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I giochi antichi di Sambruson

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SAMBRUSON. CULTURA, COSTUME, TRADIZIONI, AMBIENTE. - COSTUME

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Giochi Giochi di fanciulli, del pittore fiammingo Bruegel (1560).


 

Come si giocava a Sambruson

Questo articolo  sui giochi antichi di Sambruson si basa in prevalenza su due ricerche fatte in tempi diversi e per diverse motivazioni.

La prima, dal titolo dialettale “Piero se volta”, è una ricerca sul gioco di tre generazioni a Sambruson, eseguita dalle classi prima, seconda e terza della scuola media “Gandhi” , la seconda è tratta dal capitolo “Mutamenti sociali a Sambruson“ di Gianni Deppieri e Bianca Donà, dal volume “Sambruson tra ottocento e novecento”.

La ricerca dei ragazzi delle medie, fatta nell’anno 1999-2000 è una vera e propria intervista fatta a se stessi, ai propri genitori e ai propri nonni, coprendo praticamente l’arco temporale di tutto il secolo 1900.

E’ interessante rilevare che il vero cambiamento nel modo di giocare è avvenuto proprio con gli stessi ragazzi che scrivono,  raccontando come propri strumenti di gioco quelli relativi alle nuove tecnologie come Playstation, videogiochi, tv, computer, giochi telecomandati, non ancora i telefonini. Genitori e nonni intervistati mostrano invece che i giochi da inizio secolo agli anni 70 non erano cambiati anzi, osservando il quadro di Brughel del 500 che mostriamo proprio all’inizio dell’articolo, si evince che i giochi, da quei tempi, non sono affatto cambiati ma consegnati di padre in figlio fino quasi alla fine del 1900.

Le interviste della ricerca "Piero se volta" sono così articolate:

Alunni : classi prime, classi seconde, classi terze.

Genitori : I nostri genitori giocavano così.

Nonni : I nostri nonni giocavano così.

Conte e filastrocche di alunni, genitori, nonni

La seconda fonte del nostro articolo, tratta da “Sambruson tra ottocento e novecento” presenta caratteristiche di maggior maturità e precisione nella descrizione dei singoli giochi e dei costumi di gioco collocando e sviluppando maggiormente l’argomento nel contesto storico, sociale, familiare e di costume riferito in particolare alla prima metà del 1900.

Ringrazio sentitamente Gianni Deppieri e Bianca Donà per la loro ricerca, unitamente al gruppo di insegnanti della scuola media di Sambruson, Claudio Zanlorenzi, Sergio Mandelli, Lucia Bagatin, Gloria Righetto, Mara Sabadin, Stefano Salvini, Alberto Dalla, che hanno collaborato alla riuscita del progetto “Piero se volta”.

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Prima di trattare le due pubblicazioni citate, per completare l'articolo, voglio riportare alla memoria alcuni giochi importanti non ricordati o non sufficientemente rappresentati nelle due ricerche.

Proponiamo questi giochi suddivisi in alcuni gruppi di attinenza e precisamente:

- Giochi di costruzione

- giochi di intrattenimento

- giochi della spiaggia

- giochi di trasgressione o avventura

Giochi di costruzione

Quando in commercio non esistevano praticamente i giocattoli i ragazzi si ingegnavano alla loro costruzione; in realtà il divertimento vero era quello della costruzione più del fatto poi di giocarci.

Lo slittino.

Ogni anno, all’inizio dell’inverno, in attesa delle ghiacciate nei fossi e nei canali, i ragazzi si impegnavano nella costruzione delle slittine (issaroe), ognuno in base al materiale a disposizione. Erano costituite generalmente da due assi lunghe circa 80 cm, messe in parallelo e unite da due o tre solide traverse inchiodate, che fungevano poi da sedile. Due tondini di ferro ben diritto e lucidato venivano applicati sulla parte inferiore delle assi, per permettere appunto lo slittamento. Le racchette (sponcioni), per la spinta, erano costituite da due solidi bastoni di legno duro, muniti di un chiodo in punta, per far presa sul ghiaccio. C’erano varianti di fantasia, come lo schienale per andare seduti oppure cuscini in materiale morbido per andare inginocchiati.

uno slittino (issaroea)

Per noi ragazzi era un’avventura perché, slittando nel Brentone, si arrivava fino a Prozzolo da una parte, e quasi fino a Stra dall’altra. Mi raccontava mio nonno che una squadra di ragazzi, nel ’29, anno di grande freddo e tremende gelate anche in laguna, arrivarono, lungo la riviera del brenta, fino a Venezia.

Gli aquiloni.

Non c’era una grande cultura, come in altri paesi, per questo divertimento. Venivano costruiti con materiale povero, in primavera, usando colla di farina, carta velina e bastoncini leggeri. Qualche volta funzionavano.

Un’altra imitazione del volo era la costruzione di piccoli aerei di legno che venivano posizionati su un palo o su un tetto, con l’obiettivo di far girare l’elica al vento.

I trampoli

Il gioco della pesca.

Importante gioco, ma non solo gioco, era la pesca d’acqua dolce nei fossi e nei canali dei quali è ricco il nostro paese. Ne cito alcuni, oltre alla riviera del Brenta, il Brentone , la Brentasecca, la Seriola, il Brentoncino, la Piuga. Esisteva una vera e propria cultura locale della pesca che si adattava appunto alle esistenti strutture idriche del territorio. La varietà di pesci era limitata ad alcune specie: Tinca, luccio, pesce gatto, scardola (brussoea), anguilla (bisato), raramente la carpa regina (raina) e il cavedano, anguelle d’acqua dolce, i gamberetti o schie d’acqua dolce, il girasole erroneamente chiamato persico, la rana.

I modi di pescare, strettamente legati al posto erano: La pesca al tramaglio, la passata dei fossi con la negossa (bilancia di rete allestita in modo particolare), la calata dei cogolli (bartoei), la battuta dei tombini, la pesca con la canna, la pesca a palpo con le mani, svuotamento dei fossi, la pesca con la fiocina, la moscarola per il pesce piccolo da frittura.

Perché il gioco della pesca? Perché i ragazzi, fin da molto piccoli, tre, quattro anni, seguivano i loro genitori, nonni, zii andando per fossi e canali nelle varie attività di pesca e poi, un po’ più grandi, a sette otto anni pescavano da soli, per gioco ma non completamente, poiché il pesce pescato serviva a volte per la cena. I ragazzi imparavano sin da piccoli a costruirsi gli strumenti da pesca iniziando già in inverno, nelle stalle, la tessitura-cucitura delle reti con l’apposito spago-filo, lo strumento era un piccolo fuso o spola “gusea”. Seguiva poi l’allestimento della rete che diventava negossa, con l’apposito arco rigorosamente di salice (selgaro) e la lunga asta (atoea) per spingere l’attrezzo fino alla sponda opposta dei fossi e dei canali, raschiandone il fondo e battendo i cespugli di esca "topine”.

I canali erano in comunicazione con i fossi tramite tubi in cemento del diametro di circa 50 cm, i tombini, che diventavano durante la notte, soprattutto in inverno, il rifugio di una quantità enorme di pesce di ogni specie e dimensione. Una delle tecniche di pesca più diffusa e redditizia era appunto la battuta dei tombini. Lo strumento era appunto la già descritta negossa e il “bataroeo” costituito da una lunghissima pertica di salice con in testa, bene inchiodata e fissata con fili di ferro, una tavola rotonda del diametro di circa 30 cm. Dalla parte del fosso si infilava lo strumento di spinta, dall’altra parte si metteva appunto la rete, appoggiata all’uscita del tombino. L’incaricato alla spinta, entrato in acqua dalla parte del fosso, con il palo attrezzato appena infilato nel tombino  chiedeva il  “pronto?” e alla risposta positiva “via!” iniziava la spinta, e terminava, dopo aver infilato totalmente l’attrezzo dicendo “tira su!”. Quello era il momento elettrizzante per i ragazzi. Se andava bene si pescavano anche decine di chili di pesce delle varie specie che veniva raccolto in secchi e, se era parecchio, veniva conservato in mastelli o vecchie mezze botti piene d’acqua, per vari giorni. Per ogni tombino l’operazione veniva ripetuta finché usciva del pesce. I pescegatti di piccole dimensioni venivano lasciati sulla riva dei canali perchè considerati infestanti per le altre specie. Questo per tutti i tombini possibili. Si percorrevano km sulle sponde del canale. Il segreto era arrivare prima degli altri; c’era gente che si alzava alle tre del mattino per eseguire la battuta. Esisteva anche, per questa pesca, una sorta di sovranità di zona, tacitamente concordata, in base anche alla proprietà dei fossi, non sempre rispettata; ecco allora, non raramente, la lite tra vicini e conoscenti. Durante e anche nel dopo guerra per parecchi anni, era molto importante avere, senza spendere soldi che peraltro non c’erano, del pesce a disposizione a pranzo e a cena. I ragazzi vivevano queste pescate, come un gioco, seguendo i loro parenti e imparando le tecniche, che qualche anno dopo erano loro stessi a praticare.

negossa e bataroeo

Archi e balestre

Gioco, anche questo, di costruzione. Per l’arco veniva usato un solido e flessibile ramo di salice della lunghezza di circa 150 cm. Venivano fatte delle scanalature (tacche) alle estremità. Veniva piegato in modo opportuno ad arco e legato alle due estrenità con uno spago grosso o una cordicella sottile oppure un filo sottile di acciaio. Si cercavano poi le frecce in genere costituite da ramoscelli rigidi e duri di “sanguana” o da ferri di vecchi ombrelli. Questi ferri erano più adatti alle balestre, che se ben costruite, erano più sofisticate e precise. Erano costituite da due tavole a T, che tenevano in tensione un elastico fermato su un chiodo, dal quale veniva sganciato dal “grilletto”. La costruzione del meccanismo di rilascio era, appunto, la parte più difficile del gioco.

 

una balestra costruita da ragazzi

 

la costruzione di un arco

Carrettini a rotelle.

Come i pattini a rotelle, sono nati con l’avvento delle strade asfaltate. Venivano costruiti in collaborazione con i parenti adulti che avevano la possibilità di reperire le famose rotelle a cuscinetti a sfera.

Monopattini rudimentali

Racchette di legno (spatole)

Il gioco del tennis, nelle nostre campagne, era pressoché sconosciuto ma sapevamo che esisteva e cercavamo di giocarlo con una pallina di gomma e delle racchette di legno da noi costruite, molto simili alle attuali racchette da beach tennis, gioco molto praticato attualmente nelle spiagge.

Le raganelle (racoete) di legno (ticchettavole)

Il giorno del Venerdì Santo, quando per tradizione non si possono suonare le campane, le funzioni religiose venivano annunciate al paese dal suono delle raganelle (racoete), soprattutto durante la processione, che era il momento più atteso del venerdì santo e della settimana santa. La processione si snodava dalla chiesa parrocchiale e attraversava le vie del paese, preceduta da una grande croce. Lungo tutto il percorso venivano intonati canti penitenziali, quali il Miserere, l’ Attende Domine, oppure il Tristis est anima mia, il Vexilla regis, mentre le raganelle continuavano il loro triste richiamo.

Le raganelle (racoete)

Il gioco stava soprattutto nella costruzione dello strumento e occupava i ragazzi durante l’inverno. Si partiva da un unico solido blocco di legno che veniva opportunamente scavato e intagliato, lasciando una lingua di legno attaccata alla cassa armonica che girando su un perno la faceva battere ritmicamente su un rocchetto dentato. La stessa Parrocchia era in possesso di una raganella gigante (racoeon) tenuta nella sacrestia della chiesa.

El racoeon de Sambruson

Giochi di intrattenimento

Le carte

I giochi erano in prevalenza, per i ragazzi, il tressette, la briscola, scopa, rubamazzetto, sette e mezzo.

I genitori ma soprattutto i nonni che praticavano il gioco delle carte nelle osterie del paese, insegnavano questi giochi ai bambini già nell’età prescolare favorendo così l’apprendimento dei numeri e naturalmente sviluppando nei ragazzi le capacità logico matematiche di risolvere marchingegni.

Sul gioco delle carte degli adulti nelle osterie di Sambruson si potrebbero scrivere volumi, non tanto per la descrizione dei giochi che erano svariati e bellissimi ma soprattutto per le tante diverse persone che vi partecipavano. Merita, questo argomento, la scrittura di un articolo ad hoc che vedremo di inserire prossimamente, in questo sito.

Le carte erano le trevisane con le figure (colori) di coppe, bastoni, spade, danari

Le carte Trevisane

Non c’erano ancora le carte da ramino (scala quaranta), con le quali si iniziò a giocare negli anni 55-60.

 

Ricordiamo come giochi di intrattenimento

la tombola

la tria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la dama

 

Riportiamo il significato di alcuni numeri della tombola veneta, decantati dagli esperti durante la chiamata dei numeri; il significato era quasi sempre orientato allo scherzo sessuale e provocava le immancabili risate dei presenti.

1 El mondo. Capo de mile paron de nessun. El Picolo. Sborada picola.

2 Do ghe nà anca i cani. Do ghe n'à anca i gati.

4 La caregheta.

8 Culo. El buso del culo.

10 Polenta. Un bel tagier de polenta. Una bona polenta.

11 Pali. I Pali de la riva. Le gambe dei omeni

12 Soldai. Xe qua i soldai.

13 Giuda. El punto de Giuda.

14 Fogo. Scala.

16 Done. Xe qua e done.

17 Quela roba.

18 Sangue. Marchese (mestruo).

24 Madalena pentita. Madalena ti fa pezo.

29 Madona (suocera). Xe qua to Madona.

33 I ani de Cristo.

37 Morta resusitada.

42 Peocio.

43 S.Marco.

45 Preti. Quei bogie de preti.

47 S.Luca protetor dei bechi o dei marii.

50 Morto.

54 Merda. Merda Una bela merda

62 Oro.

63 I ani dea Madona. Matrimonio.

66 I corni dei bechi.

73 Ladro. Bruto ladro. Xe qua el ladro.

77 Le gambe dei forneri. Le gambe de le done.

83 Un gobo solo.

84 Campane

88 Le tete de quaro. Baloni del papa. Coioni del papa. (Tete = mammelle). Quaro, lastre da specchi dopo la spianatura. Il numero 88 rappresenta con le sue curve la rotondità del seno femminile, ma essendo senza rilievo, quindi piano, si dice: de quaro. La frase equivale a donna senza seno: esempio "Sanse ga le tete de quaro". A femmina che ha poppe grandi e sode, si dice con maraviglia: "Che afar". "Che te te fidi o che no te te fidi", giocando sul vario significato delle parole te te tete).

