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Persone importanti ( 1° parte)

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PERSONE - PERSONE IMPORTANTI

Persone importanti

Vengono presentate in questo articolo Persone significative e rilevanti che ricorrono di frequente nella memoria e nella rappresentazione degli abitanti di Sambruson, per le qualità umane, per operosità nelle attività sociali, per alti livelli raggiunti nella politica, nello sport, o per dedizione e costanza nella loro attività professionale.

Sono sindaci, insegnanti, preti, medici, politici, studiosi, inventori, scrittori, sportivi.

Alcuni sono già molto presenti e rappresentati nei vari articoli di questo sito internet.

Altri non sono nati a Sambruson, ma vi sono vissuti per lunghi periodi adottandolo come loro paese.

Altri ancora, nativi di Sambruson, hanno vissuto fuori dal paese nativo.

Ci scusiamo se qualche nome non compare per nostra non conoscenza o dimenticanza, perciò sono richiesti ai lettori di questo articolo, e saranno bene accolti e graditi, suggerimenti e ulteriori proposte.

Le note biografiche e la documentazione, per alcune delle personalità presentate, sono scarse perché di difficile reperimento ma l’articolo sarà sempre in working progress e perciò sempre con possibilità di interventi, modifiche, incremento.

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Seguono i nomi nell’ordine in cui sono presenti negli articoli 1° parte e 2° parte.

Sindaco Riccardo Meneghelli

Sindaco Orlando Minchio

Ins. Andrea Zilio, Sindaco, Scrittore

Don Luigi Rimano

Don Israele Bozza

Don Giovanni Guerra

Ins. Don Bruno Busetto

Ins. Orazio di Rosa

Dott. Lino Vanuzzo, Archeologo, Poeta

Alfonso Bernardo Colloredo Mels

Dott. Antonio Bortolazzi e altri medici

Dott. Franco Fante Senatore

Luigi Baldan, operaio, militare, scrittore

Frantisek Hruska, inventore

Manuela Levorato, sportiva olimpionica

Mattia Nalesso, sportivo olimpionico

Ambrosiani, Patrioti da ricordare

Padre Renato Zilio, missionario, scrittore, giornalista

Prof. Luciano Zarotti, pittore, scultore, cattedratico

L'articolo è in Working Progress

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Riccardo Meneghelli

Persona alla quale gli abitanti di Sambruson riconoscono ancora, a 30 anni dalla morte, doti e virtù eccezionali.

Nato a Castagnole (TV) il 16 Maggio 1899, a pochi mesi di età venne ad abitare a Sambruson dove il papà, di origini trentine, aveva comperato una fabbrica di raccolta e lavorazione di pelli grezze e di grassi animali. Il giovane Riccardo assorbì dal padre - da giovane condannato a morte perché si era rifiutato di arruolarsi nell'esercito austriaco - gli ideali di libertà e di amor di patria intensamente vissuti.

Durante la prima guerra mondiale servi l'Italia sul fronte del Piave, come "ragazzo del '99" poi, già padre di tre figli, combattè sul fronte della Croazia dal 1941 al 1943. Furono esperienze dolorose che ne segnarono il carattere di profonda umanità.

Negli anni '20, dopo la morte del padre, iniziò l'attività di imprenditore proseguita fino al 1970  lasciandone la conduzione ai figli.

Furono anni difficili allora. La crisi economica del 1929, la confisca dell'azienda nel periodo fascista, la seconda guerra mondiale, lo obbligarono più volte a ripartire da zero. Fu lavoratore instancabile,  imprenditore tenace, coraggioso, capace di moderne intuizioni. Negli anni '60, quando il concetto di Ecologia ancora non esisteva, capì che era necessario smaltire i rifiuti animali e fondò la Salgaim a Campagna Lupia, azienda leader di settore nel nord Italia. Creò posti di lavoro  producendo benessere per diverse famiglie del nostro paese. L'onestà dei comportamenti gli valse la stima del vasto ambiente commerciale e industriale che frequentava. Era settimanalmente alla Borsa di Milano, cosa quasi incredibile date le modeste origini e la mancanza di adeguato titolo di studio.

Aperto ai problemi sociali, mise le sue doti a servizio della Comunità di Dolo, con particolare attenzione per la frazione di Sambruson. Fu vice podestà tra le due guerre e presidente della Latteria sociale di Sambruson dal 1935 al 1944.

Nel 1958 divenne sindaco di Dolo dedicandosi  a risolvere le gravi difficoltà in cui versavano i cittadini del nostro territorio. Con il sostegno popolare rimase sindaco per tre mandati fino alle sue spontanee dimissioni quando, per motivi di salute, non  fu più in grado di  reggere ai gravosi impegni pubblici.

Il primo impegno fu quello di portare l'elettricità in tutte le case di Dolo: intere borgate erano ancora senza luce, specie nelle frazioni. Migliorò la viabilità costruendo strade e ponti, compreso quello su Naviglio del Brenta in sostituzione dell'antica "passerella" pedonale. Fondò l'Acquedotto del Mirese, di cui fu il primo presidente allargando la rete idrica potabile al vasto territorio di ben 8 comuni. Seguiva personalmente l'iter dei lavori, dai finanziamenti alla posa delle tubature. Sapeva instaurare un rapporto umano con tutti " per fare le cose presto e bene" come era solito ripetere.

Inaugurò la scuola elementare di Sambruson nel 1960. Potenziò e ricostruì la Pretura del Mandamento. Viene da chiedersi come si sia procurato, dato il misero bilancio comunale, le ingenti risorse per queste opere, non essendo un vero politico. Con infaticabile impegno si recò a Roma decine di volte cercando di ottenere dal Governo gli stanziamenti per il suo comune. Aveva modi e capacità nel chiedere per cui molti lo aiutarono. Lo spingeva il desiderio di migliorare le condizioni di vita dei cittadini, conscio che queste opere avrebbero prodotto benessere e sviluppo. Tuttavia l'aspetto privato, lo stile di vita semplice, l'umanità del comportamento, il rispetto per il dolore e le difficoltà altrui, chiariscono meglio la forza morale che lo guidava. Devolveva i compensi della cariche pubbliche alle opere assistenziali o ai poveri che spesso aiutava di tasca propria. Riceveva chiunque avesse un problema, a qualsiasi ora, anche in casa propria dove le porte erano sempre aperte a tutti indistintamente. Le visite alla Casa di Riposo comunale erano passi obbligati della sua giornata, col proposito di portare risorse e conforto umano a chi ne aveva bisogno. Dalle conversazioni con gli anziani abbiamo avuto modo di venire a conoscenza di numerosi atti di cristiana solidarietà da lui compiuti.

Fu stimato da tutti: dalle persone più umili alle più alte autorità incontrate. Sempre rispettoso ed affabile sapeva trasferire entusiasmo ai suoi operai in fabbrica ricevendo in cambio stima e sostegno. Ricevette le onorificenze di Cavaliere nel 1960, di Commendatore al Merito della Repubblica Italiana nel 1977; fu anche insignito nel titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto per meriti di guerra.

Il 6 maggio 1978 Riccardo Meneghelli morì serenamente  nella casa di Sambruson  nel cui camposanto riposa. La cerimonia funebre fu accompagnata da una enorme manifestazione di affetto; il nostro paese era gremito di persone provenienti da ogni dove, anche dall'estero.

A molti anni dalla morte, permane viva la sua memoria nel paese.

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Orlando Minchio

Servizio del giornalista Lino Perini, tratto dal sito "Dolo Sport".

DOLO. 12 luglio. L'emozione è stata enorme sia per lui che per i tantissimi che hanno riempito la sala del circolo culturale 'Trovemose' dove si è svolto l'incontro. Presenti il Sindaco di Dolo Antonio Gaspari, numerosi assessori, consiglieri comunali di oggi ma anche del passato oltre a tanti amici dell'ex Sindaco e Presidente della Provincia di Venezia e, non va dimenticato, anche presidente del calcio Dolo.

Scavato in volto, molto dimagrito e costretto su una sedia a rotelle, Minchio ha raccontato con dignità la sua odissea. Presentato da Andrea Zilio, l'ex sindaco dolese ha ricordato alcuni dei momenti più difficili degli ultimi quattro anni che lo hanno visto più volte trovarsi in pericolo di vita.

Dalle sue parole si è colto quanta voglia di vivere abbia nonostante si sia definito 'mezzo uomo', per le condizioni fisiche in cui si trova ora. Un esempio di coraggio e di rispetto. Ma con lucidità e grande conoscenza si è dibattuto anche su temi politici e sociali di grande attualità dimostrando di conoscere e seguire con grande attenzione le vicende del territorio dove è cresciuto e vissuto sino a pochi anni fa quando per potersi curare si è trasferito a Ponte di Brenta. Si è soffermato anche sulle storture e sui modelli sbagliati della società attuale  dimostrando un attaccamento speciale al suo territorio e definendo la Riviera del Brenta come uno dei paesaggi più incantevoli ed affascinanti del mondo con le sue ville antiche. Davvero un'occasione importante per tanti di riconoscere e scoprire l'importanza della vita e la fortuna di chi gode di buona salute e magari non vive la gioia del suo stato perché annebbiato dai ritmi del suo vivere. Una lezione da non dimenticare.

Lino Perini

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Testata: Il Gazzettino Data: 09/02/2012 Autore: Elisio Trevisan

Minchio, un addio in punta di piedi.

DOLO Scomparso a 69 anni l’ex sindaco e presidente dell’Ulss e della Provincia di Venezia

E’ morto qualche giorno fa Orlando Minchio. I funerali si sono svolti in forma privata lunedì scorso a Ponte di Brenta, dove viveva da qualche anno assieme alla famiglia.

Aveva 69 anni ed era stato un personaggio politico di spicco della Dc tra gli anni Settanta e Novanta del secolo scorso.

Un amministratore pubblico molto conosciuto.

Giovane amministratore, abitante a Sambruson, fu protagonista della ricostruzione del paese dopo il tornado del 1970, sindaco di Dolo, presidente della Provincia di Venezia dal 1985 al 1988, presidente del Calcio Dolo e presidente dell'Ulss della Riviera.

Da anni, ormai, si era ritirato dalla vita pubblica; l'ultima sua apparizione risale al 2009 in occasione dei festeggiamenti per il centenario della squadra di calcio. Viveva la malattia, che lo aveva costretto su una sedia a rotelle, con dignità e riservatezza. Nel novembre del 2012 interruppe il suo silenzio con una lettera al nostro giornale. Firmandosi Orlando Minchio, ex sindaco di Dolo. Con poche righe aveva criticato la classe politica attuale che, ormai, non riusciva piu a riconoscere: Il messaggio proveniente dalla classe dirigente politica del nostro paese, in questi ultimi tempi, ha superato il limite della decenza. Il linguaggio usato è quasi sempre offensivo nei riguardi della gente comune e soprattutto degli umili e dei deboli……..L'uso della menzogna e delle false promesse è talmente diffuso……. Il tutto mi porta ad una considerazione e ad una richiesta che, da persona anziana e disabile, non avrei mai pensato di sentire il bisogno di fare, e cioè di gridare forte e chiaro: "Vorrei morire in un paese normale"».

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Dalla provincia di Venezia

La presidente della Provincia di Venezia ha inviato un telegramma per esprimere le condoglianze alla famiglia dell’ex presidente della Provincia di Venezia ed ex sindaco del Comune di Dolo Orlando Minchio. Nel testo si legge:

Vi siamo vicini in questo momento di cordoglio, assieme alla Giunta, al Consiglio e al Personale della Provincia di Venezia. Il ricordo della figura e dell’opera del Presidente Orlando Minchio resterà vivo nella storia dell’Ente, e del territorio Veneziano che tanto ha amato.

