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La pievania di Sambruson nei primi secoli

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DAL MEDIO EVO ALL'OTTOCENTO - SAMBRUSON E LA SUA PIEVE
Questo articolo è tratto dal volume
IN SANCTO AMBROSONE 
pubblicato dalla
ASSOCIAZIONE CULTURALE SAMBRUSON LA NOSTRA STORIA.
Si ringraziano sentitamente:
il Prof. Mario Poppi autore del libro
il Presidente della Associazione Gianni Deppieri

LA PIEVANIA NEI SECOLI XIII-XIV

Le vicende dell'arciprete Giovanni permettono di individuare l'espansione territoriale della pieve di Sambruson al suo tempo. Mentre la cartula del 1221 aveva segnalato che alla chiesa di Sambruson era unita la cappella di Porto, dalle testimonianze della causa appena vista si viene a sapere che, verso il 1230-1235, nella pieve erano comprese anche le cappelle di Curano e di Paluello. Ulteriori notizie ci sono fornite a fine secolo dalle Rationes decimarum (o resoconto delle decime), un documento compilato nel 1297. Si tratta di un elenco di pievi, parrocchie, monasteri e benefici con indicata la somma che i pievani, i rettori e coloro che godevano di rendite ecclesiastiche erano tenuti a versare alla camera apostolica, in due rate, per ottemperare all'imposizione straordinaria prescritta da papa Bonifacio VIII "in subsidium regni Sicilie". Accanto ai nomi dei sacerdoti elencati è posta molto spesso l'indicazione "Excusatus", con cui si segnalava che erano stati esonerati dalla contribuzione a causa dell'esiguità dei loro proventi. Per noi è un segnale che la loro situazione economica era quantomeno disagiata.

Gli attuali oratori di Carpane (in alto) e di Albarea (sotto),

anticamente cappelle della pievania di Sambruson

 

La "plebes S. Brusonis que subest monasterio S. Sofie" (indicazione che evidenzia come nel 1297 giuridicamente essa dipendesse ancora dal monastero portuense di S. Sofia) era retta dall'arciprete Aicardino, il quale era coadiuvato nella sua azione pastorale dal chierico Donato. Alla pieve facevano capo le cappelle periferiche di:

-   S. Maria di Albarea, retta da prete Corrado;

-   S. Pietro di Carpane, retta da prete Savere;

-   Santa  Trinità   di   Fiesso,   retta   da   prete Lorenzo;

-   Sant'Antonio abate (o di Vienne) di Paluello, retta da prete Alberto;

-   S. Maria di Curano, retta da prete Corrado.

Mancano indicazioni relativamente alla cappella di Porto, forse perché essa era ancora unita alla chiesa pievana, come nel 1221, oppure - ma con minore probabilità - perché la sua segnalazione fu omessa per errore. È da far presente che nessuno dei sacerdoti indicati, nemmeno il pievano, pagò allora alcunché, dato che accanto al nome di ciascuno compare la scritta "Excusatus", indice che o si trovavano tutti in condizioni economiche precarie, oppure e più probabilmente perché, essendo la pieve di pertinenza del monastero di Santa Sofia, fu quest'ultimo a pagare la tassa per tutte le chiese dipendenti da esso.

Il documento mette in risalto la notevole ampiezza della pieve di Sambruson alla fine del secolo XIII, facendo però sorgere la domanda se questa situazione era tale già in precedenza, oppure se essa si era venuta a creare nei circa sessant'anni successivi all'uscita di scena dell'arciprete Giovanni, con l'inserimento solo allora entro l'orbita di Sambruson delle cappelle di Carpane, Albarea e Fiesso. La ricostruzione di quanto è avvenuto in quei decenni risulta di fatto impossibile, ed è resa difficile anche dal fatto che, nemmeno vent'anni dopo, un estimo diocesano del primo secolo XIV (attribuibile al 1315 circa) indica che solamente tre cappelle dipendevano allora dalla pieve di Sambruson:

"Plebes S. Broxoni extimant libras XL parvorum;

clericatus diete plebis XX parvorum;

ecclesia S. Antonii de Paludello libras XVII parvorum;

ecclesia S. Trinitatis de Flesso libras XVII parvorum;

ecclesia S. Marie de Curano libras XVII parvorum".

("Il reddito de la pieve di Sambruson è stimato lire 40 di piccoli;

il chiericato della detta pieve [lire] 20 di piccoli;

la chiesa di S. Antonio di Paluello lire 17 di piccoli;

la chiesa della S. Trinità di Fiesso lire 17 di piccoli

la chiesa di S. Maria di Curano lire 17 di piccoli").

Il documento non registra più le cappelle di Carpane ed Albarea fra quelle della pieve ambrosiana e continua a tacere, come il precedente, su quella di Porto, mentre segnala che continuava a permanere a Sambruson la cappella della Santissima Trinità di Fiesso. Esso, poi, mette in evidenza un interessante aspetto economico: cioè che la prebenda annua del pievano era più che doppia rispetto alle rendite dei cappellani delle chiese filiali (quella dell'arciprete era di circa quaranta lire di piccoli veneziani contro le diciassette lire di cui era accreditato ciascuno dei tre cappellani). La ricchezza della pieve è evidenziata anche dalla rendita di lire venti di piccoli assegnata al chierico della sede pievana, che era superiore di ben tre lire rispetto a quella dei cappellani periferici.


Dal volume "IN SANCTO AMBROSONE"  di MARIO POPPI
(Associazione Culturale Sambruson La Nostra Storia)


articolo a cura di luigi zampieri

 

 

 


Ultimo aggiornamento (Mercoledì 16 Dicembre 2015 11:20)

 

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