90 El nono. El più vecio. La paura

I giochi della spiaggia

I tamburelli, le racchette di legno o spatole, i cerchielli e bastoncini, le bocce da spiaggia.

Le spatole erano costruite tagliate e levigate dai ragazzi stessi

bocce e dischi sulla sabbia

 

i tamburelli

I giochi un po’ trasgressivi

Andare a nuotare nei canali.

Trasgressivo perché proibito in genere dai genitori e dalle autorità religiose, in genere i cappellani, per le nudità, anche se parziali. I preti andavano nei posti di nuoto (ponti o buche profonde) e potevano letteralmente cacciare i ragazzi che giocavano nuotando. Altri tempi, altri costumi. Comunque, andare a nuotare era, allora, oltre che un divertimento e un gioco anche una delle poche possibilità per lavarsi (non c’era l’acqua in casa), e per fare un po’ di sport. In questi posti di nuoto venivano verso sera anche adulti contadini e operai, muniti di sapone e asciugamano per lavarsi.

Andare per nidi (ndare a gnari)

Era una passione dei ragazzi di campagna. Gli uccelli presi di mira erano quelli in genere adatti poi ad essere cresciuti in gabbia come il merlo nelle rive dei fossi su alberi bassi, il cardellino negli alberi alti anche da frutto, come il pero e il prugno, il fringuello (finco), negli alberi di olmo che facevano da tutori ai vigneti. Raramente si cercavano i nidi, a scopo gastronomico, di quaglia e allodola, nei campi di erba medica (spagnare). Per i passeri era in uso la battuta dei tetti con delle reti piene di paglia. Non si toccavano i nidi delle rondini che erano gradite ospiti nei portici delle case. Erano bravi i ragazzi che riuscivano a crescere merli e cardellini in gabbia prelevandoli dai nidi.

Il cardellino

Il nido del merlo ( el gnaro de merlo )

 

Andare a frutta

Ciliegie, pere, prugne (brombe), amoli, uva.

Era un po’ una sfida di molti ragazzi, ma anche un modo per integrare ai parchi pranzi un pò di frutta.

 

Con la fionda sugli isolatori elettrici dei tralicci

Il lancio dei sassi nei canali

 


 

parte da completare. L.Z.


Progetto

PIERO SE VOLTA

I ragazzi d'oggi non giocano più come giocavano i loro genitori e i loro nonni. Non conoscono alcun gioco che la tradizione aveva tra­mandato fino agli anni Settanta. E' rimasto il nome dei giochi, forse sentiti dai genitori o dai nonni: mussa vegna, massa e pindoeo, mor­ti, maghi, campanon, bandiera, ruvoeto, erbeta e altri. Come fossili nella pietra. Se poi si chiedono le regole le risposte sono vaghe, im­precise. Non c'è più memoria di questi giochi. E proprio sulla me­moria del giocare è stato impostato il progetto "Piero se volta", che ha coinvolto tutti i ragazzi della nostra scuola media di Sambruson.

Non c'è stata alcuna voglia nostalgica di ricordare tempi passati. Una trappola a cui sono soggetti anche gli insegnanti, oramai non più giovani, vogliosi di ribadire che "una volta era meglio" o, sempli­cemente, ricordare di quando erano giovani. Abbiamo, cioè, cercato di evitare giudizi morali su come passano il loro tempo libero i no­stri ragazzi e, ancor più, di giudicare migliori i giochi tradizionali dei loro video games. Ognuno valuterà come meglio crede.

L'obiettivo, speriamo raggiunto, è stato quello di far capire agli alun­ni che stanno vivendo in un'epoca frutto di una grande trasforma­zione, che ha cambiato il modo di stare insieme, sia per gli adulti che per i ragazzi. Si è voluto fare capire loro che c'è stato negli ultimi de­cenni una trasformazione radicale nel modo di giocare, legata ai cambiamenti dell'abitare, della composizione famigliare, del pro­durre, di usare il territorio.

I ragazzi prima di tutto hanno raccontato come passano il loro tem­po libero, quali giochi hanno fatto da piccoli, quali conte o filastroc­che conoscono. Poi le stesse domande le hanno rivolte ai loro geni­tori e ai loro nonni. Abbiamo escluso dalla nostra ricerca ciò che non è propriamente gioco ma sport. Ad esempio, l'onnipresente cal­cio e la pallavolo. Giocare a calcio in strada, usando un muro per fa­re "spondina" e utilizzare come porta un cancello, è un gioco. Anda­re da un mister (si chiama così l'allenatore di calcio), che dice cosa fare e non fare con una palla, è uno sport. Salire e scendere dagli al­beri è un gioco, come cacciare lucertole o lucciole (anche se discu­tibile).

Inoltre, non abbiamo voluto fare un semplice elenco dei "giochi per­duti", che tra l'altro si possono facilmente trovare in molti testi pre­senti sul mercato. Il lavoro proposto è stato sulla memoria e sulla comprensione delle trasformazioni. Ad esempio non si slitta più sul ghiaccio dei fossi perché l'acqua nei fossi non c'è più e, se c'è, a causa dell'inquinamento, ghiaccia difficilmente. Oppure, che i giochi di strada semplicemente non si fanno perché è impossibile a causa del traffico. Oltre al fatto che nessuno li ha più insegnati perché ora si gioca da soli, davanti ad un video, e nelle famiglie, per lo più, c'è un figlio solo.

Insomma, abbiamo voluto capire cosa è rimasto del modo di gioca­re di una volta. Abbiamo voluto fare una specie di fotografìa dei gio­chi rimasti, ricordati, praticati. Come scuola media di Sambruson dia­mo questo contributo, poi genitori, amministratori pubblici, o quan­ti altri si ritengano coinvolti nell'educazione dei ragazzi traggano le conclusioni più utili al loro benessere psicofìsico. Si, perché il gioco per i ragazzi non è tempo perso, ma tempo strettamente connesso alla educazione e alla formazione personale. Da qualche parte qual­cuno ha scritto: Dimmi cosa hai giocato e ti dirò chi sei! In questa affermazione sta tutta l'importanza del gioco. E' giocando che si im­para il rispetto delle regole e anche che queste possono cambiare se lo si decide assieme, si accetta la sconfìtta e si impara a vincere, si socializza. Bisognerebbe tenerlo presente quando si costruiscono quartieri, senza tenere conto delle esigenze dei nostri ragazzi, o si de­lega ad un geometra, e non agli educatori, la progettazione dei loro spazi gioco.

Il progetto ha compreso anche l'insegnamento di alcuni giochi e qualche classe ha costruito fìonde, archi e tirato con le cerbottane. Nessun alunno ha detto:"Questo non mi piace". Una dimostrazione che, semplicemente, non si gioca più, perché nessuno lo insegna. Si è interrotta una catena di trasmissione che per secoli ci ha traman­dato i giochi che noi adulti abbiamo fatto. Si veda il quadro Giochi di fanciulli, del pittore fiammingo Bruegel (1560). Sono raffigurati, (nel Cinquecento!) tutti i giochi che fino agli anni Settanta si face­vano sulle nostre strade. Questa catena di trasmissione orale si è spezzata. Le cause sono state molteplici e semplicisticamente sono legate alla definizione di "progresso "e "benessere". Se sia stato un be­ne, o no, se ne può discutere. Leggete le osservazioni dei ragazzi che traggono le prime conclusioni.

A riguardo delle relazioni degli alunni va tenuto presente che sono state raccolte solo le parti più significative, omettendo le ripetizioni, presenti in quasi tutte le ricerche. Si è mantenuto il più possibile la forma usata, correggendo solo gli errori ortografici più evidenti. Le conte e le filastrocche, che per lo più sono in dialetto, sono state tra­scritte scegliendo di usare per il verbo essere "è" la forma "xe", per "c'era""jera", oppure s-ciafo per schiaffo, etc.

Qualche conta e filastrocca, o il nome di qualche gioco, chiaramen­te, è di origine mestrina o veneziana e mette in evidenza che anche Sambruson è un paese di nuova urbanizzazione. Volutamente, peral­tro, abbiamo evitato di mettere le ricerche di quanti hanno i nonni calabresi, lombardi, siciliani, o russi.

A raffigurare sinteticamente tutto il progetto, infine, è stato realiz­zato un video, con interviste agli anziani del paese, immagini del ter­ritorio e del laboratorio sui giochi fatto a scuola.

Sambruson, anno scolastico 1999\2000 L'insegnante C.Z.

Considerazioni sui giochi di una volta e su quelli d'oggi

Dalle ricerche fatte abbiamo notato che i nonni giocavano soprat­tutto in luoghi aperti, al contrario di noi giovani che siamo, per la maggior parte del nostro tempo, impegnati in corsi sportivi o mu­sicali (pallavolo, ginnastica artistica, nuoto, danza, pianoforte). In parecchi di noi giocano a calcio, ma trascorrono anche molto tem­po davanti al computer o ai videogames, in particolare la Playsta­tion o il Nintendo.

mussa vegna

I nonni, per divertirsi, facevano più giochi di gruppo all'aperto: mussa vegna, massa e pindolo, sassetti, streiette,... o si fabbricava­no da sé i giocattoli (fìonde,bambole di pezza,...).

Ora noi abbiamo tutti giochi già preparati: Barbie, videogiochi, computer, Lego, puzzle,...

Inoltre una volta le famiglie erano molto numerose i fratelli e le so­relle giocavano tutti insieme, mentre ora in genere si ha solo un fra­tello o si è figli unici, quindi i giochi a squadre non si possono fa­re. I cambiamenti sono stati radicali. Viene da chiedersi se in meglio o in peggio? Secondo noi, si è avuto contemporaneamente un miglioramento e un peggioramento.

Miglioramento perché alcuni giochi di oggi possono essere anche intelligenti o istruttivi, possono stimolare la nostra fantasia e rive­larsi dei perfetti scaccia-noia nei giorni di pioggia in cui non si può uscire.

Peggioramento perché una volta, con i giochi di gruppo, si stava più tempo insieme, si aveva modo di dialogare e, in mancanza di soldi per comprare i giochi (e soprattutto dei giocattoli) si aguzza­va l'ingegno e l'inventiva.

I nostri genitori sono il passaggio intermedio fra noi e i nostri nonni. Loro con l'arrivo delle nuove tecnologie e del benessere economi­co hanno potuto uscire di più da casa mentre abbiamo visto che i nonni erano quasi sempre occupati nei lavori domestici o agricoli.

Dalle testimonianze raccolte abbiamo notato che i genitori ave­vano più tempo libero, più voglia di giocare dei nonni, e hanno de­scritto più giochi.

Infine va ricordato che al giorno d'oggi molti ragazzi si "rincitrulli­scono" davanti alla Playstation o ad altri videogiochi, con effetti spesso negativi (stimolo alla lotta, alcuni credono di essere video­giochi).

In definitiva noi siamo d'accordo con il progresso, ma speriamo che i giochi di gruppo fra amici continuino ad esistere, perché so­no molto importanti per imparare a stare bene insieme con gli al­tri.

Osservando in apertura di questo articolo, il quadro di Brugel, intitolato "Giochi di fanciulli", si possono riscontrare gli stessi giochi raccolti con le interviste. Quindi dal '500  i giochi si sono tramandati da genitori a figli fino ai giorni nostri. Abbiamo osservato che fino agli anni Settanta questa catena di trasmissione ha continuato ad esistere anche nelle nostre zone.

Con lo sviluppo industriale e la produzione di nuovi mezzi di comunicazione, come la TV, i bambini sono rimasti più tempo in casa e più da soli. Prima della TV uscivano e giocavano in cortile. Osservazioni delle alunne: Alice Doni, Sara Fiore, Irene Masato, Elena Zilio.

Relazioni sul tempo libero e sui giochi

Interviste agli alunni delle classi prime

Molti giochi li faccio da solo

Vicino a casa mia non ci sono ragazzi della mia età perciò molti giochi li faccio da solo. Io amo giocare con il "Nintendo 64" e mi appassiona a tal punto che finché non ho finito una cassetta arrivo a giocare an­che per tre o quattro ore di seguito. Ogni tanto mi trovo con qualche amico e giochiamo insieme con due controller a sfidarci. D'inverno gioco spesso con i miei cugini a carte, a dama, a scacchi e altri giochi da tavolo. D'estate quando incontro i miei amici spesso giochiamo a nascondino e a peocio. Quando ci troviamo in gruppo giochiamo a faz­zoletto, a patata bollente e a telefono senza filo. Ogni tanto mi diverto anche a giocare con lo yoyo.

"Giri tutta fuga"

Io quando ero piccola giocavo a bambole, a Barbi, a sonagli, e so­prattutto a rompere le cose. Poi a cinque anni ho cominciato a gio­care in bicicletta, poi con la corda e a pallone. Ora io gioco un po' di tutto: Barbie, pallone, bicicletta, corda, cor­rere, fare gare. Vado dai miei nonni e trovo degli amici per fare dei giri tutta fuga.

"Pratico pallavolo e quindi non ho molto tempo libero"

Ho undici anni e pratico pallavolo e quindi non ho molto tempo libero. Il mio più grande divertimento è giocare alle Barbie perché posso scegliere le storie che più mi entusiasmano. Quando ho un giorno libero vado a casa della mia amica e giochiamo alle Barbie. Mi piace anche ascoltare musica, e qualche volta ballo. Però mi pia­ce anche la musica lenta e armoniosa. Uno dei miei più grandi pas­satempi è disegnare. Questo è il mio tempo libero.

"Gioco col computer o con la play station"

Nel tempo libero invernale gioco col computer o con la play sta­tion, giochi in scatola o con mia sorella. Con mia sorella di solito giochiamo a cantanti.

"Lo passo a guardare la TV"

Il mio tempo libero lo passo a guardare la Tv specialmente su MTV, dove fanno vedere i video e le canzoni dei cantanti più famosi. Un po' lo dedico specialmente a giocare con la play station, altro tem­po a leggere e altro a giocare con mio fratello con dei giochi in sca­tola o a computer.

"Fare capriole sul divano con la rincorsa"

Nel mio tempo libero gioco a fare capriole sul divano con la rin­corsa, a Indovina chi?, Alla conquista del West, oppure a costruire delle cose per Gerry il mio topolino. Ah, dimenticavo, gioco anche qualche volta a computer o guardo la TV

"Gioco a nascondino o a peste"

II mio tempo libero lo passo a guardare la TV o a leggere un libro. Gioco non molto spesso a nascondino o a peste.

