanti della parte della villa di Sambruson che il nuovo taglio isolò ad oriente del canale, staccati e senza alcun collegamento come si vennero a trovare rispetto alla chiesa ed al nucleo centrale del loro comune. Quella zona triangolare ha oggi a confini le vie Brentasecca (a est), Casin Rosso (a sud) e Calcroci (ad ovest).

Non si ha, poi, segnalazione di come reagirono e seguirono il lungo settantennio di scavi, aperture e chiusure i Badoer, i Contarini, il monastero di San Gregorio e gli altri proprietari del territorio, che si videro espropriati di fertili terre, furono per anni nell'impossibilità di coltivare quelle negli immediati dintorni degli scavi, in quanto sconvolte dalle attività dei cantieri di lavoro, e, in particolare, si trovarono ad avere alcuni possessi parte di qua e parte di là del tracciato fluviale, rompendo le precedenti contiguità che ne facilitavano il lavoro, la mobilità dei lavoranti ed il trasporto dei prodotti.


 

articolo a cura di luigi zampieri

Dal volume "IN SANCTO AMBROSONE" di MARIO POPPI

(Associazione Culturale Sambruson La Nostra Storia, Presidente Gianni Deppieri)

Ultimo aggiornamento (Martedì 09 Maggio 2017 10:44)

 

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