E' grazie a uomini politici come Minchio se le amministrazioni provinciali hanno avuto un ruolo forte e radicato nel territorio. Senza dimenticare l’impegno e la progettualità che hanno contribuito alla crescita e allo sviluppo della realtà veneziana.

Il ricordo della figura e dell'opera del Presidente Orlando Minchio resterà vivo nella storia dell'Ente, e del territorio Veneziano che tanto ha amato.

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A SAMBRUSON

E' stato restaurato da un gruppo di “amici di Orlando Minchio” il capitello votivo dedicato all’Immacolata in via Brusaura davanti alla chiesa di Sant’Ambrogio. La proposta è arrivata da Gianni Deppieri che ha coinvolto molte persone che hanno lavorato per il restauro e nel contempo per commemorare Orlando Minchio, ex sindaco di Dolo scomparso pochi mesi fa, con una targa posta nel muretto a fianco del capitello.

Con tale iniziativa si è voluto ricordare il politico che ha ben operato per il proprio paese, prima come Sindaco di Dolo, poi come presidente della Amministrazione Provinciale di Venezia, additandolo ad esempio per quanti sono chiamati ad operare come amministratori pubblici.

Anno scolastico1970-71 Il sindaco riceve insegnanti e studenti di Sambruson

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Ins. Andrea Zilio, Sindaco, Scrittore

articolo in working ______________________________________________________________________________________

Don Luigi Rimano

Tra i sacerdoti che Sambruson ha avuto, uno in particolare è ricordato con stima e riconoscenza: don Luigi Rimano. A lui sono state unanimemente riconosciute doti eccezionali di pastore d'anime.

Nato il 26 gennaio 1895 a Borgoforte - Comune di Anguillara Veneta nella Bassa Padovana,  studiò in seminario a Padova; fu cappellano per 10 anni a Cittadella e poi a Masi, sulla riva sinistra dell'Adige.

Quando don Nicolo Munari, parroco del nostro paese, si ammalò, chiese ed ottenne dal Vescovo di Padova il trasferimento del giovane sacerdote come suo coadiutore. Alla morte del Munari, avvenuta alcuni mesi dopo (1 aprile 1935), don Luigi divenne parroco.

Era di carattere austero, ma buono e generoso. Aiutava indistintamente chiunque ne avesse bisogno, prestandosi anche a chiedere sostegno economico ai benestanti del paese. Si metteva a servizio dei più umili scrivendo per le persone analfabete lettere ai figli militari in tutti i fronti; faceva del bene con discrezione e portava conforto e sostegno a chi era colpito da lutti e disgrazie: in tempo di guerra i casi erano purtroppo molto frequenti!

Si dedicò in particolare alla formazione dei giovani con una serie di iniziative, quali il potenziamento dell'Azione Cattolica, la creazione della filodrammatica maschile e femminile, curò il canto corale, avviò il cinema parrocchiale fin dagli anni '40 coadiuvato dai cappellani don Mario Galena e don Fortunato Gambin.

Appassionato musicista, era affascinato in particolare dalla musica del Perosi; suonava egli stesso l'organo; sostituì il vecchio e malandato Callido con uno nuovo elettrificato.

Persona colta, profondo nelle prediche, interpretò ed attuò concretamente il messaggio evangelico. Operò a favore dell'asilo parrocchiale, potenziandone la struttura. L'amicizia e la stima reciproche con Ettore Tito favorirono l'abbellimento della chiesa con gli affreschi che noi oggi possiamo ammirare.

Dopo l'8 settembre del 1943, non mancò di proteggere i suoi parrocchiani dalla barbarie nazista mettendo a repentaglio anche la propria vita. Quando nel 1951 fu trasferito a Dolo, tutti furono dispiaciuti ed a nulla valsero alcuni tentativi presso il Vescovo di trattenerlo. Ancor oggi gli anziani esclamano: "Ha tirato su Sambruson", "Troppo grande per Sambruson", "Meritava di assurgere a...". Il grande pittore Ettore Tito era solito dire: "E so prediche, i so catechismi xe da vescovo!'''. Rimase per 18 anni a Dolo dove fu nominato monsignore.

Ritiratesi nella sua casa di Borgoforte, per raggiunti limiti di età, trascorse gli ultimi anni di vita amorevolmente assistito da una nipote. Morì il 4 ottobre 1972 e riposa nel camposanto di Sambruson nella tomba dei sacerdoti.

 

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Don Israele Bozza

Un ricordo importante soprattutto per noi ”tosi” degli anni 50 , ora vecchi, riguarda Don Israele Bozza, cappellano a Sambruson negli anni 1955/56.

Il “ricordo” per Don Israele, mi è stato sollecitato da molti che scorrendo il nostro sito, ne hanno denunciato la mancanza tra le “persone” da ricordare, segno evidente che nonostante la breve sua permanenza a Sambruson, solo due anni, questo uomo ha lasciato una impronta forte e indelebile nel paese.

Nato a S. Angelo di Sala il 10 maggio 1922, dopo gli studi del Seminario divenne sacerdote  il 1 luglio 1945. Vicerettore del Collegio Vescovile di Este fino al  1952. Diventa Cappellano di Pontevigodarzere fino al 1955. A settembre diventa cappellano a Sambruson fino all’anno successivo.

Nel 1956 è chiamato a prestare il suo servizio nella Diocesi di Bologna. Dal 1958 al 1968 è parroco di Chiesanuova di Poggio Renatico. Dal 1968 al 1973 Parroco di Stanghella e Vicario Foraneo.

Dal 1973 al 15 luglio 1979 è parroco di S. Carlo. Dal 1979 al 2000 è Parroco di S. Stefano, protomartire, in Piovene. Successivamente viene nominato Penitenziere al Duomo di Thiene fino alla morte che sopraggiunge il 23 dicembre 2009.

Aggiungo una testimonianza di A. Zilio.

Venne don Israele, aveva il naso rotto per una caduta in Lambretta contro un paracarro. Voce tonante, sguardo fulminante, entusiasta e severo ad un tempo. Ci calamitò tutti e costruimmo la corte da bocce. Il massimo per il momento. Campo da calcio? Non ancora. Impossibile anche a pensarci. Ci voleva una fase propedeutica. E fu questa. La strada era stata  aperta. Il calcio a Sambruson cominciò con lui, aprì la strada: muovendosi per far sostituire le  inutili colture agricole della Curia. Almeno da come l’ho vista io. Per me è un grande ricordo. Perché? Perché ci trasmise entusiasmo, voglia di fare da noi stessi … qualcosa per noi. Ad avere dei progetti, a impegnarci a realizzarli. A non avvilirci, ma fare, provare, guardare avanti.

Ecco l’uomo, il prete, il maestro.

Fu mandato a Bologna “la rossa”. Anni durissimi per i “bianchi”, allora. Andammo in corriera a trovarlo. Poi ci perdemmo di vista. E’ morto a Piovene, da qualche tempo, dove ha lasciato un grande ricordo di magistero. E’ giusto che anche noi ci ricordiamo di lui.

In gita da Sambruson a Bologna nel 1957

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Don Giovanni Guerra

Il Testo seguente è stato preparato a nome del “gruppo fondatori Ambrosiana” per dare una testimonianza su Don Giovanni Guerra, da parte di chi l’ha conosciuto ed ha collaborato con lui durante la sua missione a Sambruson in qualità di cappellano della parrocchia dal 1956 al 1964

Don Giovanni Guerra Cappellano a Sambruson dal 1956 al 1964. Principale artefice nella costruzione del campo sportivo, nel reperimento di fondi per i primi lavori e attrezzature, necessari per poter dare inizio al campionato C.S.I. della Provincia di Padova.

Parlare di Don Giovanni Guerra è arduo, anche perché si corre il rischio di eccedere nell’elenco delle sue virtù, per spiegare a chi non lo conosceva, chi era e il ricordo che ci ha lasciato.

Di Don Giovanni, della sua umiltà, della sua dedizione, della sua solidarietà verso i più diseredati, della sua obbedienza ai superiori, della sua attività a favore dei giovani, del suo correre a destra e manca per incontrare parrocchiani bisognosi di una parola di conforto, del suo fervore religioso, è rimasto, a Sambruson, un ricordo ancora vivo in tanti, allora giovani, che hanno avuto l’occasione di conoscerlo e stimarlo. Ma non si interessava solo dei giovani. Era aperto a tutti e il suo passaggio a Sambruson ha lasciato un segno indelebile; un profumo di buone azioni e di insegnamenti che molti, in parrocchia sentono ancora. Era un Sacerdote che riusciva a mettere in pratica tutti i propositi e i traguardi, sicuramente progettati sin dal momento della vocazione. Svolgeva instancabile la sua missione lasciando dietro di sé un’impronta tangibile.

Nella memoria di chi l’ha conosciuto e apprezzato, rimane il ricordo di un Sacerdote che riusciva a spiegarti e a farti capire che il patronato, il gioco del calcio ed altri passatempi che la parrocchia ti offriva, non ti esimevano dall’impegno cristiano che ti avrebbe formato per affrontare la vita da adulto maturo, responsabile e aperto agli altri.

Non si può prescindere dalla valutazione delle condizioni ambientali e dello stato di disagio in cui vivevamo quando nel 1956 Don Giovanni iniziò la sua missione nella nostra parrocchia.

Il testo su Don Givanni Guerra continua in questo sito internet cliccando negli articoli:

8. G.S. Ambrosiana Fondatori
(IL PERIODO STORICO RECENTE /REALTA' ATTUALI)

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Don Bruno Busetto

Veneziano. Insegnante alle Scuole Elementari di Sambruson, poi Sacerdote.

Chi merita una citazione particolare, come insegnante a Sambruson ma anche come amico di molte persone che tuttora ne conservano un vivo ricordo, è Bruno Busetto.

Proveniente da Venezia, per prestare servizio a Sambruson, si serviva  di tre mezzi: il vaporetto, il bus fino al Casello 12 e poi il motorino, qualsiasi fosse il tempo.

Ricco di energie positive e di particolari doti di umanità.

Giovane uomo sempre disponibile, gioviale, estroverso, dotato di doti intellettuali e di cultura superiori. Insegnava a modo suo e, istruendoli, divertiva i suoi alunni.

Amico di tutti, dei contadini, dei politici, degli alti prelati; un giorno, alla fine delle lezioni, si attardò con alcuni genitori, accomiatandosi dai quali si scusò poi, per non potersi trattenere ancora: aveva nel corso della serata un appuntamento nientemeno che col Patriarca di Venezia, Cardinale Roncalli.

Lo avrebbe sicuramente atteso un grande avvenire politico, già iniziato prima dei vent’anni come segretario provinciale giovanile di un grande partito politico. Riusciva a tenere riunioni e comizi pubblici spontaneamente, senza nessuna preparazione preventiva.

Era sempre tranquillo e rilassato; per uno come lui, passare dall'una all'altra circostanza era una cosa normalissima, naturale, e tale da non creargli nessuna forma di ansia o di particolare agitazione.

Aveva un grande senso dell’ospitalità. Invitava gli amici a casa sua, a Venezia, nel sestiere di Cannaregio; gli presentava alla sua mamma sottolineandone qualche virtù e dopo cena, gli faceva dormire nella sua stanza.

Non criticava mai nessuno ed ispirava a tutti un grande senso di amicizia.

Nonostante la giovane età era conosciutissimo a Venezia, quasi celebre.

Era facile affezionarsene.

Ma tradì tutti, o piuttosto volle amarli a modo suo, facendosi prete e per celebrare la sua prima messa scelse proprio la chiesa di Sambruson, località dove aveva per tanti anni insegnato; Venezia era la sua città ma Sambruson era il suo paese. Fu una cerimonia densa per tutti di un'atmosfera di indicibile commozione.

Sacerdote, fu tra gli operai di Marghera dove volle vivere la sua missione, e più tardi tra i detenuti, scegliendo di esercitare la funzione di cappellano nelle carceri della sua città.