"Vado a nuoto quindi diminuisce il mio tempo per giocare"

II mio tempo libero cambia a seconda degli impegni che ho. La maggior parte del tempo lo passo dalle amiche facendo i compiti, davanti al Play Station, con i miei vicini di casa. Da un po' di tempo vado anche a nuoto quindi diminuisce sempre più il mio tempo di giocare.

"Gioco con i videogiochi e la playstation"

Quando avevo 2-3 anni giocavo con le bambole o con gli animali.

I miei giochi preferiti erano: mamma casetta, i cani o i gatti, corre­re in bici e dondolarmi sull'altalena. Ora invece gioco con i video­giochi e la play station. Insomma con giochi elettronici, anche se qualche volta organizzo piccole cacce al tesoro con mia sorella.

"Io non ho molto tempo libero"

Io non ho molto tempo libero, però quando trovo un po' di spazio nei miei pomeriggi spesso leggo molti fumetti, faccio dei disegni sul diario, parlo con una amica. Mi diverto a fare fiori con le perle, o stuzzicare il mio gatto. Giocavo molto con le Barbie, con le co­struzioni e mi piaceva fare l'enigmistica che trovavo sui Topolini, giocavo con la bici, saltavo la corda e facevo percorsi.

"Parliamo o ci inventiamo delle scenette"

Fino a qualche tempo fa uno dei miei giochi preferiti erano le Bar­bie. Inventavo storie e situazioni, con mia sorella o con le mie ami­che. Giocavo con i giochi da tavolo: Indovina chi?, Solo, Gira la mo­da, o il Gioco dell'oca con mia sorella o le amiche che venivano a trovarmi. Se ho del tempo ora leggo fumetti o libri, ascolto musica se sono sola. Se siamo in compagnia balliamo, parliamo o ci inven­tiamo delle scenette.

Quando arriva la bella stagione sotto casa mia c'è un parco pub­blico e passo lì buona parte del tempo libero. Gioco a nascondino, a palla avvelenata, a palla asino, uomo nero, lupo di ghiaccio, stre­ga comanda colore, un due tre stella. Oppure posso fare un giro in bici o con i pattini in linea.

il gioco della palla

"Guardando la televisione o giocando con il computer"

11 mio tempo libero lo passo guardando la televisione o giocando con il computer, o alcune volte vado da una mia amica. Qualche volta dipingo, faccio i compiti, oppure guardiamo il nostro pro­gramma preferito per televisione.

"Lo passo a giocare con il computer"

II mio tempo libero lo passo a giocare con il computer oppure in­vito qualche amica a casa mia. Facciamo giochi in scatola, con la Barbie oppure scriviamo scenette progettate da noi e poi le reci­tiamo. Quand'ero piccola giocavo con i bambolotti oppure a mamma casetta, da sola o con le vicine di casa.

"Giocavo con i giocattoli che i parenti mi regalavano"

Quando ero piccolo giocavo con i giocattoli che i parenti mi rega­lavano. Poi giocavo con mio fratello inventando giochi. Ora gioco a calcio in giardino e ci divertiamo con la play station e i giochi elet­tronici, i giochi da tavolo e giochi che inventiamo noi.

"La baby aerobica per liberarsi ed esprimersi"

Io passo il mio tempo libero, il lunedì e il venerdì, andando in pa­lestra con le mie amiche. Pratichiamo la baby aerobica ovvero una ginnastica ritmica e ballata. E' un modo per liberarsi ed esprimersi. I giochi che conosco sono nascondino, la peste, palla prigioniera, strega comanda colore.

"Costruisco qualche cosa"

D'inverno gioco con la play station, gioco a maestra, guardo la Tv, costruisco qualche cosa, ascolto la musica, metto a posto la came­ra, faccio qualche dolce, o gioco con il cane. D'estate gioco in com­pagnia con le mie cugine Bea e Yesi a campanone, a pallone, ad av­venture, inventare fumetti, andare in giro per il paese in bici, gio­care con le Barbie, inventare balletti.

"Poco tempo a giocare perché devo fare i compiti"

Passo il tempo libero correndo in bicicletta, giocando con la mia cagnolina, e facendo fiori di carta. Passo poco tempo a giocare per­ché devo fare i compiti e questo è più importante del gioco.

"L'auto telecomandata"

Io gioco al lupo, in bicicletta, a computer, con i miei cani, con i miei amici, con la mia auto telecomandata.

"Giocando con il computer"

Io passo la maggior parte della mia giornata giocando con il com­puter, ascoltando musica o guardando la televisione. Solo in estate quando c'è il sole gioco con il mio cane oppure con le mie vicine di casa. Giochiamo a nascondino e a mosca cieca.

Non gioco molto perché ci sono molti compiti da fare"

Non gioco molto perché ci sono molti compiti da fare e gran par­te del tempo lo trascorro sui libri. Nel tempo che mi rimane a dis­posizione la maggior parte delle volte gioco con mio cugino che ha tre anni. Nonostante faccia giochi adatti alla sua età mi diverto lo stesso. Gioco anche con il computer e a giochi inventati. Però d'estate gioco molto di più. Gioco a nascondino, a lupo, corro in bi­ci. Da piccola giocavo con la Barbie e con le bambole: erano la mia più grande passione.

"Giocavo con il trattorino giallo"

Io passo il tempo libero, o guardando una cassetta, o giocando con la Barbie, o giocando con il registratore di casa. Quando ero picco­la giocavo con il trattorino rosso e giallo, con il lego, con le bam­bole, con le Barbie, con i peluche.

Relazioni sul tempo libero e sui giochi

Interviste agli alunni delle classi   seconde

"Mi dedico alla pallavolo e al computer"

Nel mio tempo libero mi dedico alla pallavolo, che è lo sport eh pratico, e al gioco col computer. Ai compleanni gioco a patata bo lente e a bigliettini. Una volta giocavo a nascondino, a una sedia i meno, mea alta, a lupo, a strega mangia colori.

"Ascoltando musica o con il computer"

II mio tempo libero lo passo ascoltando musica, giocando a palli ne o con il computer. Mi trovo con i miei amici in patronato o si monumento.

"Andando a spasso"

II tempo libero lo passo giocando, guardando la televisione o ai dando a spasso. Adesso io gioco con il computer o con gli amici palla, o a correre con i pattini. Facevo giochi come nascondino.

"Con il Super Nintendo"

Io mi trovo con gli amici. Gioco a play station, con il Super Ni: tendo, oppure con il pallone. Facciamo giochi come nascondini ma raramente. Gioco anche con il computer.

"Gioco a pallone con gli amici o guardo la TV"

Gioco a pallone con gli amici o guardo la TV, oppure in casa con i giochi da tavolo. Da piccolo giocavo con le macchinine o a na­scondino.

"Di solito gioco con i videogames"

Io di solito gioco con i videogames, con il computer, nuoto. Quan­do mi trovo con gli amici, corro in bicicletta gioco a calcio, a pal­lavolo e a basket.

"Il computer fa tutto da solo interagendo con me" Io di solito gioco in camera mia con il computer con i diversi gio­chi che ho. Una volta giocavo molto di più fuori rincorrendo il ca­ne o giocando con la sabbia e dentro casa con i trenini elettrici. Giocando con il computer sono solo perché non mi serve nessuno che collabori con me, perché il computer fa tutto da solo intera­gendo con me. Naturalmente il gioco che mi piace di più è il com­puter, i suoi giochi non hanno rivali nella realtà.

"Con le amiche o gioco a play station"

O esco con le amiche o gioco alla play station. Il gioco che faccio adesso è "La strega di mezzanotte ".Ai compleanni o alle feste fac­ciamo un gioco che si chiama i bigliettini. Quando ero più piccola giocavo a nascondino, a un due tre stella, a lupo ghiacciolo. Gioca­vo sul giardino sotto i palazzoni.

"La cosa più realistica che faccio"

Io di solito gioco a pallone con mio fratello. Poi gioco anche con il computer e mi diverto molto con i vari giochi di fantascienza. La cosa più realistica che faccio è quella di costruire con i Lego vari modellini di macchine. La cosa più divertente è quella di giocare a hokey. Mi trovo con i miei amici in piazzetta e con i pattini in linea facciamo partitine di hokey con le mazze costruite da noi.

"Le pettinavo stranamente"

Io da piccola giocavo con le bambole, le cambiavo, le facevo fare il bagnetto e le pettinavo stranamente. All'età di sette anni mi diver­tivo a guardare la TV e a leggere e quattro ore alla settimana andavo a ginnastica artistica. In quarta elementare ho cominciato a giocare a pallavolo, sia in palestra, sia a casa. Ora lo trovo un gioco divertente e appassionante ma è anche un grande impegno. Pochi anni fa mi divertivo a giocare a nascondino, a calcio e a guardia e ladri.

"Non ho molto tempo libero"

Io non ho molto tempo libero perché sono molto impegnata cori compiti e il tempo libero che mi resta lo impiego facendo attività motorie come pallavolo e danza moderna. Oppure guardando lì TV o giocando al computer (raramente), ascoltando musica e inventando delle coreografie. In estate vado in piazzetta a pattinare da sola o con gli amici, Ci sto interi pomeriggi, con ragazze e ragazzi, e oltre a pattinare gioco a calcio o a pallacanestro. E' un luogo di ritrovo e si sta anche seduti a chiacchierare. Il sabato pomeriggio lo passo con gli scout.

Relazioni sul tempo libero e sui giochi

Interviste agli alunni delle classi terze

"Giocando con il cane"

Io passo il mio tempo libero guardando la televisione, pattinando a casa, e giocando con il cane. Una volta guardavo la televisione, gio­cavo con il cane e con le bambole, oppure a nascondino america­no e a strega mangia colori.

"A saltare i bastoni"

I giochi che faccio adesso sono pallavolo, calcio, saltare con la cor­da, pallacanestro. Una volta giocavo a palla avvelenata, a palla schiava, a saltare i bastoni.

"Cominciai a giocare a Barbie e andavo fuori pochissimo" Io quando ero piccola giocavo a saltare la corda, a campanon quan­do era estate. Poi cominciai a giocare a Barbie e andavo fuori po­chissimo. Con gli amici giocavo a Stop e l'ultimo che rimaneva da prendere diventava il lupo. Giocavo a mea alta e con la palla a pal­la asino.

"Giocando a carte con il computer"

Io passo il tempo giocando a carte con il computer, giocando con mio fratello e facendo degli scherzi, andando in giro con gli amici, giocando a nascondino, a pallavolo, a fare corse in bicicletta o con i pattini. Poi pratico ginnastica artistica che mi occupa la maggior parte del tempo libero. Quando ero piccola giocavo spesso per campi, saltando i fossi, facendo volare gli aquiloni, rincorrendo i cani. Mi arrampicavo sul mio albero preferito, facevo le pozioni magiche con le bacche, erbe e terra, giocavo con il cane, correvo in bicicletta sul mio piazzale. Giocavo con un mio amico che ha la stessa mia età.

"Faccio una corsa per i campi"

Terminati i compiti libero il cane e faccio una corsa per i campi.Nei giorni di pioggia accendo il computer, oppure ascolto musicae mi metto a ballare, inventando i passi.Gli unici giochi che faccio sono i giochi di società e a volte nascondino americano, dove uno si nasconde e tutti gli altri lo cercano. Una volta giocavo molto di più di adesso: a nascondino, a stop, all'assassino, a strega mangia colore, al lupo mangia frutta.

"Con i gatti"

II mio tempo libero lo passo con i gatti o guardo al TV.

"Giochi ora non ne faccio"

Di giochi ora non ne faccio, ascolto musica o esco con le amiche : solo per chiacchierare. Facevo giochi tipo mamma casetta, segretari

"Leggo libri di narrativa"

Nel mio tempo libero leggo libri di narrativa e gioco a pallone. Da piccolo giocavo con i Lego, con un trattore giocattolo e con le machinine.

"Giocavo nell'intervallo della scuola"

Di solito io giocavo nell'intervallo della scuola, a casa di amici e nella piazza del paese. I giochi che praticavo erano nascondino, mea alta, strega mangia colori, e bandiera fazzoletto. Ora ascolto musica o sto con gli amici.

"Dedico il mio tempo allo studio"

Io non ho molto tempo libero perché di solito dedico il mio tempo allo studio. Per non restare sempre a studiare ho scelto di fare uno sport: la pallavolo. Quando ero piccola giocavo con mia cugina, con le bambole. Le pettinavamo, le lavavamo, le mettevamo i vestiti. Quando c'era bel tempo giocavo anche a pallone. Oppure a caccia al tesoro, o palla avvelenata, o lupo mangia frutta e stremi mangia colori.

"Mi divertivo a cucinare per il marito stanco"

Dedico la maggior parte del mio tempo libero alla pallavolo. Ho scelto questo sport perché preferisco un gioco di squadra piutto­sto che uno individuale. Quando ero bambina giocavo con i miei amici a mamma casetta. Mi divertivo a cucinare per il marito stan­co della lunga giornata di lavoro o per la figlia dispettosa. Crescen­do ho cominciato a giocare con i giochi di società, a nascondino e a un due tre stella. Ora il mio gioco preferito è la pallavolo, a cui de­dico la maggior parte del tempo.

"Una volta giocavo con le bambole"

Quando non ho compiti da fare vado ad allenarmi a pallavolo. Una volta giocavo con le bambole con la palla, a lupo mangia colori, strega mangia colori, Napoleone, stop, ai quattro cantoni. All'asilo giocavamo a rincorrerci. I maschi dovevano prendere le femmine e rinchiuderle nella piramide. Giocavamo anche a nascondino. In vacanza giocavo con la mamma a campanone.

"Con i miei vicini di casa"

II tempo libero lo passo a giocare con i miei vicini di casa. Giocavo a nascondino, a mamma casetta, un due tre stella, con le bambole e con le Barbie.

"Gioco con i miei gatti"

Io gioco con mia sorella a carte, in inverno, e a nascondino, in esta­te, con la nostra vicina di casa. Certe volte invece gioco con i miei gatti: li vesto e li porto in passeggino, li coccolo facendo loro di tut­to. Quando il tempo è bello corro per i campi e faccio miscugli con la terra. A casa quando è inverno o c'è tempo brutto gioco a dama, a carte, a Shangai e a fare i castelli con le carte. Quando ero più pic­colo giocavo a pallone, correvo in bici e pattinavo. Ma la maggior parte delle volte giocavo con le Barbie e con altre bambole.

I nostri genitori giocavano così.

Interviste degli alunni ai propri genitori

"Faceva la raccolta dei coperchietti"

Mio papa giocava ai soldati, andava in bicicletta, a nascondino, a ruba fazzoletto, al gioco della corda e a rincorrersi. La mamma giocava con la Barbie e con i peluche. Oppure a mamma casetta, alla veterinaria, andava coi pattini o in bicicletta, faceva la raccolta di coperchietti. Giocava anche  a piereta, a spussa, a palla rilanciata, Rischiatutto.

"Alla guerra con le cerbottane"

I miei genitori giocavano   a campanon, a nascondino, a palla prgioniera, a calcio, a fazzoletto, alla guerra con le cerbottane.

"Con l'arco di legno"

Si giocava a nascondino, a campanon, con la palla, a bandiera, con la fionda, con l'arco di legno.

la fionda

il gioco della palla

el campanon

 

"Facevano la gara delle barche e degli aquiloni"

Giocavano a nascondino, a girotondo, alla bella lavanderina, pattinavano sul ghiaccio d'inverno, con le bambole, con le macchinette di legno costruite dai genitori. Facevano la gara delle barche e degli aquiloni, ma c'era chi era invidioso e con le fionde li colpivano. Si giocava nel cortile della propria casa o in quello degli amici, e pure in strada o nei fossi. In inverno si scivolava sul ghiaccio di un fosso, mentre d'estate si giocava con l'acqua.

"Faceva neppa e veniva squalificato"

La mia mamma da piccola abitava a Venezia e uno dei giochi e faceva era piera alta. Un giocatore rincorreva gli altri che se riuscivano a salire su un gradino si salvavano. Saltava la corda, giocavi nascondino, ai quattro cantoni. Giocava a campanon. Faceva schema col gesso per terra fatto con nove quadrati e tre righe. 1 giocatore tirava una pietra e poi saltava con un piede per recuperarla senza toccare la riga di gesso altrimenti faceva "neppa" e veniva squalificato. Papà giocava a calcio e con le figurine dei calciatori.

"Il gioco del portafoglio"

Mia mamma giocava a nascondino che chiamava cuco,  mea alta, colore, campanon, indiani e cow boy, con le bambole e soprattutto con i fratelli e gli amici, giocava per i campi e sul cortile, con fionda, a guerra con la cerbottana e gli stoppini di carta. Un gioco divertente che faceva con gli amici era il gioco del portafoglio, legavano un portafogli vecchio ad un filo di bava abbastanza lungo, lo mettevano in mezzo la strada. Si nascondevano dentro un fosso e si aspettava che passasse qualcuno soprattutto biciclette e motorini. Quando si fermavano per raccoglierlo mia mamma tirava la bava e si riprendeva il portafogli. Le persone si arrabbiavano moltissimo.

"Si dava il turno"

La mia mamma si dava il turno con i vicini. Una volta giocavano casa sua e una volta dagli amici. Di solito con le bambole, a mamma casetta, campanone, correre in bici, a nascondino, con gli elastici, a maestra.

"A carte con i punti del detersivo Lanza"

Mia mamma giocava a nascondino e con le pentoline. In inverno sì sciava nei fossi, giocava a carte e con i punti del detersivo Lanza faceva arrivare delle bamboline. Invece mio papa giocava a spade fatte con un bastone e combatteva per finta con i suoi amici.

"Dopo il fioretto giocavano a nascondino"

Giocavano a palla, con i pattini, con le cerbottane, tirandosi palle di terra, con la fionda costruita da loro. Avevano pochi giocattoli. Il papa i lego, il monopattino, una tromba, una pistola. La mamma una bambola di pezza e dei vestiti per la bambola. Giocavano vicino ca­sa e nei campi. In primavera alla sera dopo il fioretto giocavano a nascondino. In estate andavano a nuotare nei canali. In inverno quando i fossi si ghiacciavano per il freddo andavano con gli slitti­ni di legno sul ghiaccio.

"Liberava tutti i giocatori paiati"

Giocavano a nascondino. Chi stava sotto contava quante decine erano i giocatori più uno, senza guardare dove si nascondevano gli altri. (Se erano in cinque contava cinquantuno). Poi cominciava la ricerca difendendo la mea (il posto dove si contava). Quando ve­deva uno lo chiamava per nome e diceva: paia, toccando la mea. Il primo visto stava sotto, dopo, quando venivano trovati tutti. L'ul­timo dei compagni da trovare, se toccava la mea prima di chi sta­va sotto, liberava tutti i giocatori paiati.

"Rubava le ciliegie dall'albero"

II papa giocava con i camion di sabbia, con le biglie, a calcio, con la fionda per ammazzare le lucertole, il tiro a segno, a nascondino, campanon, a fare la guerra con le zolle di terra, scavava buche, ru­bava le ciliegie dall'albero.

"A mazza e pindolo"

Papà da piccolo giocava con i vicini a mazza e pindolo vicino a ca­sa sua. La mazza era un bastone lungo e il pindolo era un piccolo bastone di 20 cm con una punta per parte. Bisognava battere con la mazza sulla punta del pindolo e, quando si alzava, ribatterlo con la mazza. Quello che batteva più distante vinceva e si giocava per quanto tempo si voleva.

"Giocava fino all'ora di andare a letto"

Mamma giocava a nascondino, a rogna, saltava la corda, bandiera e a bandiera fazzoletto. Giocava di pomeriggio in inverno e di po­meriggio e di sera d'estate. Erano anche in trenta. Mio papa gioca­va a mazza e pindolo, guardia e ladri, con la fionda, arco e frecce, indiani e cowboy, salto in banco tre coeone (colonne), mussa vegna, campanon, saltava con la corda e a nascondino. Andava per campi e nei cortili delle case. Giocava fino all'ora di andare a letto. Erano anche tredici, quindici ragazzi.

"A nascondino dietro le vigne"

Giocavano per i campi e a nascondino dietro le vigne. A casa gi« cavano a massa e pindolo, a calcio con una palla di pelle o con le biglie di ter­racotta.

"Gli sparava se era a sei passi"

Papà giocava ai banditi, a bandiera, a fazzoletto, a nascondino e, le femmine, a sassetti e a nascondino. Ai banditi si giocava a squadre con delle fìnte pi­stole e quando uno trovava un bandito (uno dell'altra squadra) gli sparava se era a sei passi di distanza. Se non erano a sei passi moriva lui. Mio padre non si ricorda le regole di bandiera. Sassetti si faceva con cinque piccoli sassetti mes­si per terra.

 

"Per fare una fionda"

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Papa giocava a calcio, a nascondino, al tiro con la fionda, al tiro cc l'arco fatto da lui. Era un bastone flessibile con un elastico. Gioc va a fazzoletto, a gara con i tappi, con le biglie con la mazza e il pi dolo. Si lanciava il pindolo per terra e quando rimbalzava con mazza lo si colpiva. Chi lo lanciava più lontano vinceva. Per fa una fionda prendeva un ramo di legno resistente con una V e cc un coltellino si toglieva la corteccia. Con una vecchia camera d'aria di bicicletta si ricavavano gli elastici da legare alle estremità d bastone lunghi circa trenta centimetri. Alla fine si legava un pezzo di cuoio che serviva a contenere il sasso.

"Vinceva chi aveva più schiavi"

I miei genitori giocavano a palla schiava. Era un gioco delle ragazze. C'erano due squadre. Chi veniva colto andava prigioniero della squadra avversaria. Chi era prigioniero era sempre sotto sorveglianza perché non prendesse la palla. Se ci riusciva si liberava. Vinceva chi aveva più schiavi.

"Facevano delle buche a squadre"

Mia mamma giocava a costruzione, a indiani e cow boy. Per gioca­re a costruzione si facevano due squadre e una giuria. In un tem­po determinato con i botoli delle pannocchie e della paglia dove­vano fare due costruzioni. La giuria decideva chi aveva costruito meglio. Anche indiani e cow boy si faceva a squadre. Si divideva il territorio in due: territorio indiani e territorio cow boy. Si giocava con le pistole ad acqua. La squadra che per prima bagnava gli av-versari vinceva. Poi facevano delle buche a squadre. Chi faceva la buca più profonda vinceva.

"A campana e a elastico"

Giocavano a campana, fatto con dieci quadrati numerati da uno a dieci e a elastico. Per giocare a elastico servivano minimo tre per­sone. Due tenevano l'elastico con i polpacci delle gambe, uno da un lato e uno dall'altro. Il terzo giocatore doveva saltare con un pie­de o con due a seconda dei casi e intrecciare l'elastico. I due si av­vicinavano sempre più e il gioco diventava sempre più diffìcile.

"Mio padre costruiva capanne"

Giocavano alle belle statuine, che sarebbe uguale a un due tre stel­la, solo che quando ti fermavi dovevi metterti in una posizione da statua. Giocavano a campanone, ai cinque sassolini, a monopoli. Mio padre costruiva capanne.

"Nuotavano nei canali"

Facevano i quattro cantoni, e se erano in tanti facevano il giroton­do, il salto della corda, dove due giravano la corda e uno saltava in mezzo. Oppure a paca mea, cioè l'attuale nascondino e a palla rim­balzata, a massa e pindolo, una specie di baseboll molto meno raf­finato, alle biglie, con le figurine e una piastrina. Chi toccava la pia­strina dell'avversario vinceva delle figurine. Poi nuotavano nei ca­nali, giocavano a mosca cieca e con le bambole.

"Giocava a paia"

Mia madre giocava a paia. Si doveva prendere un ragazzo e quando era preso si ricominciava. Giocava anche a testimone, una specie di gara a staffetta a squadre. Mio papa giocava con i rametti per costruire archi e frecce fìnte e anche fionde.

"Regina reginella"

Giocavano all'elastico, a campanaro, alle belle statuine, saltavano la corda e facevano regina reginella. La regina decideva quanti passi dovevano fare gli altri per arrivare al suo castello.

"Paia libera tutti"

Giocavano a nascondino e a un due tre stella. A nascondino chi ve­deva un giocatore nascosto doveva dire paia e toccare dove aveva contato dicendo il nome del ragazzo. Chi toccava il posto dove si contava senza essere toccato da chi contava diceva paia per me o paia libera tutti, se era l'ultimo da trovare. In uno due tre stella c'e­ra un ragazzo che faceva la stella. Si girava e diceva uno due tre stel­la. Gli altri si dovevano avvicinare ad un punto stabilito senza farsi vedere quando ci si muove. Quando la stella si girava si doveva sta re immobili come statuine. Chi arrivava primo faceva la stella.

"Spanna, streieta e spaneta"

I miei genitori giocavano a spanna, streieta e spaneta. A spanna giocavano due bambini con una pallina ciascuno. Vinceva chi tirava la propria pallina a meno di una spanna (distanza tra mignolo e pollice) da quella dell'avversario. Streieta si giocava con le monete. I giocatori sistemavano in fila ad una certa distanza le monete. Si tirava una palla di ferro e vinceva le monete chi le colpiva. A spaneta bisognava avere almeno tre bottoni. Un bambino lanciava un bottone alla volta contro il muro e si segnava il punto in cui era caduto rimbalzando all'indietro. A turno facevano così anche gli altri giocatori. Vinceva chi faceva rimbalzare più lontano dal muro i propri bottoni.

"Dopo il catechismo il parroco gli dava il pallone"

I miei genitori giocavano all'aperto. Costruivano una pista sulla terra e poi prendevano dei tappi di bottiglia. Si faceva un buco alla fi­ne della pista. Chi si avvicinava di più al buco con un lancio vince­va la partita. Mio papa costruiva dei muretti con la legna e ci met­teva i giocattoli sopra. Poi con i bastoni dei fagioli costruiva delle capanne da indiani in mezzo all'orto. Poi giocava con l'arco e le frecce, il meccano e i pattini. In strada con una macchinetta di le­gno costruita da lui giocava con gli amici a spingersi. Dopo il cate­chismo mio padre andava dal parroco che gli dava un pallone. Fa­ceva anche le gallerie sulla sabbia.

"A rincorrere lucciole"

Le femmine giocavano con le bambole, a campanon, a rincorrere lucciole, a fare giochi di bravura.

"A Giro d'Italia con i tappi"

I miei genitori giocavano in dieci-undici nei cortili. A ladri, a india­ni, a trottola con la frusta, a massa e pindolo, a mangiasoldi, a giro d'Italia con i tappi. Giocavano tutto il giorno.

"Si cantava"

Una volta si giocava a nascondino, a mamma casetta, con le bam­bole, con le perle, con gli animali e a correre in bicicletta. Anche si cantava e ci si raccontava storie e si giocava in cortile o su delle ca­panne costruite da loro.

"Ai morti con le pietre"

Giocavano con le cerbottane, con le spade di legno, con le figurine dei calciatori, con le biglie di vetro, a nascondino, ai morti con le pietre, al campanon, con le trottole e con il meccano.

"A banditi e indiani tra bande"

Mio papa giocava a calcio, a nascondino, girava in bicicletta su e giù per le strade, a biglie, si arrampicava sugli alberi, scambiava figuri­ne, giocava con la fionda, a banditi e indiani tra bande, a coperchietti. Mia mamma a sassetti, saltava la corda, ai quercieti, a biglie e da soli con la palla.

"Giocava a mosca cieca"

Mia mamma giocava a mosca cieca, a regina reginella, dove uno faceva la regina e gli altri gli animali. Gli animali dicevano alla regina: regina reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo reame? Ad esempio rispondeva: due da elefante. Il gioco terminava qua do uno arrivava dove c'era la regina. Poi a bandiera.

"Faceva spari col carburo"

Mio papa giocava a massa e pindolo. Vinceva chi lanciava più lontano il pindolo. Poi faceva spari col carburo. Metteva in un vaso da conserva vecchio del carburo diluito. Si chiudeva il barattolo quando usciva il gas sprigionato dal carburo si dava fuoco con i fiammifero e il vaso partiva per aria.

"Giocavano a sassetti"

I miei genitori giocavano a sassetti. Si giocava con sei sasseti. Uno si lanciava in aria e gli altri  si prendevano da terra a due e a tre.

Giocavano a tocca che sarebbe il nostro lupo, a mea alta e a nascondino.

"A bottega sulle tavole di legno per lavare" Mia mamma giocava sulle tavole di legno per lavare, a bottega. Metteva un po' di pasta, riso, erbe, fagioli e altro. E poi i bambini venivano a comprare con i soldi di carta finti. Sul Brenton andava prendere i girini e li teneva in un vasetto. D'estate andava a caccia di lucciole.