A Sambruson ha lasciato un ricordo indelebile ai suoi alunni, ai tanti amici, a tutta la popolazione.

Ordinazione Sacerdotale di Don Bruno Busetto maestro a Sambruson

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Chiesa in lutto, morto don Busetto

Punto di riferimento per studenti, missionario: venerdì i funerali con il Patriarca

Un lutto ha colpito la chiesa ve­neziana. Don Bruno Busetto (nella foto) si è spento serena­mente lunedì mattina al Centro Nazaret di Zelarino dov'era assi­stente religioso. Era nato a Vene­zia e il prossimo 29 settembre avrebbe compiuto 85 anni.

Don Bruno fu ordinato sacerdote nel giugno 1961 dal patriarca Urba­ni, dopo essersi laureato in pedagogia e psicologia. Svolse il mini­stero pastorale collaborando co­me vicario parrocchiale a Jesolo -dal 1961 al 1963- e a San Marco di Mestre - dal 1964 ai 1972 - con brevi periodi di presenza anche nella parrocchia mestrina di San Giuseppe. Dal 1973 al 1979 è stato rettore di San Barnaba nel centro storico e poi vicario par­rocchiale a Santo Stefano, dove è rimasto fino al 2003 quando è passato al Centro Nazaret.

Tra i vari in­carichi il sacer­dote fu docen­te di religione al liceo scientifico di Mestre, prima al Franchetti poi al Giordano Bru­no dal 1964 al 1972 e assistente ecclesiastico del Movimento ecclesiale impe­gno culturale di Mestre, della Fuci maschile e dei maestri cattoli­ci di Mestre. Dal 1972 al 1989 don Bruno ha diretto il Centro di riabilitazione dei subnormali di Venezia mentre dal 1975 al 1989 è stato cappellano del carcere femminile della Giudecca. Inol­tre dal 1982 al 1989 è stato anche assistente ecclesiastico della Conferenza femminile della San Vincenzo de' Paoli di Venezia e, quasi nello stesso periodo, mem­bro della Consulta Caritas. Nel 1989 ha vissuto un'esperienza da missionario nelle Filippine. I funerali del presbitero si svolge­ranno venerdì 26 settembre, alle 11, nella chiesa della Madonna dell'Orto, sua parrocchia d'origi­ne. Li presiederà il patriarca Francesco Moraglia.

Sono centinaia gli studenti di allora, inseriti nella politica e nelle professioni oggi, che lo hanno conosciuto e apprezzato nelle aule, allora percorse dalle contestazioni. Don Bruno non aveva mai rifiutato il dialogo, in­vitava i giovani di allora, anche quelli in prima linea, a riflettere e ad approfondire temi e letture. Con alcuni professori del liceo era diventato un punto dì riferi­mento per molti di loro, anche per chi era già lontano dalla chiesa. Nel decennio preceden­te, invece, era stato punto di rife­rimento per gli universitari cat­tolici veneziani.

da "la Nuova" di Giovedì 25 settembre 2014

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Don Bruno Busetto non è più tra noi.

L’evento addolora tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.

Lo ricordiamo sempre  paziente con il suo  grande sorriso aperto.

Era una persona intellettualmente forte, disciplinata, preparata, sincera.

Insegnava con l’esempio il dovere dell’autocontrollo, della pazienza, del dovere di chinarsi sui più deboli per tirali su. Così ha fatto nella sua vita di maestro, sacerdote, missionario.

Ti teniamo nella nostra memoria con grande simpatia e profondo rimpianto, Bruno, grande maestro.

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Ins. Orazio di Rosa

Insegnante alle Scuole Elementari di Sambruson

Nato a Modica, dopo la "FERMATA A SAMBRUSON", si è stabilito a Noto.

"Modicanità" e "Netinità", sofferte "condizioni dell'anima", mai completamente fuse, per una continua intima schermaglia, hanno generato un "ibrido" di non facile lettura.

Una leggera vena poetica: "SENZA RIME" - 1981 - e la collaborazione su periodici locali con articoli di varia cultura.

Già direttore didattico in Friuli e in provincia di Siracusa, offre la disponibilità a ARCHEOCLUB, UNITRE e UNUCI, nella convinzione che "vivere è significarsi".

 

Alla "Modicanità" e "Netinità" aggiungo un altro aggettivo che Orazio Di Rosa si è guadagnato e strameritato:

“Ambrosianità”

perché Orazio ha dedicato a Sambruson, anzi, agli amici di Sambruson un suo libro, “FERMATA A SAMBRUSON”, eleggendo il nostro paese, a suo paese. Perché la sua dote principale è sempre stata una tenace, quasi pervicace ricerca e salvaguardia dell’amicizia, in particolare per la gente di Sambruson. Per capire quanto lui persegua l’amicizia, riporto un paragrafo del suo libro nel quale si capisce come, a distanza di parecchi decenni, ricordi nomi e famiglie :

……...... Le famiglie Zampieri, Reato, Ferraresso, Babato, Martellato: conoscenza solo nell'ambito scolastico? Non direi, sicuramente qualcosa di più, spe­cie con gli Zampieri: Anna, Margherita, Luigino e papa e mamma furono persone che contarono non poco nella trama di cordiali e affettuosi rapporti intrecciati in quel perìodo. Reato, un caso singolare: amorevo­le e particolarmente assiduo era l'interessamento verso il figliolo Dante da parte della mamma…………

L’amicizia era sacra per Di Rosa e lo ha dimostrato ulteriormente con un altro suo libro appunto:

UOMINI: AMICI

nel quale ricorda parecchi amici di Sambruson e dintorni e del quale voglio riportare la sua premessa.

PREMESSA

Prima che la memoria si appanni, prima che sbiadiscano nella notte dell'oblìo, contorni e membranze delle persone che nel corso dei miei ultimi settant'anni ho incontrato e con me hanno interagito, voglio fissare nelle pagine che seguono, episodi, aneddoti, vicende umane, curiosità, stili di \ita di ognuno, descrivendo il tutto con assoluta sincerità e benevolenza. Certo, il grado e l'intensità di un'amicizia che si istaura tra due individui si diversificano per le mille variabili che una psiche presenta e porta a corredo, ma è per questo che tale sentimento, sempre messo alla prova da un continuo confronto, che non può essere mai invidia, porta ad un miglioramento del sé; che è giusto ed onesto che si consideri l'altro, se SÌ tratta di individuo che merita la nostra amicizia, sempre migliore di noi. E se non è detto che una amicizia "antica" sia più vera e sentita di una più recente, bisogna pur dire che di alcune resta solo i! ricordo e la presenza di un vuoto, spesso difficile da colmare, poiché tanti amici anzi tempo se ne sono andati.

Ben venga, allora, come in tutte le cose umane, la linfa di un naturale ricambio, poiché sarebbe condannata, la vita, in assenza di amici, ad una solitudine tanto più perniciosa ed arida perché vissuta nel rammarico di un "bene" non più presente, e avvilita dall'assenza del conforto vivificante che solo un amico vero ci può arrecare.

Autunno 2011 Orazio Di Rosa

Sambruson è dunque molto importante per Orazio di Rosa e lui è, per questo, fra la gente importante di Sambruson.

Riporto anche la sua emblematica prefazione del libro

FERMATA A SAMBRUSON.

PREFAZIONE

Avevo da molti, moltissimi anni, in mente il titolo di questo volumetto che raccoglie le mie riflessioni su un accadimento che segnò un cam­biamento radicale della mia esistenza e ne avevo tracciato, una ventina d'anni fa, un breve ini­zio. Ebbene, in così lungo periodo non ho avuto, non ho trovato la forza mentale di proseguire, di concludere, pur conservando gelosamente quel­le due paginette già quasi ingiallite e sbiadite. - Ora, mi son detto, o continuo o lascio perdere. Non ho lasciato perdere, ma debbo confessa­re che è stato difficile; che è difficile inol­trarsi in un'avventura del genere. Dubbi sulla struttura di ogni singola frase, incertezze sulla scelta del lessico, perplessità sulla capacità di far sì che il testo risultasse nelle sue parti coe­rente e coeso.

E' andata; ho cambiato, ho aggiunto, ho tolto; sono arrivato alla fine e, come quando si crea qualcosa, qualsiasi cosa, ci si affeziona ad essa come ad una creatura che è quasi parte di noi stessi, mi sono innamorato di questo mio lavoro. Lo terrò caro e ne farò dono solo ai miei più cari compagni di vita: parenti o amici, specie quelli di questi che ancora mi ricordano a Sambruson e a Dolo. Qualcuno dei più vecchi se ne è già andato. Sento il rimorso di non poter­glielo più donare!

Orazio Di Rosa Noto

autunno 2001

 

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Dott. Lino Vanuzzo, Archeologo, Poeta

L'uomo Lino Vanuzzo

per mettere le cose al giusto posto

Da "TROVEMOSE AL MUSEO" di A.Zilio.

Chi era Lino Vanuzzo (1907-1986)?

Si era laureato, aveva insegnato matematica alla scuola media “Reginaldo Giuliani” di Dolo. Di lui, oggi, non si ricorderebbe nessuno. Non aveva figli. Le parentele con gli anni si allargano, si allentano, sfumano. E’ normale.

Lino Vanuzzo, è a tutti noto, scriveva più volentieri una poesia a un giovinetto piuttosto che a una giovinetta. Non per scelta, ma per sua natura. Di lui non ho trovato storie torbide, da cronaca sgradita, ma solo barzellette, allusioni, battutine infelici, sorrisini. Stavamo alla larga. Ci era stato raccomandato, ordinato. Orribile abbastanza per chi subiva una simile quarantena preventiva. Attorno a lui cominciò a crearsi il vuoto, a crescere il silenzio, la solitudine. La solitudine, se non  è scelta come fa l’eremita, è il maggiore tormento per l’uomo. La solitudine è bella, è prolifica se è parziale, se è occasionale, se è un bisogno. Se ti è imposta è una prigione. Lino Vanuzzo, in un certo senso, era un prigioniero in questo nostro buon paese di Sambruson.

Per valutare, per capire i suoi comportamenti, il suo attaccamento alle sue scoperte non si può prescindere dalla sua natura umana. Non potremmo mai capire nel suo significato più profondo e recondito “La cavallina storna” se non conoscessimo la storia personale, familiare e sociale di Giovanni Pascoli.

“Erano altri tempi!” Che giustificazione è mai questa?

Quella fu l’unica vita che lui ebbe. E quello fu il luogo e il tempo assegnatigli dal destino. Le scoperte archeologiche furono l’occasione unica, originale di attrarre l’attenzione del paese e del mondo della cultura su di sé. Se avesse fatto solo il geometra, sarebbe stato sempre in coda. La scoperta lo esaltò, lo innalzò. Credette, in parte gli fu fatto credere, di avere pareggiato i conti con la società che lo accoglieva, mai sorridente, ma sempre con saccenza. A questa nuova posizione sociale, una volta lusingatosi di avere pareggiato i gradini del dislivello, non volle mai più rinunciare. Inseguì follemente i suoi reperti, perché significavano oltre. Oltre il valore artistico, storico, scientifico che tutti attribuivano agli scavi. Significavano l’ingresso nei consueti rapporti, scoprì di essere ricercato da giornalisti e cineasti, di avere ragazzi pronti a lavorare per lui, per niente. Bastavano una sigaretta e un bicchiere di vino. Si scoprì a livello. Con lui, in quei giorni, si parlava seriamente, si ragionava. Non ne approfittò mai. Non salì mai in  scanno. Non manca lettera, e in 36 anni ne scrisse molte, in cui, presentandosi, non citi le sue scoperte archeologiche. Mi sono venute a noia a forza di leggerle! A scuola parlava e informava delle sue tombe, delle anfore, delle palafitte, delle antefisse Si presenta come scopritore, sicuro di distinguersi, di tirarsi su, di attrarre l’attenzione dell’uditore, che, altrimenti, a prima vista, sarebbe scivolata via.

Qualunque altro si sarebbe scoraggiato, avrebbe abbandonato. Lui non poteva. Non poteva perdere l’ancoraggio che gli permetteva di stare autorevolmente aggrappato alla società del suo tempo, a fronte alta, certo di essere ascoltato, accolto.

Non mi risulta facesse parte di associazioni, di partiti, di club, di congreghe. Queste partecipazioni avvengono per comunanza di idee, di interessi, di obiettivi, ma anche perché ti fanno sentire a tuo agio, ti fanno sentire nel tuo habitat, nel tuo “brodo” accogliente. Per la comunanza di interessi, di gusti, di aspettative, di vizi, di libertà di usare linguaggi arditi e osceni dopo le inevitabili cene di amiconi, di famiglie bene… Lui non poteva esserci. Non poteva dileggiare, offendere. Era lui l’oggetto dell’offesa.

Ci sono persone, simboli, difetti e debolezze umane, argomenti degni di rispetto che vengono dissacrati volutamente nella grassa canea dei dopo cena, al termine di impegnativi dibattiti culturali, di convivi politici e sindacali, quando i riflessi si appannano e appari al naturale… quando chissà perché! per tirarti su… getti ancora più sotto, con linguaggio scurrile, chi, non per sua volontà, già vi è.

Sono comportamenti che, nella massa, si accettano, ti mimetizzano, ti autorizzano. Sono gli stessi atteggiamenti che ho scorto in persone per bene su una tribuna di calcio intabarrate, intruppate, eccitate nell’anonimato della folla, inveire sguaiatamente contro l’arbitro, cioè, in quel momento, la legge. Il buio e la massa servono a molte persone composte ad essere scomposte. Gratis. A lui non è mai successo. Non mi risulta. Ma non perché fosse immune da gesti maleducati possibili, ma perché, forse, non gli era mai offerta, o non ha cercato, occasione.

Questa non è una santificazione, ma una semplice, banale verità.

La sua presenza ad un incontro, non di affari, tra amici, avrebbe rovinato tutto, avrebbe impedito qualunque discorso sconcio, qualunque maleducazione che, in veste ufficiale, esercitando una professione, eviti, controlli. Ma di cui hai maledetto bisogno per sfogarti, per liberarti. Purché tu non sia solo. Colpendo, inabissando altri ti illudi di tirarti su… Ci sono tanti modi di buttarsi giù!

Lino Vanuzzo aveva un enorme bisogno, per la sua posizione nella cultura locale? macché! come persona, come uomo, come individuo… di elevarsi non in superbia, non oltre, ma… alla pari. Vanuzzo i modi per emergere li trovava nei suoi scavi, nelle sue palafitte, perché gli permettevano di parlare, di scrivere, di farsi ascoltare alla pari. Finito? Tornava nella sua solitudine.

Credo che non si possano evitare queste osservazioni, parlando degli scavi di Sambruson.

Credo che servano per mettere le cose al giusto posto. Che non sarà mai pari al livello d’amore che il protagonista ha loro dedicato. E al nostro paese.

Come trasuda dalle sue carte.

Le cose che abbiamo in museo sono scintille. Le scintille illuminano.

Ti fanno intuire la bellezza della luce.

Per noi sono molto.

Stando vicini al piccolo museo, da noi recuperato, stiamo pagando un debito.

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Come archeologo Vanuzzo è ampiamente presente in svariati articoli di questo sito internet che vi presentiamo in sequenza, con possibilità di scelta diretta con un clic:

3. Associazione Trovemose
(IL PERIODO STORICO RECENTE /REALTA' ATTUALI)

4. Sambruson sito 24 Via Annia
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/LA VIA ANNIA E SAMBRUSON)
... dell'Antiquarium di Sambruson di Dolo provengono dai recuperi effettuati negli anni Cinquanta del secolo scorso da Lino Vanuzzo, appassionato ricercatore locale, nell'ambito del territorio comu­nale di ...
5. Sambruson e i siti vicini
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/LA MANSIO MAIO MEDUACO)
... sono dedicati alle due zone di Sambruson. Per la zona A il testo riporta la scoperta di tombe a cappuccina da parte del Vanuzzo, il ritrovamento di monete di Claudio e di fibule oggi disperse, di grande ...
6. Descrizione dei reperti
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/I REPERTI ARCHEOLOGICI )
... di questo territorio, influenzate in modo diverso dalle importazioni o produzioni ad esempio di ceramica attica o vernice nera. La ceramica grigia rinvenuta dal Vanuzzo durante il recupero del 1950 consta ...
7. Il catalogo dei reperti
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/I REPERTI ARCHEOLOGICI )
... In esso sono contenuti i materiali oggetto di studio. E stato realizzato, infatti, il catalogo di tutto il materiale ceramico di epoca romana2 rinvenuto dal dott. Vanuzzo durante i suoi scavi nel 1950. ...
8. I reperti archeologici di Sambruson
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/I REPERTI ARCHEOLOGICI )
9. I reperti archeologici di Sambruson
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/I REPERTI ARCHEOLOGICI )
... nominati dal Vanuzzo nel suo Resoconto degli scavi e oggi perduti. Per quanto riguarda le anfore, si registra la presenza nell'Antiquarium di un frammento di anfora con collo a imbuto. Osservando attentamente ...
10. Sambruson e il territorio circostante
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/L'INTERVENTO ROMANO NELLA VENETIA)... di Sambruson. Per la zona A il testo riporta la scoperta di tombe a cappuccina da parte del Vanuzzo, il ritrovamento di monete di Claudio e di fibule oggi disperse, di grande quantità di frammenti ceramici, ...
11. Le monete Romane.
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/IL MUSEO)LE MONETE ROMANE
Due sono le monete che sono state rinvenute nel 1950 a Sambruson e che il Vanuzzo scrive fossero databili all'epoca di Claudio e di Vespasiano. Dalla foto, unica testimonianza visiva ...
12. Il Museo del 1950. I reperti allora,oggi.
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/IL MUSEO)IL MUSEO DEL 1950 : I REPERTI ALLORA, I REPERTI OGGI
Nel Resoconto del Vanuzzo, non esiste un'elencazione ordinata e precisa dei reperti. Molto utili si sono rivelati due elenchi, stilati da funzionari ...
13. Le foto aeree
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/GLI SCAVI ARCHEOLOGICI)
... vari, avvenuti durante gli scavi delle fondamenta per la costruzione delle loro abitazioni. I reperti rinvenuti dal Vanuzzo non fanno pensare ad un contesto funerario; nulla toglie che in altre aree del ...
14. La storia dei rinvenimenti
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/GLI SCAVI ARCHEOLOGICI)
... fu affidato al Prof. Vanuzzo dalla Soprintendenza alle Antichità l'incarico di restaurare un monumento (foto alla tav. I, 2), posto nella località "Al Ponte" di Sambruson5 (pianta alla tav. XVII). Durante ...
15. Premessa allo studio dei rinvenimenti
(SAMBRUSON IN EPOCA PREROMANA E ROMANA/GLI SCAVI ARCHEOLOGICI)
... tra i paesi di Mira e Dolo sulla provinciale Dolo-Chioggia, nel 1950 è stato effettuato uno scavo archeologico condotto dal prof. Lino Vanuzzo e uno scavo sovrinteso dallo stesso Vanuzzo, ...
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Dott. Antonio Bortolazzi

e altri Medici

I medici che hanno operato nel territorio di Sambruson

Fino alla fine dell'Ottocento non si hanno notizie di medici a Sambruson. Ne abbiamo conferma da documenti conservati nell'archivio Storico della Parrocchia di Sambruson, poiché, in occasione della visita pastorale del vescovo di Padova mons. Modesto Farina, nell'anno 1822, l'allora parroco don Michele Vinera riferiva che in caso di necessità le persone si potevano rivolgere al dott. Nicolai di Dolo o al dott Sarto a Mira.

Abbiamo notizie di un dott. Luigi Rampazzo, che abbandonò il nostro paese non riuscendo a sostenersi economicamente poiché si trattava di una zona povera.

II primo medico condotto, di cui abbiamo sicure, notizie è il dott. Alessandro Pugnali che ha lavorato nel nostro territorio a partire dal 1885. Siamo venuti a conoscenza dell'esistenza di questo medico dalla lettura di alcuni documenti trovati nell'Archivio storico del Comune di Dolo. Infatti, in seguito ad una petizione popolare di alcune decine di capifamiglia ambrosiani dell'ottobre 1884, il consiglio comunale di Dolo approvò il 30 gennaio 1885 una delibera per l'acquisto di una casa alloggio dalla ditta Berno e Zanchi da mettere a disposizione del medico condotto, previa autorizzazione del re Umberto I. Il sovrano, in data 18 ottobre 1885, con apposito decreto ne autorizzò l'acquisto. La costruzione sita in Via Villa è stata da allora utilizzata dai vari medici che hanno lavorato a Sambruson.

Nel dopoguerra prestò la propria opera il dott. Amedeo Cobau, istriano. Successivamente egli lasciò Sambruson e divenne Direttore Sanitario presso l'Ospedale di Dolo.

Dagli primi anni 50 prestarono la loro opera i dottori Giovanni Mioni e Giuseppe Gallo.

Verso il 1890 ha iniziato a prestare la propria opera il

dott. Antonio Bortolazzi

nato a Bassano del Grappa il 17 marzo 1853 e morto a Sambruson il primo Agosto 1931. Rimase in paese per 40 anni.

Di questo medico resta ancora vivo il ricordo fra i più anziani di Sambruson.

Fu sostituito, nel periodo antecedente la seconda guerra mondiale, dal figlio dott. Diego che, per varie traversie, divenuto medico militare, partecipò al secondo conflitto mondiale. Questo medico visse l'ultima parte della sua vita a Ferrara. Ambedue svolsero la propria attività nell'ambulatorio situato in Via Villa.

Questa l’iscrizione, tal quale, nella sua tomba a Sambruson

IL NOBILE  DOTT. ANTONIO BORTOLAZZI

BASSANESE

MEDICO CONDOTTO A SAMBRUSON

IL PRIMO GIORNO DÌ AGOSTO

LASCIAVA PIAMENTE LA TERRA

TRA IL PROFONDO RIMPIANTO

DELLA DILETTA FAMIGLIA

ED IL CORDOGLIO GENERALE  DEL PAESE

CUI AVEVA DATO

CON PRODIGALITA’ GENEROSA

PER QUARANT’ANNI

I FRUTTI DEL SUO COLTO INGEGNO

L’ATTIVITA’ INDEFESSA DELLA SUA VITA

LE TENEREZZE DEL SUO CUORE

L’ESEMPIO DÌ FEDE CRISTIANA

PROFESSATA  FEDELMENTE  APERTAMENTE

TESORO IL PIU’ PREZIOSO

QUANDO UNA VANA SCIENZA

PRETENDE SOSTITUIRSI A DIO

ALL’ANIMA SUA BUONA

SIA LARGO IL SIGNORE DEI CIELI

DI PREMIO ETERNO


Alfonso Bernardo Colloredo Mels

Alfonso Bernardo Colloredo Mels nato a Udine il 31-03-1872 e morto a Sambruson il 27-4-1935. Sposò nel 1906 Giuseppina Moroni.

Nonostante la sua nobile origine, era Conte di Colloredo-Mels una delle più grandi e nobili famiglie feudali friulane, Sambruson lo ricorda per essere stato fondatore e primo presidente (dal 15-02-1933 al 5-03-1935) della Latteria Sociale di Sambruson.