I nostri nonni giocavano così

Interviste degli alunni ai propri nonni

"Faceva il bagno dentro al canale"

Mia nonna da giovane giocava a campanon, con le bambole, a pal­lone, faceva il bagno dentro il canale, correva tra i campi, giocava a mosca cieca, al gatto e al topo e a elastico.

"A rugoletto e cuco mea"

I miei nonni mi hanno detto che giocavano a campanon, a rugolet­to, a cuco mea, al salto della corda, a tombola. Rugoletto consisteva nel tirare delle uova sode colorate in una buca fatta a gondola e sca­vata nel terreno. Se l'uovo rimbalzava fuori vinceva un altro uovo, se rimaneva dentro perdeva. Cuco mea era l'attuale nascondino. I ragazzi più grandi ascoltavano dei dischi per mezzo di un piccolo giradischi e ballavano in mezzo al vigneto, oppure con un pezzo di legno e un pezzo di camera d'aria di una bicicletta si costruivano la fionda. Si giocava in giardino mentre in strada non potevano gioca­re perché passavano cavalli e asini. Giocavano all'aperto in un grup­po di cinque sei amici. In inverno scivolavano sul ghiaccio di un fos­so, e per slittare utilizzavano una slitta costruita in casa con due pez­zi di legno. Quando nevicava si tiravano le palle di neve e facevano i pupazzi di neve. Quando avevano finito si andavano a scaldare in stalla, mettevano le mani sopra la mucca. Si divertivano molto quan­do la mucca si alzava in piedi e loro erano sopra.

"Giocava con i cimbani"

II nonno Piero mi ha raccontato che lui giocava coi cimbani (tappi di birra con all'interno l'effìgie di un ciclista). Si faceva una pista tortuosa col gesso e si spingevano i tappi usando il dito indice e il pollice come una molla cercando di non farli uscire di pista. Vin­ceva chi arrivava primo. Oppure coe baete de fragna (palline di ar­gilla rossa) messe in una buca. Con una pallina più grossa lanciata nella buca si facevano uscire quelle piccole che venivano vinte. Oppure a massa e pindolo. Una specie di baseball molto pericolo­so perché il pindolo era di legno. Bisognava cominciare gridando "ara che vegno". E si rispondeva "vegna col pindoeo". La zia ottan­tenne giocava ai morti. Si mettevano dei mattoni in riga e con una pietra, da lontano, si cercava di buttarli giù. Oppure a baete. Si tira­va la biglia contro il muro. Se tornando indietro colpivano quelle dell'avversario si aveva il diritto di tenersele. A Pasqua si giocava a ruvoletto. Si faceva una buca. Per decidere chi cominciava si ap­poggiavano le uova sode e colorate al piede che poi si toglieva e se l'uovo rimaneva in piedi avevi diritto di cominciare. Poi si buttava­no le uova dentro una buca dichiarando quale colore si voleva cen­trare e se ci riuscivi l'uovo era tuo.

"Come giocattolo una bambola di pezza"

Mia nonna da piccola giocava coi sassi (cinque sassi), con la corda, alla lippa, a biglie, a rincorrersi. Mia nonna aveva come giocattolo una bambola di pezza che le aveva fatto sua mamma.

"Costruire con la stoffa dei vestiti"

Mia nonna amava costruire con la stoffa dei vestiti per le bambole. Mio nonno invece giocava a inventarsi dei giochi.

"Vinceva un bastoncino di liquirizia con un limone"

Mio nonna giocava con delle palline di terracotta. Le buttava in bu­che che faceva lei e scommettevano. Si vinceva un bastoncino di li­quirizia con un limone. Giocava a rugoletto con le uova di gallina, a campanon, e con lo yoyo. Mia nonna adorava le bambole e le co­struiva lei stessa con filo, ago e stracci colorati. Cuciva durante i pomeriggi sotto le piante, per rimanere all'ombra. Passava così il tempo d'estate. D'inverno stava in casa.

"Giocavano anche lontano da casa"

I miei nonni giocavano anche lontano da casa. Facevano campanone, sassetti, salto della corda, giro giro tondo, sciafeta, tiravano con la fionda, mussa vegna, massa e pindoeo, con la trottola, col cerchio (che era una ruota di bicicletta) e il bastone, a bandiera e a na­scondino. Anche a palline che venivano barattate con le uova, ecc. Rientravano in casa quando era ora di cena.

"Con una fìnta bicicletta"

Mia nonna giocava con una fìnta bicicletta.

"Pescare le rane"

I nonni giocavano con la massa e il pindolo e a campanone. Non possedevano giocattoli perché non c'erano soldi per comprarli. E, come sempre, solo i ricchi potevano averli. C'era l'abitudine d'e­state di pescare le rane con il retino fatto da loro. In primavera an­davano a rubare le ciliegie. Si ritrovavano anche di sera nelle fatto­rie per giocare.

"A  piera  morta"

La nonna giocava a piera morta, a libera, a mussa, a campanon, a bandiera, a saltare la corda e costruiva bambole e vestitini di stoffa.

"A pallone con una palla di carta"

I miei nonni giocavano a pallone con una palla di carta, a nascon­dino, a ciaparea.

"A  baeton"

Mia nonna giocava a baeton. C'era una pallina più grande che si doveva colpire con delle palline più piccole. Vinceva chi si avvici­nava di più. Oppure a sbandiaroa. Si stava tutti seduti in cerchio. Uno passava e metteva un fazzoletto dietro a una persona. Questa quando si accorgeva del fazzoletto doveva correre in senso contra­rio e tornare al proprio posto prima di quella che ha messo il faz­zoletto. Il nonno giocava a fionda, a sciafeta, a palla avvelenata, a massa e pindoeo.

"Siccome erano tanti fratelli facevano due squadre"

Da piccoli giocavano con le bocce di legno. Siccome erano in tan­ti fratelli si dividevano in due squadre.

"Non poteva giocare tanto perché accudiva i fratelli"

Nonna giocava nella piccola piazzetta vicino a casa sua con le sue amiche. Giocavano a campanone, il gioco dei cerchi e a fare conte e fila­strocche. Mia nonna non poteva giocare tanto perché accudiva i fratelli. Nonno giocava con la sua compagnia nelle calli a Venezia. Si rincorrevano, giocavano a nascondino, a carta sasso forbice.

"A biglie se si era in tanti"

Si giocava a biglie e si era in tanti. Ci si metteva sulla terra. Ogni gio­catore aveva un po' di biglie. Un numero uguale di biglie ciascuno veniva messo lontano. A turno si tiravano le biglie in modo da colpire quelle avversarie. Se si colpiva diventava tua. Poi giocavano, anche, con le biglie e le monete di ferro. Con il fango si facevano delle pedine e si mettevano le monete sopra. Con le biglie o con i sassi si cercava di colpire le monete di valore più alto.

"Si lanciavano le figurine in avanti"

La nonna giocava d'estate con il cerchio e il bastone, oppure con le bottiglie e con i sassi. Il nonno giocava a biglie, con le figurine, a nascondino, a guardia e ladri e coi soldi di ferro. A figurine si gio­cava facendo una linea per terra. Da lì si lanciavano le figurine in avanti. Se coprivi con la tua quella di un avversario vincevi tutte le figurine che erano per terra.

"Con la fionda si rompevano le finestre"

I nonni giocavano con le palline di terracotta, con la trottola di le­gno e la brocca sulla punta, e a massa e pindolo. A palline giocava così: Si mettevano le palline in riga. Poi un giocatore da lontano con un'altra pallina tirava. Se colpiva la prima della fila le vinceva tutte, oppure si teneva quella colpita. La trottola si faceva girare e con una frusta di legno la si faceva girare ancora. Massa e pindolo si gio­cava così: si colpiva il pindolo sulla punta e poi al volo lo si colpi­va ancora. Quello che lanciava più lontano aveva vinto. Poi anche con la fionda si rompevano le finestre.

"Una buca e un segno di limite"

II nonno giocava a biglie. Faceva una buca e un segno di limite. Si cercava di lanciare la biglia dentro la buca. Vinceva chi per primo faceva entrare la biglia nella buca e si teneva tutte le biglie tirate fi­no ad allora e non entrate in buca. Giocava anche a sassetti.

"Si lanciavano bottoni dentro le ceste"

I miei nonni giocavano a campanone, a sassetti, a cucato cioè l'at­tuale nascondino, a sciafo, a cavallo, coi bottoni. Sciafo si giocava così: un bambino si metteva con le mani sugli occhi. Gli altri gio­catori si mettevano dietro. Uno gli dava uno schiaffo. Lui si girava e doveva accusare chi l'aveva colpito. Se indovinava stava sotto l'al­tro. Cavallo si faceva in due squadre di tre giocatori. Due avevano la mano legata ad una corda e facevano il cavallo, l'altro faceva il cocchiere. Si costruiva un percorso e la squadra che arriva per prima vinceva. A bottoni giocavano così: mettevano due ceste a una certa distanza e lanciavano i bottoni dentro le ceste. Chi faceva più centri vinceva i bottoni dell'altro.

"A mea sconta"

I nonni giocavano a fazzoletto, al gioco del pindolo, e a mea sconta.

"A portare le oche al pascolo"

I nonni giocavano con la trottola, a mosca cieca, ai quattro cantoni, a portare le oche al pascolo, a girotondo, a rincorrersi, al salto della corda, a palla rimbalzata, a massa e pindolo, a biglie, a figurine con le piastrelle.

"Piera alta"

Un gioco che facevano spesso era piera alta. Consisteva nel salire sopra un oggetto, come un marciapiede, i gradini, le aiuole. Se il lupo prendeva il bambino prima che salisse su una parte alta faceva lui il lupo. Oppure a palla asino. Si mettevano in cerchio e uno passava la palla. Se ti cadeva cominciava la prima lettera della parola asino. Se cadeva sempre allo stesso alla fine era asino. Oppure si saltavano in groppa. Mia nonna aveva una bambola di pezza fatta dalla mia bisnonna.

"Con lo slittino di legno scivolavano sul ghiaccio"

Giocava a bottoni e a paeanche. Prendevano una pietra e sopra ci mettevano dei bottoni o dei soldi. Con sassi più piccoli si cercava di colpire e fare cadere la pietra. Chi colpiva si teneva i bottoni o soldi. Oppure con uno slittino di legno e dei ferri scivolavano sul ghiaccio.

"Giocava a busetta"

Mia nonna giocava a busetta con le palline di terracotta o coi bottoni. Se centravi la buchetta vincevi.

"Con un cerchio della bicicletta"

I nonni giocavano a sassetti, con un cerchio della bicicletta, a mamma casetta, ai maghi, ai bottoni.

"Dovevi colpire il mijurin e le vincevi tutte"

Mio nonno giocava a mijurin. Si mettevano delle palline tutte in ri­ga. La più piccola, mijurin, di lato o a destra o a sinistra. Con una pallina dovevi colpire il mijurin e le vincevi tutte. Se prendevi una pallina in riga qualsiasi vincevi quelle alla sua destra o alla sua sini­stra, dipende dove era il mijurin.

"D'estate con le fionde"

Mio nonno sciava sui fossi d'inverno e invece d'estate giocava con le fionde e pescava.

"I lanci più lunghi"

Mio nonno lanciava i sassi. Vinceva chi faceva i lanci più lunghi.

"Giocava a erbetta"

I miei nonni giocavano a saltare la corda, a erbetta, con le uova so­de a farle rotolare, a pacca.

"Con la trottola e la viscia"

Giocavano a campanon, sassetti, con la trottola e la viscia, con un cerchio, ai maghi, con i bottoni, con le bambole a mamma casetta. Erano circa in venti tra ragazzi e ragazze.

"Non giocava per andare al mulino"

Non giocavano molto a causa della guerra e la maggior parte del tempo libero mio nonno andava via per andare al mulino.

"Non avevano le scarpe ma le sgalmare"

Non si giocava tanto ma si aiutava in famiglia. Si giocava con la cor­da, con le palline, al mago, a massa e pindolo. Si stava nei cortili do­ve c'era tanto spazio e non si disturbava nessuno. Non avevano le scarpe ma le sgalmare.

"Giocando con la trottola"

Mia nonna si divertiva giocando con la trottola e con le biglie di fer­ro. Doveva anche aiutare la mamma. Quando è diventata grande an­dava tutti i giorni a lavorare la terra con suo papa e con altri con­tadini.

"A trentacinque"

Giocava a trentacinque che era un gioco in cui si scommettevano soldi. C'erano delle caselle numerate e bisognava lanciare le mo­nete e fare trentacinque.

"In grandi cortili o per le strade"

I nonni giocavano in grandi cortili o per le strade. Erano in molti e non erano controllati dai genitori. Giocavano a bandiera, a cianco (massa e pindolo), e con le palline di terra cotta, a mago e con i cer­chi. Ai cerchi si giocava con due bastoni e facendo pressione il cer­chio volava in aria. Si faceva in due contemporaneamente e ognu­no andava a prendere il cerchio dell'altro prima che cadesse a ter­ra. A mago giocavano mettendo quattro mattoni in piedi. Si traccia­va una linea distante dieci\quindici metri e non bisognava supe­rarla. Con dei sassi bisognava buttare giù il mattone dell'avversario. Si poteva giocare anche a soldi se si metteva una moneta sopra il mattone. Chi buttava per terra il mattone dell'avversario si teneva il soldo.

"Si giocava maschi e femmine divise"

La nonna giocava in cortile con fratelli e gli amici. E si giocava maschi e femmine divise, se non erano parenti. Giocava con le palline di terracotta, con la corda e con la palla, raramente con le bambole di pezza e a fare teatro. Il nonno giocava con il trottolo, con uova colorate e a fare le corse. A trottolo vinceva chi gli faceva fare più giri e cadeva per ultimo. Facevano delle corse col cerchio vinceva chi arrivava per primo al traguardo.

"Con le palle di stracci"

Mia nonna mi ha raccontato che giocava con palle di stracci. Le lanciava in alto e faceva dei gesti dicendo una filastrocca: "Giro gironte, passo sotto il ponte, salto, ballo, giro la testa, la palla vien giù". II gioco preferito era streieta. Facevano delle pile con le monetine Chi le colpiva con la biglia si teneva le monetine. In inverno andavano per i fossi ghiacciati a sciare. Giocavano con la issaroa, cioè una slitta fatta con un pezzo di legno legato a una fune. Uno si stendeva e l'altro lo tirava. Oppure con dei bastoni con un chiodo in punta si spingevano. In estate si giocava con le trottole. Si facevano in legno e con una frusta le facevano girare.