A lui va il merito principale della promozione di questa idea. Il suo merito, a detta di molti, fu anzitutto quello di aver pensato non solo ai grandi produttori di latte, ma a tutte le aziende agricole, in particolare alle più piccole e bisognose di aiuto.  Fu così che il 7-10-1932, presso il  notaio Arrigo Mioni di Dolo, fu redatto l’atto costitutivo della Cooperativa della quale fu primo socio fondatore e successivamente eletto primo Presidente.

Della  famiglia dei Colloredo c'è molto nella storia. Per Sambruson c’è che un nobile di grande casata ha scelto di finire i suoi giorni nelle tranquille campagne nostre mettendo la sua persona a disposizione del paese e delle istituzioni locali.

Ora, a Sambruson c’è  un hotel che conserva lo stesso nome.

Per saperne di più  consiglio di vedere: Colloredo Libro d’oro della nobiltà, Enciclopedia Treccani.

Il paese di Mels è stato insignito della Medaglia d’oro al Merito Civile con la seguente motivazione:

In occasione di un disastroso terremoto,

con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile,

affrontava la difficile opera di ricostruzione del tessuto abitativo,

nonché della rinascita del proprio futuro sociale, morale ed economico. Splendido esempio di valore civico ed alto senso del dovere,

meritevole dell’ammirazione e della riconoscenza della Nazione tutta.

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Dott. Franco Fante Senatore

FRANCO FANTE SENATORE XII Legislatura

E’ l’unico parlamentare residente o nato a Sambruson

· Dati anagrafici e incarichi

Regione di elezione:Veneto Collegio: 3 (Chioggia Mirano - Mira)
Nato il 22 novembre 1933 a Padova
Residente a Sambruson di Dolo (Venezia)
Professione: Chirurgo ortopedico, aiuto ospedaliero

· Elezione: 27 marzo 1994
Proclamazione: 1 aprile 1994
Convalida: 3 agosto 1994

Mandati

· XII Legislatura Senato

Incarichi e uffici ricoperti nella XII Legislatura

13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):
Membro dal 31 maggio 1994 all'8 maggio 1996


Commissione d'inchiesta sul problema dei rifiuti:
Membro dal 30 gennaio 1996 all'8 maggio 1996

Commissione parlamentare per le questioni regionali:
Membro dal 6 luglio 1995 all'8 maggio 1996

 

Ciao Franco. Se ti interessa, fammi avere una tua biografia più estesa. Luigi Z.

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Luigi Baldan, operaio, militare, scrittore,partigiano

Luigi Baldan (Sambruson, 5 settembre 1917) militare e operaio

1 Biografia

1.1 Testimonianza dei lager nazisti

2 Onorificenze

3 Bibliografia

4 Collegamenti esterni

Luigi Baldan

Biografia

Caposquadra manutenzioni presso la fabbrica Vetrocoke di Marghera - Venezia, è stato motorista navale nella Regia Marina Militare, Internato Militare Italiano nei lager nazisti. Medaglia d'onore ai deportati e internati nei lager nazisti nel 2008. Autore del libro di memorie "Lotta per sopravvivere - La mia Resistenza non armata contro il nazifascismo" 2007, Edizioni Cafoscarina, Venezia. Vive ora a Mirano (VE) e continua la sua opera di testimonianza delle vicende nei lager nazisti.

Testimonianza dei lager nazisti

Nel dopoguerra, nel 1951, inizia a scrivere il manoscritto, raccolta di memorie, "Lotta per sopravvivere - La mia Resistenza non armata contro il nazifascismo", relativo al periodo passato nei lager nazisti. Viene poi stampato a Venezia, dalla casa Editrice Cafoscarina, nel 2007, corredato da indicazioni e riferimenti storici a cura del figlio Sandro. Il libro, per la sua storia di solidarietà verso la popolazione ebraica nel campo nazista di Sackisch Kudowa in Polonia, tradotto parte in Inglese, è depositato presso lo Yad Vashem di Gerusalemme in Israele , presso lo United States Holocaust Memorial Museum di Washington negli USA e nel Museo del Lager di Gross Rosen - Rogoznica in Polonia. È stato tradotto inoltre, in cecoslovacco, per le sue vicende che lo hanno visto presente durante la Liberazione nella cittadina di Dvur Kralove in Cecoslovacchia, ed il libro è depositato nella Biblioteca Storica dell'omonima città. Ha pubblicato numerosi articoli nei quotidiani locali veneziani, per sensibilizzare la pubblica opinione, in merito alle vicende storiche e al mancato risarcimento degli ex Internati Militari Italiani.

Onorificenze

Nel 1 maggio 1969, dall'industria Vetrocoke S.p.a., consegna medaglia d'oro "Premio Gruppo Anziani Vetrocoke"; - nel 18 febbraio 1978, dalla Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Venezia, consegna medaglia d'oro "Premio di fedeltà al lavoro e di incoraggiamento al progresso economico"; - con brevetti n. 167348-167349-167350 del 14 settembre 1990, dal Ministero della Difesa - Direzione Generale per il Personale della Marina, concessione della "Croce al Merito di Guerra"; - Con brevetto n. 94176 del 6 luglio 1990, dal Ministero della Difesa - Direzione Generale per il Personale della Marina, concessione delle "Campagne di guerra" per gli anni 1940-41-42-43-44-45; - con decreto dirigenziale n.000062/GM-325 del 30 maggio 1996, dal Ministero della Difesa - Direzione Generale per il Personale Militare della Marina, concessione a titolo onorifico del grado di "Sottocapo"; - con brevetto n. ordine 305/2 dell'11 febbraio 1997, dal Ministero della Difesa - Distretto Militare di Padova, conferimento del distintivo di "Volontario della Libertà"; - con D.P.R. del 18 aprile 2008, dal Presidente della Repubblica Italiana, insignito della "Medaglia d'onore ai cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto"; - con D.P.R. del 6 giugno 2009, è stato insignito della distinzione onorifica di Cavaliere dell'Ordine "Al merito della Repubblica Italiana".

Luigi Baldan, nato a Sambruson di Dolo (VE) nel 1917, ora vive a Mirano (VE). E’ stato marinaio, motorista, della Marina Militare italiana, durante la Seconda Guerra mondiale.

Dopo essere stato catturato dai tedeschi nel porto di Sebenico in Dalmazia ( ora Sibenik in Croazia), a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, viene internato prima a Bad Orb e poi a Francoforte sul Meno in Germania e infine a Sackisch - Bad Kudowa in Polonia , un sottocampo nazista di quello più tristemente noto di Gross-Rosen.

Come la maggioranza di tutti i militari italiani catturati dai tedeschi, nonostante la fame, le privazioni, le umiliazioni, le sofferenze e il massacrante lavoro nelle fabbriche belliche tedesche, respinge le continue proposte di aderire al nazifascismo. Nei campi nazisti lotta quotidianamente per sopravvivere, con tutti gli espedienti possibili, sabotando anche la produzione bellica tedesca.
Ma ciò che rende unica e particolare la sua storia è la testimonianza di solidarietà umana e di amicizia che, a rischio della propria vita, ha visto Luigi aiutare e sfamare con i pochi alimenti trovati, delle ragazze ebree internate nel campo di Sackisch - Kudowa in Polonia.

Luigi Baldan è il protagonista di una semplice storia di ordinario coraggio: pur essendo egli stesso prigioniero militare, a rischio della propria vita, si prodigò nel campo nazista di Sackisch-Kudowa in Polonia per aiutare delle ragazze ebree prigioniere, le più perseguitate dai tedeschi, con l’umile convinzione di aver compiuto un atto di pietà.

L’altruismo e il tempo riportano alla ribalta questi sentimenti attraverso il libro di memorie “Lotta per sopravvivere – La mia Resistenza non armata contro il nazifascismo”, scritto per la Libreria Editrice Cafoscarina di Venezia.

Il libro, frutto di alcuni anni di lavoro e ricerche storiche effettuate da parte del figlio Sandro, racconta tutte le vicende che hanno visto il motorista della Marina Militare Luigi Baldan, protagonista di una tenace e audace lotta quotidiana, dal giorno della sua cattura da parte dei tedeschi nel 1943 sino al suo ritorno in Italia nel 1945.

È una “piccola” testimonianza di valore storico e umano, costruita sulla ferma volontà di resistere alle violenze e alle folli ideologie nazifasciste, attuando una “Resistenza senz’armi”, sabotando la produzione bellica nazista, compiendo anche coraggiosi atti di carità e amore verso la più sfortunata e perseguitata popolazione ebraica .

Rappresenta la prova di come gli uomini, nel passato, si siano aiutati al di là del credo religioso. È anche un importante messaggio di pace da tramandare alle nuove generazioni, perché “non si dimentichi e perché non si ripeta.”.

E’ un atto di doverosa “giustizia storica” nei confronti di quella generazione che negli anni 1943–45 venne privata di una parte della loro vita, per il rifiuto di aderire al nazifascismo e che, al loro ritorno in Italia, venne dimenticata dalla politica e dalla storiografia ufficiale.


 

la Nuova di Venezia e Mestre

Gennaio 2017

Si è spento Luigi Baldan, combattè Hitler senz’armi

È mancato all’età di 99 anni uno degli ultimi testimoni della Shoah Prigioniero in Polonia, sabotò la produzione bellica tedesca e salvò diverse vite.

Nato a Sambruson di Dolo il 5 settembre 1917.

di Filppo De Gaspari

 

MIRANO. Combatté Hitler senza mai imbracciare un fucile. Si è spento ieri a Mirano, alla soglia dei cent’anni, Luigi Baldan, l’eroe della resistenza non armata contro il nazifascismo. Era stato ricordato anche nei giorni scorsi, per la Giornata della memoria, lui che della Shoah era stato un testimone coraggioso, sabotando la macchina di sterminio messa in piedi dai nazisti nei campi di concentramento.

Marinaio motorista della marina militare italiana, Baldan fu fatto prigioniero e messo ai lavori forzati come meccanico al servizio della grande Germania, nel campo di Sackisch Kudowa, in Polonia, dal 1944 al 1945. In quei lunghi mesi da internato militare, riuscì a sabotare la produzione bellica tedesca e nel contempo aiutò, dando loro quel poco che aveva da mangiare, alcune ragazze ebree internate nel suo stesso campo, salvandone dalla fucilazione una in particolare, responsabile di aver rotto un macchinario. Dal dopoguerra a oggi, nelle numerose testimonianze di quegli eventi, Baldan aveva sempre motivato così la sua opera di coraggio: «Il cuore mi diceva: aiutale, se puoi». Era uno degli ultimi testimoni viventi della tragedia dell’Olocausto, un “partigiano” non combattente, che colpì la follia nazista dal suo interno, mettendo al servizio della libertà le sue competenze e i suoi valori.

Scrisse anche un libro, pubblicato nel 2007 e intitolato “Lotta per sopravvivere, la mia resistenza non armata contro il nazifascismo”, edito da Cafoscarina. Un documento tradotto da poco anche in francese, grazie a Ginette, figlia di una di quelle ragazze ebree deportate, che viveva in Francia e che durante la guerra finì nello stesso lager di Baldan.

Lo scorso novembre il figlio del meccanico novantanovenne, Sandro, da sempre a fianco del padre nella difficile opera di diffusione della memoria di quei fatti, volle ripercorrere la sua avventura, visitando l’ex campo di lavoro polacco, nella città oggi chiamata Kudowa Zdroj, località termale ai confini con la Repubblica Ceca. Poté così vedere con i suoi occhi la zona delle baracche del campo di prigionia del padre, ora adibita ad area residenziale pubblica e visitare la fabbrica, ormai in parte dismessa, dove lavorava con le ragazze ebree per la produzione di pezzi meccanici di aerei destinati alla ditta tedesca VDM.

Oltre a Sandro, Luigi Baldan lascia i figli Caterina e Paolo e la moglie Marilena Berton. I funerali si terranno nei primi giorni della settimana in duomo a Mirano.


Bibliografia

Francesco Furlan - quotidiano "La Nuova Venezia" - 7.2.2007

AA.VV. - periodico "Mirano" - marzo 2007

AA.VV. - periodico "L'Opinione" - aprile/maggio 2007

Francesco Furlan - quotidiano "La Nuova Venezia" - 5.5.2007

Rosina Zucco - periodico "Rassegna A.N.R.P." - maggio/giugno 2007

AA.VV. - periodico "Marinai d'Italia" - luglio/agosto 2007

AA.VV. - notiziario "U.N.U.C.I." - luglio/agosto 2007

Anna Renda - quotidiano "Il Gazzettino di Venezia" - 8.9.2007

Giovanni Lugaresi - quotidiano "Il Gazzettino di Venezia" - 21.11.2007

AA.VV. - periodico "Mirano" - dicembre 2007

Matteo Cammilletti, Alessandro Ferioli - periodico "Rassegna A.N.R.P." - gennaio/febbraio 2008

AA.VV. - notiziario "Noi dei lager- A.N.E.I." - gennaio/marzo 2008

P.L. Fanetti - notiziario "A.N.P.I. Brescia - Ieri e oggi Resistenza" - n.44, maggio 2008

Intervista a Luigi Baldan sul Portale www.lager.it dedicato alle tematiche della Shoah

Alessandro Ferioli, recensione a Luigi Baldan, "Lotta per sopravvivere. La mia resistenza non armata contro il nazifascismo", Libreria editrice Cafoscarina, 2007, in: <<Rivista Marittima>>,A. CXLI, n.6 (2008), pp.207-208.

Collegamenti esterni

La Testimonianza di Luigi Baldan sul Portale www.lager.it

Luigi Baldan su Comitato Foresta dei Giusti-Gariwo

La Testimonianza di Luigi Baldan sul portale del Museo dell'Internamento di Padova

La recensione del libro di Luigi Baldan sul portale del Museo dell'Internamento di Padova

Video intervista a Luigi Baldan realizzata dagli studenti del Liceo Scientifico "Maria Ausiliatrice" di Catania

Video presentazione pubblica libro Luigi Baldan - Mirano (VE) 6 maggio 2007

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Frantisek Hruska, inventore

Per questo articolo su Frantisek Hruska  ringraziamo sentitamente il  Comitato per il Parco di Villa Angeli. In particolare: Luigino Artusi, Gabriella Niero, Michela Palmarini,Tarcisio Gottardo, Cristiana Riet.

Frantisek HRUSKA

Vienna 1819 - Sambruson di Dolo 1888 - inventore
Nato a Vienna, trascorse l'infanzia e l'adolescenza in Boemia. Divenuto cadetto nella scuola militare, fu mandato a Vienna e successivamente a Milano.
Sposatosi nel 1850 con la figlia della contessa Schoenborn conosciuta a Trieste, proseguì la carriera militare, partecipando inoltre valorosamente ad imprese belliche.
Nel 1865 andò in pensione e si ritirò a Sambruson di Dolo in una grande fattoria di via Brentabassa.
Qui costruì un grande apiario a muro per 400 sciami e realizzò lo smielatore. Era, questa, una macchina centrifuga costituita da un recipiente cilindrico con all'interno una gabbia rotante nella quale si ponevano i favi da smielare e che, azionata manualmente, faceva fuoriuscire il miele. Questa invenzione e la sua grande passione per le api fecero sì che venisse chiamato a tenere dei corsi di apicoltura in varie località.
Il successivo trasferimento a Venezia e la vendita della casa a Dolo provocarono in Hruska delle difficoltà economiche e sociali.
Pur ignorando il luogo in cui è stato sepolto, dal 1936 è stata affissa sulla facciata del Comune di Dolo una lapide in pietra d'Istria in suo onore.

LA STRAORDINARIA SCOPERTA DELL'APICOLTORE FRANTISEK HRUSKA

Or che gli altri monti indorano
I diurni raggi primi,
Fuori dell'arnie le millifere
Pecchie volano sui timi,
E su i gigli e sulle rose
Più fragranti e rugiadose;
Di nettare i succhi sazie
Poi con fervido lavoro,
Ritornate alle loro cellule,
II dolcissimo tesoro
Vi compongono de' favi
Odorifere e soavi.

tratto da L'APE, delle cognizioni utili... 1848

Chi era Frantisek Hruska? Cos'è l'apicoltura? Che ne sappiamo di questa nobile arte che da secoli ci incanta con i suoi segreti e i suoi riti?

A Villa Angeli le cose dimenticate e le persone di cui non si parla ridiventano motivo di riflessione e di gioia insieme.

Questo è uno dei tanti obiettivi che il Comitato per il Parco diVilla Angeli si è prefisso nel proporre il programma delle iniziative nel Parco.

La scelta dei temi è spesso affidata ad un incontro casuale, ad una circostanza misteriosa, ad una incredibile scoperta come quella di Frantisek Hruska che osservando il proprio bambino giocare inventò la centrifuga che estrae il miele senza distruggere i favi e come quella nostra di un uomo che visse a Dolo per molti anni e del quale ingiustamente ci eravamo dimenticati.

Il Comitato per il Parco di Villa Angeli

LA SCOPERTA DI FRANTISEK HRUSKA

(di Luigino Artusi)

La storia che ora vi racconterò è iniziata alcuni anni fa, è una storia curiosa, che mi ha fatto entrare in un mondo fino a quel momento a me sconosciuto: il dolce e pungente mondo dell'apicoltura.

Era un giorno d'estate del 1992, stavo uscendo di casa di buon mattino (abito a Dolo, vicino a Villa Angeli) con l'animo disposto verso il mondo e le sue creature.

Davanti alla porta incontro un anziano signore dall'aria gioviale, sicuramente straniero. Con un certa difficoltà, mi fa capire che sta cercando una villa che, mi dice, dovrebbe trovarsi dalle mie parti, mostrandomi alcuni fogli scritti in lingua cecoslovacca in cui mi fa notare la parola "Dolo", in diverse righe. Parlando il mio stentato inglese, un po' a gesti e un po' ad intuito, riusciamo in qualche modo a capirci e così, visto che la storia è interessante e ho la mattinata  libera,  lo  accompagno  per Dolo  alla ricerca della misteriosa "Villa delle Api" come la chiama lui.

A Dolo nessuno la conosce perché probabilmente "non esiste".

Lo invito a pranzo, passiamo a prendere sua moglie, che lo attendeva pazientemente da alcune ore e dopo aver mangiato ci salutiamo con la promessa di rivederci.

L'occasione arriva alcuni mesi dopo, io e mio figlio Giacomo andiamo a Praga e decidiamo di passare a salutarli. Ci accolgono molto cordialmente e restiamo loro ospiti per una settimana. Una settimana trascorsa a visitare una città meravigliosa e a conoscere questi due interessanti personaggi.

Sia Oldrich che Ludmila, sono biologi di fama internazionale nel campo dell'apicoltura, sanno tutto delle api, delle loro malattie, scrivono libri e articoli e sanno tutto su Frantisek Hruska. Chi è costui? E' il personaggio principale di questa storia: l'occasione dell'incontro tra uno studioso dell'Est europeo e un cittadino dolese ignaro di cosa fosse uno smelatore, a cosa servisse e chi lo avesse inventato e ignaro soprattutto che lo scopritore di questo semplice ma importantissimo attrezzo dell'apicoltura avesse abitato in quel di Dolo.

I coniugi Haragsim mi fecero conoscere molte cose su Hruska: la sua vita eclettica, da ufficiale della marina austriaca ad apicoltore affermato a Dolo, da raffinato intuitore a modesto affittacamere a Venezia. L'uomo Hruska mi affascina, il suo fallimento economico giunto in tarda età a cambiargli completamente abitudini di vita lo rese ai miei occhi ancor più umano e degno di rispettosa comprensione: "Devo farlo conoscere ai miei concittadini". Pensai "E" un tassello in più della storia di Sambruson di Dolo, la riscoperta di un personaggio dimenticato che ha inventato qualcosa di utile per addolcire l'umanità". II giorno dopo il mio ritorno da Praga, stavo già raccontando la storia di Hruska a tutti quelli che incontravo, quando davanti al Municipio alzando gli occhi mi accorgo...di una lapide! E meraviglia, vi scorgo scolpito un favo, un ramo fiorito, due api e una scritta che solo sforzandomi riesco a decifrare: è dedicata a Frantisek Hruska, dagli apicoltori dolesi, datata 1936. Provai una forte emozione. Stavo un po' alla volta ritrovando le tracce che questo signore aveva lasciato, qualche altro si era ricordato di lui dopo la sua morte....poi l'oblio.

La lapide posta in memoria nel Municipio di Dolo

La lapide era lì da tanti anni ma nessuno oramai la vedeva. L'incuria e la fretta dell'uomo l'avevano resa trasparente, inconsistente. Ma la casualità di un incontro fra due persone molto lontane e diverse tra loro, ma con lo stesso amore per il passato, stava riportandola alla luce. Ora dovevo  "a tutti  i costi"  fare  conoscere Hruska ai  miei contemporanei. La cosa in parte mi è riuscita anche grazie a questo libricino. Speriamo che esso assolva a questo compito e lo spirito di Hruska si senta appagato di questa attenzione e simpatia nei suoi confronti. Ringrazio Oldrich e Ludmila per questo lieto e fruttuoso incontro dolese e grazie anche agli amici e agli apicoltori della Riviera del Brenta che si sono entusiasmati con me e mi hanno aiutato in questo umile ma significativa impresa. –

L'APICOLTURA E FRANTISEK HRUSKA INVENTORE DELLO SMELATORE

(di Gabriella Niero e Michela Palmarini)

La raccolta del miele ha origine antichissime. Le prime notizie riguardanti questa attività risalgono all'epoca preistorica come' dimostrano alcuni graffiti e pitture rupestri. Ulteriori testimonianze le ritroviamo poi nei bassorilievi egiziani (sarcofago di Micerino 3600 a.c.), nella letteratura greco romana (Georgiche di Virgilio) e nel Medioevo. A partire dal XVI secolo però il miele perse di importanza perché venne sostituto dallo zucchero di canna e di barbabietola (1), ma le api continuarono ad essere allevate in numerosi paesi europei come in Romania, Ungheria, Spagna, Polonia, Germania (2). L'Italia, purtroppo, non si mostrò molto sensibile a questo tipo di attività;  le  cronache  del  secolo  scorso contano  infatti pochi apicoltori e descrivono rudimentali tecniche di raccolta. Da una rivista del 1843 (3) apprendiamo che il metodo più diffuso per estrarre il miele consisteva nel soffocamento delle api con gli zolfanelli, quando queste erano dentro i favi; poi, estratti i loro cadaveri si procedeva allo schiacciamento dei favi stessi pregni di nettare, questa poltiglia veniva posta in alcune sacche di tela di canapa e, assicurate ad una pertica, in due o tre giorni facevano colare lèntamente il miele entro vasi predisposti (4). Per molto tempo la tecnica suddetta continuò ad essere usata anche nella nostra zona (5), evidentemente gli apicoltori della provincia non sapevano che a Dolo, attorno al 1866, si era stabilito colui che riusciva ad estrarre il miele delle arnie senza distruggere i favi e le api: FRANTISEK HRUSKA.

Nato a Vienna il 13 marzo 1819 visse la sua infanzia Ceske Budejovice (Boemia) e a Styskeko Hradce dove frequentò la scuola fino a 14 anni. Nel 1833 divenne cadetto della scuola militare della stessa città; dopo 3 anni di studi fu mandato a Vienna presso il suo reggimento e successivamente trasferito, a Milano. Nel 1848 entrò come tenente in marina e nello stesso anno conobbe a Trieste la figlia della contessa Schoenborn, Antonia Albrechtova, sua futura moglie nel 1850, dalla quale ebbe 5 figli: Frantisek (nato in Puglia nel 1851 e morto nel 1922); Antonie (nata a Venezia nel 1852 e morta a Dolo nel 1868), Marie (nata a Venezia nel 1855) Bedrich (nato nel 1857 a Legnago) Rosalie (nata a Legnago nel 1861).