"Attento ai cavalli"

Mio nonno giocava a erbetta. Bisognava camminare lungo la strada stando sempre sopra l'erba. Da casa sua arrivava in centro a Sambruson. Sua mamma gli diceva: "Attento ai cavalli".

Considerazioni sulle conte e sulle filastrocche

ALUNNI

La maggior parte delle conte e delle filastrocche sono dette e scitte in italiano e solo qualcuna è in dialetto veneto. Sono molto poche rispetto a quelle dei genitori o delle moltissime conosciute dai nonni.

Alcune parlano di personaggi come Pierino, Paperino, i dottori, sceriffi ed altri. Altre filastrocche raccontano di uccelli, bandiere, giocattoli ed animali di ogni tipo. Per lo più sono state insegnate all'asilo. Quelle più usate, però, sono le solite filastrocche e conte tradizionali come "Ambarabà cicì cocò", ecc.

GENITORI

Moltissime sono le filastrocche e le conte che conoscevano i nostri genitori. Sono molto belle, divertenti e descrivono delle scene come persone che cadono, che saltano, che danno dolci, che rubano, ecc. In altre filastrocche ci sono animali che volano, che corrono, che vanno, sotto il letto, ecc.

Quasi tutte le conte e le filastrocche sono scritte in dialetto veneto, perché, a quei tempi, era la lingua più parlata. Solo poche sono in italiano. Si può dire che esse narrano un po' tutti i momenti della vita quotidiana.

NONNI

Tantissime sono anche le conte e le filastrocche dei nostri nonni. Sono tutte in dialetto veneto.

Alcune ricordano i santi che loro pregavano e le loro opere benefiche, come "Ave Maria picenina" e "San Giuseppe veciareo". Altre parlano della loro vita quotidiana, di quando andavano a scuola, di quando correvano in bicicletta, di quando badavano al bestiame, stavano sotto la cappa del camino, andavano al mulino con la farina... Alcune filastrocche canzonano invece le persone che vivono a Venezia o a Roma, raccontando il loro modo di vita o parlando di come i bambini andavano a letto e si addormentavano accompagnati da dolci rime melodiose che le loro mamme cantavano.

A cura di Silvia Curiotto, Giulia Ruggeri e Lisa Marcato.

Cante e filastrocche conosciute dagli alunni

Passa Paperino

Pum passa Paperino Con la pipa in bocca Guai a chi la tocca Toccherà proprio a te.

Am Blum Blone

Am Blum Blone Goccia di limone Goccia d'arancia O che mal di pancia Vado in cucina Prendo l'aspirina L'aspirina non c'è Conto fino a tre Uno due tre.

Piero se copa

Ghe jera 'na volta Piero se volta Casca 'na sopa Piero xe copa Casca un figo Piero se vivo Casca 'na rosa Piero se sposa.

Giro girotondo

Giro girotondo Casca il mondo Casca la terra Tutti giù per terra!

Uccellino che vai sul mare

Uccellino che vai sul mare Che paese vai a cercare? Vado fino a Timbuctù E noi andiamo tutti giù! Uccellino che vai sui mari Sono dolci o sono amari? Non lo so, non li ho bevuti! E noi a terra siam caduti!

Pim pum d'oro

Pim punì d'oro La lincia e la lancia Questo si fa in Francia Lo giochiamo il lunedì Lo giochiamo il martedì Lo giochiamo il mercoledì Lo giochiamo il giovedì Lo giochiamo il venerdì Anche sabato lo giochiamo Lo sai come facciamo? Lo giochiamo anche alla festa Pim pum d'oro nella cesta.

Cavallino a do a do

Cavallino a do a do Prendi la biada che ti do Prendi i ferri che ti metto Per andare da San Francesco San Francesco è sulla via Per andare alla badia Alla badia esiste un frate Che prepara le frittate Le frittate sono ben cotte Mangeremo le ricotte Le ricotte sono bruciate Mangeremo le frittate.

Giro girotondo

Giro girotondo Com'è bello il mondo! Nel prato ci sono i fiori di tanti bei colori e c'è l'arcobaleno quando torna il sereno in ciel ci sono uccelli aerei e pipistrelli ci sono fortunati bambini spensierati che dicon sulla renna la loro cantilena.

Giro girotondo Giro girotondo Cavallo imperotondo Cavallo d'argento Che pesa cinquecento Cinquecentocinquanta La gallina canta Lasciatela cantare Che la voglio maritare Le voglio dare a Cipolla Cipolla è troppo forte Le voglio dare la morte La morte è troppo scura le voglio dare la luna La luna è troppo bella Somiglia a mia sorella Mia sorella ha gli occhi blu Da un bacio a chi vuoi tu.

La bella lavandaia

La bella lavandaia Che lava i fazzoletti Per i poveretti della città Fai un salto Fanne un altro Fai la giravolta Falla un'altra volta Guarda su Guarda giù E dai un bacio a chi vuoi tu

Il dottore Ciribì

II dottore Ciribì (o lo sceriffo Biribì) Vuole fare la pipì E la fa di tre colori Rosso giallo verde fuori.

Ambarabà cicì cocò

Ambarabà cicì cocò Tre civette sul comò Che facevano l'amore Con la figlia del dottore II dottore si ammalò Ambarabà cicì cocò.

Sotto il ponte dei Baraca

Sotto il ponte dei Baracca C'è Pierino che fa la cacca La fa dura dura Il dottore la misura La misura trentatre Uno due tre.

Gem Pon pin

Gen Pon Pin Polo lin Polo laschi Gen pon pin Polo lin Polo la Accademi Solfami solfami Do do.

Conte e filastrocche raccolte dai genitori

Tu tu tu tu museta

Tu-tu tu-tu museta Ea mama xe 'ndà a messa Coe tetine piene Par daghee ai so putei

So putei noe voe Ea mama ghee toe El papa i scuasa In meso aea piassa In meso al piason Butai so da chel balcon

Tun-tun tun-tun museta Tun-tun tun-tun museta Ea mama xe 'ndà messa Coe tetine piene Par daghee ai fantoini I fantoini cria Ea marna core via E a core dal caregaro El caregaro jera drio far fogo Ea gaina gà fato el vovo Eo gà fato picenin Viva viva San Martin San Martin se 'ndà par tera El se gà roto 'na gambeta El se gà messo un boetin Viva viva San Martin Tutù tutù museta Tu-tu tu-tu museta Ea marna a xe 'ndà a mesa Coe tetine piene Par daghee ai so putei I putei no ghe ne voe Ea mama ghee toe Ea ciama ea Adriana Che sona 'a campana Campana e campanon Tre pari de capon Capon non ghe ne jera Ea jera 'ndà aea fiera Comprare 'na puliera Puliera pulierin E viva San Martin San Martin San Martineo Sensa vin sul careteo Sensa pan Sensa vin Sensa soldi par andare al muin Muin o muinassa Presteme a vostra lancia Che devo 'ndare in Francia A copare do pigassi Che tuta ea note i canta I dise che xe 'na vecia 'Na vecia sul balcon Pin pon

Manina bea

Manina bea Fata penea Dove sito sta Daea mama e papa Cosa te gai da Vin, pan, late, Cate cate cate.

Copa el maestro

A, b, c, carasa Copa el maestro E cori casa!

La bella lavandaia

La bella lavandaia Che lava i fazzoletti Per i poveretti della città Guarda in su Guarda in giù Dai un bacio a chi vuoi tu.

Risi e bisi

Risi e bisi mostacci Tutti quanti xe porsei Fora che mi Fora che ti Alton can Fiol d'un can Fiol d'un beco Mori seco Sotto aea toa da lavare.

Pita Perugia

Pita Perugia Pin pun taratapita Pita Perù

(si mettevano i pugni chiusi in avanti e a chi toccava toglieva un pugno. L'ultimo che rima­neva stava sotto)

San Martin va in soffitta

San Martin Se 'ndà in sofita A trovar ea so novisa So novisa no ghe jera

San Martin col cueo par tera.

Alle bombe del canon

Ale bombe del canon Bim bum bom.

Piero se volta

Ghe jera 'na volta Piero se volta Casca 'na sopa Piero se copa Casca un batocio Piero fa tocio Casca un sopon Piero fa un tomboeon Casca 'na tosa (o 'na rosa) Piero se sposa.

Ghe jera 'na volta Piero se volta Casca 'na piera Piero se sotera Tote ea carioea E menime a scuoea.

Topolino topoletto

Topolino topoletto Zum pà pà

si è ficcato sotto el letto Zum pà pà

E la mamma poverina Zun papa

Gli ha tirato la scopina Zun pà pà

La scopina gli ha fato male Zun papa

Cori cori all'ospedale Zun papa

L'ospedale era chiuso Zun papa

Cori cori in farmacia La farmacia era aperta

E gli misuro una fascetta

E la storia è finita Zun papa.

Un giorno un cinese

Un giorno un cinese Xe 'ndà spasso co' l'ombrein El gà ciapà ea piova El se gà bagna el coin E ora iù vedendose el coin tuto bagnà El gà ciapà ea forbice E seo gà tajà

Pomo pomo pero

Pomo pomo pero Fame dire el vero Fame dire ea verità Quaea sea questa qua!

Giro giro tondo Giro giro tondo Casca el mondo Casca la terra tutti so par tera.

Ciccia bomba cannoniere

Ciccia bomba cannoniere Fa la cacca sul bicchiere II bicchiere si spaccò Ciccia bomba la mangiò La mangiò col cucchiaino Ciccia bomba maialino.

Passa Paperino

Passa Paperino Con la pipa in bocca Guai a chi la tocca L'hai toccata proprio te.

Bati bati le manine

Bati bati le manine Che riverà papa El porterà bomboni E ea mama ghe crierà.

Mesogiorno el pan se in forno

Mesogiorno el pan xe in forno sel xe coto damene un toco

sel xe cruo asseo là mesogiorno xe sona.

Alle bombe del canon

Alle bombe del canon De me nono pataton Che fa bim Che fa bum Che fa bim bum bam.

Ambarabaccicicoccò

Ambarabaccicicoccò Tre civette sul comò Che facevano all'amore Con la figlia del dottore II dottore si ammalò ambarabaccicicoccò.

Filastrocca con la palla

Ridere senza ridere Con un piede Con una mano mano battere Zigo zago Tocco terra

La ritocco Violino Bacino Angeli Paradiso.

E campane de Sambruson Din den don

E campane de Sambruson E sonava massa forte E butava so e porte E porte jera de fero Volta ea carta ghe xe un sculiero Un sculiero pien de piova Volta ea carta ghe xe 'na rosa 'Na rosa che sa da bon Volta a carta ghe xe un meon El meon xe massa fato Volta ea carta ghe xe un mato, Un mato da ligare Volta ea carta ghe xe un mare (oppure: to comare) Un mare e 'na marina Volta a carta ghe xe 'na gaina 'Na gaina che fa coccodè Volta a carta ghe xe un re Un re e un rearo Volta ea carta ghe xe uh peraro Un peraro co' tre piri Volta a carta ghe xe do sbiri Do sbiri che fa da paco Volta ea carta ghe xe un gaeo Un gaeo col beco rosso Volta ea carta ghe xe un posso Un posso pien de acqua Volta ea carta ghe xe 'na gata 'Na gata co' do gatei Volta ea carta ghe xe do putei Do putei che fa ostaria Volta ea carta che a xe fìnia.

La bella lavandaia

La bella lavandaia Che lava i fazzoletti Per i poveretti della città Fai un salto Fanne un altro Fai una giravolta Falla un'altra volta Guarda in su Guarda in giù Dai un bacio a chi vuoi tu.

Corre San Martino

Corre San Martino Su per i tetti Con un sacco di dolcetti Che i bimbi mangeran.

Tre gaeti e tre capon

Pon-Pon tre gaeti e tre capon Per andare alla gamella Per incontrar la moglie bella Per contare fino a ventitré Uno due tre quattro cinque, sei sette ottobre Hai mangiato pan biscotto Hai rubato in pescheria Bruto ladro e bruta spia.

Bianca rossa verde

Bianca rossa verde El coeore dee tre merde El coeore dei panesei Ea cacca dei putei.

Pinocchio in bicicletta

Alla larga alla stretta Pinocchio in bicicletta Oilì oilà Pinocchio se gà rabaltà.

In sima al pulpito a predicare

Mi so in sima al pulpito a predi­care Grandi e picoi venirne a scottare Ea boca del forno non buta più erba Ea e amisela de (nome) a se pie­na de merda E par dire ea verità anca a (no­me) a ghi nà 'na scaretà E per dire 'na busia Quea del professore a gà pena portada via.

Silenzio perfetto

Silenzio perfetto Che el diavolo xe in leto Ghe tiro el spaghetto El me mostra el cueto.

Trenta quaranta a gaina canta

Trenta quaranta ea gaina canta canta da gaeo risponde da capon dove xe ea vecia ea vecia xe sul balcon...

Stella stellina

Stella stellina La notte si avvicina La fiamma traballa La mucca è nella stalla La pecora l'agnello La mucca col vitello La gatta con i gattini La chioccia coi pulcini Ogni bimbo ha la sua mamma E tutti quanti fanno la nanna.

Nel nome del pan

Nel nome del pan Nel nome del vin Sete ciopete E un litro de vin.

A storia de sior intento

Cosa xe che te me disi?

Ti? A mi?

A mi che gò un fradeo prete

E uno che va a boasse

Questa xe a storia de sior intento

Che dura poco tempo

Che mai noi se destriga

Vuto che tea conta

O vuto che tea diga?

Venesiani gran signori

Venesiani gran signori Padovani gran dotori Vicentini magna gati Veronesi tuti mati Udinesi casteani Col cognome da furlani Trevisani pan e tripe. Rovigoti baco e pipe oppure Rovigoti magna goti Ghe ne xe anca più tristi Bergamaschi brusacristi.

Ma quante belle fìglie madama Dorè

Ma quante belle fìglie madama Dorè Ma quante belle fìglie Se ne ho una la tengo Madama Dorè Io ne comando una madama Dorè Che cosa ne vuoi fare? Madama Dorè La vuole maritare Madama Dorè? Con chi la mariterai? Madama Dorè Con il principe di Spagna Madama Dorè E noi la libereremo Madama Dorè.

Quanti passi

Quanti passi devo fare Per arrivare al tuo castello Bello bello Con la punta dell'anello?