Per molti anni Frantisek Hruska partecipò valorosamente a imprese belliche - ricevette un riconoscimento per aver comandato in modo esemplare la nave "Delfino" durante una furiosa burrasca -, fu promosso maggiore e nominato comandante a Legnago (Verona). Nel 1865 andò in pensione e si ritirò a Sambruson di Dolo, in contrada Bassa, n.687, in una grande fattoria con giardino che la moglie aveva avuto in dote. Qui, il 18 agosto 1869 (compleanno dell'imperatore) costruì un grande apiario fatto a muro per 400 sciami, che divenne un vero e proprio ornamento con alveari di diverse forme e buchi di volata situati verso est (6).

Il metodo per raccogliere il miele fu la grande innovazione di F. Hruska che  adottò  lo  smelatore (7)  una  semplice  macchina centrifuga costituita da un recipiente cilindrico con all'interno una gabbia rotante nella quale si ponevano i favi da smelare e che azionata manualmente faceva fuoriuscire il miele (8).

Hruska   aveva   ideato   questa   macchina   in   seguito   ad   una osservazione fortuita: aveva visto il miele uscire da un favo che il figlio faceva roteare per gioco in un paniere. Per questa invenzione ricevette la medaglia d'oro e grazie alla sua dedizione a questa attività venne chiamato a tenere dei corsi di apicoltura durante i quali affermava che l'Italia possedeva l'ambiente climaticamente ideale per l'allevamento delle api. Purtroppo il suo interesse a riguardo cominciò # scemare a causa del suo trasferimento a Venezia avvenuto nel 1873. La casa a Dolo fu venduta e da questo momento ebbe inizio per Hruska un lungo periodo di crisi economica e sociale che lo condusse alla morte l'8 maggio 1888. Al funerale, che si svolse l'11 maggio, parteciparono molte autorità civili e militari (9).

La sua tomba è ignota ma nel 1936 a Dolo è stata affissa sulla facciata del Comune una lapide in pietra d'Istria in suo onore. Fino a poco tempo fa nella cittadina rivierasca Frantisek Hruska, inventore dello smelatore, era pressoché sconosciuto, ma grazie all'incontro tra il Doti Oldrich Haragsim e sig. Luigino Artusi, è nata l'occasione per la sua riscoperta. Abbiamo appreso il suo fondamentale contributo all'apicoltura e perciò ci auguriamo che le ricerche in merito vengano ulteriormente approfondite, in modo da dare dall'argomento la sua giusta importanza.

(1)     Cfr. Grande dizionario Enciclopedico UTET, volli, Torino 1985, p.41 ad vocem Apicoltura di A.Zappi - Ricordati e Auto Manini

(2)     Cfr. L'APE, delle cognizioni utili con repertorio statistico intorno alla posizione attuale agricola e manifatturiera nei diversi stati d'Italia ossia scelta delle migliori notizie, invenzioni, cognizioni e scoperte. Milano 1864 p. 199

(3)     Cfr. L'APE, delle cognizioni...cit., Milano 1843, pp. 78-83

(4)     Cfr. L'APE, delle cognizioni...cit., Milano 1843, p.80 Questa tecnica viene descritta minuziosamente dal Curato don Pietro Fuganti, apicoltore per 17 anni, il quale afferma anche che aveva tentato altri modi per raccogliere il miele senza distruggere le api ma ogni metodo era riuscito vano.

(5)     Esistevano però già in quei decenni dei progetti specifici riguardanti l'estrazione del miele, si veda ad esempio l'attestato di privativa industriale concesso il 31 dicembre 1885 al signor Riccardo Zorzi di Bologna, che aveva inventato il "Disoperculatore per i favi delle api" " cfr. Bollettino Industriale del Regno d'Italia, 1885, p. 1707.      \

(6)     Le notizie biografiche su F.Hruska sono tratte dal testo Zvlastni otisk z"Vcelarskych rozhledu", cislo 2., rocnik VII, 1930, fornite dal Doti. Oldrich Haragsim. pp. 1-5.

(7)     Cfr. Roy A. Grout, L Ape e l'Arnia^ (Ed. li. a cura di Andreatta), Bologna, 1981,p.393.

(8)     Cfr. Grande dizionario....cit.,p.41. Gli smelatori sì distinguono in radiali, se i favi sono disposti secondo i raggi della gobbio, e in tangenziali se i favi vengono fissati tangenzialmente alla gobbio stessa. Di notevole importanza anche i fogli cerei cioè delle lamine di cera che sulle due facce presentavano impressi i fondi delle cellule femminili dei favi.

(9)     C.fr. nota 6

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In attesa di produrre un articolo dedicato all'apicoltura nel paese di Sambruson, integriamo questo articolo con le testimonianze che seguono.

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IL SIGNOR AMEDEO GOTTARDO E L'APICOLTURA

(di Tarcisio Gottardo Apicoltore di Sambruson)

Nella Riviera del Brenta verso la fine dell'800 e gli inizi del '900 quasi tutte le aziende agricole possedevano i "bugni villici", detti anche  "busi  alla vecia",  consistenti  in quattro  assi  di  legno inchiodati tra loro, in cui veniva messo dentro lo sciame d'api catturato nei campi. Di qui la raccolta del miele avveniva in modo rudimentale attraverso la torchiatura a mano dei favi. Questo sistema, primitivo fu soppiantato gradualmente dall'invenzione di Frantisek Hruska:  lo smelatore, uno strumento centrifugo che permette l'estrazione del miele senza distruggere i favi. Nella nostra zona un grosso impulso all'apicoltura fu dato da mio padre,  il  maestro  Amedeo  Gottardo,  autodidatta  e  punto  di riferimento per molti apicoltori della Riviera. Nato nel 1905, lavorava già in giovane età presso la famiglia Velluti,   proprietaria   di   un   grande   apiario.   Successivamente collaborò con il Consorzio Apistico di Padova, tenne  delle conferenze sul tema e venne più volte chiamato a controllare gli alveari della città patavina e di Venezia.

Nel 1925 si abbonò alla rivista l'Apicoltore d'Italia il cui direttore era don Angelieri. La nostra  famiglia ha praticato e  pratica tuttora l'apicoltura nomade. Ricordo infatti che mio padre, negli anni '30 e '40, trasportava col cavallo le api a Salzano, a Noale e a Massanzago, zone ricche di colza e ravizzone.  Questo accadeva nei mesi di marzo e di aprile; in maggio poi portava le stesse nel Montello e nei Colli Euganei per la fioritura dell'acacia e del castagno. Attualmente le nostre api vengono portate nel Vicentino,  in particolare sull'altopiano di Asiago per la fioritura del tarassaco.

Con il contributo di mio padre l'apicoltura della zona ha fatto grossi passi avanti, infatti lungo la Riviera del Brenta si contano circa 70 apicoltori e migliaia di alveari. Tutti apparteniamo all'Associazione Provinciale Apicoltori che conta circa 400 allevatori. Spero vivamente che attraverso questa iniziativa si possa contribuire ad ampliare la conoscenza sulle api e sulla loro operosità: in tal modo si favorisce un settore in via di sviluppo.

IL MIELE

(di Cristiana Riet)

Parlando del miele si può veramente dire che poche volte la natura ha creato, con la sua prodigiosa alchimia, un alimento così gradevole e nello stesso tempo così energetico. Questa sostanza il cui utilizzo risale all'epoca preistorica, fu considerato nell'antichità uno dei cibi prediletti dagli dei, è il frutto della laboriosità delle api e uno dei pochi nutrienti che la tecnica moderna non è ancora riuscita ad imitare. Il miele è uno degli alimenti naturali più ricchi di zuccheri semplici (70% di glucosio e fruttosio) che vengono cioè assimilati senza bisogno di essere metabolizzati. E inoltre un buon remineralizzante grazie ai sali minerali (sodio, manganese, rame, cobalto, cromo, nichel, litio, zinco e silicio). Il contenuto inorganico varia a seconda del suolo dove crescono le piante al cui nettare hanno attinto le api, i mieli di melata in questo caso contengono più minerali rispetto a quelli floreali. Il piccolo tasso di acido formico (lo stesso del pungiglione dell'ape) conferisce al miele poteri disinfettanti e una lunga conservabilità: anticamente, infatti, veniva messo sulle ferite per prevenire le infezioni e favorire la cicatrizzazione. Infine, quantità di vitamine (Bl, B2, B6, Biotina, PP, Acido Pantotecnico,   C   e   K),   enzimi   e   aminoacidi   essenziali   gli conferiscono le doti di un alimento ideale per favorire la crescita e la fatica muscolare. Questo prodotto apistico è utile a tutti, persino ai diabetici; deve essere   consumato   in   misura   modesta   però   è   senza   dubbio preferibile allo zucchero perché contiene più fruttosio, che produce un minor innalzamento della glicemia. Data la sua composizione esso giova inoltre agli anemici, agli adolescenti, agli sportivi, alle persone anziane, alle future mamme e ai bambini.

Se il miele rappresenta un valido supporto all'alimentazione quotidiana, il suo potere terapeutico non è trascurabile. Gli antichi lo consideravano una medicina e Ippocrate lo consigliava per il trattamento delle ulcere, per i disturbi respiratori e le malattie della pelle; così lo citano come prezioso medicamento sia i testi indiani di medicina sia il corano. Il miele è raccomandato anche alle persone delicate di gola e delle vie respiratorie per il suo notevole potere emolliente e battericida nei confronti di molti germi.

Attualmente viene consigliato a scopo preventivo per mantenere l'equilibrio della flora batterica intestinale (azione antifermentativa) e per aumentare le difese dell'organismo. L'utilizzo di questo dolcificante come valida alternativa allo zucchero può giovare anche a chi ha problemi di fegato, perché il fruttosio ha un'azione benefica sulla funzionalità epatica, e a chi soffre di gastrite in quanto riduce l'azione lesiva dei succhi gastrici favorendo la rigenerazione della mucosa dello stomaco.

Miele di Eucalipto

Colore variabile secondo la specie. ' Profumo molto aromatico

Consistenza fluida Sapore variabile secondo specie

Prodotto centro - meridionale. Benefico come antisettico delle vie respiratorie

Miele di Lavanda

Colore bianco dorato.

Profumo gradevole.

Consistenza fluida.

Sapore gradevole.

Prodotto delle colline tirreniche di ponente.

Benefico come antispasmodico e calmante per l'asma.

Buon dolcificante.

Miele di Corbezzolo

Colore scuro profumo forte. Consistenza pastosa. Sapore amarognolo.

Prodotto prevalentemente nelle colline sarde. Benefico per favorire la diuresi

Miele di alta montagna

Colore ambrato variamente.

Profumo vario. Consistenza pastosa.

Sapore vario.

Prodotto degli alpeggi (rododendri, mirtilli, poliflora alpina). Impiegato come sedativo per la tosse e come ipertensivo.

Melata di Abete

Colore molto scuro.

profumo balsamico.

consistenza fluida.

sapore gradevole.

Prodotto delle foreste e degli abeti alpini.

Benefico antisettico delle vie respiratorie.

balsamico.

Miele dì Erba Medica

Colore ambra chiaro.

Profumo delicato. Consistenza semifluida.

Sapore dolce.

Prodotto di pianura.

Impiegato come energetico, raccomandato agli sportivi.

Miele di girasole

Colore giallo intenso. Profumo aromatico. Consistenza densa.

Sapore dolce.

Prodotto di pianura.

Benefico per il raffreddore.

Miele di Rosmarino

Colore molto chiaro, quasi bianco.

Profumo sottile.

Consistenza granulosa.