(ad es. 3,4,8,)

Lucciola lucciola

Lucciola lucciola Vien da me Che ti darò il pan del re Ti darò el pane dea regina Lucciola lucciola vien visina.

Questo xe el vovo

Questo xe el vovo Questo eo gà messo in fogo Questo eo gà cusinà Questo eo gà magna E questo picoeo no eo gà gnanca tocà.

Banda bandiola

Banda bandiola Ea Sara vien casa da scuoea Col cesteo e eoa merenda Dentro con l'ago da cusire Ea Sara va dormire.

Ea Befana vien de note

Ea Befana vien de note Coe scarpe tutte rote Coe scarpe de veudo Ciao Befana te saudo.

Ah ah muoversi senza muoversi

Ah ah muoversi Senza muoversi Ah ah ridere Senza ridere Con un piede Con una mano Mano mano batti Sigo saghe (zigo zago) Violino Bacino Tocco terra La ritocco Angelo Arcangelo Paradiso Ah che bel sorriso Cara pallina Di mille colori Scendimi proprio qua giù (facendo un cerchio con le braccia. Si recitava lanciando la palla contro il muro e mimando gli oggetti della filastrocca)

Se non ci conoscete

Se non ci conoscete Guardateci nel viso Noi siam degli angioletti Che vanno in paradiso Rit. Dai dai combiniamo tanti guai. Se non ci conoscete guardateci la gola Noi siamo dei bevitori Di pura coca cola Rit. Se non ci conoscete Guardateci il maglione Noi siamo della colonia Terribile squadrone Rit. Le nostre signorine Son belle di pittura Ma noi ragazzi giovani Siam belli di natura Rit. Le nostre signorine Vanno in aeroplano Per mostrare le gambe Al popolo italiano Rit.

An dam ticche tam

An dan Ticche tan Fiol d'un can Fiol d'un beco Mori secco.

Questo è l'occhio bello

Questo è l'occhio bello Questo è suo fratello Questa è la boccuccia Che la mela sbuccia Drindrin drindrin Questo è il mio nasin.

Palla pallina

Palla palina D'oro dorata Dove sei stata Dalla nonnina Cosa ti ha dato? Un pulcino Dove l'hai messo? Nel cestino Fammelo vedere Eccoli qui.

Coccodè la mamma non c'è

Coccodè la mamma non c'è Sarà in cucina Che fa il caffè Per il suo bebé Che sta seduto sul canapè

Ghiri ghiri gaia

Ghiri ghiri gaia Marteo soto paia Paia paiussa Petoe de musso Petoe do do Scampa via che te ciaparò.

Maria

Oh Maria dice il mio cuore Sei del cielo il più bel fiore Fa che un bel giorno anch'io lassù Sia un bel fiore come Gesù.

Un can che scappa

Guarda guarda Un can che scappa S'è portato via la pappa Via la pappa del bambino Per portarla al cagnolino Cagnolin tutto contento Se la mangia in un momento Se la mangia e fa bù bù E la pappa non c'è più.

Oh Madonna benedetta

Oh Madonna benedetta Fame dire ea verità Se ea xe questa qua.

Rinoceronte che passa sotto il ponte

Rinoceronte Che passa sotto il ponte Che salta Che balla Che gioca alla palla Che sta sull'attenti Che fa i complimenti Che dice buongiorno Girandosi attorno Che gira e rigira La testa mi gira Non ne posso più Cadimi giù.

(si faceva rimbalzare la palla sul muro e si imi­tavano le figure della filastrocca)

Giro giro tondo

Giro giro tondo Casca il mondo Casca la terra Tutti giù per terra.

La gallina bianca e nera

C'era una gallina bianca e nera Ti do la buona sera Buona sera buona notte II lupo dietro la porta La porta cascò giù E il lupo non c'è più È fuggito per la montagna A trovare una castagna La castagna è tutta mia Buona notte in compagnia.

Burata buratina

Burata buratina Un saco de farina Un saco de formenton Buteo so par chel balcon.

San Giuseppe veciareo

San Giuseppe veciareo Cossa gavio su chel sesteo? Gò 'na fasa e un paneseo Par infasare Gesù beo Gesù beo Gesù d'amore Par infasare nostro signore Nostro signore no gà dota Chel'anema devota! Cari sti penini Che va su par sti scaini La mamna i gà fati El papa i gà creai Par andare nea cieseta Tore l'acqua benedetta Par avarse e man e el viso Par andar in paradiso.

Ea seegheta va in piassa

Doman doman domenega Xe ea festa dea seega Ea seega xe 'ndà in piassa A comprare ea saeata I sbiri ea ciapa E ia mete in preson Ea salta sul leto Ea trova un confeto El confeto xe duro Ea salta sul muro El muro xe bianco Ea salta sul banco El banco xe roto Ea salta sul poso El poso xe pien de aqua Povera seegheta Ea se 'ndà soto aqua Soto acqua ghe xe Verona Dove che i canta Dove che i sona dove che i pesta l'erba bona Erba bona fa prin pran Trenta quaranta, Tutto el mondo canta Canta da gaeo Risponde da capon Dove xe ea vecia? Da drio el balcon Dove seo el balcon? El fogo lo gà brusà Dove xe l'acqua? El bue ea gà bevua Dove seo el bue? El xe corso sue montagne Dove see e montagne? Ea neve e gà coverte Dove sea ea neve? El soe ea gà desfà Dove seo el soe? So l'ocio del Signor.

San Giuseppe veciareo

San Giuseppe veciareo Cossa gà so chel sesteo Gà 'na fasa e un paneseo Fa' infasar Gesù beo Gesù beo Gesù d'amore Fa' infasar nostro Signore Nostro Signore co'tre corone in testa Se andà aea finestra 'Na stea xe casca E il mondo se gà illumina Oh Maria e Santa Ciara Impresteme ea vostra scaea Pa' 'ndare in paradiso A vedere quel bel viso Ma el viso gera morto E nesuno se ne gaveva incorto I angei cantava Ea Madona sospirava E San Giuseppe in senocion Oh che bea orasion Orasion dei capucini Bonanote paronsini.

Soto a capa del camino

soto ea capa del camin Ghe jera un vecio contadin Che sonava ea chitara Un do tre spara.

Nana bobò

Nana bobò Teline e cocò Tuti i putei fa nana El me tesoro no Ea vaca e el vedeo Ea piegora e l'agneo Ognun col so puteo Tuti i putei fa nana El me tesoro no.

Tutù tutù museta

Tutù tutù museta Ea mamma se 'ndà a messa Coe tetine piene Pa' daghee ai so putei I putei noe voe Ea mamma ghee toe A core in piassa Ea gente ea scueassa Scueassa scuesson Buttea so da sto balcon.

Alle bombe del canon

Alle bombe del canon De me nono scoreson Che fa bing Che fa bong Che fa bing bang bong.

Pinocchio in bicicletta

Alla larga Alla stretta Pinocchio in bicicletta Oilì oilà Pinochio se gà rabaltà.

Risi Bisi mostacci

Risi bisi mostacci Tutti quanti xe porsei Fora che mi fora che ti Muso sporco te si ti.

Silenzio perfetto

Silenzio perfetto El diavolo xe in leto Ghe tiro el spaghetto El mostra el cueto.

Ea cornacia

Ea cornacia xe sol paeo Che ea ciama Piero gaeo Piero gaeo no vol vegnere Ea cornacia vol morire Mori mori pur cornacia Te farò 'na bona casa Fin al ponte de Verona Tri che conta Tri che pesta l'erba bona Fa fenocio.

Cerchi il papa e trovi il re

Uno due un due tre Cerchi il papa e trovi il re Cerchi il quadro e trovi il tondo Cerchi il capo e trovi il fondo Cerchi il savio e trovi il matto Cerchi il cane e trovi il gatto Cerchi il gatto e trovi il topo Io vengo prima e tu vieni dopo.

Ave Maria picenina

Ave Maria picenina Leva su alla matina Prima fare Prima dire Ricordarsi di morire.

Conosso 'na bea putea

Mi conosso 'na bea putea Scarpe rosse rossetto in scarsea Ea gaveva el nereto sui oci E in testa ea gaveva i peoci.

A Venesia i gà verto ea Standa

A Venesia i gà verto ea Standa

Tute e tose e va torse ea mudanda

E va via che par tante madame

E invese e xe piene de fame.

Din den dan Doman se festa

Din den dan Doman se festa Se magna ea minestra Ea minestra no me piase Se magna pan e brase ea brase xe troppo nera Se magna pan e pera Ea pera xe troppo bianca Se magna pan e panca ea panca xe massa dura Se va a leto addirittura.

Ea regina se 'ndà Roma

Ea regina xe 'ndà Roma Par ciapare ea corona Ea corona xe del re Salti fuori proprio te.

Cappero cappero

Cappero cappero Vieni fuori con due cornetti Uno a mi uno a  ti Una aea vecia campanara

Che xe morta l'altro dì.

Petin e petee

Petin e petee Che 'ndava a nosee Petin ghe nà catà quattro Petee ghe nà catà un sacco.

Ninna nanna

Ninna nanna Ninna oh Questo bimbo a chi lo do? Lo darò alla befana Che lo tiene una settimana Lo darò all'uomo nero che lo tiene un anno intero.

Bonin bon ano

Bonin bon ano Giacheta de pano Botoni de osso Dame schei Se no te salto dosso.

Uno due tre

Uno due tre Fante cavaeo e re Fin che coro no me ciapè 12345 tocca proprio a te!

Sotto a capa del camin

Sotto ea capa del camin Ghe jera un vecio contadin Che sonava ea chitara El sonava note e dì Fora mi e soto ti.

Nana bobò

Nana bobò Pepe cocò Tuti i putei fa nana El mio no.

 


 

Dal Volume

"Sambruson tra ottocento e novecento"

Testimonianze di un passato recente

Associazione culturale Sambruson la nostra storia

I giochi

Anche i giochi c'entrano con la storia delle persone, poiché s'inquadrano nella loro infanzia e fanciullezza.

E forte in tutti i bambini il desiderio di giocare, di fare sempre nuove esperienze, relazionandosi con i coetanei ma anche con bambini più piccoli o più grandi. Generalmente nelle famiglie numerose facevano già squadra con fratelli e cugini; quando poi si univano con i vicini, i giochi diventavano più animati e fantasiosi. Spesso i gruppi si formavano attorno ad un capo, che proponeva ed organizzava un gioco. Si giocava in cortile, sul seese, sotto il portico, sul piazzale della chiesa dopo la Messa o in asilo. Le "baruffe" che potevano a volte sorgere contribuivano a far capire l'importanza del rispetto delle regole e la necessità di accettare le proposte degli altri anche se non pienamente condivise.

La durata del gioco era molto limitata nell'arco della giornata, perché esso veniva considerato dagli adulti, sempre impegnati nei lavori della campagna, una perdita di tempo. Fin da piccoletti i bambini dovevano collaborare secondo l'età e le loro possibilità.

Le femminucce accudivano i fratellini, aiutavano la mamma nei lavori domestici, andavano a prendere l'acqua alla fontana, portavano da mangiare agli animali del pollaio, badavano che oche, tacchini e faraone non danneggiassero l'uva o altri prodotti.

I maschietti aiutavano a rastrellare il fieno, a guidare i buoi aggiogati all'aratro; comunque tutti trovavano il modo di passare in allegria il tempo libero che restava e di divertirsi senza tante pretese.

Anche oggi i bambini - nonostante la TV ed i giochi elettronici a tavolino -sentono l'esigenza di unirsi ad altri compagni in amicizia; durante la ricreazione scolastica o in qualche festicciola di compleanno giocano ancora come una volta, come è stato loro insegnato da genitori, nonni, maestre. Molte attività ludiche rappresentano una continuità tra passato e presente, ma alcune stanno scomparendo. Qui non si troverà la descrizione minuziosa delle sequenze e delle diverse versioni che la fantasia infantile riusciva a creare per ogni gioco. La presentazione seguente farà ancora una volta riconoscere agli adulti gli echi del proprio passato e vuoi essere per i bambini una proposta a divertirsi veramente ed un invito a provare.

Fra tutti i giochi che gli anziani intervistati hanno ricordato, è imbarazzante sceglierne solo alcuni, perché sono veramente molti; alcuni sono emersi anche dalla ricerca ambientale su Sambruson svolta dalle classi della Scuola Elementare da alunni, insegnanti, genitori e nonni negli anni '80. Si riportano qui quelli una volta più praticati.

"Mea sconderse" o nascondino. Un bambino col viso rivolto verso un muro o un pilastro, con gli occhi chiusi per non fare la "spia", contava a voce alta fino a 31, per dare il tempo a tutti di trovare un posto dove nascondersi. Dopo aver detto "Vegnoo", cominciava a cercare i compagni: se ne scopriva uno, pronunciava alto il suo nome e correva verso la "mea" per toccarla prima di lui gridando "paia"; se riusciva a scoprirli tutti, allontanandosi sempre di più dal posto della conta, "stava sotto" il primo che era stato scoperto, altrimenti doveva ricominciare a contare, come anche se sbagliava a dire il nome di un compagno; poteva succedere infatti che qualcuno furbescamente si scambiasse qualche indumento con un altro per ingannare chi contava.

"Correrse drio" o rincorrersi. Dopo la conta, al "via", l'inseguitore rincorreva gli altri che scappavano. Solo quando riusciva a toccarne uno si invertivano i ruoli.

"Baete"o palline. Erano palline di terracotta grezze o di vari colori, sempre in mostra in vasi di vetro nella bottega di Romano "Begon" (Dittadi); le più belle erano quelle argentate, però valeva di più "el baeton" un po' più grosso.

Si potevano fare vari giochi; il più comune era "Buseta ". Si faceva sul terreno una buca grande pressappoco come una ciotola; ognuno cercava di farci entrare la propria pallina lanciandola con l'indice o il medio fatto scivolare rapidamente sul pollice; chi ci riusciva per primo vinceva tutte le altre e "speotava" i compagni. Quando uno perdeva tutte le palline, usciva triste dal gioco.

"Cichea": si tracciava per terra un cerchio del diametro di 10-15 cm; ciascun giocatore deponeva due o tre palline e da una distanza concordata cercava col "baeton" di colpire le palline mandandole fuori dal cerchio:quelle erano vinte. Il gioco si concludeva quando il cerchio era completamente vuoto.

"Quattro cantoni". Si giocava in cinque: quattro si disponevano sui vertici di un quadrato, che potevano essere alberelli o colonne; il quinto stava in mezzo e doveva cercare di occupare il posto lasciato libero da un compagno che rapidamente cercava di scambiarsi con un altro. Andava al centro chi restava senza angolo e quindi veniva lui beffato per un po' dalle coppie che riuscivano a scambiarsi.