Sapore delicato.

Prodotto collinare.

Benefico per disturbi epatici e digestivi.

Miele di Sulla

Colore avorio chiaro.

Profumo delicato.

Consistenza pastosa.

Sapore caratteristico.

Prodotto di pianura.

Benefico come lassativo, diuretico, depurativo, è utile nelle affezioni acneiche della pelle.

Miele di Tiglio

Colore giallo chiaro.

Profumo gradevolmente balsamico.

Consistenza pastosa. Sapore aromatico e dolcificante.

Prodotto sub montano.

Impiegato come calmante e nelle tisane per combattere l'insonnia e la

tosse.

Miele di timo

Colore scuro.

Profumo aromatico.

Consistenza pastosa.

Sapore forte.

Prodotto di colline aride e marine.

Benefico come antisettico bronchiale nelle forme influenzali è ottimo per

aromatizzare le tisane.

Miele di Erica

Colore rosso bruno. Profumo intenso Consistenza vischiosa.

Prodotto macchia tirrenica. Benefico come diuretico ed antireumatico.

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Manuela Levorato, sportiva olimpionica

Manuela Levorato (Dolo, 16 marzo 1977) è un’atleta italiana, due volte medaglia di bronzo ai Campionati europei di atletica leggera. Abitante a Sambruson di Dolo.

Biografia

Comincia a dedicarsi quasi per caso all’atletica leggera nel 1994, all’età di diciassette anni. Nel corso dello stesso anno vince il titolo allieve sui 100 metri a Torino. Passata alla categoria juniores, arriva in finale sia nei campionati europei che in quelli mondiali di categoria.

Nel 1998 sfiora per un solo centesimo il primato italiano dei 100 metri in 11”26 e stabilisce il record italiano sui 200 metri con il tempo di 22”86.

Nel 1999 vince due medaglie d’oro agli Europei under 23 a Göteborg, realizzando la doppietta 100/200 metri con rispettivi record italiani (11”20 nella semifinale dei 100 m e 22”68 nella finale dei 200m).

Nello stesso anno partecipa ai Mondiali di Siviglia dove raggiunge la semifinale dei 200 m grazie al record di 22”60 fissato nel turno precedente.

Nel 2000 Manuela Levorato corre per buona parte della stagione con tempi importanti sia sui 100 m (11”21 fatto due volte, ad un solo centesimo dal record italiano da lei stessa detenuto e un 11”16, annullato per partenza anticipata, ma che lasciava presagire un record alle porte), che sui 200 m (un buon 22”89). Inoltre realizza il record italiano con il tempo di 36”30 sulla distanza atipica dei 300 m, strappandolo a Virna De Angeli di oltre un secondo (37”36 di quest’ultima) e il doppio record nella staffetta 4×100 metri (43”60 a Conegliano e poi 43”44 a Barletta).

Stabilisce all’Athletissima di Losanna il nuovo record italiano sui 100 m in 11”14. La stagione si rivela abbastanza felice: infatti, la velocista veneta vince la medaglia d’argento ai Giochi del Mediterraneo mentre ai Mondiali di Edmonton, in Canada, raggiunge la semifinale sia dei 100 che dei 200 metri.

Nel 2002 l’atleta veneta si presenta bene in Coppa Europa, giungendo seconda su entrambe le distanze e con buoni tempi (11”20 sui 100 e 22”76 sui 200). Durante l’anno Manuela inizia ad approcciare i 400 m, giungendo seconda con un tempo di 52”16 (attualmente ancora settimo tempo di sempre in Italia) all’Arena di Milano.

Nello mese di agosto agli Europei a Monaco di Baviera vince due medaglie di bronzo, arrivando terza sui 100 m con il tempo di 11”23 (ad un solo centesimo dall’argento vinto dalla belga Kim Gevaert) e sui 200 m (22”75). L’anno seguente si laurea campionessa italiana indoor nei 60 m e nei 200 metri (in quest’ultima categoria con il nuovo record italiano).

Prende parte ai Campionati del mondo di atletica leggera 2005 a Helsinki, approdando ai quarti di finale dei 100 m. Nella stagione successiva si riprende dagli infortuni e ritorna a correre per la maglia azzurra in Coppa Europa a Milano vincendo con la staffetta 4×100 metri.

Dal 26 marzo 2007 entra ufficialmente a far parte dell’Aeronautica Militare presso il C.S.S.A.M. di Vigna di Valle.

L’anno successivo torna in nazionale a Bergen in occasione degli European Team Championships e pochi giorni dopo, il 30 giugno, si laurea campionessa italiana per la 14ª volta agli assoluti di Grosseto.

Nel febbraio 2011 conquista anche il suo settimo titolo italiano indoor sui 60 metri piani, a 13 anni di distanza dal primo, guadagnando anche la partecipazione agli Europei indoor di Parigi, ove ben figurerà raggiungendo la semifinale.

Record nazionali

100 metri piani: 11”14 ( Losanna, 4 luglio 2001)

150 metri piani: 17”28 ( Marcon, 4 maggio 2003)

200 metri piani: 22”60 ( Siviglia, 24 agosto 1999)

300 metri piani: 36”30 ( Viareggio, 22 agosto 2000)

200 metri piani indoor: 23”14 ( Genova, 2 marzo 2003)

Palmarès

1995 Europei juniores Nyíregyháza 4×100 metri 45”37 
1996 Mondiali juniores Sydney 100 metri 7ª 11”54 
1997 Europei under 23 Turku 4×100 metri 44”73 
Giochi del Mediterraneo Bari 4×100 metri 44”15 
Mondiali Atene 100 metri batteria 11”57 
1999 Europei under 23 Göteborg 100 metri 11”26 
200 metri 22”68 
Mondiali Siviglia 100 metri semifinale 22”70 
2001 Mondiali Edmonton 100 metri semifinale 11”50 
200 metri semifinale 23”13 
Giochi del Mediterraneo Tunisi 100 metri 11”25 
2002 Europei Monaco 100 metri 11”23 
200 metri 22”75 
2005 Mondiali Helsinki 100 metri quarti di finale 11”54

Campionati nazionali

Manuela Levorato ha vinto in carriera ben 15 titoli italiani assoluti, così suddivisi:

4 volte campionessa nazionale nei 100 metri (1999, 2001, 2002, 2010)

1 volta campionessa nazionale nei 200 metri (2001)

7 volte campionessa nazionale indoor nei 60 metri (1998, 1999, 2000,2002,    2003, 2004, 2011)

3 volte campionessa nazionale indoor nei 200 metri (2002, 2003, 2004)

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Mattia Nalesso, sportivo olimpionico

Mattia Nalesso (Sambruson, 13 febbraio 1981) è un nuotatore italiano.

1 Carriera

2 Palmarès

3 Campionati italiani

1-Carriera

È l'attuale detentore dei record italiani di 50 m farfalla in vasca corta e lunga, rispettivamente con 23"74 e 23"68, dei 100 m farfalla in vasca lunga con 52"49 e dei 50 m stile libero in vasca corta con 21"10.

Nella farfalla ha conquistato 13 titoli italiani estivi (7 sui 50 m e 6 sui 100 m), sette primaverili (3 sui 50 m e 4 sui 100 m) e sei invernali (tre per specialità), nello stile libero un titolo invernale dei 50 m. In campo internazionale si è piazzato settimo nei 100 m farfalla ai Campionati europei juniores del 1999 dove ha conquistato anche un bronzo con la 4x100 m mista, l'ottavo posto agli Europei in vasca corta 2003 di Dublino e agli Europei del 2006 di Budapest sempre nei 100 e il nono agli Europei del 2004 di Madrid nei 50.

Dopo aver partecipato ai Giochi olimpici di Atene nel 2004, classificandosi 23º nei 100, a Pechino nel 2008 è stato costretto al ritiro poco prima di scendere in acqua per le batterie da un singolare episodio: cercando la massima aderenza possibile del costume ha indossato una taglia più piccola del solito, causando la rottura dello stesso in camera di chiamata, troppo tardi per riuscire a sostituirlo.[1] Nella stessa edizione ha preso parte anche alla staffetta 4x100 m mista insieme a Mirco Di Tora, Loris Facci e Filippo Magnini, squalificata in finale dopo essere comunque giunta ottava.[2]

2-Palmarès

Giochi Olimpici

2004 Atene          100 farfalla          23°batteria         53"49

2008 Pechino       4x100 mista         8°      frazione    52"26

Campionati del mondo

2003 Barcellona   50 farfalla            14°semifinale       53"16

2009 Roma          50 farfalla alla      21° in batteria      23"65

2009 Roma          100 farfalla          38° in batteria     52"55

2009 Roma          4x100 mista        13°frazione          3'33"42

Campionati europei

2004 Madrid 50 farfalla                 9° in semifinale           24"56

2006 Budapest 100 farfalla           8°                             53"32

2006 Budapest 50 farfalla            11° in semifinale         24"10

2006 Budapest 100 farfalla          35° in batteria             54"23

Campionati europei in vasca corta

2003 Dublino 50 farfalla            13° in semifinale           23"97

2005 Trieste 100 farfalla             7°                             52"22

2008 Fiume 50 sl libero              7°                             21"46

Giochi del Mediterraneo

2001 Tunisi 100 farfalla          Argento 53"86

4x100 mista        Oro: 3'42"49 frazione: 54"26

2005 Almeria 50 farfalla            Argento 24"38

2009 Pescara 50 farfalla Bronzo 23"81

100 farfalla          5°                        53"03

3-Campionati italiani

30 titoli individuali e 17 in staffette, così ripartiti:

1    nei 50 m stile libero

15  nei 50 m farfalla più 1 revocato

14  nei 100 m farfalla

2    nella 4 x 50 m sl

5    nella 4 x 100 m sl

1    nella 4 x 50 m mista

9    nella 4 x 100 m mista

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Ambrosiani, Patrioti da ricordare

Patrioti Ambrosiani

Dal 1815 al 1866 Sambruson fece parte del regno Lombardo-Veneto. Ma l'an­sia di libertà e l'aspirazione verso una patria unita ed indipendente spinsero al­cuni giovani «ambrosiani» a prendere parte alla eroica difesa di Venezia, nel 1848-49. Sei di questi entrarono nelle forze regolari addette a tale difesa, e ce ne piace ricordare il nome:

Gendarme  Barocco Filippo,  di  Paolo e  Lucia,  arruolatesi  volontario l' aprile 1848;

Gendarme Coin Antonio, di Angelo e Zotti Maria, nato nell'agosto 1821,
campagnolo, arruolatesi il 27-9-1848;

Soldato Detadi Antonio, di G. Maria e Giovanna, nato il 18-3-1825, villico,
arruolatesi presso la IV Legione di Linea;

Gendarme Gottardo Giovanni, di Sebastiano, nato l'8-7-1820, arruolatosi il 6-10-49;

Gendarme Rosson Michele, di Alessandro e Agnese Maria, nato nel  1826,
villico, arruolatosi il 6-10-1849;

Gendarme Simioni Carlo, fu Gio Battista, nato nel 1821, lavandaio, arruo­latosi il 9-4-1848.

Nel 1866 finalmente il Veneto venne liberato ed unito definitivamente al regno d'Italia.

Per l'ultima volta Sambruson vide le sue terre attraversate da eserciti in guerra, quello austriaco in fuga verso i presidi di Venezia per un estremo tentativo di difesa, e quello italiano al suo inseguimento.

Esiste in me­rito un documento in data 18 luglio dello stesso anno, in cui viene dato l'ordine a quattro battaglioni di bersaglieri e ad un reggimento di cavalleggeri di fian­cheggiare tre divisioni nella marcia dall'Adige al Brenta fino a Sambruson.

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articolo a cura di Luigi Zampieri

l'articolo è ancora in working progress

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Ultimo aggiornamento (Venerdì 10 Febbraio 2017 15:12)

 

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