"Uomo nero". Il campo era diviso in due settori: in uno stava l'uomo nero, nella parte opposta gli altri. Il bambino che iniziava il gioco, partendo dalla sua tana chiedeva: "Chi ga paura dell'orno nero?" I compagni rispondevano: "Mi nooo!" e velocemente correvano verso la sua tana mentre egli cercava di toccarli. Quelli che "paiava" diventavano suoi aiutanti. Chi riusciva a non farsi prendere era salvo. L'ultimo bambino catturato diventava uomo nero.

"Mosca cieca". Con un fazzoletto scuro si bendava un bambino, che brancolando cercava di toccare un compagno che gli li gironzolava intorno. Quando lo prendeva, gli palpava il viso per indovinare chi fosse e se ci riusciva, gli passava la benda.

Si devono menzionare anche le "penitenze", che in alcuni giochi si assegnavano a chi commetteva errore o perdeva. Nessuno si vergognava di eseguirle, nessuno si riteneva offeso, perché prima o poi capitava a tutti di sbagliare. In genere si richiedeva qualche corsa in più o qualche gesto un po' ridicolo tra l'ilarità generale che divertiva tutti, compreso il "penitente".

Bisogna dire però che i maschi si divertivano particolarmente giocando a "mussa vegno" e a "morti" che richiedevano forza e resistenza e a "bandiera" in cui prevalevano scatto e velocità.

"Mussa vegno". Si giocava in 2 squadre con un ugual numero di componenti. Un ragazzo si appoggiava ritto ad un palo, un altro chino si attaccava a lui e così dietro tutti gli altri formando la "mussa". I ragazzi della squadra avversaria si disponevano in fila ad una certa distanza; il primo cominciava: "Mussa vegno" e si sentiva rispondere dall'altra parte: "Vien che te tegno!", poi continuava: "Sito forte?" e la risposta era: "Come ea morte!". Allora sempre il 1°, dopo aver preso la rincorsa, con un balzo saltava il più lontano possibile sulla groppa della "mussa", per far in modo che anche gli altri compagni potessero salire. Se non ci riuscivano tutti, la squadra perdeva; la "mussa" a sua volta perdeva se non riusciva a soste­nere la squadra avversaria. Così si scambiavano i ruoli.

 

 

"Fazzoletto". I bambini si sedevano formando un ampio cerchio; uno iniziava a correre all'esterno con un fazzoletto tenuto in pugno. Dopo aver fatto alcuni giri anche con falsi movimenti, lo deponeva dietro ad un compagno, il quale subito si metteva a correre in senso inverso per arrivare al proprio posto prima dell'altro. Se non s'accorgeva di avere il fazzoletto dietro di sé, allora veniva chiamato "salame!" e doveva mettersi in mezzo al cerchio a guardare gli altri che continuavano a giocare.

"Morti". A "morti" si giocava per lo più d'inverno. Sul terreno si tracciavano con un bastone o con un piede tre linee parallele, due distanti circa 3 m l'una dall'altra ed una più lontana (5-6 m). I giocatori posavano il proprio mattone in piedi lungo la linea centrale. Poi dalla linea più lontana ciascuno a turno lanciava la pietra che teneva in mano cercando di colpire quelle degli avversari per mandarle oltre la terza linea. Vinceva il bambino la cui pietra era rimasta al di qua della linea.

"Bandiera". Il campo da gioco - di solito un ampio cortile - veniva diviso in due parti uguali da una linea; all'estremità dei due campi si appendeva ad una rete o ad un muro una bandiera - di solito un fazzoletto - sorvegliata da un guardiano che non lo poteva però mai toccare. Ognuno dei componenti la squadra avversaria cercava di impadronirsene portandola nel proprio campo senza farsi prendere; in caso contrario era considerato "prigioniero" e rimaneva fermo nel posto in cui era stato toccato fino a quando un compagno lo andava a liberare. Se il prigioniero aveva già in mano la bandiera, allora i compagni formavano "catena"- impugnando l'uno il polso dell'altro- per tirarlo a viva forza nel proprio campo, in ciò ostacolati dagli avversari. Quando una squadra conquistava la bandiera, corale era la sua esultanza: "Vittoria". Il gioco riprendeva scambiandosi di posto nel campo.

 

"Massa e pindolo". La massa era un bastone cilindrico lungo circa 50 cm e col diametro di 5; il pindoeo era un pezzetto di legno pure cilindrico lungo circa 10 cm con le estremità appuntite. Il battitore si metteva al centro di un cerchio e i compagni fuori gli si disponevano attorno; con la massa egli, vibrando un colpo deciso su una punta, faceva saltare il pindoeo e subito con un altro colpo lo lanciava il più lontano possibile. Se i compagni riuscivano ad afferrarlo con le mani, il battitore veniva eliminato, altrimenti egli poteva rilanciarlo per altre due volte. Dopo tre battute misuravano con la massa la distanza del pindoeo dal cerchio, dicendo prima approssimativamente il numero di masse; se questo era in eccesso, il battitore cambiava.

 

Non avendo possibilità di comprare giocattoli, i bambini se li costruivano direttamente utilizzando materiali che si potevano procurare facilmente.

 

La trottola. Era un cono di legno di onàro (ontano) di 8-10 cm con sulla punta un chiodo; veniva fatta girare su un terreno piano o sul scese. Si arrotolava attorno ad essa lo spago piuttosto grosso di una frusta; poi si lanciava la trottola verso terra, si tirava violentemente lo spago in modo che srotolandosi le imprimeva un movimento rotatorio. Vinceva chi la faceva girare più a lungo continuando a colpirla con la scuria o chi riusciva a farla avanzare fino ad un traguardo prestabilito.

 

La fionda. Ad una "forcella" - pezzo di ramo biforcuto di sanguana (sanguine, arbusto di color rossastro, elastico e resistente agli urti) pelata ed essiccata - si fissavano due strisce ritagliate da una vecchia camera d'aria lunghe circa 30 cm; queste venivano legate all'altra estremità ad una curamea (striscia di cuoio rettangolare). Si raccoglieva un sassetto e, dopo aver preso la mira, l'arma era pronta a colpire il bersaglio: qualche uccellino o le bianche cicare (isolatori elettrici) sui pali della corrente.

La spada. Nel tardo autunno, quando ormai gli alberi erano spogli, i maschi muniti di temperino andavano lungo le rive dei fossi alla ricerca di rami diritti di sanguana. Dopo averli opportunamente sbucciati si legava nella parte più grossa una striscia di cuoio a mo' d'impugnatura.. .ed ecco che la spada era pronta e ci si sentiva già provetti spadaccini. Chi veniva colpito si dichiarava prigioniero ed era tagliato fuori dal gioco.

Arco e frecce. Durante la stagione fredda quando gli adulti portavano a casa le strope (rami di salici per legare i tralci delle viti a primavera), i bambini ne sceglievano alcune, le più lunghe e grosse, le facevano flettere lentamente legando le loro estremità con lo spago e ne facevano degli archi. Lungo i fossi poi si raccoglievano le canèe (canne palustri) che opportunamente tagliate diventavano autentiche frecce; ne appesantivano leggermente la punta introducendovi un minuscola pallina di fango. Ci si divertiva a far scoccare le frecce per colpire un bersaglio prestabilito.

Pistola. Per giocare a banditi era necessario costruirsi una pistola. Si andava nel fassinaro e rovistando con pazienza tra i rami secchi si cercava di individuare un tralcio contorto di vite, che opportunamente tagliato con un po' di fantasia diventava una perfetta pistola. Puntandola verso l'avversario, intravisto dietro il pagliaio o una colonna, si esclamava: "Pum.. .pam!" e l'altro era "morto".

I bambini talvolta costruivano le cerbottane con rami di sambuco vuotati del midollo. Vi introducevano piccole bacche rotonde o palline di midollo di stoppie di formenton e soffiavano a viva forza per lanciarle il più lontano possibile. Un pezzo di ramo vuotato di giovane salgaro (salice viminario) con uno o più fori praticati diventava un subiòto (zufolo) per fischiare e modulare suoni.

Per un bel carrettino di legno o per far volare gli aquiloni chiedevano a volte l'aiuto industrioso del papa o del nonno.

 

Durante la bella stagione i ragazzini andavano a caccia di nidi di seeghete (passeri) tra i rami delle vigne o di quaglie in mezzo alle spagnare (campi di erba medica), di usignoli sulle rive dei fossi, di cardellini sulle robinie o saltavano fossetti.

Sassetti. Era un gioco questo, come i seguenti, praticato soprattutto dalle bambine. Occorrevano 5 sassolini che potessero essere tenuti in pugno; si buttavano per terra in modo che cadessero un po' distanziati; si lanciava in alto un sassetto e si cercava di riprenderlo dopo averne raccolto uno da terra; si continuava lanciando un altro di quelli che si avevano in mano e se ne raccoglieva prontamente un terzo e così via. Si proseguiva con la procedura inversa: con i 5 sassetti in mano, se ne lanciava uno e se ne deponeva rapidamente un altro per riprendere il 1° al volo, fino alla fine. Se si commetteva errore il gioco passava ad un'altra giocatrice, altrimenti si andava per 2 (ossia se ne dovevano raccogliere due alla volta) poi per 3 e si continuava a giocare anche con 6, con 7 finché ci si stancava.

Corda. Due bambine tenevano alle estremità una corda di 5-6 metri e la facevano ruotare facendole toccare appena il suolo; con un giro piuttosto lento invitavano ad "entrare" una compagna che saltava nel mezzo, cioè dove l'arco descritto era più ampio; potevano poi accelerare il ritmo o invitarla a continuare con un piede solo. Vinceva chi resisteva di più e riusciva a fare il maggior numero di salti.

"Campanon". Sviluppava soprattutto l'equilibrio e la capacità di coordinamento dei movimenti si poteva eseguire anche solo in due con ciascuna una sisèa (piccolo sasso piatto). In corte o sul seese, con un bastone o con un tizzone nero o con una scheggia di mattone rosso, si disegnava un tracciato e lo si divideva in caselle rettangolari con un semicerchio finale. La bambina che partiva per prima lanciava la sua sisèa nella casella n. 1 (Lunedì) e, saltando con un piede solo, doveva mandarla nelle caselle successive senza farla uscire e senza toccare alcun segno. Nella casella della Domenica si riposava su tutti due i piedi, con una piroetta si girava e rifaceva il percorso. Se non commetteva errori, ripartiva lanciando la pietra sul 2° posto (Martedì) e così via; se sbagliava passava il gioco alla compagna e poi quando di nuovo toccava a lei, ricominciava dal punto di partenza. Questo è solo un esempio, ma la procedura poteva variare con un tracciato diverso.

Palla. La bambina faceva rimbalzare la palla al muro, eseguendo vari movimenti, come diceva la filastrocca che recitava:

 

 

Rinoceronte (palla al muro)

che passa sotto il ponte (passava la palla sotto una gamba)

che salta, che balla (saltava e ballava)

che gioca alla palla

che sta sull'attenti

che fa i complimenti

che dice buongiorno (inchino)

girandosi intorno (piroetta)

gira e rigira (tanti giri su se stessa)

la testa mi gira

non ne posso più

cara pallina scendi quaggiù, (la faceva rimbalzare per terra)

Ma ogni bambina poteva inventare tante altre difficoltà: lanciava in alto la palla sul muro e, prima di riprenderla batteva le mani davanti o/e dietro la schiena o per terra, sopra e sotto ogni ginocchio; lanciava anche con la schiena girata verso il muro e provava sempre nuove sequenze, finché si stancava o la mamma la chiamava per assegnarle qualche lavoro.

In gruppo le bambine, oltre che organizzare i giochi comuni già descritti, si divertivano giocando alle "belle statuine", a "casetta" (con mamma e figli), a "botega" (con negozianti e clienti munendosi di vari oggetti e false monete), a "scuola" (con maestra con" bacchetta" ed alunni), a "teatro" (con attori che animavano marionette, fatte di fazzoletti annodali o avanzi di stoffa, e spettatori), improvvisando simpatici dialoghi spontanei che la fantasia suggeriva loro.

I loro giocattoli "poveri" erano le bambole di pezza, confezionate dalle mamme, imbottite di crusca, con biondi capelli di barbe di pannocchie o bambole di scartossi (bratee). Solo qualche bambina poteva possedere una bambola di celluloide o di gesso.

Intrecciavano anche gambi di piantaggine per farne careghete (seggioline) o si incoronavano con lunghi rami di convolvolo, fingendosi principesse.

Non è il caso di dilungarsi oltre sui giochi, tutti importanti; quelli di squadra poi erano sempre sane competizioni che richiedevano, secondo il tipo, doti di agilità, destrezza, equilibrio, prontezza di riflessi, sviluppavano ingegno e forza fisica, insomma facevano crescere e preparavano alla vita.

È però interessante soffermarsi su alcune conte che recitavano per decidere chi doveva iniziare il gioco e formare le squadre.

"Conte" o "tochi"

Per decidere chi "stava sotto", due bambini si mettevano uno di fronte all'altro, scegliendo pari o disparì. Dicevano insieme: "Alle bombe del canon pim - pum - pam!" e con l'ultima battuta mostravano alcune dita di una mano. Secondo il risultato della somma, vinceva chi aveva scelto pari o dispari.

Le "conte" più comuni pronunciate a voce alta, con parole intere o sillabate, erano:

Machineta rossa, dove vuoi andare?

A Venezia!

Quanti giorni vuoi restare?

Cinque.

Uno - due - tre - quattro - cinque.

(Toccava così al bambino su cui cadeva il 5).

Passa Paperino

Con la pipa in bocca

Guai a chi la tocca!

L'hai-toc-ca-ta-pro-prio-tu!

Ambarabà cici - cocò Tre civette sul comò Che facevano l'amore Con la figlia del dottore II dottore si ammalò Ambarabà cici - cocò.

L’uccellin che vien dal mare Quante penne può portare? Può portarne 23 Uno - due - tre!

Si tralasciano qui tante altre "conte" molto note e riportate in numerosi testi di tradizioni popolari venete e lo stesso vale anche per le ninnenanne e le filastrocche che si canticchiavano ai bambini per addormentarli o per farli star buoni quando piangevano.


articolo a cura di Luigi Zampieri


Ultimo aggiornamento (Martedì 14 Giugno 2016 17:00)

 

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